IL DRAMMA DEI DISOCCUPATI AL TEMPO DELLA CRISI
"50 anni, senza lavoro e disperato"
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LA LETTERA VERITA'
MILANO 10 maggio _ Un viaggio dentro la crisi fatto di storie comuni. Ecco la lettera-verità di un camionista cinquantenne rimasto senza lavoro scritta alla redazione di Quotidiano.net
''Ho cinquant’anni e sono veramente disperato non so più a chi rivolgermi. Da circa due anni sono alla ricerca di un lavoro. Passo le giornate a spedire curriculum, inviare e-mail e fax, peregrinare per uffici di Agenzie lavoro, di Collocamento ecc... ecc…A volte riesco procurarmi un appuntamento per fare un colloquio, ma non ricevo altro che porte in faccia. Ho il terrore dello squillo del telefono, di aprire la posta o rispondere al citofono di casa per paura di scoprire cosa o chi mi cerca. Esco di casa solo lo stretto necessario. Mi sono allontanato dagli amici. In famiglia viviamo in un costante stato di alta tensione. Presto perderò anche gli affetti più cari. Questa non è vita ma un inferno. Ora sono proprio arrivato alla fine è talmente tanta l'angoscia che non reggo più. Facevo l'autotrasportatore fino a due anni fa, quando l'attività comincia ad andare male. Un po’ per gli aumenti (gasolio, assicurazioni, autostrade ecc... ecc...), poi la crisi che ha investito tutti ed infine, l’azienda cui fornivo i servizi è fallita lasciandomi senza lavoro e con un mare di debiti sulle spalle. Mi hanno sequestrato il furgone, ho dovuto vendere anche l'auto perché non potevo più permettermela. Sono oppresso dai debiti,non so più dove sbattere la testa. Luce, gas e telefono, da un anno non pago l'affitto di casa ora è arrivato lo sfatto. Tempo fa qualcuno diceva che bisognava stringere la cinghia. Ma io quale cinghia devo stringere che non ho più neanche i pantaloni. Ho una moglie e due figli. Non sono tossicodipendente, mai fatto uso di droghe in vita mia. Non sono un alcolista ne un pregiudicato. Sono semplicemente un uomo di cinquant'anni disperato che ha perso tutto. E' proprio vero che l'esistenza di un disoccupato è una negazione al diritto di vivere peggiore della morte stessa perché nessuno ti da la possibilità di ricominciare e rimetterti nuovamente in gioco. Ho cercato di esprimere con le parole di cui sono capace la realtà della mia disagiata situazione spero fortemente di essere riuscito a comunicarla con esplicita chiarezza. Anche se con immenso imbarazzo, vivo nella speranza che l'anima misericordiosa legga quanto avevo da confidare. E spero riesca a trovare una soluzione a questo mio inferno e ridare un senso alla mia esistenza. Rimango in fiduciosa attesa di una risposta e ringrazio anticipatamente dal profondo del cuore tutti coloro che avranno avuto la sensibilità di leggere queste righe. Grazie, Giovanni''.
http://ilgiorno.ilsole24ore.com/2009...isperato.shtml




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