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    Governo Renzi, Governo di Propaganda ? Prima parte
    Governo Renzi, Governo di Propaganda – Prima parte


    Di Mirco Coppola il 13 gennaio 2015 Italia

    Gira nei commenti politici del nostro paese una grossa vulgata. Quella di Renzi, che sarebbe una figura di facciata manovrata da Berlusconi con lo scopo di rovinare la sinistra da dentro e governare di nuovo l’Italia con l’aiuto dell’amico Matteo e magari farsi eleggere Presidente della Repubblica. Sembra un disegno cospiratore degno delle peggiori teorie del complotto, eppure è una tesi che pare affascinare molto una larga fetta di giornalisti che si occupano di politica. Capostipite di questa tesi è l’immancabile Travaglio, uno che ha fatto la sua fortuna di giornalista cavalcando l’inconsistente antiberlusconismo mitologico della sinistra italiana e per merito delle veline degli amici magistrati. È anche grazie a lui, infiltrato della destra liberale montanelliana che la sinistra italiana è ormai completamente incapace di compiere qualsiasi tipo di analisi politica che non sia di ordine moralistico-giudiziario. Da Karl Marx come riferimento, in pochi anni siamo passati direttamente a Giovanni Calvino.
    La verità è un’altra. Il nostro giovane premier nasce da una famiglia benestante di Rignano sull’Arno. Il padre Tiziano Renzi era un dirigente locale della DC, lo zio da parte materna, Nicola Bovoli una mente brillante del mondo dell’editoria e della pubblicità. Bovoli lavorò nella città di Milano per la Rizzoli fino alla Mondadori, arrivando tra fine ’80 e inizio anni ’90 ad essere ingaggiato come manager nel gruppo televisivo di Silvio Berlusconi. Fu proprio lo zio che permise a Renzi di partecipare durante gli anni universitari alla “Ruota della Fortuna”, il celebre programma di Mike Bongiorno. (1)
    Tuttavia pare difficile che siano proprio i contatti indiretti con Berlusconi in questo periodo ad aver portato Renzi oggi ad essere presidente del consiglio. Né ci si può meravigliare se dietro fazioni politiche, formalmente avversarie, vi si nascondono larghe intese di sapore lobbistico o il semplice intrigo tra convergenza di interessi e rapporti personali reciproci. Nonostante la diaspora dei democristiani e in generale del cristianesimo politico avuta origine dal ’94 ha visto i rappresentanti di questo schieramento sparpagliarsi un po’ in tutti i partiti della II repubblica, abbiamo visto in occasione della fiducia al governo Letta, che ha stabilito a destra la definitiva scissione tra centristi e filoberlusconiani, come tra i componenti della maggioranza di larghe intese vi fossero diversi interessi ed intrecci di tipo economico. Un esempio su tutti: la fondazione VeDrò, della quale fanno parte Letta, Alfano ed altri esponenti NCD, centristi, PD, si è sostenuta anche con i finanziamenti da parte dei concessionari delle slot machine. Non a caso il governo Letta si prodigò molto per agevolare la vita di questi concessionari, penalizzando quei comuni che erano più attivi nel recupero delle imposte derivanti dal gioco d’azzardo. Inoltre questa fondazione riceve finanziamenti da colossi come Sky, Nestlè, Austostrade, Edison (e non solo), per una cifra di circa un milione di euro (pensateci quando guardate i telegiornali di sky). Le Larghe Intese Affaristiche.
    Spesso viene fatto del leader toscano un profilo caricaturale. Viene detto che è chiacchierone, viene associato sarcasticamente al personaggio comico di Mr. Bean, si ironizza sul suo inglese (come se altri suoi colleghi politici sapessero parlarlo bene). Purtroppo l’Italia ha prodotto un giornalismo, che non è in grado di svelare i processi storici in atto ed i meccanismi della politica senza scendere nel gossip e nel moralismo tipico di non riesce ad andare oltre la propria appartenenza di fazione. Al contrario sarebbe importante per il paese, capire chi è questo giovane che sbucando quasi dal nulla è giunto correndo a cento all’ora, in pochi anni a sedere sullo scranno di Palazzo Chigi, il più giovane presidente del consiglio dalla nascita della Repubblica. Capire non solo chi lo sostiene e quali intrigati legami ha intessuto negli anni, che è certamente importante, ma anche i motivi che spingono le sue azioni politiche. Finora è stato fatto poco, tra le abbondanti agiografie di chi sale sul carro del vincitore e le denigrazioni sin troppo pregiudiziali.
