DIANA DI POITIERS



Diana di Poitiers, contessa di Sanit Vallier, Duchessa d'Èstampes, Dichessa di Valentoinios (lo stesso ducato che era stato donato dal re Luigi XII di Francia a Cesare Borgia), nasce a Saint Vallier presso Anet (nell'attuale diparimento di dell'Eure-et-Loir, allora appartenente al territorio della Normandia), il 3 settembre 1499. Diana aveva avuto una buona istruzione, come si conveniva alle giovinette di nobile famiglia, che dimostravano intelligrenza ed interesse per lo studio. A 15 anni andava sposa a Luigi di Brézé, figlio del sinescalco di Normandia, al quale dette due figlie Luoise e Françoise di Brézé, più anziano di lei di ben 36 anni e che la lasciava vedova nel 1533. Alla morte del marito Diana gli giurò che avrebbe vestito il lutto per tutto il resto della sua vita, cosa che fece, anche se la carica del defuntoi marito le imponeva la frentazione della corte di Francesco I, sovrano famoso per il suo mecenatismo e per la sua passione per le belle donne, che pare avesse per lei una spiccata “simpatia”. A corte Diana, m,agrado vestita sempre in nero, era considerata la “donna più bella del mondo” con quello sciovinismo, tutto francese, che tende ad inderntificare la Fancia con il mondo intero... Si dice che ella non abbia mai lasciato il lutto, più per civetteria che per rispetto del giuramento fatto al defunto coniuge, poiché il colore nero faceva meglio risaltarte la sua perfetta e lattea carnagione Nessuna meraviglia, quindi che un tale monarca, estimarore della bellezza muliebre, avesse messo gli occhi sulla bella Diana che probabilmente era molto lusingata dalle attenzioni reali, anche se non ci sono riscontri sicuri di un relazione stabile fra i due, anche perché Francesco I aveva già la sua favorita in Anne de Pisseleu duchessa d'Étampes, che non tollerava certo di essere sostituita, anche se chiudeva un occhio sulle frequenti incursioni dell'amante in altri territori, dato che il re piaceva alla donne e le donne a lui piacevano parecchio! Dei suoi vari figli i primi due lo preoccuopavano particolarmente poiché erano cresciuti in prigionia, tenuti quali ostaggi in Spagna da Carlo V ed erano due giovinetti timidi ed in troversi che avevano risentito dell'isolamento in cui erano stati tenuti fin da piccoli. Il primogenito Francesco d'Orleans, Delfino di Francia, il cui fisico delicato era ormai minato, moriva a 18 anni nel 1536, per aver bevuto dell'acqua gelata dopo una partita alla pallacorda, cosa che gli procurò una congestione polmonare, uccidendolo. Dopo la morte del fratello, ora il titolo di Delfino, erede al trono, andava al secondogenito Enrico, giovane anche lui chiuso e poco incline alla vita di corte e alle avventure amorose. Il padre che avrebbe voluto fare di lui un suo simile, nel 1538, incaricò Diana di Poitiers di fare di lui un “vero uomo”, diventandone l'amante. Fra i due correvano esattamente 20 anni , ma Diana a quasi quarant'anni era sorprendentemente bella ed affascinante, colta e di squisite maniere, insomma la donna ideale per educare alla vita di mondo un giovinetto scontroso come Enrico. Fin da quei primi tempi di quella che poteva sembrare una relazione impossibile (e che divenne invece una lunga storia d'amore), le cose andarono subito bene. Enrico si innamorò perdutamente di Diana e non solo facendone la sua amante, ma anche la sua preziosa consigliera, maestra d'amore, ma anche di vita... Dal canto suo, Diana aveva tutto l'interesse a coltivare e a conservarsi il più a lungo possibìbile l'amore incondizionato del futuro re di Francia e probabilmente in lei quel giovane che le si era affidato totalmente suscitava anche un senso materno, data la differenza di età che però non pesava affatto e nessuno dei due. Enrico non faceva un passo se non consigliato dalla bella Diana. Nel 1533 Enrico II sposava Caterina de' Medici, ma nulla cambiava nella vita sentimentsale del re, Diana era sempre al vertice dei suoi pensieri. I matrimoni reali erano sempre e solo affari di stato per sanzionare allenze o intesserene di nuove ed era assolutamente normale che il sovrano avesse una sua vita sessuale e sentilementale fuori del matrimonio. Caterina De' Medici ben lo sapeva e sembrava avere accettato la situazione, non sappiamo se di buon grado o facendo buon viso e cattiva sorte. Probabilmente anche la nuova regina si rendeva conto che non era saggio inimicarsi colei che aveva un assoluto potere sulla persona del futuro re e Caterina era troppo scaltra politicamente per non saperlo. Il matrimonio era rimasto sterile per dieci anni, forse anche per lo scarso interesse di Enrico per la moglie medicea, ma probabilmente fu proprio sotto la spinta della saggia Diana che lo spinse ai suoi doveri dinastici erano poi nati ben otto figli da quell'unione.

Nel 1547 moriva Francesco I, ucciso dalla setticemia, e saliva a trono suo figlio come Enrico II. Erano quasi dieci anni che durava la relazione fra Diana ed Enrico, ma l'amore di Enrico non accennava a scemare, al contrario, proprio ora Diana coglieva i maggiori vantaggi dalla sua posizione di onnipotente favorita, auali segno della costante devozione del nuovo re di Francia.

Enrico omaggiava la sua diletta amica con onori e doni sempre più importanti, fino a donarle alcuni dei più bei gioielli della corona, e poi terre e possedimenti di cui il più bello era il castello di Chenonceau, nella valle della Loira, che appateneva anch'esso al re, e che Diana iniziò subito a far ristrutturare, secondo il suo raffinato gusto. Sua è la costruzione del caratteristico ponte sul fiume che ne fa un luogo di inconfondibile bellezza, insieme alla realizzazione dei giardini all'italiana, lungo il fiume stesso. Ma non basta, Il sovrano le fece costruire anche un castello nella terra natale presso Anet, dove concluderà i suoi giorni. Diana, ispirandosi al suo nome, aveva preso come suo stemma personale la luna, simbolo nella mitologica classica come la dea lunare. Ella amava infatti portare gioelli in foggia di falce di luna, come nel ritratto più noto che di lei rimane, nel quale mostra in un piccolo gioiello, probabilmente di diamanti, a mo' di fermaglio sull'acconciatura dei capelli, come una piccola corona. In omaggio all'amata, il re iniziò a siglare tutto il possibile con le lettere E II del suo nome intrecciate con una D, spesso in foggiata come una falce di luna. I monogrammi intrecciari dei due amanri apparivano dappertutto, sugli arazzi preziosi nelle sale e neo corridoi dei castelli che il re frequantava, sui tandaggi e le cortine delle camere reali, sui mobili nelle stanze, sulle lenzuola e le tovaglie, persino nei giardini in forma di siepi e aiuole fiorite dove passegguiava la corte, sulle carrozze reali e persino sui finimenti dei cavalli delle regali scuderie.
La regina Caterina a tutto ciò doveva fare buon viso a cattivo gioco, forse essendo sul momento assai più interessata alle questioni della poltica che alla fedeltà del coniuge. La vendetta serebbe arrivata a tempo debito...



François Clouet – Diana de Poitiers (Dama al bagno)

E' del periodo di maggiore splendore dell'astro della bella Diana, il famosissimo quadro di François Clouet, che pur non nominandola, essendo intitolato seemplicemente “dama al bagno” la ritrae immersa fino alla vita in una tinozza, orgogliosamente a seno nudo. Sullo sfondo una scena domestica con una nutrice che allatta un neonato. Essendo Clouet il ritrattista ufficiale della famiglia reale e della corte francese, si capisce subito chi fosse quella dama... Il neonato potrebbe essere la piccola Diana di Francia, figlia naturale di Enrico e di una dama piemontese, che però venne cresciurta ed eduicata da Diana di Poitiers, il che fece pensare che la piccina fosse frutto della relazione della favorita con il re, ma si tratta di una illazione di cui non c'è alcuna prova. Non è questo l'unico dipinto di Clouet nel quale Diana si fece ritrarre a seno nudo, ce n'è un altro similare al primo e con lo stesso titolo, anche se i tratti del volto della modella sono più addolciti, forse perché il dipinto è di epoca posteriore. A proposito del vezzo di farsi ritrarre in tale guisa, la tradizione vuole che sul suo seno celebrato dal pittore Clouet, sia stata modellata la coppa per la corretta degustazione dello champagne e come questo vino era considerato il migliore, così il seno di Diana di Poitiers veniva ritenuto il più bello della sua epoca. Un'altra voce invece vorrebbe che la coppa per lo chanpagne sia stata modellata sul seno di Madame de Pompadour, altra famosa bellezza di favorita reale (di Luigi XV), alla metà del Settecento. Certo è che che Diana era talmente sicura di sé, e della bellezza del suo busto da non aver paura degli scandali: all'epoca in cui era ancora solo l'amante del Delfino si era stabilita una grande competizione fra lei e la favorita di Francesco I, Anna de Pisseleu Duchessa d'Ètampes per dimostare chi avesse maggiore attrattive le due favorite danzarono a seno scoperto davanti ad una giuria di cortigiani che dovevano stabilire chi avesse il seno più perfetto. Vinse Diana, ma la rivale in furiata, mise in giro la voce che la rivale avesse promesso una particolare intimità “contro natura” ad alcuni dei giudici, affinché dessero a lei la palma della vittoria. Forse fu solo la vendetta della perdente o forse no... Chi può dirlo? Fatto sta che per primeggiare sempre e dovunque la bella Diana non indietreggiava davanti a nulla. In seguito a questa storia la Duchessa Ètampes perse il favore del re e venne esiliata dalla corte e dopo la morte di Francesco primo venne perseguitata da Diana che le fece espropriare tutti i doni del re defunto, togliendole persino il titolo e il ducato di Ètampes che poi prese per se stessa.

