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  1. #1
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    Predefinito Parliamo di intercettazioni?

    Il (troppo) acceso dibattito sul ddl inerente le intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione a mezzo stampa sta raggiungendo in questi giorni il culmine.

    Non so voi, ma sinceramente io faccio moltissima fatica ad appassionarmi alla materia, specialmente in un momento come questo, che pare cruciale nella storia dell'Europa.

    Tra crisi economica, venti di guerra in Medio Oriente, risultati elettorali che danno i Parlamenti di mezza Europa mai come oggi in bilico tra progressisti e conservatori, sinceramente la mia attenzione sul tema è stata molto scarsa.

    Il mio punto di vista è quindi il seguente: non credo sia prioritaria una revisione della normativa attuale, ma è evidente che, a questo punto, tanto vale cercare un buon compromesso tra le esigenze della libertà di stampa e di indagine, da una parte, e la tutela della privacy dall'altra.

    Qualunque conservatore che si rispetti avrà un fremito di ribrezzo a ripensare alle prime pagine dei giornali dell'estate scorsa, riguardanti Berlusconi e suoi supposti (mai provati) comportamenti immorali; stesso medesimo sentimento che proverà nel ripensare alla vicenda gossippara di cui è vittima Bertolaso. Ma gli esempi di polemiche montate ad arte per screditare qualcuno e rimestare nel torbido sono praticamente infiniti e bipartisan (un nome su tutti: Dino Boffo).

    E' fondamentale che sia difeso fino in fondo il sacrosanto diritto di ognuno, famoso o sconosciuto, ricco o povero che sia, a vedersi tutelato nella riservatezza della sua vita privata, specialmente nella sua corrispondenza.

    Come sempre accade in Italia, però, mi pare che oggetto del contendere sia più la figura del Premier che l'effettiva importanza della legge nella vita privata dei cittadini. Forse il Parlamento dovrebbe avere una maggiore attenzione al bene comune, piuttosto che alla polemica politica di bassissimo profilo.

    Voi che dite?
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Parliamo di intercettazioni?

    Prove di colpo di Stato

    Scritto da Bartolomeo Di Monaco
    giovedì 10 giugno 2010

    ...
    Quello che è successo ieri non va preso sottogamba. Guai a fare come Scalfaro che quando la Lega proclamava dal parlamento di Mantova propositi secessionistici si limitava a dire: Sono dei ragazzi. A guidare l’occupazione dell’aula del Senato, ieri c’era Antonio Di Pietro, un ex magistrato, che si è messo sotto le scarpe la Costituzione, e che, non dimentichiamolo, fu il magistrato di punta dell’operazione Mani Pulite, che decapitò tutti i partiti, tranne quello comunista.

    La Storia approfondirà quei lontani fatti, ma già ora se ne stanno prendendo le distanze, giacché, alla luce di ciò che è seguito (l’attacco inviperito a Berlusconi che mandò all’aria il progetto eversivo), quell’operazione comincia a prendere i contorni allucinanti di un tentativo di colpo di Stato.
    Allora ci salvò la discesa in campo di Berlusconi.

    Ieri al Senato, lo stesso magistrato (divenuto ex e datosi alla politica), ha compiuto un gesto che definire ignominioso è assai poco. Occupare i seggi del governo e rifiutare di allontanarsene, costringendo la presidenza a sospendere la seduta, per consentire al personale addetto di scollarli con la forza, significa aspirare a governare a prescindere dal voto popolare.

    Caro Di Pietro, per governare e potersi sedere su quei seggi, ci vuole il consenso dei cittadini. E questo consenso è di là da venire. Non si può governare mettendosi a sedere sui posti assegnati al governo, se non ce li siamo meritati.

    Non ho difficoltà a vedere in questo una esaltazione molto pericolosa per la democrazia.

    Al gesto esecrabile si deve aggiungere che un altro ex magistrato, la senatrice Finocchiaro, nel mentre rivendicava la sacralità del Parlamento, non ha speso una parola per prendere le distanze dalla ferita inferta proprio al Parlamento dall’occupazione dipietrista. Anzi, a conclusione del suo intervento ha abbandonato l’aula con tutti i suoi senatori dichiarando di farlo per “il rispetto sacro di quest’aula”. Del rispetto sacro di “quest’aula” non glien’è fregato un bel niente quando si esibivano Di Pietro e i suoi masnadieri. Questa è ipocrisia. Doppiogioco. Gianobifrontismo. Ambiguità. Mancanza di chiarezza. Slealtà e tradimento nei confronti delle Istituzioni. Ciò significa anche non riuscire a capire neppure le proprie incoerenze. Manca il pudore della vergogna. Questa è la gente di cui si deve aver paura. Altro che Berlusconi.

    Inoltre, la Finocchiaro con il Pd ci ha dato un’altra lezione di democrazia abbandonando l’aula nel momento in cui ha preso la parola il rappresentante della maggioranza. Deve sapere, la Finocchiaro, che la maggioranza ha diritto al massimo rispetto in quanto espressione della volontà maggioritaria dei cittadini. Ma che ne sa l’ex magistrato della democrazia e dell’importanza del voto? Ahimè, parlare di questo con la Finocchiaro è come parlare al muro. Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sul pressapochismo della senatrice, ieri ne ha avuto la prova.

