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  • 1 Post By claudiop7878

Discussione: Cuba, l' oro nero e il nuovo ordine mondiale

  1. #1
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    Predefinito Cuba, l' oro nero e il nuovo ordine mondiale

    CUBA, L'ORO NERO E IL NUOVO ORDINE MONDIALE
    L'isola di Cuba, dopo 50 anni di embargo e di tentativi di infiltrazione militare, economica e terroristica da parte degli USA, si è schierata – almeno ufficialmente – con la globalizzazione e l'imperialismo finanziario americano.
    I motivi sono – per le masse – la mediazione di Papa Francesco – che non escludo ci sia stata, ovviamente! – ma anche gli slogan del burattino dei banchieri Obama che, come al solito, recita davanti alle tv in spagnolo frasi fatte e molto pop del tipo "Todos somos americanos".
    Barak Obama ha anche aggiunto nel suo discorso pubblico che vorrebbe la fine dell'embargo verso l'isola entro il 2016, ma è il Congresso che deve pronunciarsi sulla questione.
    Dall'altro lato, il fratello di Fidel Castro, Raul, auspica proprio la fine di un embargo "che sta provocando tanti danni al paese e che deve necessariamente finire".
    Alle dichiarazioni pubbliche è seguito il rituale tanto macabro quanto scenico dello scambio di prigionieri: gli Stati Uniti hanno consegnato tre agenti di intelligence condannati per spionaggio, mentre Cuba un contractor detenuto sull'isola dal 2009.
    È bene precisare che l'embargo nel paese è scattato nel 1960, a seguito della presa di potere proprio di Fidel Castro, il quale, con le sue riforme a carattere socialista e nazionalista, si mise subito di traverso agli USA, che avevano forti interessi economici e commerciali sull'isola.
    L'allora Presidente Dwight Eisenhower impose non solo un embargo commerciale – un divieto di commercio, sostanzialmente – ma interruppe dal '61 qualsiasi relazione diplomatica.
    Nello stesso anno, i servizi segreti americani tentarono un intervento militare nella baia dei Porci, con il solito pretesto del terrorismo usato in tutte le salse e occasioni, mentre nel '62 si sfiorò addirittura un terzo conflitto mondiale per i missili russi che erano stati installati sul territorio cubano.
    Naturalmente i motivi per cui si assiste a questo disgelo dopo tutto questo tempo sono solo ed esclusivamente di carattere economico: l'isola caraibica, infatti, fino a questo momento, ha mantenuto un regime socialista che però sta crollando su sé stesso per numerosi motivi, e questo non solo per l'embargo – diventato insostenibile specie dopo l'inasprimento del Presidente G.W.Bush – ma anche per la questione petrolifera, che sta facendo vacillare molte economie legate a doppio filo al Petrolio... guarda caso "nemiche" degli Stati Uniti, o meglio della casta finanziaria transazionale che lì ha la sua base più consistente.
    Ma andiamo con ordine: l'economia cubana, rurale ed essenziale, è tuttora costretta con l'embargo a pagare profumatamente in dollari tutti i prodotti importati, cosa che ha reso il sistema molto impopolare, dato che l'isola è ferma – appunto – agli anni '60.
    Essendo però Cuba dotata di sovranità monetaria – il Banco Central de Cuba è pubblico, appartiene cioé allo Stato – il paese può stampare i soldi che necessita, solo che se stampa troppa moneta genera inflazione e svalutazione della stessa, e di conseguenza dell'intero sistema-paese; inoltre, proprio la sovranità POLITICA e non POPOLARE della moneta (come suggerisco da sempre in tutti i miei testi) ha fatto nascere nell'isola fenomeni di corruzione endemica, che hanno reso il socialismo ancora più impopolare.
    A Cuba, attualmente, circolano due monete: la prima, il CUC, serve a pagare i beni essenziali ed è legata al dollaro statunitense, mentre i salari statali vengono pagati in CUP, con un cambio – circa – di 1 a 25.
    Dato che molti beni devono essere importati e con l'embargo costano pure cari, bisogna stampare molta moneta, e ciò genera inflazione e svalutazioni eccessive: una situazione ormai divenuta insostenibile.
    La resa però, per chi vi scrive, si è fatta definitiva proprio col crollo dei prezzi petroliferi, dovuti a una vera e propria guerra energetica dell'élite mondiale che sta tentando di mettere in ginocchio determinate economie legate alla materia prima, quali Russia, Venezuela, e – appunto – Cuba.
    L'isola caraibica infatti importa 110 mila barili di petrolio al giorno, di cui una parte viene venduta ad altri paesi caraibici incassando un dividendo.
    Dato che – sempre ufficialmente – il prezzo del petrolio si è abbassato per la produzione smisurata dell'Arabia Saudita (grande amica degli USA) per la produzione americana del petrolio da scisti e – tenetevi forte – per la messa sui mercati internazionali di petrolio nero da parte dell'ISIS (sic!) ecco che il paese, per sopravvivere e pagare di meno, ha dovuto capitolare e arrendersi all'America e al Nuovo Ordine Mondiale.
    Nell'ottica di questa crisi, si può ravvedere anche la caduta del rublo russo, una petrovaluta che si sta svalutando troppo, e che sta svalutando il sistema-paese di Putin, che si è subito affrettato a parlare in tv di "crisi che nasce da questioni straniere".
    Ma torniamo a Cuba: quali saranno le conseguenze di questo avvicinamento con il paese di Zio Sam?
    Be', innanzitutto c'è da giurare che l'embargo non sarà tolto subito, o meglio sarà indebolito o eliminato se l'isola ex-socialista accetterà i classici "prestiti" del FMI o di altri istituti finanziari, che costringeranno successivamente il paese a legiferare a favore delle multinazionali e della penetrazione economica – e quindi politica – del paese a stelle e strisce.
    Come sappiamo, poi, al mondo ci sono pochi paesi che non hanno una banca centrale PRIVATA in mano, chessò, ai Rothschild, e una di queste è ancora l'isola caraibica.
    Insomma, accanto al "lato buono" delle aperture commerciali magnificate dai media di regime come per esempio l'aumento del tetto delle rimesse verso il paese da 500 a 2.000 dollari, l'aumento del commercio dei sigari cubani, l'aumento dei viaggi da e per il paese con la possibilità di creare nuove imprese straniere, si nasconde la solita volontà di ingabbiare la nazione come è accaduto all'Europa dopo il secondo conflitto mondiale.
    Cuba si è arresa, è vero, ma la questione geopolitica del petrolio è sul serio una guerra a bassa intensità, e rischia di far cadere altri paesi come birilli, uno fra tutti il Venezuela, la cui economia si basa proprio sul mitico oro nero.