    Renzi e la Sinistra
    Ciò che di solito viene imputato a Renzi come una colpa, dalla inconcludente antipolitica, è in realtà uno dei suoi meriti. Con il patto del Nazareno, Renzi ha spazzato via vent’anni di assurda contrapposizione tra berlusconiani ed antiberlusconiani. Rendendo palese quanto quei toni da guerra civile tipici di questa II Repubblica post-tangentopoli fossero dettati più da risentimenti personali e da speculazione politica, piuttosto che da una reale lotta tra visioni politiche opposte.
    La storia dei postcomunisti che ha condotto alla fondazione del PD è una storia di vittorie mancate e di leader poco carismatici. Per erodere il ruolo egemonico e di governo ritagliatosi dal PSI di Craxi negli anni ’80, la sinistra è stata complice nel ’92 di un golpe giudiziario che ha messo fine ai partiti della I Repubblica. Ma quando dopo anni di opposizione perpetua avrebbero dovuto trovarsi la strada spianata verso il potere, si sono ritrovati Silvio Berlusconi di mezzo. L’ultimo lascito politico del tanto odiato Bettino.
    Renzi, viene individuato come uomo tendente a posizioni di centrodestra, traditore dei valori della sinistra che il PD rappresenterebbe. Niente di più falso. Renzi è in realtà in linea con quanto espresso dai democratici da vent’anni a questa parte. Liberalizzazione delle aziende pubbliche come sip/telecom ed FS, precarizzazione del lavoro con il pacchetto Treu ed i co.co.co., le riforme sciagurate della scuola e dell’Università, sono tutte opera del centro-sinistra. Mostratasi in questo molto meno statalista dei berlusconiani e della destra post-missina.
    Le polemiche interne tra vecchia guardia e rottamatori renziani vanno viste sotto un altro punto di vista. I successori del PCI, il cui partito, dopo la svolta della Bolognina, ha predominato nella formazione di centro-sinistra, non hanno mai ottemperato al compito di formare un vero e proprio partito socialdemocratico. In questo senso hanno pagato il passato storico, facilmente evocabile come spauracchio dal nemico politico di turno. Come hanno pagato l’incapacità di smarcarsi in modo credibile dal ruolo egemonico svolto nei confronti delle classi operaie. Dando sempre l’impressione di essere combattuti tra una svolta definitiva verso i poteri forti del capitalismo finanziario ed i vecchi riferimenti del passato comunista.
    Già durante gli anni ’80 la crisi ideologica del partito comunista aveva appiattito quest’ultimo nella cosiddetta “questione morale”. Che gli aprì le porte del consenso delle elités intellettuali del giornalismo italiano e di una larga fetta di Magistratura responsabile dello sfascio della Repubblica nel periodo 92-94. La crisi e la conseguente caduta dell’Unione Sovietica, con la quale già da tempo il PCI non aveva buoni rapporti, avrebbe dovuto dare vita finalmente ad un partito del Lavoro, che fuori dai dogmatismi ideologici, fosse in grado di candidarsi alla guida del Paese.
    Ma, malgrado l’occasione storica che i cambiamenti della politica internazionale hanno regalato agli eredi del partito di Gramsci, Togliatti e Bordiga, la Sinistra che esce fuori dagli stravolgimenti che hanno messo fine all’assetto politico della Prima Repubblica è una Sinistra, che subisce gli effetti collaterali della guerra con i socialisti di Craxi, eliminati dagli avvisi di garanzia della magistratura amica e della campagna antipolitica dei giornali. È una Sinistra che forte dell’inciucio che per anni ha portato avanti con la sinistra democristiana non ha mai saputo darsi una nuova identità, una teoria politica al passo dei tempi. Per anni, anche nella scelta del nome del partito, si è fatto riferimento ad una fumosa identità di sinistra (2) priva di una forte connotazione politica e sociale, che ha prodotto solo tanta confusione nell’elettorato e molte sconfitte.
