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Discussione: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

  1. #1
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    Predefinito La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    Speciale Libia: L'Italia Farà la Guerra per il Suo Gas. - Rischio Calcolato


    Quella che vedete qui sopra è un infografica degli interessi di Eni in Libia, il versante più importante è quello OVEST da dove parte il gasdotto che porta la preziosa materia prima in Italia. Cominciate a fare la conoscenza di GreenStream ovvero il nome di questa serie di tubi che da Meliah in Libia porta il Gas a Gela in Sicilia, e da li in tutta Italia.

    Peraltro Greenstream non si occupa solo del Gas Libico, ma anche di quello che proviene dalla tunisia.
    Quindi capite bene che ci troviamo di fronte ad una struttura assolutamente strategica della quale l’Italia non può fare a meno.
    Il punto è che la “liberazione” della Libia da Gheddafi ha prodotto un inferno ingovernabile e l’arrivo del sedicente Isis sulla costa nord della Libia. In particolare a Sirte:




    Quindi Rischio Calcolato ha deciso di aprire uno Speciale Libia, credeteci sarà il prossimo grande teatro di guerra e di instabilità.
    Non è impensabile che sia l’Italia stessa possa organizzare e effettuare una sua “missione di pace” per portare la democrazia sui tubi che compongono il GreenStream

    Potremmo sempre chiedere i danni al napuli che ci ha fatto sparare sui nostri coglioni per ordini ed interessi usraeliani. E persino francesi e personali di Sarkò, che è tutto dire.
    amaryllide and HiroTome like this.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #2
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    Predefinito Re: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    L?Italia Pronta alla Guerra in Libia contro l?ISIS - Rischio Calcolato


    I jihadisti dell’Isis in Libia, dopo aver conquistato la città di Derna, hanno ora preso possesso della città di Sirte e minacciano di avanzare su Misurata e poi soprattutto su Tripoli. Il ministro degli esteri italiano Gentiloni, dopo la notizia della presa di Sirte, ha dato ordine a tutti gli italiani rimasti, di abbandonare immediatamente il paese, dato che questo è completamente collassato e ci sono notizie di intelligence che danno per imminente un dilagare dei guerriglieri dell’ISIS e inoltre, con parole estremamente bellicose per la diplomazia italiana, ha detto che l’Italia è pronta a combattere e quindi ad intervenire sotto l’egida dell’Onu.
    Ma perché l’Italia dovrebbe intervenire? Per prima cosa per difendere i propri interessi strategici, soprattutto il gasdotto che da Tripoli porta il gas in Italia, come descritto bene da questo articolo di Rischio Calcolato e seconda cosa perché l’ISIS, attraverso i suoi account Twitter ha fin da subito minacciato di colpire l’Italia con dei missili scud, che presumibilmente potrebbero arrivare fino in Sicilia. Nella seguente mappa possiamo analizzare la situazione strategica in Libia:

