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    Predefinito i grandi politici dell'Italia unitaria entrati nella storia

    i politici non godono di grande stima in questo Paese.
    forse perchè noi siamo legati ad una concezione dello Stato come qualcosa di altro e della carica istituzionale come feudo da occupare e da cui avere e dispensare favori piuttosto che con un sano senso delle istituzioni, magari liberale.

    tuttavia ci sono politici entrati nella leggenda popolare e tenuti in considerazione positiva.
    altri che risultano apprezzati dalla gran parte dei militanti pur essendo di formazione culturale avversa.


    cito ad esempio Pertini che ha una nomea molto positiva e il cui ricordo ha una certa penetrazione nella popolazione.
    oltre ad essere entrato nell'iconografia nazionale con la presenza alla vittoria dei mondiali di calcio e con la canzone di cotugno.



    anche de gasperi ottiene un certo rispetto ma solo tra chi si interessa di politica.


    enrico mattei invece ha una penetrazione più ampia tra la popolazione e anche qui viene considerato positivamente come una sorta di martire ucciso dalla compagnie petrolifere straniere concorrenti.



    altri?

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  2. #2
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    Predefinito Re: i grandi politici dell'Italia unitaria entrati nella storia

    Crispi, Scalfari e il Rottamatore | Avanti!

    Crispi, Scalfari e il RottamatorePubblicato il 17-04-2015



    Domenica scorsa Scalfari ha ‘revisionato’ l’immagine storica di un uomo politico italiano nato nel 1818 e morto nel 1901, Francesco Crispi, che il Fondatore della Repubblica associa a Bettino Craxi, a Mussolini, a Berlusconi e anche a Matteo Renzi: “Personaggi che provenivano tutti dal socialismo e che instaurarono qualche cosa che somiglia molto alla democratura”.
    Tesi inopinata e strana. Vediamo meglio.
    Crispi nacque politicamente liberale, divenne poi repubblicano, non fu mai socialista e abbandonò Mazzini subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia diventando monarchico, talché i Savoia lo nominarono due volte Capo del Governo. Nel corso del suo secondo mandato esecutivo si distinse per alcune riforme sociali e istituzionali di peso, ma anche per la sanguinosa repressione dell’allora nascente Partito socialista. Nel 1893 Crispi promulgò la legge marziale dei “Fasci Siciliani” autorizzando esecuzioni sommarie e arresti in massa di lavoratori e militanti. Forse fu, dunque, un campione della “democratura”, ma presumergli provenienze socialiste postume e posticce proprio non si può.
    Veniamo al Mussolini. Costui era stato socialista da giovane, ma poi fu cacciato dal Psi – un secolo fa – a causa del voltafaccia a favore della Grande Guerra, voluta dalla grande industria, che tanti lutti portò all’Italia e non solo all’Italia. Giunto al potere con la violenza del manganello, proclamò la propria “responsabilità storica, morale e politica” per il brutale assassinio del leader socialista Matteotti. E non fu che l’inizio di uno stillicidio durato vent’anni. Ma il tributo dei socialisti alla Liberazione d’Italia è per il Fondatore della Repubblica meno degno di memoria a paragone con la rinnegata militanza giovanile del capo del fascismo. Il cui regime non può, però, definirsi “qualche cosa che somiglia molto alla democratura”. Quest’espressione suona banalizzante. Il fascismo fu genocidio imperialista, fu leggi razziali, fu alleanza hitleriana e fu suicidio guerrafondaio di una nazione; non dunque mera “democratura”, ma vera e propria dittatura, tra le più sanguinarie della nostra lunga storia.
    Stazione Tiburtina, 16 ottobre 1943, la salita al convoglio Roma-Auschwitz

    Due parole ora su Bettino Craxi. Ebbe la regia del finanziamento (“irregolare e illegale”) del suo partito, non diversamente in questo dagli altri leader politici della Prima Repubblica. Però, secondo il procuratore capo Francesco Saverio Borrelli, portò su di sé anche l’aggravante morale di un notevole “rampantismo”. Vero. E non si obietti, per favore, che l’aggravante morale non conta né sul piano politico né su quello giuridico, perché così non è. Craxi sbagliò, ritenendo di doversi aprire a ogni costo un varco tra la DC e il PCI, due “chiese” zeppe di dollari e di rubli che tenevano bloccata la democrazia italiana dentro l’incantesimo del “bipartitismo imperfetto”. Craxi fu duramente sconfitto. Nel biennio 1992-1994 venne tramutato nel capro espiatorio di uno scandalo italiano vasto, profondo e permanente. Finì annegato in un mare d’ipocrisia, ciò che non ha fatto bene al nostro Paese, il quale di lì in poi è ancor più sprofondato nella corruzione. Sicché lo stesso Borrelli ha dichiarato: “Chiedo scusa per il disastro seguito a Mani Pulite. Non valeva la pena di buttare il mondo precedente per cadere in quello attuale.”
    Ciò detto, il leader del Psi non somiglia per niente né a Crispi né a Mussolini essendo sempre rimasto fedele alla sua vocazione di leader socialdemocratico. Mai trasformista. Non come il Fondatore della Repubblica, il quale, dopo la giovanile militanza littoria, passò al partito radicale, poi al PSI (di cui fu parlamentare indipendente), giù giù fino al berlinguerismo, all’andreottismo, al veltronismo e ora all’antirenzismo. Beninteso, ognuno ha diritto di cambiare idea. Ma non è giusto accusare di “democratura” Craxi solo perché trent’anni fa, dal 1983 al 1987, ha governato l’Italia, legittimamente e piuttosto bene, restituendo, infine, il suo mandato secondo Costituzione.
    Bettino Craxi (Milano, 24.2.1934 – Hammamet, 19.1. 2000)