    Autore: Gabriele Sannino


    Ultima modifica di Avanguardia; 30-12-14 alle 15:18
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    Predefinito Re: Cuba, l' oro nero e il nuovo ordine mondiale

    Una delle missioni che i pedofili avevano certamente affidato a Obama era il ripristino dl controllo dell'America Latina, cosa per la quale le ultime due amministrazioni USA si sono interessate dell'Asia e del Medioriente con minore intensità. Cuba sembrerebbe un tassello di questo quadro.

    O i paesi dell'America Latina si decidono a far quadrato mettendo da parte le reciproche diffidenze o la vedo dura anche per loro.
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

  3. #3
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    Predefinito Re: Cuba, l' oro nero e il nuovo ordine mondiale

    Con questo abbassamento del prezzo del petrolio alcuni paesi latino-americani alla testa del fronte anti-mondialista si stanno ritrovando col sedere per terra, così eventuali rivoluzioni colorate e quinte colonne golpiste possono avere gioco facile. Il Brasile sta attraversando lo stesso una brutta crisi.

    Nella svolta di Cuba hanno inciso certamente la sfiducia riguardo la situazione degli ex-alleati sudamericani visti come incapaci di restare stati forti, e un certo livello di noia dei cittadini cubani, desiderosi di un pò di american way of life, tanto mi si dirà, se Cuba peggiorerà, saranno più liberi di emigrare nel mondo "libero". Non si lamentino gli anticomunisti di ritrovarsi un invasione cubana.
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    Predefinito Re: Cuba, l' oro nero e il nuovo ordine mondiale

    Insomma, quando si fa una rivoluzione liberarsi dalle scatole tutti i nemici è impresa difficile.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

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    Predefinito Re: Cuba, l' oro nero e il nuovo ordine mondiale

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    Con questo abbassamento del prezzo del petrolio alcuni paesi latino-americani alla testa del fronte anti-mondialista si stanno ritrovando col sedere per terra, così eventuali rivoluzioni colorate e quinte colonne golpiste possono avere gioco facile. Il Brasile sta attraversando lo stesso una brutta crisi.

    Nella svolta di Cuba hanno inciso certamente la sfiducia riguardo la situazione degli ex-alleati sudamericani visti come incapaci di restare stati forti, e un certo livello di noia dei cittadini cubani, desiderosi di un pò di american way of life, tanto mi si dirà, se Cuba peggiorerà, saranno più liberi di emigrare nel mondo "libero". Non si lamentino gli anticomunisti di ritrovarsi un invasione cubana.
    infatti io sogno che proprio il regime cubano crolli e poi ci sia un invasione di deliquenti cubani in usa ed europa a parte qsto io visitai cuba nel 2004 la gente sara si povera ma non è alla fame i beni essenziali ci sono,anzi sara che vivendo semplicemente come facevano i nostri nonni sembrano pure piu contenti di un occidentale medio,poi mi devono ancora spiegare chi è l alternativa ai castristi al potere,io mi ci gioco una birretta a libere elezioni vincerebbero i castristi
    qui in una chiesa un ragazzo prega inginocchiato un dio che non conosce,che non puo sentire,non gridera,non versera lacrime,si domanda solo il mio viaggio è finito o è appena cominciato

  7. #7
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    Predefinito Re: Cuba, l' oro nero e il nuovo ordine mondiale

    Non ho mai avuto simpatia per Cuba e per il Castrismo.
    Dei paesi latino-americani apprezzo molto il Venezuela, la Bolivia e l'Ecuador.
    Ma ho sempre considerato l'alone rivoluzionario attribuito al castrismo come qualcosa di fallace e "commerciale".
    Ultima modifica di - SAVONAROLA -; 03-01-15 alle 19:11

  8. #8
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    Predefinito Re: Cuba, l' oro nero e il nuovo ordine mondiale

    Citazione Originariamente Scritto da - SAVONAROLA - Visualizza Messaggio
    Non ho mai avuto simpatia per Cuba e per il Castrismo.
    Dei paesi latino-americani apprezzo molto il Venezuela, la Bolivia e l'Ecuador.
    Ma ho sempre considerato l'alone rivoluzionario attribuito al castrismo come qualcosa di fallace e "commerciale".
    il che è diventato un mito grazie al capitalismo basta vedere che le sue magliette vengono indossate ai gay pride e alle marce della pace quando lui apri un campo di concertramentio per gay ed era un fiero ruivoluzionario ammirato anche negli ambienti della destraradicale
    Majorana likes this.
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  9. #9
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