Rif: Il Belgio vicino alla separazione?
Il Belgio sta sfumando. Vola il partito separatista
Non era mai successo: gli scissionisti fiamminghi sono il primo partito nel Nord. Difficile formare un governo. Il candidato numero uno alla poltrona di premier è l'italiano Elio Di Rupo
Il Belgio sta sfumando Vola il partito separatista - Esteri - ilGiornale.it del 14-06-2010
Rif: Il Belgio vicino alla separazione?
Leonardo, non sono sempre d'accordo con te ma non importa. Evviva te.
YouTube - BELGIO, VINCONO I SECESSIONISTI!!
PS: zaiamerda.
Rif: Il Belgio vicino alla separazione?
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Originariamente Scritto da
Wasabi
Ben venga la dissoluzione del Belgio, paese senza identità creato a tavolino nell'800 per fare da stato cuscinetto. Però secondo me non avrebbe senso creare altri due staterelli indipendenti che non avrebbero nessun peso a livello internazionale. La soluzione migliore sarebbe l'annessione della parte fiamminga all'Olanda, e di quella vallona alla Francia.
Ma infatti la questione è se sono abbastanza diversi da Olanda e Francia. Fiammingo e vallone vengono presentati come dialetti, però potrebbero essere "dialetti" all'italiana e cioè lingue. Il fatto che ci siano comunque forti pressioni dei fiamminghi di unirsi all'Olanda però fa pensare che siano veramente dialetti.
Riguardo ai valloni poi c'è il problema che potrebbero improvvisarsi tedeschi in stile Degrelle.
Rif: Il Belgio vicino alla separazione?
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Originariamente Scritto da
Wasabi
Ben venga la dissoluzione del Belgio, paese senza identità creato a tavolino nell'800 per fare da stato cuscinetto. Però secondo me non avrebbe senso creare altri due staterelli indipendenti che non avrebbero nessun peso a livello internazionale. La soluzione migliore sarebbe l'annessione della parte fiamminga all'Olanda, e di quella vallona alla Francia.
La soluzione sarebbe l'annessione?
La soluzione sarebbe l'autodeterminazione. Sempre, per qualunque Popolo. Dovessero anche creare uno stato delle dimensioni di un condominio con giardino condominiale.
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semipadano
La soluzione sarebbe l'annessione?
La soluzione sarebbe l'autodeterminazione. Sempre, per qualunque Popolo. Dovessero anche creare uno stato delle dimensioni di un condominio con giardino condominiale.
OTTIMO JAMES
Rif: Il Belgio vicino alla separazione?
Il voto belga / Ma non sparate sugli autonomisti
di Gilberto Oneto
Il voto belga/Ma non sparate sugli autonomisti - Interni - ilGiornale.it del 15-06-2010
La notizia del risultato elettorale in Belgio viene data da gran parte dei giornali con evidente imbarazzo: qualcuno minimizza, altri la relegherebbero volentieri in cronaca nera, in molti la trattano come un fastidio che avrebbero preferito evitare. Pochi cercano di analizzare davvero le motivazioni della vittoria dei separatisti fiamminghi, in troppi ne danno una lettura solo economica e una inestinguibile genia di saputelli la liquida come la solita scalmana estiva di un razzismo impossibile da estirpare. Indicativi di quest’ultima depravazione patologica sono i riferimenti alle simpatie filo naziste del padre del leader nazionalista. L’essere stato «amico di Hitler» è la postmoderna versione europea dell’aver «parlato male di Garibaldi» del Tecoppa. Si ricorda con sdegno che alleati dei tedeschi sono stati gli indipendentisti bretoni, gli ustascia croati, i baltici e che anche gli irlandesi qualche pensierino l’avevano fatto. Si glissa invece sul dettaglio che fra i sodali del Führer si sono trovati anche tutti gli indipendentisti dell’Europa Orientale, in prima fila i musulmani di Bosnia e del Caucaso, il mondo arabo pressoché al completo e, a un certo punto, la stessa Casa Madre sovietica. Ma soprattutto si evita di considerare che quando si vuole scappare di prigione non si guarda troppo per il sottile su chi ti passa la lima o aiuta ad abbattere le mura della cella, poco importa se gli puzzino le ascelle o se sia egli stesso il peggior avanzo di galera.
Certo, nel caso fiammingo, non si tratta di evadere da un carcere ma di far valere quelli che si ritengono i propri diritti di comunità, e infatti i fiamminghi non si affidano a impresentabili compagni di letto (presenti solo nella mala fede di certi commentatori), ma utilizzano il più sacrosanto dei diritti, quello dell’autodeterminazione, cavalcano il più nobile degli strumenti di lotta pacifica: la volontà e il consenso della gente.
