La Francia scopre di essere la prossima preda della speculazione. Le ricette Fmi per salvare l'euro
dal corrispondente Attilio Geroni
La Francia scopre di essere la prossima preda della speculazione. Le ricette Fmi per salvare l'euro - Il Sole 24 ORE
PARIGI - Qualcuno la chiama Ze French Connection. È la possibilità, lontana e non più remota, che anche la Francia possa trovarsi nel mirino della speculazione. La settimana scorsa qualche segnale inquietante si è avuto. La paura di un default dell'Ungheria e le voci di nuove perdite della Société Générale sui derivati hanno fatto salire di parecchio gli spread sui contratti CDS dei titoli del Tesoro: venerdi' costava più assicurarsi contro un eventuale default francese che non inglese.
"I bond francesi sono diventati molto meno liquidi, con ampi differenziali tra domanda e offerta. Non è esattamente la reazione che ti aspetteresti su un titolo considerato come un bene rifugio", scrivono su baselinescenario.com gli economisti Peter Boone e Simon Johnson. Lo spread tra i credit default swap della Germania e quelli della Francia è attualmente di circa 40 punti mentre alla fine dell'anno scorso il differenziale non superava i dieci punti.
Per quanto incredibile possa apparire, i mercati hanno cominciato a percepire da tempo le debolezze e la sostenibilità del deficit e del debito pubblico francesi nonostante i recenti annunci sul congelamento triennale della spesa pubblica e la promessa di una riforma delle pensioni entro l'autunno. Si sta profilando una politica d'austerità, ma fino a quando non sarà pronto il documento di programmazione economica e finanziaria, l'incertezza può lasciare spazi di manovra importanti a quanti volessero cominciare a scommettere seriamente contro sul "rischio Francia".
Tripla A a rischio per Parigi. Il debito rappresenta ormai oltre l'80% del Pil mentre il rapporto con il deficit dovrebbe arrivare a fine anno all'8,2% con l'obiettivo di riportarlo al 3% entro il 2013, o al più tardi il 2014, grazie al congelamento della spesa. A preoccupare è soprattutto la dinamica dei conti pubblici. La Francia sperimenta un deficit cronico da circa un trentennio mentre il debito, solo negli ultimi dieci anni, è cresciuto di 5 punti percentuali del pil contro un calo analogo per la media dell'intera zona euro. Jean-Marc Vittori, editorialista di Les Echos, ha scritto che se il governo non correrà subito ai ripari, combinando il congelamento della spesa pubblica con riforme strutturali, allora anche la tripla A di cui gode il debito sovrano della Francia potrebbe essere rimessa in discussione.
Il Tesoro ne è perfettamente consapevole e si dice da tempo negli ambienti politici ed economici di Parigi che la fretta con la quale si sta lavorando alla riforma delle pensioni, la cui presentazione è prevista prima della fine del mese, è legata proprio al timore, anche qui lontano ma non più remoto, di un declassamento del rating.
La Francia è comunque in buona compagnia. Tutta la zona euro deve rimettere in sesto i propri conti. Dopo una missione in Europa, il Fondo monetario ha pubblicato un'analisi impietosa. Mentre dall'eurogruppo i ministri finanziari tirano un sospiro di sollievo grazie all'euro debole, unica stampella per la crescita anemica dell'area.
7 giugno 2010




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iaociao:
