Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Parità dell'età dell'andata in pensione: io sono d'accordo.

    Sono d'accordo perché è l' unico modo perché in questo Paese ci si renda conto che le donne non sono un sostituto a costo zero delle carenze del welfare per le famiglie che, in Italia, è pressocché all'anno zero. E' molto comodo contare su nonne tuttofare che badano ai nipoti a tempo pieno per carenza di asili nido e su figlie che si prendono cura in modo esclusivo dei genitori nella quarta età (la vita media si è molto allungata) a costo zero e senza praticamente nessun coinvolgimento maschile. Questi del family day si sono mobilitati contro i Dico e poi contro la situazione da terzo mondo per quanto riguardo il welfare alle famiglie non hanno detto né ahi né bai. Strillano alla bassa natalità e poi non fanno nulla per favorirla (in Francia, per esempio, la natalità è aumentata dopo dei provvedimenti mirati e anche nei Paesi del Nord Europa dove ci sono misure simili) Bene, è ora che se ne accorgano tutti: c'è un'enorme mole di lavoro domestico e di cura non pagato, che le donne pagano anche in termini di carriera (con conseguenti retribuzioni mediamente più basse di un terzo rispetto agli uomini). Ed è ora anche di introdurre, come motivazione del divorzio con addebito, il fatto che uno dei coniugi (in genere il marito) non si prende nessuna responsabilità nei confronti dell'allevamento dei figli e dell'andamento della casa. Di conseguenza, ben venga la parificazione pensionistica. Da lì si parte. Ma non ci si ferma.
    Basta con i cialtroni.

  2. #2
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    Predefinito Re:Parità dell'età dell'andata in pensione: io sono d'accordo.

    Dipende dal lavoro. Statali non vuol dire solo persone dietro ad una scrivania all'ufficio anagrafe.

    Affideresti 28 (anzi 29 con le nuove regole, compreso magari un diversamente abile a cui non è stato riconosciuto il sostegno) bambini tra i 3 e i 5 anni ad una maestra sessantacinquenne?

    Il problema è il lavoro, non il sesso del lavoratore, sia chiaro... Ma poiché il 99% degli insegnanti della scuola dell'infanzia è di sesso femminile, in questo caso le due cose coincidono.

    Poi insomma, questo è l'esempio più eclatante, ma non credo sia l'unico...
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  3. #3
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    Predefinito Re:Parità dell'età dell'andata in pensione: io sono d'accordo.

    Beric ha scritto:
    Dipende dal lavoro. Statali non vuol dire solo persone dietro ad una scrivania all'ufficio anagrafe.

    Affideresti 28 (anzi 29 con le nuove regole, compreso magari un diversamente abile a cui non è stato riconosciuto il sostegno) bambini tra i 3 e i 5 anni ad una maestra sessantacinquenne?

    Il problema è il lavoro, non il sesso del lavoratore, sia chiaro... Ma poiché il 99% degli insegnanti della scuola dell'infanzia è di sesso femminile, in questo caso le due cose coincidono.

    Poi insomma, questo è l'esempio più eclatante, ma non credo sia l'unico...
    Sì, glieli affiderei, non vedo perché no (a parte che gli insegnanti della materna non lavorano mai da soli ma in coppia). Diverso sarebbe il discorso: il lavoro di insegnante di scuola materna è logorante e quindi questi lavoratori vanno TUTTI (senza distinzione di sesso) in pensione prima. Fra l'altro, se hai 40 anni di contributi, puoi comunque andare in pensione prima dei 65 anni. E comunque non si capisce perché l'Italia sia l' unico Paese in cui c'è questa disparità. Anzi, si capisce benissimo: si risarciscono le donne del doppio lavoro e della supplenza delle carenze stratosferiche del welfare (e della strafottenza maschile), mandandole in pensione prima, così fanno le nonne a tempo pieno e le badanti (sempre a tempo pieno) dei genitori ottantenni. Da sole e gratis. No, grazie. Piuttosto che lo Stato si dia una mossa e riorganizzi il welfare per le famiglie e gli uomini alzino il culo dal divano e mollino il telecomando che gli si è incistato in mano (non è il mio caso: da un uomo siffatto sarei scappata ululando)
    Basta con i cialtroni.