    Basti di ciò. Andiamo a concludere sulla questione più saliente del fondo domenicale del Fondatore della Repubblica e cioè sul preavviso di garanzia inviato al Rottamatore. Eccone il testo: «Un Parlamento di “nominati” in un sistema monocamerale è una “dependance” del potere esecutivo che fa e disfà senza più alcun controllo, salvo quello della magistratura se dovesse trovare un reato contemplato dal codice penale.» Se dovesse trovare un reato…
    Traduzione: Forse tu pensi, Matteo, che codesti stravolgimenti di regole e assetti democratici ti varranno una gran preminenza, grazie alla quale credi di levar fuori l’Italia dalla crisi. Ma dimentichi, Matteo, che basterà un trattamento mediatico-giudiziario ben congegnato per stenderti al tappeto. E allora la “democratura” che stai plasmando per te, e magari anche a fin di bene, si trasformerà in un ghiotto pezzo in presa sulla scacchiera dei poteri forti…
    Stando così le cose, Renzi si starebbe sostanzialmente scavando la fossa con le proprie mani.
    Ma non è mai troppo tardi. Il Rottamatore ha ancora due opzioni alternative: 1) Un assennato compromesso dell’ultimo minuto con la minoranza interna, possibilmente imperniato sulla proposta di legge elettorale elaborata a suo tempo dal PD. 2) Le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato.
    Dopodiché tutti dicono di lui che anche stavolta sbaraglierà tutti e non avrà bisogno di nessuno né dovrà accordarsi né dimettersi. Eppure ciascuna delle due uscite di sicurezza di cui sopra sarebbe preferibile rispetto al tentativo di strattonare il Parlamento e l’intero Paese dentro a un vicolo che francamente ci pare cieco.
    Andrea Ermano
    da L’Avvenire dei Lavoratori

  3. #3
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    Predefinito Re: i grandi politici dell'Italia unitaria entrati nella storia

    Citazione Originariamente Scritto da MaIn Visualizza Messaggio

    tuttavia ci sono politici entrati nella leggenda popolare e tenuti in considerazione positiva.
    altri che risultano apprezzati dalla gran parte dei militanti pur essendo di formazione culturale avversa.


    cito ad esempio Pertini che ha una nomea molto positiva e il cui ricordo ha una certa penetrazione nella popolazione.
    oltre ad essere entrato nell'iconografia nazionale con la presenza alla vittoria dei mondiali di calcio e con la canzone di cotugno.

    Anche per una serie di vignette satiriche underground di Andrea Pazienza.






    Con le sue ombre,io apprezzo Giolitti.Pragmatico e spregiudicato quanto bastava.I risultati ottenuti nei suoi governi sono innegabili.Mi piacerebbe informarmi anche più approfonditamente leggendo i suoi critici.

  4. #4
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    Predefinito Re: i grandi politici dell'Italia unitaria entrati nella storia

    parli di governi quindi il liberale giolitti di inizio novecento?

  5. #5
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    Predefinito Re: i grandi politici dell'Italia unitaria entrati nella storia

    Citazione Originariamente Scritto da MaIn Visualizza Messaggio
    parli di governi quindi il liberale giolitti di inizio novecento?
    Si,il Giolitti giunto dopo la crisi del governo Crispi e la parentesi di Rudinì con le varie cadute e riprese.
    Ultima modifica di Crescenzo Garofalo; 18-04-15 alle 22:12

  6. #6
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    Predefinito Re: i grandi politici dell'Italia unitaria entrati nella storia

    Citazione Originariamente Scritto da Crescenzo Garofalo Visualizza Messaggio
    Si,il Giolitti giunto dopo la crisi del governo Crispi e la parentesi di Rudinì con le varie cadute e riprese.

    si pure a me piacevano molto nel mio periodo liberale e filo risorgimentale

  7. #7
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    Predefinito Re: i grandi politici dell'Italia unitaria entrati nella storia

    A proposito di liberali,Cavour sarebbe potuto essere un grande politico italiano,se non avesse fatto l'errore di morire troppo presto.Dopo ci fu un susseguirsi abbastanza dimenticabile,fino all'arrivo di Depretis,un'altra vecchia volpe,con il suo trasformismo.

  8. #8
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    Predefinito Re: i grandi politici dell'Italia unitaria entrati nella storia

    Citazione Originariamente Scritto da Crescenzo Garofalo Visualizza Messaggio
    A proposito di liberali,Cavour sarebbe potuto essere un grande politico italiano,se non avesse fatto l'errore di morire troppo presto.Dopo ci fu un susseguirsi abbastanza dimenticabile,fino all'arrivo di Depretis,un'altra vecchia volpe,con il suo trasformismo.

    già. probabilmente era nettamente al di sopra dei contemporanei.
    non credo avrebbe cambiato la politica della destra storica ma probabilmente l'avrebbe impostata in maniera più intelligente.
    non è il primo che ci muore. chissà cosa sarebbe stato il pci con berlinguer che mi pare comunque nettamente superiore a natta e occhetto.

 

 

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