Aborto libero e libero amore




L’introduzione nell’immaginario collettivo di pseudo verità scientifiche è il primo passo di avvio per il susseguirsi di attacchi all’essere naturale della persona. Le evidenze, da sempre sotto gli occhi di tutti, con il metodo della finta-verità, cominciano a offuscarsi, il pensiero si stacca dai dati di realtà ed entra nel mondo parallelo della finzione. I concetti alterati, assorbiti passivamente, con il loro ripetersi in tutte le discipline e contesti come una filastrocca diventano un substrato del pensiero acritico. Tutta la disquisizione su embrione e bambino, negli anni Settanta del secolo scorso, aveva interrotto l’immagine della continuità della vita dell’essere. La dissacrazione della vita e l’intenzione di disconoscerne l’esistenza a partire dal momento della fecondazione aveva preparato e spianato la strada all’introduzione della legge sull’aborto. Ma se dubbi ancora andavano a persistere se ne mostravano i vantaggi: fine degli aborti clandestini che mettevano a repentaglio la vita delle madri nelle mani della mammane. Tristemente famosa la foto che immortala la Bonino mentre ne praticava uno per sollevare l’attenzione sulla necessità di salvaguardare la donna, usandone una in una condizione in cui igiene e riservatezza sicuramente non erano contemplati. Ma se restavano ancora dubbi, l’attenzione del pubblico veniva rivolta ai problemi economici delle famiglie nel sostenere la crescita di un altro figlio, la limitata libertà della madre di lavorare o seguire la propria carriera. L’interruzione volontaria della gravidanza in Italia è ormai garantita dalla legge 194/78. Di quanto sbandierato e promesso come buoni propostiti per rendere più fluida la pillola: educazione sessuale nelle scuole, disponibilità dei consultori familiare per la procreazione responsabile, prevenzione per le gravidanze indesiderate non se ne è visto più nulla che abbia avuto senso ed efficacia. E intanto quello che veniva presentato come “triste scelta” per le tracce che lascia nel corpo e nell’animo femminile, ora passa come un diritto della donna. L’aborto un diritto. La separazione tra sessualità e affettività, tra sessualità e responsabilità nei ragazzi e ragazze giovanissimi non avrebbe più reso la donna una donna-oggetto. Infatti, il corpo femminile, ora, è proprio “rispettato”: non si mostra certo ai limiti della pornografia per incentivare l’aquisto di oggetti di consumo; non si esibisce lungo le strade per essere venduto al primo che passa; non si sottopone a ritocchi e ritocchini per cancellare i segni dell’età; non si carica di ormoni per favorire ovulazioni multiple da “donare”; non si fa fecondare con semi “donati” da sconosciuti; non si separa dal figlio che ha generato su commissione. Intanto non sono scomparsi gli aborti clandestini e oggi in Lombardia come in altre regioni d’Italia crescono le “mamme bambine”. Il Servizio di accompagnamento genitorialità in adolescenza, curato da ospedale San Paolo, Università Bicocca, Asl della metropoli e Regione denuncia l’aumento del 75% delle gravidanze tra le ragazze di meno 15 anni. Il 64% delle quindicenni vive in condizioni socioeconomiche svantaggiate, il 31% ha vissuto episodi di trascuratezza e abusi, mentre il 60% è a rischio depressione. Troppo grandi per giocare, troppo piccole per essere madri in uno stato che sa essere inutile e dannoso a partire dai più giovani. M. De Loris

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