  4. #4
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    Predefinito Re:Parità dell'età dell'andata in pensione: io sono d'accordo.

    bsiviglia ha scritto:
    Sì, glieli affiderei, non vedo perché no (a parte che gli insegnanti della materna non lavorano mai da soli ma in coppia). Diverso sarebbe il discorso: il lavoro di insegnante di scuola materna è logorante e quindi questi lavoratori vanno TUTTI (senza distinzione di sesso) in pensione prima. Fra l'altro, se hai 40 anni di contributi, puoi comunque andare in pensione prima dei 65 anni. E comunque non si capisce perché l'Italia sia l' unico Paese in cui c'è questa disparità. Anzi, si capisce benissimo: si risarciscono le donne del doppio lavoro e della supplenza delle carenze stratosferiche del welfare (e della strafottenza maschile), mandandole in pensione prima, così fanno le nonne a tempo pieno e le badanti (sempre a tempo pieno) dei genitori ottantenni. Da sole e gratis. No, grazie. Piuttosto che lo Stato si dia una mossa e riorganizzi il welfare per le famiglie e gli uomini alzino il culo dal divano e mollino il telecomando che gli si è incistato in mano (non è il mio caso: da un uomo siffatto sarei scappata ululando)
    Ti correggo su una cosa: i turni delle insegnanti della materna prevedono al massimo un'ora - un'ora e mezza di sovrapposizione, ma per la gran parte della giornata un'insegnante è da sola.

    Il discorso dei 40 anni di servizio è un po' fuorviante. Se una persona volesse sperare di andare in pensione a 60 anni in quel modo, dovrebbe essere entrata di ruolo a 20 anni. Impossibile ora, ma ti assicuro molto, molto difficile anche 40 anni fa.

    Sull'affidare una classe di bambini ad una ultrasessantenne personalmente la penso diversamente; ho esperienze dirette sul tema e in base a queste mi sono fatto l'idea che la semplice fragilità fisica di una persona di quell'età renda impossibile svolgere il compito richiesto, soprattutto in un mondo dove la scuola è sempre di più il posto dove i genitori parcheggiano i figli mentre sono al lavoro.

    Per il resto sono d'accordo con te sul fatto che non si deve fare confusione tra il lavoro, che può essere usurante o meno, e la parità dei sessi, tema su cui sono pienamente d'accordo con te. Mi fa però sorridere che la parità debba iniziare dalle cose "negative". Ci sono così tante discriminazioni... Basta vedere le composizioni dei consigli di amministrazioni delle aziende, basta vedere gli impegni più o meno legali e non chiedere maternità nei primi X anni di lavoro, basta vedere i mille ostacoli alla carriera. Mille disparità su cui intervenire. E si decide di partire dalle pensioni. L'unico effetto positivo potrebbe essere un'esplosione di rabbia - per essere state cornute e mazziate - da parte femminile che porti a rivoltare come un guanto l'intero sistema lavorativo, ma sono scettico su questo punto.

    Il sentimento dominante è la rassegnazione, il campare alla giornata. Per questo temo che questo "atto di eguaglianza" non sia altro che la solita speculazione sulle spalle dei più deboli.
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  5. #5
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    Predefinito Re:Parità dell'età dell'andata in pensione: io sono d'accordo.

    Ma, vedi, Beric, se non vuoi essere discriminato (e penalizzato nella carriera, nei salari e con il cosiddetto "tetto di cristallo" e nella considerazione generale della società), non puoi poi volere clausole protettive non giustificate. E poi, secondo me, sarebbe un fattore di modernizzazione del Paese, con il ripensamento dei ruoli cristallizzati uomo/donna, non più rispondenti alla realtà attuale, e con la richiesta pressante alla politica di farsi carico delle mostruose carenze del welfare familiare in Italia, che sono da terzo mondo.Sarebbe ora che lo Stato italiano smettesse di scaricare tutte le sue inadeguatezze sul lavoro non pagato delle donne. Io non voglio essere "protetta", voglio essere rispettata e non discriminata. E, siccome i figli si fanno in due (e anche i nipoti vengono dai figli fatti in due) e siccome i genitori nella quarta età hanno figli sia maschi che femmine, voglio che i maschi non scarichino il problema su mogli e sorelle. Basta accontentarsi di piatti di lenticchie e poi vendere la progenitura. Non è un caso che solo in Italia sia vigente un tale ordinamento.

    PS: non vedo perché una donna di 65 anni non potrebbe badare a una classe di scuola materna e poi essere considerata idonea a prendersi cura per una giornata intera di un neonato o di un ultraottantenne non autosufficiente, cosa molto più sfiancante, te lo assicuro. Inoltre, uomini e donne, dopo i 60 anni, potrebbero chiedere un part time, se lo desiderano (magari con l' integrazione dello stipendio tramite una quota pensionistica a compensare), oppure essere destinati a lavoti meno usuranti, sempre nell'ambito della pubblica amministrazione.
    Basta con i cialtroni.

  6. #6
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    Predefinito Re:Parità dell'età dell'andata in pensione: io sono d'accordo.

    Allora fate andare in pensione uomini e donne a 60 anni.O a 62.Non a 65.
    Aumentare l'età pensionabile più di quanto si sia fatto finora è semplicemente idiota.

