Uscita dall'euro: quelli che 'la benzina andrebbe a 3000 lire' - Il Fatto Quotidiano
Io, teoricamente, sarei di sinistra, e in pratica, come avrete capito, sono uno che se la crede molto. Sarà quindi per la legge morale che ci impone di trovare insopportabili negli altri i propri difetti che non riesco proprio a reggere la stolta e boriosa presunzione di molti intellettuali “de sinistra” di essere culturalmente e moralmente superiori al resto dell’umanità. Eppure oggi non è difficile trovare soprattutto a sinistra analisi di una povertà culturale sconcertante, e di una miseria morale, mi permetto di aggiungere, avvilente. Sì, miseria morale. Perché c’è una cosa che andrebbe sempre tenuta presente, oggi, quando si parla di crisi: il fatto che si sta parlando di vite umane. Il sangue dei suicidati ricade sulla veneranda canizie di chi si arroga il diritto di pontificare con superficialità e senza competenza specifica.
Certo, a sinistra si vive tranquilli: Dio è morto, a sinistra, e così per i don Rodrigo “de sinistra” non c’è Fra Cristoforo che tenga. Loro pensano che quel giorno non verrà mai. Ma viene per tutti, anche per chi non lo anticipa nella solitudine e nella disperazione.
Salvatore Biasco ha recentemente pubblicato suIdee Controluce una sua valutazione estemporanea e pittoresca degli scenari che si aprirebbero con l’uscita dell’Italia dall’euro. Abbiamo appreso da Mario Pirani che questa “raffinata analisi” (sic) troverà presto ospitalità su “Il Mulino”. Ora, voi sapete quanta antipatia io abbia per le persone che si misurano il Cv (anche se ultimamente c’è in giro di peggio). Però, vivaddio, occorre anche che chi parla di un certo argomento sappia di cosa sta parlando!
Cosa faccio io lo sapete. Sono andato a cercare tracce dell’esperienza di ricerca del prof. Biasco. Non è registrato su Google Scholar; su Idea trovosolo questo; resta la lista dei libri su Ibs: “Per una sinistra pensante”, pubblicato indovinate un po’ da chi? Ma dall’Università della Confindustria (noto think-tank progressista).
Mi metto a nudo (tranquilli: nel senso di Baudelaire, non in quello di Barnard): eh, già, devo ammetterlo, il fatto che un giornalista competente come Pirani dica che il saggio di Biasco “dovrebbe aprire un dibattito” (dopo che Il tramonto dell’euro è alla decima ristampa in due anni eL’Italia può farcela alla terza in due mesi), ve lo confesso, fratelli, mi ha provocato un riprovevole moto di invidia. Ma come? Tre paginette dadaiste varrebbero più di due saggi di 400 pagine, il primo dei quali ha già una trentina di citazioni su Scholar?
Suvvia, Alberto, non essere invidioso, valuta nel merito…
Ecco, entriamoci nel merito!
Capita che umilmente il vostro affezionatissimo abbia appena pubblicato un saggio circa l’impatto della svalutazione del cambio sul prezzo della benzina nella più autorevole rivista mondiale del settore. L’ho fatto per sport, dato che usando le metodologie statistiche più innovative attualmente disponibili il risultato che si ottiene è esattamente quello che avevamo ottenuto col puro buon senso nel confutare un altro dilettante della ricerca.
Che il terrorismo sul prezzo della benzina sia ciarpame da dilettanti, del resto, lo aveva tranquillamente ammesso anche un economista (vero) di orientamento del tutto opposto al mio, un eurista a 18 carati come Riccardo Puglisi, quando presentai la prima versione del mio studio in una conferenza. Vale la pena di ricordarne il perché, così capirete quali sono gli studi che i giornalisti collusi col partito della troika (invocata da Scalfari, come ricorderete) si son ridotti a trovare autorevoli pur di avvalorare le proprie menzogne!
Partiamo dalla prima prova dell’incompetenza di Biasco: la sua bizzarra idea che l’euro vada abbandonato adottando una valuta nazionale alcambio di uno a mille. Che senso ha? Nessuno. Che siano economisti applicati come Bootle, Tepper, o Nordvig (per inciso: gente che maneggia milioni), o accademici come Rose (Università di Berkely, 105° economista al mondo su 42680 registrati da Ideas) o Nitsch (Università di Darmstadt, top 8% al mondo), tutti i colleghi che hanno studiato il problema concordano sul fatto che l’uscita da un’Unione monetaria avviene con uncambio uno a uno: è stato così nel caso della Repubblica Ceca, è stato così nel caso della Russia, è stato così nel caso della Yugoslavia, è stato così un sacco di volte. Il superamento dell’euro avverrà quindi verso una lira “pesante”, che all’atto dell’uscita avrà cambio uno a uno sia rispetto all’euro (se esisterà ancora), sia rispetto alle valute degli altri ex-membri della zona euro.
