Le foto che raccontano quel che è successo sono agghiaccianti: la donna sfila tra i manifestanti e a un tratto si accascia, colpita da qualcosa. Un uomo cerca di sorreggerla, ha il volto terreo, cerca di capire quel che sia accadendo. L’omicidio è avvenuto al Cairo, nelle vicinanze di piazza Tahrir, durante un piccolo corteo di una decina di persone, organizzato dal Partito dell’Alleanza popolare socialista egiziana, alla vigilia del quarto anniversario della rivoluzione contro il regime di Hosni Mubarak. La vittima è Shaimaa al-Sabbagh , 32 anni, una delle attiviste della formazione politica, uccisa mentre la polizia stava disperdendo la protesta. L’indomani, domenica, in Egitto è ancora sangue: almeno 17 persone restano uccise e 30 ferite, nei disordini scoppiati al Cairo e ad Alessandria in occasione del quarto anniversario della rivoluzione egiziana. Tra le vittime, un manifestante «islamista» è stato ucciso dalla polizia ad Alessandria. Secondo fonti di sicurezza, l’uomo era «armato di mitra e aveva sparato contro le forze dell’ordine». Nella parte orientale della città, invece, due sostenitori dei Fratelli musulmani hanno sparato contro un gruppo di cittadini, nel quartiere di Montazah, colpendo e uccidendo un uomo.
Mistero sulla morte della donna
Per quanto riguarda la morte di Shaimaa al-Sabbagh, è mistero fitto. La donna è stata colpita alle spalle, secondo quanto riferisce il ministero dell’Interno, che però ha smentito la responsabilità delle forze dell’ordine nell’uccisione. Altri membri del partito sostengono invece che la donna sia stata colpita proprio dai proiettili sparati dagli agenti. Sempre secondo le stesse fonti, Shaimaa al-Sabbagh sarebbe stata centrata da proiettili di gomma esplosi a distanza ravvicinata, colpita due volte ad un occhio e una alla testa. Altri proiettili avrebbero provocato altri due feriti.
La procura apre inchiesta
Il corpo è stato trasferito all’obitorio, mentre il procuratore generale Hisham Barakat ha ordinato l’apertura di un’inchiesta urgente sull’accaduto. Shaimaa si trovava vicino a piazza Tahrir, insieme ad altri 14 membri del partito, per manifestare alla vigilia del quarto anniversario della rivoluzione contro il regime di Hosni Mubarak. La militante uccisa, nota per essere un «quadro organizzativo» della formazione attiva solo al Cairo, lascia un bimbo di cinque anni e diceva di essere «contro i Fratelli e contro Sisi», l’attuale presidente ex-generale, perché non voleva che i militari tornassero al potere in Egitto perpetuando l’era Nasser-Sadat-Mubarak.
Gli slogan del corteo: «Pane, libertà e giustizia sociale»
Il corteo chiedeva anche «pane, libertà e giustizia sociale», ma è stato represso in base a una controversa legge che in Egitto, dal novembre 2013, limita fortemente il diritto di manifestare. La norma è chiaramente diretta ad evitare cortei dei Fratelli musulmani, messi al bando dopo la seconda rivoluzione egiziana, quella popolar-militare che un anno e mezzo fa portò alla caduta del presidente islamista Mohamed Morsi. Ma come hanno dimostrato i 15 anni inflitti a uno dei più importanti attivisti e blogger egiziani ora in sciopero della fame in carcere in attesa di una riedizione del processo, Alaa Abd El-Fattah, la legge colpisce anche attivisti di orientamento non-religioso.

Egitto, scontri nell’anniversario della rivoluzione: 17 morti e 30 feriti - Corriere.it