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Discussione: In nome di Dio

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    Blut und Boden
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    Predefinito In nome di Dio

    Schopenhauer sull’Islam e sul monoteismo in generale

    Alcune pagine selezionate di Arthur Schopenhauer che prendono di mira il monoteismo e i suoi crimini. Per la “par condicio”, in tutte le sue tre principali varianti: islamica, cristiana ed ebraica.
    Per amore di verità va però detto che la Chiesa ha ammesso gli errori e gli orrori del passato, chiedendo scusa per le Crociate, l’Inquisizione e le lotte di religione. Similmente, l’Ebraismo riformato ha preso le distanze dal letteralismo biblico dell’ortodossia e dallo spietato “Dio degli eserciti” del “popolo eletto”.
    Niente del genere, fino ad ora, nel mondo islamico…
    “Si pensi, per esempio, al Corano: questo brutto libro fu sufficiente per fondare una religione mondiale, per appagare, ormai da milleduecento anni, il bisogno metafisico di innumerevoli milioni di uomini, per diventare il fondamento della loro morale e di un significativo disprezzo della morte, come pure per incitarli a guerre sanguinose e alle più estese conquiste. Può darsi che molto vada perso nella traduzione; ma io, in questo libro, non sono riuscito a trovare un solo pensiero di valore. Ciò dimostra che il talento metafisico non va di pari passo con il bisogno metafisico.”
    (Da “Il mondo come volontà e rappresentazione”, p. 188 – BUR)
    “E quanto grande, quanto decisa dovrebbe essere, quell’influenza positiva (delle religioni sulla moralità, n.d.r.), per compensare le atrocità causate dalle religioni, e soprattutto da quella cristiana e da quella maomettana, e le sofferenze che hanno arrecato in tutto il mondo (…) pensa alla spietata cacciata e allo sterminio dei mori e degli ebrei della Spagna; pensa alle notti di S. Bartolomeo, alle Inquisizioni e agli altri tribunali istituiti contro gli eretici, e non dimenticare le grandi, sanguinose conquiste maomettane in tre continenti; (…) Non dimentichiamo, in particolare, l’India, quella terra sacra, culla del genere umano, o, almeno, della razza a cui apparteniamo; una terra dove prima i maomettani e poi i cristiani hanno infierito nel modo più atroce contro i seguaci di una santa fede, la più antica dell’umanità, e che reca tuttora, nei templi e nelle immagini delle divinità distrutti e deturpati con determinata ferocia – un evento da lamentare in eterno – i segni della furia monoteistica dei maomettani, che imperversò dai tempi di Mahmud il Gaznevita, di maledetta memoria, a quelli di Aureng-Zeb il fratricida, e che, in seguito, i cristiani portoghesi si sforzarono di eguagliare sia con la devastazione dei templi sia con gli autodafé dell’Inquisizione di Goa. Né dobbiamo dimenticare il popolo eletto di Dio, che, dopo aver rubato, in Egitto ai propri vecchi e fiduciosi amici, su esplicito ordine di Jehovah, i vasi d’oro e d’argento che aveva avuti in prestito, intraprese, con a capo Mosè, l’omicida, la sua spedizione di massacri e rapine verso la terra promessa per strapparla ai suoi legittimi possessori – sempre su ordine esplicito, continuamente ripetuto, del solito Jehovah – senza conoscere pietà, massacrando e sterminando brutalmente tutti gli abitanti, comprese le donne e i bambini (Giosuè, 10 – 11) – e tutto ciò perché non erano circoncisi e non conoscevano Jeovah (…)
    Veramente è, questo, il lato peggiore di tutte le religioni: i seguaci di ciascuna ritengono che tutto sia loro permesso contro i seguaci di tutte le alte, coi quali, perciò, si comportano in modo estremamente malvagio e spietato. (…) Ma forse, quando dico “tutte”, vado troppo lontano; e, in omaggio alla verità, debbo aggiungere che veramente, a quanto sappiamo, il fanatismo e gli orrori nati da motivi religiosi non appartengono che ai seguaci delle religioni monoteistiche, sono tipici, cioè, dell’Ebraismo e delle sue due ramificazioni, il Cristianesimo e l’Islam. Nulla del genere ci viene tramandato riguardo agli indù e ai buddisti.

    (Da “Parerga e paralipomena”: Della religione. Dialogo, p. 359 sgg – Adelphi)


    SCHOPENHAUER SULL'ISLAM E SUL MONOTEISMO IN GENERALE | Congredior
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  2. #2
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    Predefinito Re: In nome di Dio

    Nulla del genere ci viene tramandato riguardo agli indù e ai buddisti.

    ...

    Certo, nulla ci viene tramandato; la menzogna e l'omissione sono armi micidiali.