Poi saranno mercato e banche centrali a guidare i cambi verso i nuovi valori reciproci, aggiustando la competitività di prezzo fra paesi. Ma all’interno di ogni paese cambierà solo la denominazione della valuta: ai cartellini dei prezzi non verranno aggiunti né sottratti zeri, né fatte altre operazioni astruse.
Non è un ritorno alla vecchia lira: è un superamento del vecchio (e pericoloso) euro. D’altra parte, una persona in buona fede e mediamente attrezzata dal punto di vista intellettuale intuisce subito che essendo l’operazione comunque complessa, non avrebbe senso aggiungervi l’ulteriore complicazione di un cambiamento nella scala di misura.
Ma è palese che Biasco di questo corpus di studi non ha la minima idea, che ne ignora l’esistenza. In questo ha la mia solidarietà: insegnare alla sinistra a pensare è compito arduo, lo so bene, e nel suo caso il tempo dedicatovi è stato evidentemente sottratto alla lettura degli studi scientifici. Io invece ho sottratto tempo alla famiglia, ma non chiederei certo al professor Biasco di fare la stessa scelta, che sicuramente rimpiangerò.
A me però non piace confutare le premesse dei miei avversari, per quanto assurde siano. È molto più divertente prenderle per buone, per poi verificarne l’incoerenza logica. Insomma, mi diverte andare a vedere se i miei interlocutori hanno capito quanto hanno detto, o hanno solo dato i numeri.
Allora: oggi la benzina sta più o meno a 1.4. Se uscissimo 1 a 1000 andrebbe a 1400. Per arrivare a 3000 il prezzo alla pompa dovrebbe aumentare quindi del (3000-1400)/1400=114%. Ma il prezzo alla pompa è composto per circa la metà da accise. Questo significa che il suo aumento è pari a circa la metà dell’aumento del prezzo industriale, cioè che l’aumento del prezzo industriale sarebbe il doppio.
Insomma Biasco (anche se dubito che se ne renda conto) ci sta dicendo che il prezzo industriale aumenterebbe del 228%. Bene: il nostro studio dimostra che una svalutazione del cambio si trasla solo per l’80% sul prezzo industriale. Quindi Biasco (anche se non credo se ne accorga) ci sta dicendo che con l’uscita dall’euro il dollaro ci costerebbe il 2.28/0.8=285% in più. Tutto questo, ovviamente, da un giorno all’altro, e anzi, addirittura in anticipo, perché secondo il novello teorico delle attese razionali “le aspettative anticipano il risultato”.
Oibò!
Vien da chiedersi: è mai successo al mondo che il costo del dollaro in valuta nazionale subisse un aumento così drastico nel giro di un mese?
Sapete, i denigratori del nostro paese, anzi, diciamo le cose come stanno, inemici del nostro paese, del nostro stile di vita, del nostro sistema produttivo, della nostra cultura, della nostra pace sociale, non difettano di fantasia. Sono pronti ad assimilare l’economia italiana a quella di qualsiasi altro paese al mondo (dall’Argentina alla Russia, dallo Zimbabwe alla Repubblica Democratica del Congo), pur di dirci che siamo dei cialtroni improduttivi, che non valiamo nulla, che ci meritiamo la sferza dei mercati (gestiti, per lo più, da amici loro).
E allora vediamo se rincari del dollaro del 285% al mese sono effettivamente all’ordine del giorno nei paesi che secondo i nostri espertoni sarebbero così simili all’Italia!
I dati ci sono (mi chiedo se Biasco sappia trovarli). Le International Financial Statistics ci forniscono il cambio contro dollaro di tutte le valute. Nel campione che va dal gennaio 1957 al dicembre 2012 (672 mesi) sono disponibili 2125 valori della variazione del cambio contro dollaro. Sapete in quanti casi si ottiene una variazione mensile superiore al 285%? In 10 casi, pari allo 0.4% del campione, e sapete dove? Mai in Russia e Congo (paesi che pure hanno avuto iperinflazione, e quindi necessità di riallineamenti del cambio consistenti), una sola volta in Argentina, ma non durante la crisi del 2002 (quella che tutti i cialtroni evocano per minacciarci), bensì nell’aprile del 1989, e nove volte in Zimbabwe, di cui sette durante l’ultima crisi finanziaria (che non è una passeggiata per noi, e figuriamoci quindi cosa deve essere stata in un paese povero, piccolo, e straordinariamente mal amministrato).