    La classe dirigente che ha costituito lo zoccolo duro del centro-sinistra non è mai stata capace di unire un popolo, mettendoci il carisma necessario per il ruolo, né attraverso una personalità forte, né attraverso un’idea fondante. Logorata dalla ricerca del potere a tutti i costi dopo decenni di opposizione, fra scalate bancarie e la ricerca del consenso della Grande Borghesia Industriale (3), la sinistra da seconda repubblica è stata vittima anche della sua stessa propaganda politica. Se infatti il leit motiv della Repubblica nata nel dopo-guerra era la conventio ad excludendum ai danni di comunisti e fascisti (con rare eccezioni), la politica degli ultimi vent’anni si è arenata nella divisione tra berluscisti e antiberluscisti. Impedendo, così, al paese la redazione di quelle riforme dell’assetto costituzionale, che già da tempo si rendono necessarie per snellire le istituzioni politiche rallentate da troppi pesi e contrappesi, che sono parte anch’essi dei problemi irrisolvibili dell’Italia Repubblicana.
    Il successo di Renzi
    L’ascesa di Renzi va analizzata tenendo ben presente queste premesse storiche. Tuttavia a parte certe biografie di regime, appare difficile trarre in modo tangibile la rete di interessi e dei mandanti politici di un uomo che a soli 39 anni diventa Segretario del più importante partito sulla scena italiana in questo momento storico e Presidente del Consiglio senza appartenere all’apparato della classe dirigente del partito stesso. Per scovare Renzi bisogna andare alle radici del suo consenso. Al modo in cui ha costruito il suo consenso.
    L’attuale premier sfruttando i suoi contatti nel mondo dell’editoria e della comunicazione (grosso modo l’attività di famiglia) ha costruito, partendo da un paese di provincia, una rete di conoscenze che si è trasformata con il tempo in vero e proprio appoggio politico e finanziario da parte di strati sociali importanti nel contesto italiano. Le colonne portanti del renzismo sono concretamente due. La prima è quella del suo amico Marco Carrai, membro della nobiltà fiorentina e addentro alla galassia delle associazioni cattoliche. È quello che agisce da dietro le quinte, il collante tra Renzi, Grande Borghesia e le associazioni. L’altra colonna portante è Davide Serra broker finanziario e analista bancario, che ha aperto al nostro Tony Blair di Rignano le porte delle banche e degli istituti finanziari (4), è lui che organizza le cene con gli ospiti milionari di Renzi, quelle dei mille euro per intenderci. (5)
    Sul piano politico Renzi si fa portatore anche lui di un nuovo tipo di populismo, diverso da quello della destra e che affonda le radici (o sarebbe meglio dire che prende ispirazione) nella vecchia sinistra democristiana spirituale e neokeynesiana di Dossetti. I riferimenti del fiorentino spaziano da Don Milani, del quale non lesina citazioni, a Giorgio La Pira, sulla figura del quale ha scritto la sua tesi di laurea. Attraverso questo populismo renziano, il premier ha potuto per anni cavalcare l’onda dell’antipolitica e dell’anticasta al pari di movimenti come quello di Grillo. L’introduzione anche in Italia di una concezione di partito simile a quella del comitato elettorale ha dato a Renzi la possibilità di poter muoversi con la maggiore libertà possibile a discapito dell’oggettivo muro che parte del PD ha da sempre alzato contro di lui.
    Qui siamo, difatti, al di là di quali siano i plausibili sostenitori di Renzi, di fronte ad un animale politico di prim’ordine. Diversamente da Berlusconi, che è l’uomo delle promesse a fondo perduto e senza una precisa strategia se non la forza del suo impero mediatico, l’Intoccabile come lo ha ribattezzato Davide Vecchi, pur avendo un preciso target di riferimento ed un preciso scopo, è in grado di portare avanti e farsi interprete di interessi e ceti sociali diversi con grande abilità. E a differenza di chi da anni guida il centro-sinistra, dimostra, oltretutto, di possedere una capacità di leadership solida ed un piano di gioco ben congegnato, che gli consente attualmente di sbancare nell’agone politico qualsiasi avversario.
    Note:
    (1) Davide Vecchi, L’Intoccabile.
    (2) Simona Colarizi, Storia politica della Repubblica.
    (3) Wall Street Italia
    (4) Il Giornale
    (5) Il Fatto Quotidiano
    Mirco Coppola
    La Seconda parte sarà pubblicata Giovedì 15/01/15′