    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  3. #3
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    Predefinito Re: In nome di Dio

    Il libro nero del buddismo

    DI AUTORI VARI



    di Camillo Langone

    Che fegato, Roberto Dal Bosco. Gettarsi anima e corpo contro il religioso più amato del mondo, ovviamente il Dalai Lama. E contro la religione più ammirata, ovviamente il buddismo. Ma come gli è venuto in mente di scrivere un libro intitolato “Contro il buddismo”? Ho fra le mani il primo libro italiano che osi una critica sistematica al mondo dei monaci arancioni. Il primo libro italiano e il secondo al mondo: l’altro è tedesco, “Der Schatten des Dalai Lama”, mai tradotto in Italia, disponibile in inglese però solo su internet e comunque circoscritto al lamaismo tibetano.
    Mentre Dal Bosco, che a dispetto della giovane età (è nato a Vicenza nel 1978) dimostra un’erudizione grande quasi quanto l’Asia, con la sua analisi spazia dal Tibet al Giappone, dal Vietnam allo Sri Lanka, e racconta le malefatte dei vari buddismi nazionali. Avete letto bene: le malefatte. Talmente tante che il titolo di questo lavoro poteva essere “Il libro nero del buddismo”. La pulizia etnica scatenata dai cingalesi contro i tamil. La complicità morale nei confronti della bomba atomica indiana. L’attentato nella metropolitana di Tokio. Tutta roba fresca, mica decrepita come le Crociate che vengono ancora addebitate ai cristiani dopo quasi mille anni dagli avvenimenti (peraltro malcompresi). Il nirvana che gli ignari (per non dire ignoranti) buddisti occidentali credono condizione estatica, felicità senza dolore, viene riportato da Del Bosco alla radice etimologica che in sanscrito significa “estinzione”. Spesso e volentieri nel senso di “distruzione”.
    I buddofili, che sulla rete si sono già avventati sullo studioso vicentino, farebbero meglio a non usare l’argomento già usato per assolvere il comunismo dai crimini di Stalin. Ve la ricordate? “L’idea era buona, purtroppo è stata realizzata male”. E invece la colpa risiede proprio nelle idee ovvero nei sacri testi. La violenza sovietica affondava le radici nel “Manifesto del partito comunista” così come quella buddistica trova origine nei libri studiati nei monasteri arancioni. Nel Kalachakra Tantra (il testo base del buddismo tibetano) si narrano le epiche gesta di un re che ucciderà tutti i nemici della causa buddista, elencati in modo molto circostanziato: prima i musulmani, poi i cristiani e gli ebrei. Oltre a una serie di dettagliate istruzioni per l’utilizzo erotico di donne non consenzienti (si consiglia perfino di ubriacarle: ma ci voleva l’antica saggezza orientale per escogitare un espediente così squallido?). Nell’Hevajra Tantra e nel Guhyasamaja Tantra (titoli impronunciabili, lo so, ma sono intraducibili) si insegna a praticare l’omicidio rituale. Nel Mahavansa, cronaca sacra del buddismo ceylonese, si dice che i miscredenti sono subumani, praticamente bestie, e quindi si possono uccidere senza alcuna preoccupazione morale (per intendersi: nessun pericolo di reincarnarsi in scarafaggi).
    Con simili giustificazioni religiose o para-religiose non c’è da stupirsi che nel 2009, su una spiaggia dello Sri Lanka, le truppe dei cingalesi (buddisti) abbiano massacrato quel che rimaneva dei secessionisti tamil (induisti e cristiani) incitate da un inno composto in monastero: “Il sangha / è sempre pronto al fronte / se la razza è minacciata”. Dove “sangha” significa all’incirca “chiesa, clero buddista”. Furono 20.000 vittime civili gettate nelle fosse comuni e 300.000 profughi a cui venne addirittura impedito di ricevere l’assistenza della Croce Rossa, una tragedia che in Occidente non ha suscitato più di qualche trafiletto perché troppo difficile da raccontare a lettori arciconvinti della dolcezza programmatica di una religione equivocata. Adesso l’ignoranza non ha più scuse, chi vuole informarsi può farlo grazie a questo libro che svela “il lato oscuro dell’illuminazione”. Dal Bosco racconta la storia inquietante della prima bomba atomica indiana, chiamata “Il sorriso del Budda” e fatta esplodere il giorno della nascita del Risvegliato: come se una potenza occidentale facesse esplodere un ordigno nucleare il giorno di Natale, chiamandolo per giunta “Il sorriso di Gesù”. Racconta la sinistra vicenda di Shoko Asahara, il buddista stragista che in Giappone, nel ’95, uccise undici persone col gas nervino per concretizzare le parole dei sacri testi: costui era amico e finanziatore del Dalai Lama, che lo elogiò anche dopo il massacro. Eccoci quindi al tibetano più famoso del mondo, il monaco aranciovestito cui Dal Bosco dedica molti succosi capitoli descrivendone ambiguità e doppiezze, gli avvicinamenti di volta in volta al marxismo o alla Cia a seconda delle convenienze, e poi la giovanile venerazione per un demone himalaiano e il non giovanile assenso a una biografia fantasiosa che serve a nascondere le origini cinesi, quanto mai imbarazzanti per il capo di un popolo che ha nella Cina il peggior nemico. Abilissimo nelle pubbliche relazioni, l’erede di una sfilza di teocrati praticanti fino al secolo scorso lo schiavismo e la pedofilia (crimini per i quali non risulta aver chiesto perdono) ha confezionato un lamaismo per signore, un nichilismo sdolcinato che occulta di proposito gli aspetti più nettamente pagani e stregoneschi della religione tibetana. Secondo gli infatuati è un oceano di saggezza, secondo me, dopo aver letto “Contro il buddismo”, è solo una gran faccia di bonzo.



