Lo spirito di Oscar Wilde per rianimare il socialismoai compagni e agli amici
del Direttivo Fiom di Vercelli
e agli amici e compagni
di Utopia Rossa
Comincia a prendere piede la proposta che feci ad Aprile di presentare un libro ad ogni Direttivo della Fiom. Mi fa molto piacere che anche altri compagni l’abbiano fatta loro. E ancora di più me l’ha fatto la proposta del nostro segretario provinciale, Enrico Pagnoni, di integrare la presentazione con una recensione scritta. Siccome mi sento un po’ il padre di questa iniziativa, mi sembra giusto che sia io, all’inizio, a prendermi cura anche della sua prima affascinante filiazione. Caso vuole che questo parto coincida con un Direttivo un po’ particolare, quello intercategoriale che si svolge più o meno una volta all’anno. Non mi dispiacerebbe, dunque, che faccia da volano affinché l’iniziativa si estenda a tutta la Cgil di Vercelli e diventi prassi comune, un po’ il nostro marchio distintivo.
Da tempo mi arrovellavo su quale libro presentare ai compagni del Direttivo. Da buon marxista, aspettavo il momento migliore per presentare i miei mattoni preferiti. In effetti, libri volgari a parte, non c’è libro che non sia adatto al Direttivo e quindi ai lavoratori. Marx è perfetto come tutti i grandi autori, nondimeno il mio timore era ed è quello di soffocare la libera ricerca dei compagni sotto il peso delle mie passioni. Per questo ho preferito temporeggiare puntando su libri meno attaccabili, per quanto ingiustamente, sul piano ideologico, anche se comunque altrettanto validi. L’anima dell’uomo sotto il socialismo di Oscar Wilde mi pare uno di questi.
L’anima dell’uomo sotto il socialismo è un piccolo classico della letteratura rivoluzionaria. Un gioiello che mi è sempre parso ingiustamente dimenticato dai militanti, forse perché Oscar Wilde un militante vero e proprio non fu mai. Eppure basta leggere questo saggio per comprendere come abbia contribuito molto di più alla nostra causa un socialista improprio come Oscar Wilde di tanti militanti superficiali falsi e opportunisti più o meno come tutti gli altri.
Probabilmente, senza leggere un solo rigo della letteratura socialista che ai suoi tempi cominciava davvero a diffondersi massicciamente, a Oscar Wilde è bastato il suo genio “aforismatico” per riassumerla tutta nel suo saggio. Mancano, evidentemente, a L’anima dell’uomo sotto il socialismo, tutti gli interminabili e pelosi problemi di tattica sviscerati in lungo e in largo dai migliori socialisti dell’epoca. Ma è evidente che la miglior tattica non serve a nulla se non si inquadra perfettamente lo scopo. Oscar Wilde fece a meno della tattica nella quale si persero gli eroi codardi e senza speranza della II Internazionale. Non aveva bisogno, come loro, di cercar fuori, nelle strade, lo spirito del socialismo che aveva ben incarnato dentro di sé. Non c’è niente di meglio di questo saggio, dunque, per recuperarlo. Chi non avesse dimestichezza coi classici mattoni del socialismo, può cominciare da qui, sicuro che in attesa di formarsi una cultura adeguata avrà già la miglior bussola per orientarsi nell’impegno profondo che l’aspetta.
Dentro L’anima dell’uomo sotto il socialismo, il lettore troverà condensato in una serie di aforismi uno più bello dell’altro, tutto il nocciolo della questione operaia.
Dentro L’anima dell’uomo sotto il socialismo c’è tutto il disprezzo per quei pusillanimi che s’accontentano di venire a patti col capitalismo, per quei filantropi insopportabili che spopolano come non mai al giorno d’oggi, che pubblicizzano la carità per i poveri che loro stessi hanno derubato. Oscar Wilde irride anche quegli intellettuali in andropausa, anch’essi in grande spolvero, che di fronte alla barbarie del capitalismo, per paura del socialismo, vigliacchi, non trovano di meglio che piagnucolare come prefiche per il medioevo perduto. Nessun rimpianto per un passato orribile, nessuna fuga all’indietro per un’avanguardia geniale come Oscar Wilde. Per lui, infatti, nessuno era più disumano degli schiavisti che trattando gli schiavi con umanità, ne ritardavano la presa di coscienza sopra la loro infame situazione. Niente era più deprimente di quei servi della gleba della Vandea che, ai ceppi alle caviglie, avevano aggiunto le catene mentali per restare stretti avvinghiati alla regina del medioevo, Maria Antonietta, anziché stringersi attorno al giacobino furore di Robespierre che le mozzava la testa perché mai più ritornasse un’epoca che di regale, aveva solo la sua ignobiltà.
L’anima dell’uomo sotto il socialismo è del 1891 ed è anarchica come quella di tutti gli scrittori con la “S” maiuscola, quindi non ha il disprezzo filisteo e piccolo borghese per la brutalità del popolo. Sa che non sarà mai possibile elevare la coscienza dell’uomo, senza prima risolvere i problemi molto più spicci della sua pancia vuota; sa che l’avere è il presupposto dell’essere e non viceversa come regolarmente pettegolano gli intellettuali borghesi più asini e pervertiti. Nel 1891 Oscar Wilde già metteva alla berlina gli inutili idioti incapaci di afferrare che o ci sarà il regno dell’abbondanza – dieci volte il Pil degli Stati Uniti – o resteremo per fortuna nell’inferno del capitalismo, nettamente meno atroce di quello davvero da girone dantesco della “Decrescita Infelice” o di altri innocui utopismi.