I numerosi ritratti di Diana di Poitier ce la raffigutrano con un volto dall'ovale perfetto dai lineamenti classici di una bellezza severa, con fronte spaziosa, carnagione d'avorio, bocca piccola ma turgida come una fragola, un tipo di bellezza altera fin troppo conscia di se stessa.

Diana fu amante, ma anche maternamente consigliera per Enrico II. In politica si schierò decisamente per la repressione nei confronti dei protestanti, protesse poeti come Ronsard e i letterati della Pléiade, fu maestra di eleganza e di stile, introdusse a corte, passata la stagione degli scandali piccanti, regole di bon ton e di etichetta che rimasero in vigore per sempre, fino alla fine della monarchia. Il re non poteva fare a meno di lei, tuttavia Diana era ossessionata dal mantenimento della sua bellezza, grazie alla quale manteneva il suo potere sul giovane re. Oggi avrebbe avuto come alleata la chirurgia plastica, ma all'epoca ci si poteva affidare solo alle benevolenza della natura e agli intrugli empirici di maghi, negromanti e ciarlatani... Quei vent'anni che la separavano dal re erano la sua costante preoccupazione, benchè il trempo sembrava non scalfire le suen grazie. Secondo la tradizione volgarizzata delle dottrine alchemiche i metalli nobili e le gemme, ridotti in polvere e sorbiti regolarmente come bevande, aiutavano a preservare la giovinezza e Diana per molti anni si affidò a queste pratiche, bevendo regolarmente pozioni a base d'oro.

Presso le corti di tutta l'Europa era costume indire periodicamente tornei cavallerechi in occasione di festeggiamenti speciali, cui partecipavano anche gli stessi sovrani: il 1 di luglio del 1559, in occasione delle nozze della figlia del re Elisabetta di Valois, che andava sposa a Filippo II di Spagna, Enrico II abbassava ancota una volta la propria lancia, con lo stendardo dei colori della amata, davanti al palco dal quale Diana assisteva alla gara, per dedicarle la sua vittoria. Durante il combattimento una scheggia della lancia del conte di Montgomery colpì Enrico ad un occhio. Dopo dieci giorni di dolorosa agonia il re moriva, all'età di 40 anni. La regina Caterina de' Medici diventava reggente per il figlio primogenito ancora minorenne e la prima cosa che fece fu quella di allontanare immediatamente Diana dalla corte. Evidentemente il tempo della sopportazione dei quel legame insopprimibile era scaduto e adesso la regina poteva ora dare libero sfogo alla vendetta e alla sua gelosia, prendendosi finalmente la rivincita sulla potente rivale, non più protetta dall'amore incondizionato del re. Successivamente Caterina pretense la restituzione dei gioielli della corona donatile dal sovrano e il magnifico castello di Chenonceau nel quale ando a risoedere assai spesso, tanto che il c astello prese i nome di “castello delle due dame”. Caterina per riavere Chenonceau offri a Diana il bel castello di Chaumont sito in Notmandia, terra dalla quale Diana non poteva allontanarsi. L'antica amante del re lo accettò, ma vi soggiornò solo per poco tempo. Preferì ritirarsi nel suo castello presso Anet, suo paese natale. Aveva esattamente 60 anni e a detta di tutti era ancora bellissima, come se il tempo per lei si fosse fermato ed aveva ancora stuoli di ammiratori che la corteggiavano. Lei faceva come aveva sempre fatto, si gloriava dalle sua bellezza intatta, facendosi ammirare e partecipando con slancio ad ogni svago, che fosse un ballo, una festa in maschera nei giardinio del castello o una partita di caccia, ancora per alcuni anni.

Fu dopo una caduta da cavallo durante una caccia al cervo, che improvvisamente Diana non si riprese più dall'indidente e nel giro di poche settimane nell'aprile del 1566 moriva all'età di 67 anni.. Il suo corpo apparentemente ancora integro, era stato lentamente avvelenato dall'oro che aveva ingurgitato per tanto tempo. Ancora bella, come imbalsamata, la grande favorita reale venne composta nella sontuosa tomba di marmo che si era preparata. Durante la Rivoluzione, come avvenne per molte delle le vestigia del regime monarchico, che non aveva pietà neppure per i morti, il suo sepolcro fu profanato e le sue ossa gettate nella fossa comune. Nulla restava, più nulla, se non la memoria, della Grande Favorita che non aveva conosciuto l'onta del tempo né il tanto temuto disamore del suo sovrano e che, per poterli conservare entrambi, ne aveva pagato il prezzo con la vita.



Il castello di Chenonceau



Il castello di Anet, ultima dimora di Diana di Poitiers