    “CONTRO IL BUDDISMO”
    di Roberto Dal Bosco (Fede & Cultura)

    http://costanzamiriano.com/2012/05/28/contro-il-buddismo/
    Ultima modifica di Eridano; 16-01-15 alle 10:05
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  4. #4
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    Predefinito Re: In nome di Dio

    La ricerca del Sacro e del Divino è altro.

    Un percorso interiore personale.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  5. #5
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    Predefinito Re: In nome di Dio



    Le veggenti di Brembate sognano ancora i ... missili siriani.
    In attesa di reincontrare il guru.
    Grazie, Genticojoni per averci fatto sapere che l'itaglia ha bisogno di queste persone (?).
    Brembate.
    Ma perchè invece di Jara...
    Ultima modifica di ventunsettembre; 16-01-15 alle 14:38
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #6
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    Predefinito Re: In nome di Dio

    A.A.A. cercasi urgentemente amico disposto a rapirmi in Siria o altrove.
    Garantita equa spartizione del riscatto.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #7
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    Predefinito Re: In nome di Dio

    Ormai sono qui...
    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&...ytPKff5lJe_mZg
    Greta e Vanessa. Le intercettazione dei Ros: rapporti con gli estremisti islamici

    17 gennaio 2015. -- Europa

    (Francesco Gori) - Greta Ramelli, una delle due attiviste italiane rapite in Siria e rilasciate nei giorni scorsi, era intercettata dai Ros (il Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei Carabinieri) fin dal mese di aprile del 2014. Un’informativa rivela i suoi contatti con un militante islamista residente in Italia: Mohammed Yaser Tayeb, un siriano 47enne di Aleppo che fa il pizzaiolo ad Anzola dell’Emilia, in provincia di Bologna. Dalle intercettazioni emerge in modo chiaro che il progetto delle ragazze (l’altra è Vanessa Marzullo) era chiaro: fornire “kit” di salvataggio ai combattenti islamici anti- Assad e offrire supporto al Free Syrian Army (Esercito Siriano Libero), il più importate raggruppamento militare che da anni combatte contro il Governo di Damasco. Una sigla composta da variegate frange di combattenti islamisti, molti vicini ad al Qaeda. Ed è proprio dal Free Syrian Army che l’ISIS negli ultimi mesi ha reclutato molti miliziani, convinti di un salto di qualità nella lotta all’esercito governativo e al presidente Assad.
    Poco volontariato, niente cooperazione e molto supporto invece ai combattenti armati che in questi anni hanno compiuto atroci crimini soprattutto nella zona di Aleppo, città dove le due ragazze era dirette.
    Dalle intercettazioni emerge il rapporto tra Greta Ramelli e gli islamisti che combattono nel nord della Siria: Greta dice chiaramente, come rivela il Fatto Quotidiano, che “ha concordato con il leader della zona di Astargi di consegnare i loro kit di primo soccorso e che a loro volta li distribuiranno ai gruppi di combattenti composti solitamente da 14 persone, facendo in modo che almeno uno degli appartenenti a questi gruppi fosse dotato del kit e avesse partecipato al corso”. Degli aiuti alla popolazione civile soltanto poche briciole: lo scopo principale del loro progetto – che i media italiani hanno sbrigativamente e irresponsabilmente definito di “cooperazione” – era aiutare i combattenti islamisti o, come afferma Greta, “ svolgere un lavoro a favore della rivoluzione”.
    Non è ancora chiaro il ruolo di Mohammed Yaser Tayeb che potrebbe aver aiutato le due ragazze in buona fede, convinto che il progetto fosse realmente destinato alla popolazione civile. In ogni caso il pizzaiolo siriano di Bologna è sotto osservazione da tempo per i suoi rapporti con Meaher Alhamdoosh, uno studente al quale si sarebbe rivolto il giornalista Amedeo Ricucci (anch’egli rapito in Siria e poi rilasciato dopo 10 giorni) per essere accompagnato nel paese che da oltre tre anni è lacerato da una guerra che ha causato oltre 200mila morti e milioni di profughi.
    A seguito del rapimento di Ricucci, i Ros hanno incominciato a indagare su Alhamdoosh, scoprendo i suoi legami con una serie di islamici residenti in Turchia e Siria. Le loro conversazioni sono ritenute di “grande interesse” dagli investigatori italiani. In una conversazione del 26 aprile, Greta Ramelli, rivolgendosi a Tayab, dice chiaramente che il loro progetto non è neutrale, che si svolge sotto la bandiera dei ribelli, molti dei quali sono estremisti islamici e che nel frattempo hanno commesso atroci crimini nei confronti della popolazione civile della zona di Aleppo, e che addirittura sono “protette dall’Esercito Libero Siriano”. Il Ros, nella sua informativa, precisa che Vanessa Marzullo avrebbe ricevuto una sorta di “lettera di raccomandazione”, un accredito presso una non meglio istituzione all’interno del territorio siriano.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #8
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    Predefinito Re: In nome di Dio