  2. #2
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    Predefinito Re: Governo Renzi, Governo di Propaganda

    Governo Renzi, Governo di Propaganda ? Seconda parte
    Governo Renzi, Governo di Propaganda – Seconda parte


    Di Mirco Coppola il 15 gennaio 2015 Italia

    La Prima parte qui
    Il ruolo del Quirinale
    Perciò sarà importante nel prossimo futuro, definire e svelare i veri scopi che si celano dietro al renzismo. Tuttavia quanto accaduto al Quirinale dal 2011 ad oggi ci fornisce più di un indizio a riguardo. Già da quando si è insediato al Colle, il Presidente Giorgio Napolitano ha svolto il ruolo di vero leader del centro-sinistra. L’ex migliorista ha nel corso degli anni tessuto abilmente la sua tela, cominciando dal 2007 quando continuando sulla strada già tracciata da Ciampi volle fortemente condannare la cecità con la quale, a suo dire, la sinistra avrebbe affrontato da sempre la questione delle Foibe titine nel territorio giuliano-dalmata. (1). In quell’occasione Napolitano, attaccato dal presidente croato Stipe Mesic, fu prontamente difeso da due figure politiche importanti come Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini. Da allora il Presidente “dimissionario” ha intrattenuto con entrambi un rapporto privilegiato, che ha dato frutti non solo istituzionali ma pragmatici. Se Casini lasciando l’alleanza con il centro-destra non riuscì ad evitare che Berlusconi venisse eletto per la quarta volta presidente del consiglio, fu proprio Fini, che riuscì a causare uno strappo tale con la maggioranza e con il suo stesso partito (PDL) da portare ad una crisi di governo, la quale avrebbe dovuto portare ad un nuovo ribaltone nel quale Fini e Casini da una posizione centrista avrebbero costruito un governo con il centro-sinistra o parte di esso che avesse come intento quello di essere costituente per un nuovo assetto repubblicano(2). La manovra non riuscì. Grazie all’appoggio esterno di alcuni deputati fuoriusciti dai partiti di opposizione, PDL e Lega riuscirono a respingere per due soli voti la mozione di sfiducia delle opposizioni alla Camera.
    Quanto non è andato in porto nel 2010, accade l’anno successivo. Nel 2011 l’Italia è sotto il fuoco incrociato degli scandali sul premier, della crisi economica internazionale (che ha acuito i problemi di crescita economica che l’Italia già presentava negli anni pre-crisi), della speculazione da parte dei mercati finanziari, sull’euro e sui titoli di debito degli stati meno solidi dell’eurozona, che ha fatto enormemente alzare lo spread tra BTP e BUND tedeschi; così come è sotto pressione a causa della sfiducia che Merkel, Sarkozy e Obama nei confronti del governo Berlusconi (3) Sappiamo tutti come è andata. Berlusconi è costretto alle dimissioni sotto la pressione dell’opinione pubblica e dell’Unione Europa e Napolitano non si fa pregare due volte per nominare un governo di tecnici presieduto dall’economista della Goldman Sachs Mario Monti votato a larga maggioranza (compreso Berlusconi stesso) per applicare quelle “riforme” che avessero garantito che gli interessi delle banche europee francesi e tedesche venissero tutelati. Ma Monti era già stato contattato mesi prima da Napolitano, come accerterà il giornalista britannico Alan Friedman. Lo spread da allora è diminuito, l’economia italiana continua il suo sfascio. Non è un caso che del centro montiano entreranno a far parte il partito di Fini ed il partito di Casini.
    Non contento, Napolitano dopo la non-vittoria di Bersani alle elezioni politiche del 2013 e dopo la sua rielezione al colle, affida il governo ad Enrico Letta durante il quale si consuma un altro tradimento: quello del delfino di Berlusconi, Angelino Alfano. Ma il governo Letta, nonostante il rinnovato clima di larghe intese al quale partecipa la stessa Forza Italia, si perde troppo in una propaganda orientata ad un certo tipo di progressismo povero di costrutto e malvisto dal centro-destra. Inoltre non dà una reale svolta politica sul piano delle riforme elettorali e costituzionali sulle quali punta il Presidente.
