Renzi si è rivelato un conservatore. Al di là delle balle elettorali e degli annunci, ha riproposto la stessa politica di prima. L’unica differenza è che oggi comanda lui e si intasca un profumato stipendio. Ma il bluff di Renzi insegna molto di più. Insegna che il riformismo - parola con cui il Pd si riempie la bocca da anni - non è altro che un cambiamento lento e marginale di un sistema fallito che si ritiene l’unico possibile. Col riformismo, il Pd non vuole cambiare il sistema vigente, lo vuole solo limare, vuole correggerne lo storture più gravi, le sfumature. Le riforme di cui parlano, alla fine - quando riescono a metterle in pratica - cambiano poco o nulla, dettagli. Così, nonostante le sbornie elettorali, nella vita reale dei cittadini, il riformismo è una parola vuota. Riformismo è quando gruppi elitari si alternano al potere promettendo a vanvera un cambiamento che non arriva mai. Dopo anni in cui la democrazia fallisce nel rinnovarsi davvero, si sta determinando una nuova frattura sociale. Da una parte chi accetta il sistema vigente, destra o sinistra non importa; si tratta di gente che sta al gioco e tra una lagna e l’altra continua a credere nella politica tradizionale. Oppure, come avviene nei paesi anglosassoni, si chiude negli affari propri e se ne frega. Dall’altra vi sono cittadini a cui questo sistema democratico non va bene, e lo vogliono cambiare dalle fondamenta e per davvero. Si tratta soprattutto degli esclusi, delle nuove generazioni e degli idealisti indomiti. Oggi, in Italia, i cinque stelle rappresentano questa crescente porzione di popolo che sta alzando la testa in tutta Europa. In futuro i poli saranno due, da una parte i conservatori (quello che rimane di destra e sinistra) dall’altra tutti coloro che sognano forme democratiche all’altezza dei tempi. Forme molto lontane dal sistema vigente e che richiedono quei cambiamenti veri e radicali che la vecchia politica pseudo populista renziana non riesce nemmeno ad immaginare.
Tommaso Merlo