Proprio perché, sotto il capitalismo, la miseria unita alla propaganda padronale impedirà sempre una elevazione generale e assoluta della coscienza, Oscar Wilde comprende appieno la necessità degli agitatori che scuotano il popolo lavoratore e rovinino il clima di festa perenne che hanno in testa i signori borghesi. Dentro L’anima dell’uomo sotto il socialismo è quindi in fondo anticipata la tanto discussa teoria di Kautsky, poi ripresa da Lenin, della coscienza di classe portata agli sfruttati, dall’esterno, da un’avanguardia di intellettuali. Teoria ovviamente respinta dalle innumerevoli teste di legno che se la sono studiata e ristudiata per non capirne un tubo, ma accettata in blocco dal genio di Oscar Wilde che se l’è dimenticata prima ancora d’esserne venuto a conoscenza, insieme con tutte le obiezioni cretine fatte dai burocrati dell’accademico pensare.
In questo piccolo manifesto, il lettore, troverà anche lunghe divagazioni, apparentemente fuori tema, sul rapporto tra pubblico e artista, tra opera d’arte e critica. In realtà non è che un’anticipazione di quello che giustamente attende l’umanità sotto il regno del socialismo: un lungo periodo – speriamo più “eterno” possibile! – all’insegna della creazione e dell’unico lavoro veramente degno dell’essere umano: quello su sé stessi.
Oscar Wilde ha afferrato al volo come L’anima dell’uomo sotto il socialismo sarà sempre perduta e dannata fino a quando il corpo non sarà liberato dal lavoro. L’anima dei migliori operai non si eleverà fino a quando non vorranno il socialismo per dividersi il lavoro, ma per farne finalmente a meno. Perché il socialismo o sarà una società di artisti o sarà un altro socialismo da caserma da radere al suolo e ricostruire da capo. Il socialismo dei lavoratori impedirà loro di svilupparsi come uomini fino a quando il collettivismo non sarà domato dal vero individualismo, lo sviluppo integrale della personalità.
Se lo spirito di Oscar Wilde è fondamentale per rianimare il cadavere agonizzate del socialismo, è addirittura imprescindibile per dare nuova linfa a un sindacato burocratizzato che nell’era dell’automazione più o meno completa, vuole ancora una società fondata sul lavoro, cioè sugli uomini sempre più schiavi delle macchine e della stupidità di chi ancora non riesce a immaginarle al loro totale servizio. Un sindacato degno di Oscar Wilde, nel terzo millennio, metterà finalmente il tempo libero al centro della difesa della classe lavoratrice, in caso contrario, qualora si ostini ad essere declinato al tempo morto, stecchito e trapassato del lavoro ottocentesco, sarà meglio vederlo sparire dalla circolazione perché non servirà a nient’altro che alla sua tristezza. Perché parafrasando il grande dandy, un sindacato non sarai mai un’organizzazione civile finché non annetterà al suo programma i caratteri dell’Utopia. Impossibile! – dirà qualche burocrate abbarbicato alla sua poltrona in nome della concertazione – Non è il momento! Per il finto pragmatismo dei burocrati non è mai il momento, ma per chi sa che anche l’ultimo dilettante dell’Utopia è meno cieco del primo campione di Realismo, è sempre il momento di ricordar loro Oscar Wilde, di modo che l’incubo della sua lezione non li lasci dormire e li atterrisca fino all’unico momento davvero decisivo nella loro disonesta carriera: il momento delle dimissioni.
È con L’anima dell’uomo sotto il socialismo, con lo spirito geniale di Oscar Wilde che toglieremo il respiro ai burocrati concertativi che l’anima non ce l’hanno, nonostante l’abbiano venduta più e più volte ai padroni mettendola sempre in conto ai lavoratori. È a loro, alla loro irredimibile mediocrità, che dedico l’aforisma migliore e maggiormente simbolico di questo piccolo capolavoro:
È utopistico questo? Un planisfero che non comprenda Utopia
non merita nemmeno uno sguardo, perché escluderebbe
l’unico paese al quale l’Umanità approda in continuazione.
E una volta che vi sia approdata, l’Umanità si guarda intorno,
e vedendo un paese migliore, torna a issare le vele.
Il progresso è la realizzazione delle Utopie.
Lorenzo Mortara
10 Novembre 2010
P.S. – Non ho fatto in tempo a scrivere che L’anima dell’uomo sotto il socialismo (1) è un saggio ingiustamente dimenticato, che subito l’ho trovato citato in un articolo di quella rivista del provincialismo liberal che sia chiama Internazionale. L’autore è Slavoj Žižek e l’articolo si intitola La nuova beneficenza dei capitalisti. (2) Tutto ciò non può che confermarmi di aver scelto il libro giusto per il Direttivo. Del resto, con Oscar Wilde, si va sempre sul sicuro...
1. Di non facile reperibilità, L’anima dell’uomo sotto il socialismo, si può trovare oggi nel volume dedicato all’autore della collana Meridiani della Mondadori, oppure nei Mammut con le Opere di Oscar Wilde della Newton & Compton.
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Lorenzo Mortara - Lo spirito di Oscar Wilde per rianimare il socialismo
al di là del collegamento col marxismo, spunti interessanti per visioni alternative al socialismo classico...




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