  7. #7
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    Predefinito Re:Parità dell'età dell'andata in pensione: io sono d'accordo.

    infame ha scritto:
    Allora fate andare in pensione uomini e donne a 60 anni.O a 62.Non a 65.
    Aumentare l'età pensionabile più di quanto si sia fatto finora è semplicemente idiota.
    A me sta bene, Basta che non ci siano disparità. Perché queste cose le donne le pagano, eccome se le pagano! E non solo su lavoro, salari e carriera ma anche nell' immaginario collettivo che le ritiene, chi sa perché, bestie da soma che possono sobbarcarsi il lavoro di cura, gratis e completamente sole, fino alla morte. E' una truffa che, fra l'altro, si basa anche sull'autoconvincimento delle donne (indotto) di essere per "natura" tali bestie da soma. BASTA. Sarebbe un cambiamento culturale molto profondo ed è proprio ciò di cui l'Italia ha disperatamente bisogno.
    Basta con i cialtroni.

  8. #8
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    Predefinito Re:Parità dell'età dell'andata in pensione: io sono d'accordo.

    bsiviglia ha scritto:
    Ma, vedi, Beric, se non vuoi essere discriminato (e penalizzato nella carriera, nei salari e con il cosiddetto "tetto di cristallo" e nella considerazione generale della società), non puoi poi volere clausole protettive non giustificate. E poi, secondo me, sarebbe un fattore di modernizzazione del Paese, con il ripensamento dei ruoli cristallizzati uomo/donna, non più rispondenti alla realtà attuale, e con la richiesta pressante alla politica di farsi carico delle mostruose carenze del welfare familiare in Italia, che sono da terzo mondo.Sarebbe ora che lo Stato italiano smettesse di scaricare tutte le sue inadeguatezze sul lavoro non pagato delle donne. Io non voglio essere "protetta", voglio essere rispettata e non discriminata. E, siccome i figli si fanno in due (e anche i nipoti vengono dai figli fatti in due) e siccome i genitori nella quarta età hanno figli sia maschi che femmine, voglio che i maschi non scarichino il problema su mogli e sorelle. Basta accontentarsi di piatti di lenticchie e poi vendere la progenitura. Non è un caso che solo in Italia sia vigente un tale ordinamento.
    Ma sugli effetti desiderati sono d'accordo con te. Solo, non penso che andrà così. Vuoi alzare l'età pensionabile delle donne? Bene, affianca questa riforma a tutele in fase di assunzione, tutele che servono a evitare proprio le attuali discriminazioni. Non chiedere senza dare.
    Non conto su movimenti spontanei di protesta. Al massimo cambierà qualche singola situazione familiare dove la figura femminile del caso mostra maggiore intraprendenza, ma temo che nella maggior parte dei casi continuerà tutto come ora, con la differenza che la donna lavorerà 5 anni in più.

    Per capirci: concordo con gli obiettivi che descrivi, ma temo che non sia questa la strada giusta per arrivarci. Il problema è la discriminazione? Bene, ripensiamo al ruolo della donna nel mondo del lavoro, eliminiamo le discrminazioni che penalizzano la donna nel corso della vita lavorativa ed eliminiamo quelle che la avvantaggiano al momento di andare in pensione. Allora sì che la cosa avrebbe un senso...

    bsiviglia ha scritto:
    PS: non vedo perché una donna di 65 anni non potrebbe badare a una classe di scuola materna e poi essere considerata idonea a prendersi cura per una giornata intera di un neonato o di un ultraottantenne non autosufficiente, cosa molto più sfiancante, te lo assicuro. Inoltre, uomini e donne, dopo i 60 anni, potrebbero chiedere un part time, se lo desiderano (magari con l' integrazione dello stipendio tramite una quota pensionistica a compensare), oppure essere destinati a lavoti meno usuranti, sempre nell'ambito della pubblica amministrazione.
    Semplicemente per questione numerica. Hai idea di cosa sia stare in una classe con 29 bambini che piangono, urlano che vogliono i genitori, bisticciano e se la fanno addosso (perché arriva all'asilo gente che non ha ancora familiarizzato con lo stimolo della pipì e della cacca, e non scherzo). Accudire un nipote o un genitore prevede inoltre un legame affettivo, che in qualche modo rende il compito più sopportabile.
    Poi insomma, non sono insegnante di scuola materna e non ho genitori/nipoti da accudire, quindi non parlo per esperienza personale. Però ho visto fare entrambe le cose e mi sono fatto un'idea personale.

    Trovo ottime le tue proposte sull'alleggerimento dell'attività lavorativa dopo una certa età, specie con lo spostamento a mansioni meno usuranti... Ma non credo che lo faranno.
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