Quando le banche centrali creano “oceani di liquidità”, ecco come finisce
Di Francesco Simoncelli , il 22 gennaio 2015 8 Comment
Oggi è il fatidico giorno in cui lo zio Mario si dice debba decidere del futuro della zona Euro. Non so voi, mai io credo che il fato dell’Eurozona fosse segnato sin dalla sua nascita. In un modo o nell’altro questi esperimenti monetario finiscono allo stesso modo: nel caos finanziario. Sebbene il trattato di Maastricht restringa la capacità della BCE di acquistare direttamente debito pubblico dei Paesi europei, sono ormai quasi cinque anni che sta cercando di aggirare questo vincolo per soddisfare le necessità politiche di quegli apparati statali che in caso di fallimento farebbero crollare l’intera zona Euro. E’ dal marzo di quasi cinque anni fa, infatti, che si cerca di veicolare nell’immaginario collettivo l’esigenza impellente di raggiungere il presunto obiettivo della stabilità dei prezzi. Per raggiungere questo scopo, a quanto pare, c’è bisogno di stabilizzare le economie a livello aggregato attraverso l’acquisto del loro debito pubblico. Insomma, trasformare la BCE nella FED. ora che quest’ultima ha temporaneamente smesso di spalleggiare la zona Euro e alimentare le bolle sul suolo nazionale, la realtà economica sta entrando di prepotenza nei mercati finanziari cercando di riportare una certa sanità nella formazione dei vari prezzi. Ovviamente questa correzione non sarebbe esistita senza un precedente intervento da parte delle banche centrali, ma viene utilizzato come scusa per crocifiggere il fantasma della deflazione (quando invece quella che stiamo sperimentando è disinflazione) e giustificare le banche centrali a sostenere artificialmente entità privilegiate (come le banche commerciali e lo stato). Prendere di mira il tasso di inflazione o il PIL nominale e cercare di gonfiare le misure monetarie non è la strada verso la prosperità. Anzi. La miglior politica monetaria è nessuna politica monetaria.
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di Bill Bonner
Le azioni vengono scambiate a un nuovo record. Anche le opere d’arte hanno raggiunto un nuovo record.
Da Bloomberg:
Una scultura in gesso bianco alta quasi 6 piedi di Jeff Koons, raffigurante una donna con tre borse Hermes Birkin, è stata venduta a $4 milioni la scorsa notte ad un’asta di beneficenza a New York, il 60% in più rispetto ad opere simili in passato.Chaudhri ha torto su molte cose…
La vendita di “Gazing Ball” ha fatto segnare un bottino da $673 milioni per l’arte impressionista e moderna, ponendo le basi per una potenziale stagione da record se prezzi simili continueranno ad affiorare anche questa settimana.
“Sono estremamente rialzista sul mercato dell’arte,” ha detto Rajiv Chaudhri, presidente di Sunsara Capital LLC e collezionista d’arte, durante l’evento presso il ristorante Four Seasons di New York. “I prezzi continueranno a salire. C’è ancora tanta ricchezza privata da creare. L’arte è il bene supremo.”
In primo luogo la ricchezza privata è fasulla; viene fabbricata dalle banche centrali.
In secondo luogo l’arte non è l’asset definitivo, ma probabilmente uno superficiale e inaffidabile.
E in terzo luogo, il mercato dell’arte non andrà nel modo in cui lui immagina. Quando il denaro scorre via, gli appassionati saranno puniti: rimarranno bloccati coi loro acquisti.
Eppure Chaudhri ha ragione su una cosa: ci sono un sacco di soldi in giro.
Sì, i ricchi sono diventati molto più ricchi negli ultimi anni. L’1% ora possiede il 35% della ricchezza degli Stati Uniti. L’80% ne possiede solo l’11%.
Da dove viene tutto questo denaro?
Abbiamo visto gli effetti del QE sui bilanci dei titolari di asset del Paese: nel corso degli ultimi cinque anni il QE li ha premiati con un ammontare tra i $2.5 bilioni… e un massimo di $9 bilioni.
Ora, con così tanti spiccioli nelle loro tasche, i ricchi possono fare offerte per le creazioni di Jeff Koons… i condomini di Manhattan… o per quello che vogliono.
Ma anche con quanto detto non abbiamo risposto alla domanda: da dove viene tutto questo denaro?
Conoscete già la risposta: dalle banche centrali. E conoscete già da dove l’hanno preso: dal nulla.
