Il Nazionalismo Sardo rimane purtroppo succube del centralismo italiano e delle sue logiche, pensiamo ad esempio quanto la scelta elettorale dei Rossomori condizioni il suo rapporto con il PSD’AZ in ragione della sola esistenza del Premier Berlusconi, leader del PDL con cui sono alleati i sardisti.
Nel Nuorese è stato proprio il Partito Sardo d’Azione ad aprire una breccia storica nel bipolarismo: al primo turno i sardisti hanno ottenuto 10.509 voti (pari al 12, 83%) contro gli 8.855 voti (pari al 10, 81%) del PDL alleato.
Tutto questo non deve farci esultare ma indurci alla riflessione.
Pesa sul PSD’AZ la cocente sconfitta di Giacomo Sanna per la conquista del Comune di Sassari. Una scelta di coerenza nell’apparentamento con il PDL pagata a caro prezzo a causa della difficoltà di svolgere una campagna elettorale in contrapposizione a chi, come Ganau, ha governato con i Sardisti in maggioranza fino a poco tempo prima: Evento sintomatico dunque dell’assenza di una valida regia politica del partito rispetto alle singole scelte delle federazioni. Il Partito Sardo d’Azione deve lavorare per estendere la piattaforma del dialogo nel Nazionalismo Sardo, urge ridurre la frammentazione
Anche Sardigna Natzione, il PAR.I.S. di Meloni, l’UDS ed importanti settori dei Riformatori Sardi sarebbero aperti ad una soluzione unitaria per dare maggiore coordinazione politica ad un bacino che non ha ancora solidi punti di riferimento all’orizzonte.
Abbiamo perso 10 anni in sciocche lotte intestine ed abbiamo risultati elettorali inferiori alle attese: tolta la parentesi di Progetto Sardegna con l’avvento di Soru in politica, solo oggi si inizia nuovamente a crescere ed a parlare con coraggio di unità e di riforme.
Dobbiamo dare un’anima ed una mente al corpo del Nazionalismo Sardo.