E quindi?
E quindi Biasco dà completamente i numeri. L’ordine di grandezza che lui cita per la nostra svalutazione non ha precedenti storici di rilievo nemmeno in paesi economicamente disastrati, in particolare non si è presentato durante la crisi Argentina del 2002, da lui esplicitamente citata, ed è dieci volte superiore a quello che studiosi seri come Paolo Savona(nonché tutti gli studi applicati che vi ho citato sopra) indicano come verosimile nel nostro caso: il dollaro aumenterebbe di qualcosa fra il 20% e il 30%.
Come dimostro nel mio ultimo studio, una simile svalutazione comporterebbe un aumento del prezzo della benzina di circa 12 centesimi al litro, minore dell’aumento di 16 centesimi delle accise che Monti ci ha imposto per restare nell’euro.
Ma tutto questo Biasco non lo sa, o perché non si è documentato, o perché non lo vuole sapere: è probabile infatti che voglia solo fare terrorismo spicciolo.
Bene, e allora diciamoci tutto. Al seminario di Idee Controluce nel quale questa raffinata analisi venne presentata c’ero anch’io, e con me pochi altri, fra cui Vincenzo Visco. Esponendo la sua analisi da bar Biasco ebbe il coraggio di dire che l’uscita dall’euro provocherebbe vittime. A quel punto, contravvenendo all’obbligo di cortesia che mi ero imposto verso chi mi aveva invitato, sbottai dicendogli in faccia: “A me sembra che i morti ci siano adesso, e bisognerebbe rispettarne la memoria”. Visco si voltò a guardarmi, poi fece le esternazioni che sapete, segno di una onestà intellettuale che merita la massima considerazione.
Biasco continuò imperturbato.
Queste persone sono socialmente pericolose. Non manca loro solo la competenza, il che le porta a inquinare il dibattito con affermazioni senza capo né coda come quella che abbiamo appena visto, affermazioni non innocue, perché disinformando compromettono gravemente il normale processo democratico. Manca loro soprattutto il rispetto per la vita altrui, il che le porterà a passeggiare piacevolmente su uno stuolo di cadaveri (purtroppo non solo metaforici), pur di non ammettere che loro e i loro sodali hanno avuto torto. L’intera letteratura scientifica internazionale è contro di loro (con la limitata eccezione di colleghi pagati dalla Commissione Europea), mezza Italia è contro di loro, la loro ostinazione sta dando smalto e slancio alle peggiori destre in tutto il continente, perfino gli economisti più ortodossi come Luigi Zingales hanno detto ormai da cinque anni che l’euro è un errore, candidandosi così con spregiudicatezza a gestire l’inevitabile transizione, ma loro no, loro tirano dritto, tetragoni, perché loro sono di sinistra, quindi sono moralmente superiori, culturalmente superiori, e non possono aver sbagliato.
Tanto il costo lo pagate voi, con la vostra vita, col vostro lavoro, o con quello dei vostri prossimi.
Una prece per la credibilità scientifica de il Mulino, che pubblicherà una roba simile.
Post scriptum per gli espertoni – Qualcuno dirà: “Maestraaaa! Bagnai bara! Ha inserito nel suo campione anche gli anni di Bretton Woods, nei quali il cambio era fisso, ed è per questo che l’incidenza percentuale delle svalutazioni catastrofiche è così bassa”. Cari espertoni, continuate a far rima con voi stessi. C’è una cosa del sistema di cambi fissi di Bretton Woods che nessuno ricorda: il fatto che i cambi erano aggiustabili. Nel periodo dal 1957 alla metà del 1971, quando Nixon tirò il pacco al resto del mondo sospendendo la convertibilità del dollaro in oro, i quattro sfortunati paesi che abbiamo considerato hanno sperimentato ben 55 riallineamenti, fra cui anche 14 rivalutazioni.
Succede nell’11% dei mesi considerati ed è quindi un evento abbastanza frequente, e in almeno un caso (quello del Congo, nel giugno del 1967) piuttosto rilevante (il prezzo del dollaro aumentò del 100%, cioè raddoppiò).
Dovete cacciarvelo in testa: non è mai esistito un sistema monetario rigido come l’euro, ed è per questo che l’euro crollerà. Volete aiutarci a farlo in modo controllato, o volete restare sotto le macerie? La risposta spetta a voi, ma per darla correttamente imparate a distinguere chi dà i numeri per motivi di bassa cucina politica da chi cerca di informarvi correttamente.
Ne va del futuro dei vostri figli, se vi interessa.




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