    Venendo al recente passato ed al presente, Renzi ha dimostrato di avere un’altra marcia rispetto a quasi tutti i precedenti leader della politica italiana, anche di Letta che si era rivelato a sorpresa molto abile nel gioco politico. Renzi dietro la patina di fan di Obama e di liberale cela una condotta da politico navigato della ex DC, dalla quale riprende le strategie da prima repubblica. Renzi è dotato di due maggioranze parallele, una con il centro e l’altra informale con Berlusconi sulle riforme che interessano al premier. Dall’altro lato, dopo le europee ha annichilito completamente il centro montiano egemonizzando i temi dei moderati e seduce parlamentari ed elettori del m5s, indebolendo l’opposizione più dura al suo governo. Sel è addirittura sparita. È la strategia tipica del centrismo democristiano.
    Cui prodest?
    Ma per quale motivo questa situazione conviene a Renzi? Lui è l’uomo dei consensi, che ha tutto da perdere da un governo eletto dal Presidente (e non dai cittadini) e che rischia di arenarsi senza ottenere risultati tangibili come i precedenti governi Monti e Letta. Un uomo politico che fattosi avanti come un Rottamatore, rischia di essere percepito troppo rapidamente dagli elettori come un giovane già addentro al Palazzo.
    È plausibile che via sia, allora, un patto speciale tra l’attuale Capo dello Stato ed il Segretario del PD. Questa Legislatura deve aprire la stagione della III Repubblica, che è il principale obiettivo di Giorgio Napolitano da quando si insediato al Colle. Ovvero il proposito di eliminare quei punti deboli della Costituzione italiana nata dopo il fascismo e che i costituenti si preoccuparono di rendere impermeabile a nuove derive totalitarie; e farlo a tutti i costi con il consenso più ampio possibile. Renzi dal canto suo ha l’opportunità di sfruttare l’opportunità che gli è stata data per promuovere il suo pacchetto di riforme come un’ottima propaganda elettorale e per il rafforzamento della sua immagine. Ed i frutti si sono già visti con il risultato roboante ottenuto alle europee. Per giunta le riforme in atto riguardanti le regole politiche e le istituzioni della Repubblica, spianeranno la strada a chi come Renzi ha un piglio maggioritario. Con l’Italicum, senza avere la maggioranza assoluta dei voti, il partito che esca vincitore dalle elezioni potrà ottenere il premio di maggioranza, senza avere la spina nel fianco del Senato.
    La grande ambizione di Napolitano ha anch’essa radici storiche. La Democrazia Cristiana pur avendo l’appoggio degli Stati Uniti e potendo poggiare sulla leva dell’anticomunismo ha fatto della repubblica italiana uno stato atipico all’interno del blocco Occidentale. Partito foraggiato dal Vaticano e dalle associazioni cattoliche,, l’egemonia della DC sul paese rendeva l’Italia capace di districarsi tra politica filomediterranea ed una certa indipendenza geo-economica (vedi ENI) pur restando nell’area di influenza atlantica. La stessa dottrina cattolica nelle sue varie declinazioni politiche laiche e non, e la mancanza di qualsiasi meccanismo dell’alternanza simile alle altre democrazie occidentali agevolò una politica di welfare e di assistenzialismo peculiare. La DC si districava tra il popolo cattolico composto anche di ceti bassi o medio-bassi e i ceti borghesi. Ma già a partire dai primi anni della Repubblica una parte importante della grande borghesia industriale italiana avrebbe voluto una svolta che avvicinasse l’Italia alle altre democrazie occidentali. In primis gli Agnelli che da sempre hanno spinto per la fondazione di un “Partito della Borghesia” a forte impronta liberale ed atlantica (4) e che non hanno mai rinunciato ad influire sulla politica del nostro paese.
    Conclusione
    Per molti aspetti abbiamo visto che, dunque, Renzi e Napolitano hanno gli stessi obiettivi già da tempo. Se l’eliminazione dal tavolo da gioco di Berlusconi non ha funzionato del tutto, Renzi è l’unico che è riuscito, e può continuare a riuscire a rendere innocuo Berlusconi. Con un patto che agevolerà quest’ultimo nell’intento di sfuggire ad ogni persecuzione giudiziara, ormai quasi l’unico interesse dell’ex Cavaliere. Il tramonto del berlusconismo lascerà il via liberà al pd renziano, che inaugurerà una nuova fase politica, che farà del PD il trait d’union tra la grande industria vicina al capitale finanziario, mondo cattolico e quella classe media del settore terziario. Che già dagli anni ’80 è una forte maggioranza nel contesto sociale italiano in linea con tutti paesi che affrontano la fase avanzata del capitalismo liberale, la generazione Erasmus e dei “colletti bianchi” delle quali il premier fa vanto. Il tutto sotto la spinta del populismo renziano, capace di coniugare moralismo cattolico popolare e progressismo blairiano, quella facciata moderna che la vecchia DC non fu più in grado di dare alla società civile. Se Napolitano si dimette non è certo a causa dell’età, ma perché il suo compito al Colle può dirsi finito. Renzi porterà con ogni probabilità a conclusione il suo governo costituente senza il consenso degli italiani e grazie al golpe bianco di Napolitano, che ha deciso di agire da Monarca piuttosto che da Presidente con un mandato popolare. Il rischio è che con delle riforme istituzionali imposte dall’alto l’antipolitica invece di placarsi aumenti la propria portata nel prossimo futuro.
    Dal canto suo il Renzi I, difficilmente potrà durare tutta la legislatura in vigore. Gli incentivi ai consumi che il governo sta cercando di elargire ai meno abbienti sono state fatte a scapito di comuni e regioni (cioè dei servizi, come quelli del trasporto pubblico) e del popolo delle partite Iva, i quali difficilmente possono resistere molto con l’attuale assetto politico-finanziario e la disoccupazione giovanile e non, che continua ad aumentare. Affaticamenti del classi lavoratrici del Paese che si aggiungono alle condizioni dei lavoratori che dal 2011 sono sempre più precarie.
    Inoltre vi è la questione UE da affrontare. L’Italia dal dialogo con la Merkel e dal semestre di presidenza del consiglio europeo ha ottenuto ben poco e Renzi sa bene che togliere ai suoi principali antagonisti l’argomento dell’euroscetticismo gli darebbe via libera verso una riconferma a Palazzo Chigi, stavolta con il voto popolare e per giunta per la prima volta nella storia repubblicana, senza il bicameralismo. E lo può fare solo presentandosi agli elettori come “colui che ci ha provato” facendo i fatti e non le chiacchiere dei suoi avversari.
    L’approssimarsi della chiusura di un’epoca politica come quella degli ultimi vent’anni ha, nonostante tutto, dei lati positivi. Se l’attuale leader del centro-sinistra rappresenta tutt’altro che gli interessi dei lavoratori e delle classi produttrici, i suoi avversari forse lo sono ancora meno. Salvini sta ereditando da Berlusconi quel popolo della pmi, degli autonomi e dell’IVA che da sempre è vessato dall’assistenzialismo tipicamente italiano, ma ha anche il difetto di non aver mai saputo creare una cultura convincente, capace di avere una strategia politica ed una visione del nostro paese coerente e non rivolta soltanto alla “pancia” degli elettori. Tanti anni spesi a parlare di Italia di popolo, di identità, ma né la destra nazionale, né il federalismo nato dal fenomeno delle leghe hanno saputo costruire con concretezza una comunità nazionale, che sarebbe quel minimo comun denominatore al di là delle ideologie e delle fazioni in grado di evitare che la politica italiana cada periodicamente nelle guerre intestine distruttive della sovranità popolare e nazionale. Non ci sono riusciti neanche con il predominio assoluto dei media berlusconiani.
    Dal lato opposto i grillini sono gli eredi spirituali di Berlinguer e dell’ultimo PCI, fermo su una visione morale idilliaca della politica e alleato della funerea destra liberal-giustizialista che ha come padre spirituale Montanelli. Dio ce ne scampi.
    Quali sono allora i lati positivi? La fine della polarizzazione della politica italiana, relativa alla figura di Berlusconi, apre a nuove opportunità che chi vuole deve saper cogliere. Renzi sarà quasi certamente il nemico numero uno della prossima ed imminente fase politica, ma si faccia attenzione a non farne in maniera pregiudiziale il male assoluto come nel caso di Berlusconi. Ha dei mandanti e dei complici, e i mandanti non stanno nello staff di Berlusconi, ma in coloro che più hanno da guadagnare in questo “Partito della Borghesia” tanto agognato dalle grandi famiglie industriali italiane. Ma l’attuale Premier potrebbe stare anche giocando su più di un tavolo, resta l’impressione che con Renzi vogliano rientrare in gioco vecchie cerchie di potere, che erano state escluse dalla cosiddetta seconda repubblica. Una Rottamazione che potrebbe velocemente trasformarsi in una Restaurazione.
    Note:
    (1) Corriere della Sera
    (2) Libero
    (3) Giornalettismo
    (4) Linkiesta
    Mirco Coppola

