Il (troppo) acceso dibattito sul ddl inerente le intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione a mezzo stampa sta raggiungendo in questi giorni il culmine.
Non so voi, ma sinceramente io faccio moltissima fatica ad appassionarmi alla materia, specialmente in un momento come questo, che pare cruciale nella storia dell'Europa.
Tra crisi economica, venti di guerra in Medio Oriente, risultati elettorali che danno i Parlamenti di mezza Europa mai come oggi in bilico tra progressisti e conservatori, sinceramente la mia attenzione sul tema è stata molto scarsa.
Il mio punto di vista è quindi il seguente: non credo sia prioritaria una revisione della normativa attuale, ma è evidente che, a questo punto, tanto vale cercare un buon compromesso tra le esigenze della libertà di stampa e di indagine, da una parte, e la tutela della privacy dall'altra.
Qualunque conservatore che si rispetti avrà un fremito di ribrezzo a ripensare alle prime pagine dei giornali dell'estate scorsa, riguardanti Berlusconi e suoi supposti (mai provati) comportamenti immorali; stesso medesimo sentimento che proverà nel ripensare alla vicenda gossippara di cui è vittima Bertolaso. Ma gli esempi di polemiche montate ad arte per screditare qualcuno e rimestare nel torbido sono praticamente infiniti e bipartisan (un nome su tutti: Dino Boffo).
E' fondamentale che sia difeso fino in fondo il sacrosanto diritto di ognuno, famoso o sconosciuto, ricco o povero che sia, a vedersi tutelato nella riservatezza della sua vita privata, specialmente nella sua corrispondenza.
Come sempre accade in Italia, però, mi pare che oggetto del contendere sia più la figura del Premier che l'effettiva importanza della legge nella vita privata dei cittadini. Forse il Parlamento dovrebbe avere una maggiore attenzione al bene comune, piuttosto che alla polemica politica di bassissimo profilo.
Voi che dite?




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