    Greta e Vanessa ai pm di Roma: “sesso con i guerriglieri, ma non siamo state violentate”

    “Siamo state sempre insieme”. E sulle persone che le hanno tenute prigioniere: “Avevano sempre il volto coperto”
    Cinque mesi difficili, ma senza subire violenze alcune, non nascondo, dice Greta, che con alcuni guerriglieri ci sono stati rapporti sessuali, ma assolutamente consenzienti, con noi erano gentili.
    È quanto avrebbero dichiaratoGreta Ramelli e Vanessa Marzullo ai pm romani, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Sergio Colaiocco e Francesco Scavo, che le hanno sentite per oltre quattro ore nella caserma del Ros in via di Ponte Salario.


    Le due volontarie, secondo le prime informazioni, hanno dichiarato di non aver mai lasciato la Siria. Sul rapimento i magistrati avevano aperto un’inchiesta per sequestro di persona con finalità di terrorismo.
    Greta e Vanessa, liberate ieri e rientrate in Italia nella notte su un volo dell’Aeronautica, hanno spiegato di essere state tenute prigioniere da “persone che avevano sempre il volto coperto”. Sembra impossibile, quindi, che le due giovani siano in grado di riconoscere chi le ha tenute prigioniere dallo scorso luglio. In ogni caso, le due volontarie si sono dette certe di aver cambiato più luoghi di detenzione: “sempre a nord della Siria, in zone poche distanti l’una dall’altra”. Il sequestro delle due ragazze – stando a quanto raccontato ai pm di Roma – non sarebbe stato tra i peggiori: un trattamento più pesante e umiliante, ad esempio, è toccato al giornalista Domenico Quirico, rapito in Siria, o a chi è stato sequestrato di recente in Libia. Per Greta e Vanessa non ci sarebbe stato “uso sistematico della violenza”. Inoltre, le due volontarie hanno confermato che durante la prigionia sono sempre state assieme e che nessuno le aveva informate del riscatto chiesto per loro all’Italia. Alle ragazze sono state fatte domande anche su padre Paolo Dall’Oglio, il religioso sequestrato in Siria il 29 luglio del 2013, ma le giovani hanno dichiarato di non sapere nulla di dove si trovi il religioso.












    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&...a2c_ieb5-KqrSQ

    Non so quanto sia vera questa cosa.
    Ma se lo fosse, e se lo fosse, come pare ormai certo, anche il pagamento di 12 milioni di $, il nostro Genticojoni sarebbe da mettere dentro per traffico ed importazione di zoccole.
    Costano pure meno quelle slave. E fanno meno danni. Qualcuno glielo dica.
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  9. #9
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    Predefinito Re: In nome di Dio

    Nessuno torna vivo quando é in mano a certa gente, se non viene pagato un riscatto.
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  10. #10
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    Predefinito Re: In nome di Dio

    Ma che sia stato pagato un riscatto non è a mio avviso neppure da mettere in discussione! Mica sono della LN o del M5S. Non ho bisogno di fare il teatrino.
    Quella del sesso consenziente è però una cosa diversa.
    Abbiamo dovuto persino NOI pagare chi c'è andato.
    Il tragico, e mi ripeto, è che tra non molto le avremo ministre.
    Dovremo assistere penosamente a lotte e morsi tra le ... quote rosa.
    Vorrò proprio vedere in futuro come quelle alle quali attualmente è stata data pubblicità accetteranno di essere messe da parte per l'arrivo delle ... forze fresche.
    Una volta queste erano le battaglie da marciapiede, ora sono da montecitorio.
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