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    Predefinito Re: Governo Renzi, Governo di Propaganda

    Peggio di Goebbels

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    Predefinito Re: Governo Renzi, Governo di Propaganda

    Chi non dorme sa che renzi é al comando per mantenere il sistema italia così com'é, anzi per peggiorarlo

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    Predefinito Re: Governo Renzi, Governo di Propaganda

    Citazione Originariamente Scritto da jack9 Visualizza Messaggio
    Chi non dorme sa che renzi é al comando per mantenere il sistema italia così com'é, anzi per peggiorarlo
    Renzi è solo l'ennesimo tizio messo lì per impedire il licenziamento dei dipendenti pubblici inutili e l'eliminazione dei privilegi d'orati di politici e burocrati.

    E intanto l'economia italiana muore schiacciata dalle tasse per mantenere questi parassiti di merda e i loro lussi.
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    Predefinito Re: Governo Renzi, Governo di Propaganda

    Si però non esageriamo con questi file. L'immagine sopra di fonzie è di circa 2 mb...

  8. #8
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    Predefinito Re: Governo Renzi, Governo di Propaganda

    Citazione Originariamente Scritto da GNU-GPL Visualizza Messaggio
    Si però non esageriamo con questi file. L'immagine sopra di fonzie è di circa 2 mb...
    È un link, dai là, non mi iniziare a sparare stronzate anche tu...

    Casomai è il testo che è lungo all'inverosimile e pesa sul sito...
    Ultima modifica di TEBELARUS; 17-01-15 alle 00:55
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