    Mettendo insieme i vari addendi, non è difficile concludere che ieri al Senato abbiamo assistito ad una prova di colpo di Stato. A parti invertite, così la chiamerebbe, infatti, l’opposizione. E dunque chiamiamola in questo modo anche noi.

    Nemmeno il senatore dell’Udc D’Alia, abituato a discettare spaccando il capello, ha avuto qualcosa da ridire, come se non si fosse accorto di nulla. Solo un senatore di Alleanza per l’Italia (di cui purtroppo non ricordo il nome, ma lo lodo), pur votando contro la fiducia, ha tenuto a condannare l’esibizione istrionica e folle di Di Pietro e dei suoi. A vederli in tv, spaparanzati sui banchi del governo, sembravano tanti zombi allucinati ed idioti. Ammorbati di irresponsabilità.

    Dunque: questo è ciò che passa per la testa all’opposizione. Continui vulnus alla democrazia. Sfrontatamente. Con arroganza. Con follia. Sarebbe bene che l’ex capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, dicesse qualcosa su ciò che ieri è accaduto, e meditasse sui sospetti di colpo di Stato che gli attraversarono la mente negli anni 1992/1993. Berlusconi non può che essere escluso da quei sospetti, perché se è vero che vinse le elezioni, è vero pure che Scalfaro lo fece fuori in sei mesi. Nessun potere forte stava perciò dietro Berlusconi.

    Tolto lui, veda un po’ Ciampi chi resta. E raffronti i fatti di allora con ciò che è successo al Senato ieri. C’è un filo logico. Ci sono comportamenti che hanno la stessa matrice giacobina. Non si nasconde certo nella maggioranza la voglia di colpo di Stato. La maggioranza il consenso se lo guadagna con il voto popolare.

    Si domandi Ciampi chi è, invece, che vorrebbe andare al governo a prescindere dalla volontà dei cittadini.
    Si svegli dal lungo sonno.

    Intanto, vediamo se qualche editorialista, invece di tingere a lutto il proprio giornale, avrà il coraggio di prendere le distanze dal gesto scellerato di Di Pietro.

    Il provvedimento passa all’esame della Camera, dove a presiedere ci sarà Fini. Se Di Pietro ci riproverà, saprà Fini tenergli testa come ha fatto Schifani? Staremo a vedere. Il film non è ancora finito.

    Il Legno storto, quotidiano online - Politica, Attualità, Cultura
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Parliamo di intercettazioni?

    Sì, parliamo di intercettazioni, anche se a dire il vero ormai non se ne può più di questo argomento che ha sollevato polemiche in parte comprensibili - ed in effetti si è arrivati ad un miglioramento del testo originario - e polemiche sollevate ad arte, per creare caciara, dai soliti noti. Io francamente non credo che questa legge sia al primo posto nel desideri dei cittadini, ma coloro che sono dotati di buon senso dovrebbero convenire sul fatto che, di fronte agli abusi, se non a vere e proprie violazioni di legge, bisogna innalzare degli argini seri e severi. Al posto della maggioranza non avrei posto la fiducia, men che meno al Senato, ove i numeri sono solidissimi, ma di fronte all'ostruzionismo, in effetti, si può anche agire con durezza necessaria. Avrei anche ammorbidito alcuni meccanismi ferraginosi della legge, ad esempio aumentati a 5 i giorni di proroga, invece delle 72 ore. E tuttavia, rimango convinto che questa norma non sia affatto così detestabile e pericolosa per la libertà. Insomma, non siamo certo dinnanzi ad un attacco mortale alla democrazia, come invece vanno blaterando i giacobini giustizialisti con la bava alla bocca, i dipietristi, i giornalisti di sinistra. La tutela della cosiddetta "privacy" è inserita nella Costituzione tanto quanto gli altri diritti. Questa legge riequilibra la situazione, e non rappresenta uno scandalo. E' stata gestita male, questo sì, e qualcosina in più per migliorare il tutto si poteva anche fare, ma il dado è tratto e si deve andare avanti.

  4. #4
    .
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    Predefinito Rif: Parliamo di intercettazioni?

    Ammetto di non essere anche io particolarmente interessato al tema...comunque in generale credo che sia necessario vietare la pubblicazione (incluso riassunto) di intercettazioni riguardanti persone estranee alle indagini e che sia necessario punire fughe di notizie da parte dei giudici. Niente di più.
    Senatore Imperiale,Patrizio dell’Impero,Duca Duce di Parmula,Placentula et Guastallula,Sovrintendente agli ‘Mperial vitigni di Sangiovese,Vicecomandante del FICA.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Parliamo di intercettazioni?

    Le pagine bianche e i lutti sui quotidiani rappresentano un insulto alle vere tragedie di questo paese.

 

 

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