Se la maggioranza o una fetta significativa della comunità decide di voler cambiare legge, Paese o bandiera ha tutto il diritto di farlo: si chiama democrazia. Purtroppo viviamo in un tempo e in un posto in cui l’informazione è in larga parte gestita, dietro il paravento del «politicamente corretto», da una conventicola tenuta assieme da stinte ma resistenti convinzioni ideologiche e da precisi interessi. Per costoro solo le scelte popolari che vanno nella direzione «giusta» sono da considerare democratiche, tutte le altre sono manifestazioni di insano populismo, quando non addirittura di follia reazionaria o di bieco razzismo. Che bravi i Tamil che se ne vogliono andare dallo Sri Lanka, che infami i fiamminghi che vogliono lasciare il Belgio! I Kosovari vanno bene, Catalani e Baschi no!
In realtà dietro l’aplomb o il nervosismo di gran parte dei commentatori si nasconde un preoccupato retro pensiero: si parla di Belgio ma si pensa all’Italia. In un momento in cui ci si aggrappa a tutto, dalla crisi economica ai mondiali di calcio, per esorcizzare pericoli e afflati federalisti, per ritardare le riforme e per rinvigorire un patriottismo piuttosto anemico, questa storia belga cade proprio male e rischia di dare vigore alle aspirazioni autonomiste di casa nostra. Era già successo con i «cattivi esempi» della Slovacchia e di una bella fetta di comunità ex sovietiche ed ex jugoslave: si è dovuto allora fare ricorso a tutto il repertorio di omissioni, menzogne e di descrizioni di ecatombi vere o inventate per calmare le paturnie autonomiste attorno al Po. Questa per loro proprio non ci voleva, e si dovranno tirar fuori dagli armadi tutte le icone patriottiche, fare davvero un bel centocinquantesimo se si vogliono salvare l’unità della patria e della sua cassa. Ma attenzione: più si allungano le code di paglia, più si accorcia la pazienza della gente.
Rif: il Belgio e l'Italia
Il voto belga / Ma non sparate sugli autonomisti
di Gilberto Oneto
Il voto belga/Ma non sparate sugli autonomisti - Interni - ilGiornale.it del 15-06-2010
La notizia del risultato elettorale in Belgio viene data da gran parte dei giornali con evidente imbarazzo: qualcuno minimizza, altri la relegherebbero volentieri in cronaca nera, in molti la trattano come un fastidio che avrebbero preferito evitare. Pochi cercano di analizzare davvero le motivazioni della vittoria dei separatisti fiamminghi, in troppi ne danno una lettura solo economica e una inestinguibile genia di saputelli la liquida come la solita scalmana estiva di un razzismo impossibile da estirpare. Indicativi di quest’ultima depravazione patologica sono i riferimenti alle simpatie filo naziste del padre del leader nazionalista. L’essere stato «amico di Hitler» è la postmoderna versione europea dell’aver «parlato male di Garibaldi» del Tecoppa. Si ricorda con sdegno che alleati dei tedeschi sono stati gli indipendentisti bretoni, gli ustascia croati, i baltici e che anche gli irlandesi qualche pensierino l’avevano fatto. Si glissa invece sul dettaglio che fra i sodali del Führer si sono trovati anche tutti gli indipendentisti dell’Europa Orientale, in prima fila i musulmani di Bosnia e del Caucaso, il mondo arabo pressoché al completo e, a un certo punto, la stessa Casa Madre sovietica. Ma soprattutto si evita di considerare che quando si vuole scappare di prigione non si guarda troppo per il sottile su chi ti passa la lima o aiuta ad abbattere le mura della cella, poco importa se gli puzzino le ascelle o se sia egli stesso il peggior avanzo di galera.
Certo, nel caso fiammingo, non si tratta di evadere da un carcere ma di far valere quelli che si ritengono i propri diritti di comunità, e infatti i fiamminghi non si affidano a impresentabili compagni di letto (presenti solo nella mala fede di certi commentatori), ma utilizzano il più sacrosanto dei diritti, quello dell’autodeterminazione, cavalcano il più nobile degli strumenti di lotta pacifica: la volontà e il consenso della gente.
Se la maggioranza o una fetta significativa della comunità decide di voler cambiare legge, Paese o bandiera ha tutto il diritto di farlo: si chiama democrazia. Purtroppo viviamo in un tempo e in un posto in cui l’informazione è in larga parte gestita, dietro il paravento del «politicamente corretto», da una conventicola tenuta assieme da stinte ma resistenti convinzioni ideologiche e da precisi interessi. Per costoro solo le scelte popolari che vanno nella direzione «giusta» sono da considerare democratiche, tutte le altre sono manifestazioni di insano populismo, quando non addirittura di follia reazionaria o di bieco razzismo. Che bravi i Tamil che se ne vogliono andare dallo Sri Lanka, che infami i fiamminghi che vogliono lasciare il Belgio! I Kosovari vanno bene, Catalani e Baschi no!
