Ambra, Silvano, Luciano, Davide, Irene, Cristina e Alice sono qui come ogni domenica, ma oggi è un giorno speciale.
Nella baracca del centro sociale il Pozzo alle Piagge, alla periferia di Firenze, Don Alessandro Santoro celebrerà la messa con tutta la comunità, e al momento dell'eucaristia farà girare fra la gente il calice con le ostie consacrate, ricordando che «Gesù chiama a sé per far venire fuori la verità di sé di ogni persona, qualunque essa sia».
E come ha sempre fatto, non chiederà a nessuno il «certificato» di omosessualità «per escludere» dal sacramento chi abbia fatto coming out. Oggi, però, è la prima domenica da quando è stata resa pubblica la lettera all?arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori - la seconda - con cui tre preti fiorentini (Don Giacomo Stinghi, Don Fabio Masi e lo stesso Santoro, più la suora domenicana Stefania Baldini) hanno dichiarato la loro scelta dell'«obiezione di coscienza» rispetto ai precetti della Chiesa sull'accesso ai sacramenti, prima di tutto la comunione, degli omosessuali cattolici.
Una differenza fondamentale, rispetto al "si faccia purché non si dica", tollerato dalle autorità ecclesiastiche, pronte a scendere in campo, però, quando la trasgressione diventa pubblica. E pur consapevole del rischio, ieri mattina alle Piagge Don Santoro non si è fermato.
I tre preti e la suora, ricordando l'evolversi della «visione antropologica» cristiana, i progressi della scienza e la nuova sensibilità dei credenti, hanno invitato la Chiesa a smettere di «considerare verità assolute quelle che poi dovrà considerare come un errore, come accaduto in passato».
E quindi, nella seconda missiva seguita alla replica di Betori («le iniziative personali che si distaccano dalla disciplina della Chiesa universale generano confusioni e fanno il male delle persone», aveva ammonito l'arcivescovo, rinviando alle norme del Catechismo), hanno annunciato di «porsi in obiezione di coscienza di fronte a quelle norme, per spingere tutti a riconsiderare la realtà».
Una sfida che ieri, alle Piagge, ha avuto come sponda alcune delle coppie di omosessuali che Santoro segue da tempo, e a cui ha aperto anche i corsi prematrimoniali per fidanzati. «Qui siamo stati accolti e ci siamo riavvicinati alla Chiesa da cui ci eravamo allontanati» dicono Luciano Tanganelli, 50 anni, e Davide Sapienza, 32, sposati civilmente a New York e di cui Santoro ha benedetto l'unione, genitori di due gemelli di 4 mesi.
«Da giovane ho vissuto la fede con convinzione, ma dai 15 anni, quando mi sono dichiarata, ho sentito addosso solo condanna», spiega Ambra Colacione, 21enne studentessa di Architettura, «ora finalmente faccio di nuovo la comunione, con uno spirito diverso e più convinto». «Non ci fosse stato Don Santoro» spiega Silvano Santi, studente 26enne, «sarei diventato valdese. Perché la Chiesa condanna chi ci ha riconquistato a lei?».




Rispondi Citando