Le banche centrali hanno creato oceani di liquidità. Come l’acqua, doveva andare da qualche parte. Nel nostro caso, è finito in azioni, immobili, opere d’arte… e tante altre cose.
E ora che il programma di QE negli Stati Uniti è ufficialmente in “pausa”, il Giappone e gli europei stanno prendendo il sopravvento.
“Il consiglio della BCE sostiene il salvataggio da €1 bilione”, era il titolo del Financial Times alla fine della scorsa settimana.
“Mario Draghi ha ottenuto il sostegno unanime dal consiglio direttivo della Banca Centrale Europea per iniettare €1 bilione e salvare l’economia della zona Euro dalla stagnazione”, continua l’articolo.
E ciò arriva sulla scia delle notevoli notizie dal Giappone.
La Banca del Giappone ha un nuovo governatore, Haruhiko Kuroda. A quanto pare è ancora più spericolato e ritardato rispetto al primo ministro Shinzo Abe.
Kuroda ha aumentato l’acquisto di asset da parte della banca centrale a ¥80 bilioni ($700 miliardi) l’anno. E parte di questa transazione comprende acquisti diretti di REIT giapponesi ed ETF. Il blog Real Time Economics ci dice:
In aggiunta alle obbligazioni, la BoJ sta investendo pesantemente negli asset privati […] acquistando azioni in forma di exchange-traded funds, o ETF, e titoli immobiliari attraverso fondi comuni di investimento, o J-REIT. Tali asset venivano acquistati anche prima, ma ora verranno triplicati. Le cifre sono piccole rispetto agli acquisti di JGB — ¥3 bilioni per gli ETF, ¥90 miliardi di J-REIT — ma possono avere una grande influenza sui mercati.“Ehi… volete un po’ di effetto ricchezza? Ve lo diamo noi l’effetto ricchezza!”
I giapponesi sono pionieri — almeno nel mondo delle politiche finanziarie suicide. Quindi non passerà molto tempo prima che la FED ritorni nel business della stampa di denaro.
Molto probabilmente aspetterà che il mercato azionario vada nel panico. Poi potrebbe iniziare l’acquisto di azioni… in modo diretto.
Il mercato azionario statunitense crollerà perché c’è sempre meno denaro a sostegno. I $3.6 bilioni in QE hanno contribuito a spingere verso l’alto l’indice S&P 500 del 200% dal suo minimo del 9 marzo 2009.
Ma ora il QE, come abbiamo detto prima, è in “pausa”. E le operazioni di stampa di denaro in Giappone e in Europa probabilmente non riusciranno a raggiungere abbastanza in fretta gli Stati Uniti per mantenerli a galla.
Al contrario, la liquidità si prosciugherà — a poco a poco… e poi improvvisamente.
Non solo è finito il QE, ma è finita anche la grande spinta che gli Stati Uniti hanno usato per avere deficit commerciali.
Al suo apice, il deficit delle partite correnti degli Stati Uniti aveva raggiunto gli $800 miliardi. Tale denaro è uscito dagli Stati Uniti per acquistare beni di produzione straniera.
Per interrompere l’apprezzamento delle valute estere rispetto al dollaro, le banche centrali straniere — in particolare la Banca Popolare Cinese — hanno dovuto stampare moneta per comprare questi dollari. Poi li hanno investiti di nuovo negli Stati Uniti. Questo era una specie di QE prima che arrivasse il QE vero e proprio, dice il nostro amicoRichard Duncan.
Gli Stati Uniti sono stati inondati da una marea di liquidità dagli stampatori d’oltremare. Questo è ciò che ha contribuito a gonfiare la bolla del mercato azionario nel 1999 e poi la bolla finanziaria e immobiliare nel 2008.
Ma anche questa è andata.
Il deficit delle partite correnti è quasi la metà rispetto a quello di una volta. E mentre l’industria petrolifera americana estrae sempre più petrolio dalla terra, ci saranno meno dollari diretti all’estero per acquistare energia e di conseguenza un deficit delle partite correnti più basso.
Questo significherà che gli stranieri acquisteranno meno asset statunitensi… e “l’eccesso di liquidità” farà galleggiare i prezzi degli asset. Il boom dell’energia non terrà a galla i prezzi degli asset; li aiuterà ad affondare.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: Johnny Cloaca's Freedonia
da Freedonia di Johnny Cloaca





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