In realtà dietro l’aplomb o il nervosismo di gran parte dei commentatori si nasconde un preoccupato retro pensiero: si parla di Belgio ma si pensa all’Italia. In un momento in cui ci si aggrappa a tutto, dalla crisi economica ai mondiali di calcio, per esorcizzare pericoli e afflati federalisti, per ritardare le riforme e per rinvigorire un patriottismo piuttosto anemico, questa storia belga cade proprio male e rischia di dare vigore alle aspirazioni autonomiste di casa nostra. Era già successo con i «cattivi esempi» della Slovacchia e di una bella fetta di comunità ex sovietiche ed ex jugoslave: si è dovuto allora fare ricorso a tutto il repertorio di omissioni, menzogne e di descrizioni di ecatombi vere o inventate per calmare le paturnie autonomiste attorno al Po. Questa per loro proprio non ci voleva, e si dovranno tirar fuori dagli armadi tutte le icone patriottiche, fare davvero un bel centocinquantesimo se si vogliono salvare l’unità della patria e della sua cassa. Ma attenzione: più si allungano le code di paglia, più si accorcia la pazienza della gente.
Rif: Il Belgio vicino alla separazione?
IN BELGIO VINCONO GLI AUTONOMISTI CHE DELLA LEGA DICONO: “SONO DEI FANFARONI, NON VOGLIAMO AVERCI A CHE FARE”
LA “NUOVA ALLEANZA FIAMMINGA” CHE HA VINTO AL NORD DEL PAESE RESPINGE I COMPLIMENTI DI BORGHEZIO E SALVINI: “NON SIAMO UNA DESTRA SEPARATISTA, RAZZISTA E XENOFOBA, SIAMO PIU’ VICINI A DI PIETRO…” “L’IMMIGRAZIONE VA FERMATA, MA CHI E’ DENTRO IL PAESE DEVE AVERE GLI STESSI DIRITTI”
Cercano sempre di appropriarsi delle vittorie altrui, ponendole ad esempio della validità delle proprie tesi e a testimonianza di quanto esse stiano facendo breccia in Europa, ma anche questa volta gli è andata male.
Appena gli autonomisti del N-VA hanno vinto le elezioni al nord del Belgio, abitato dai fiamminghi, la intellighentia leghista, composta da Borghezio, Salvini e Speroni, si era precipitata a congratularsi, cercando di mettere il cappello sulla vittoria.
La risposta del leader della “Nuova Alleanza Fiamminga”, Bart de Wever, non si è fatta attendere: “Quelli della Lega sono dei fannulloni, noi siamo dei moderati, con la Lega non abbiamo nulla a che fare, loro sono legati agli estremisti del Vlaams Belang”.
L’N-VA non è la destra razzista, separatista e xenofoba che pur esiste nelle Fiandre, ma che è stata sconfitta alle elezioni.
In realtà le elezioni in Belgio le hanno vinte gli autonomisti al Nord e i socialisti al Sud.
Il nord è il piccolo regno federale dove abitano i fiamminghi che hanno una lingua, una storia, una cultura diversa dai valloni che abitano al sud.
Da una parte chi parla francese, dall’altra una lingua simile all’olandese.
In Belgio non esistono partiti nazionali, ma solo regionali, come sono tali anche le televisioni, le scuole, i giornali.
Gli autonomisti della “Nuova Alleanza Fiamminga” non hanno nulla a che fare con la Lega italiana, mentre i socialisti valloni sono dei normali socialisti europei. Non a caso al Parlamento europeo la Nuova Alleanza e la Lega non sono neanche nello stesso gruppo parlamentare.
Denny Pieters, professore dell’università di Lovanio e neosenatore, ribadisce la grande distanza dalla Lega e dichiara che il partito italiano più vicino è l’Idv di Di Pietro: “abbiamo messo in lista candidati di ogni etnia: bisogna fermare l’immigrazione clandestina, ma chi è gia dentro il nostro Paese deve avere i diritti che gli spettano, non può essere maltrattato”.
E aggiunge: “siamo democratici e vogliamo cambiare il Paese in profondità: non siamo di sinistra, ma abbiamo politiche sociali più forti della sinistra, non siamo di destra e la politica sull’immigrazione lo dimostra”.
Questi autonomisti vogliono che lo Stato da federale diventi confederale, senza rivoluzione e strappi.
Quanto alle alleanze per governare, guardano con interesse a una intesa con i socialisti.
L’unica cosa certa è che la patetica appropriazione indebita leghista è stata respinta al mittente.
Vi sono Paesi dove non ci vende ai razzisti per salvarsi da due processi personali.
destra di popolo » Blog Archive » IN BELGIO VINCONO GLI AUTONOMISTI CHE DELLA LEGA DICONO: “SONO DEI FANFARONI, NON VOGLIAMO AVERCI A CHE FARE”
Rif: Il Belgio vicino alla separazione?
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k21
caspita, se fosse vero che gli ammeregani vogliono dividere l'italia, cambio parere nei loro confronti.
Da stima sottozero, li promuovo a stima uguale a zero.
Dai Obamone, grande simpatico presidente di colore, facci questo splendido regalo. Renditi utile, una volta tanto...
Prega Dio che nella divisione dell'italia non ci sia il loro zampino perchè altrimenti prima o dopo la maledirai