Lo scandalo scoppiato all'incirca 4/5 anni fa delle mazzette che giravano alla Provincia di Perugia per la scelta degli appalti sembrava caduta nel dimenticatoio ma a sorpresa è invece (finalmente arrivata ) la conclusione del processo con ben 14 condanne.
Sono infatti state condannate ben 14 persone, tra cui tre funzionari della Provincia di Perugia ed assolte altre 25. Le immagini della lettura della sentenza
«La verità è dura a morire – aveva detto il pm Comodi in requisitoria -, e per quanto sia stata soffocata per tutto il dibattimento, mi sembrava di giocare alla talpa: schiacciata in continuazione ma ogni volta riemergeva da qualche altra parte. Riemergeva in tutte le testimonianze, in tutti i silenzi, in tutte le menzogne». E per i giudici quella verità dell’accusa è ricomparsa da qualche parte, tanto che la contestazione di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, all’abuso d’ufficio, alla turbativa d’asta e al falso ideologico ha retto. Per questo delitto è stato condannato il direttore dell’area viabilità della Provincia di Perugia Adriano Maraziti a 5 anni e 4 mesi di reclusione, il responsabile di settore dell’area affari generali della Provincia Fabio Patumi a 5 anni e l’istruttore amministrativo direttivo dell’ufficio appalti della Provincia Maria Antonietta Barbieri a 4 anni. Accusato di associazione a delinquere anche il direttore tecnico della Seas Massimo Lupini, condannato a 4 anni e 10 mesi.

IL VIDEO DELLA SENTENZA
Per ognuno di loro ha retto quell’accusa di associazione a delinquere che il pubblico ministero Manuela Comodi aveva sintetizzato così nel capo d’imputazione: «Lupini, quale ‘portavoce’ del gruppo imprenditoriale associato, che prendeva, nel corso di riunioni preventive, le relative determinazioni – gestiva con la Barbieri e i suoi superiori gerarchici Patumi e Maraziti, l’assegnazione dei lavori pubblici gestiti dalla Provincia, indicando di volta in volta le imprese da invitare e quelle alla quale aggiudicare la gara, contattando preventivamente gli imprenditori prescelti (che ricevevano precise indicazioni sulle offerte da formulare e sulle percentuali di ribasso da indicare) e quelli che non avrebbero dovuto presentare offerte. Per poi raccogliere presso il vincitore il compenso da distribuire ai funzionari compiacenti. Utilizzando a volte false dichiarazioni di ‘somma urgenza’ per accrescere il numero di lavori da assegnare o per agevolare, comunque, qualche imprenditore associato e frazionando arbitrariamente i lavori per evitare la gara d’appalto ed aggiudicarli tramite trattativa privata».

Dell’associazione a delinquere il pm Comodi, che coordinò le indagini portate avanti dalla sezione crimine organizzata della questura di Perugia diretta dall’attuale capo della squadra mobile Marco Chiacchiera, erano accusati anche l’imprenditore Carlo Carini, Paolo Piselli, Gino Mariotti e Dino Bico. Fatta eccezione per Mariotti, che è deceduto nelle more del processo, gli altri sono stati tutti assolti. Assolti quindi da ogni accusa l’l’ex assessore provinciale alla viabilità Riccardo Fioriti, gli imprenditori Carlo Carini, Mario Fagotti e Paolo Piselli e Dino Bico. Assolti anche Riccardo Pompili, Venera Giallongo, Ettore Marcucci, Silvio Topo, Francesco Commodi, Luigi Sensini, Adriano Gigli, Ermanno Piccionne, Stefano Ricci, Roberto Corbo, i finanzieri Terzoli Carlo Terzoli e Massimo Mazzocchi, Orfeo Brunelli, Marco Bondini, Massimo Mariani, Giampiero Gellini, Brenno Aglini, Alessandro Pecci, Gianfranco Garritano e Gianni Pecci.