    Come vedete, dopo Sirte i prossimi obiettivi del califfato sono la città di Misurata e poi la vecchia capitale Tripoli, mentre nell’ovest e ad est, il territorio è controllato dalle milizie militari laiche filoegiziane che a Tobruk hanno insediato l’unico governo riconosciuto a livello internazionale. La questione fondamentale è che Misurata e Tripoli sono parzialmente controllate dalle milizie islamiche dell’alleanza chiamata Alba Libica e quindi nei prossimi giorni capiremo se l’ISIS andrà allo scontro con queste o se invece ci sarà un’alleanza che porterà a chiudere un occhio all’avanzata dei jihadisti e quindi a lasciargli estendere il califfato su Tripoli e su Misurata. In tal caso è molto probabile che le milizie filoegiziane di Zintan intervengano.
    Presumibilmente il governo italiano starà ancora a guardare per un po’, ma uno dei seguenti avvenimenti potrebbe spingerlo ad intervenire rapidamente:
    1) Conquista di Misurata
    2) Attacco alla città di Tripoli
    3) Lancio di missile scud contro l’Italia
    4) Attentato islamico sul suolo italiano
    5) Sequestro di italiani in Libia
    Uno dei seguenti fatti darebbe sicuramente l’occasione al governo italiano di farsi autorizzare dalle Nazioni Unite un intervento militare. Se le milizie islamiche di Alba Libica si alleano con i jihadisti o vengono “incredibilmente” sconfitte, l’intervento italiano sarà molto probabile, se invece queste daranno battaglia al califfato, l’Italia potrebbe prendere tempo ed aspettare l’evolversi degli eventi.
    In caso di intervento è molto importante fare un quadro della situazione delle forze presenti in Libia:
    Milizie di Zintan: sono milizie laiche composte dai soldati vicini al decaduto governo di Gheddafi, sono fortemente appoggiate dall’Egitto a sua volta ormai divenuto filorusso. Presenti a Zintan, Tobruk e Bengasi
    Alba Libica: sono milizie islamiche leggermente più moderate dell’ISIS e sono appoggiate da Turchia e Qatar. Presenti a Tripoli e Misurata e a Sirte.
    ISIS: i guerriglieri che hanno giurato fedeltà al Califfato Islamico hanno la loro capitale in Libia a Derna ed ora hanno conquistato Sirte. Chi li appoggia rimane un mistero e rimandiamo all’articolo Chi c’è dietro l’ISIS?
    Ora, se Alba Libica dovesse misteriosamente perdere o cedere territorio all’ISIS, a noi ci sembrerebbe un po’ sospetto, e quindi potrebbe essere che sia stata finanziata un’alleanza islamica “non-ISIS” per farle conquistare città chiave per poi farle perdere terreno e fare vincere velocemente il Califfato. Se questo dovesse avvenire, i sospetti su chi ci sia dietro gli islamisti diventerebbero sempre più forti.
    Detto questo, come dovrebbe intervenire l’Italia? Probabilmente interverrà in alleanza con le milizie laiche di Zintan, quindi la nostra aeronautica farebbe dei raid contro i jihadisti e i nostri soldati presumo sbarcherebbero a Tobruk oppure a Tripoli in dei territori coperti dalle milizie laiche, oppure direttamente in Tunisia se questa dovesse appoggiare l’intervento italiano. Personalmente penso sia giusto intervenire in Libia per difendere i nostri interessi strategici e per evitare il rischio di essere colpiti da missili, ma come abbiamo scritto per la Giordania, questa potrebbe essere una trappola e l’Italia si troverebbe in una guerra ibrida difficile da gestire: l’opinione pubblica e il parlamento italiano saranno in grado di sopportare decine se non centinaia di soldati italiani uccisi? Saranno in grado di sopportare l’esplosione del debito pubblico per spese militari? Saranno in grado di sopportare di venire colpiti dall’interno con diversi attentati? La situazione potrebbe facilmente diventare questa, soprattutto se il nostro governo interverrà con un contingente limitato che potrebbe anche venire sconfitto, dato che si combatte con guerriglieri esperti.
    L’ISIS sembra essere come un agente patogeno con il quale se si viene a contatto si va in rovina e soprattutto, pensiamo bene agli schieramenti di cui abbiamo parlato sopra; pensate veramente che gli americani e i turchi staranno a guardare mentre sconfiggiamo gli islamisti e aiutiamo le milizie filoegiziane e quindi filorusse di Zintan a riprendersi il paese? Probabilmente no e questo significa che i miliziani islamici saranno segretamente ben riforniti e ben equipaggiati, in maniera tale da poter fronteggiare quasi alla pari gli italiani. Incredibilmente un piccolo intervento militare in Libia, potrebbe avere conseguenze enormi sulla stabilità del nostro paese e forse anche questo non è casuale e chi segue questo blog, penso intuisca di cosa stiamo parlando.
    Concludiamo dicendo che anche l’Italia si appresta ad entrare nella Terza Guerra Mondiale. Se interverrà con un piccolo contingente sarà un disastro; se intervento ci deve essere dovrà essere massiccio, altrimenti saremmo travolti e rischiamo di essere sconfitti, fare una figuraccia internazionale, vedere incrementare il debito pubblico per le spese militari e inoltre essere vittima di attentati interni. Conoscendo i nostri governanti e la loro capacità, non starei affatto tranquillo, sono riusciti a devastare il paese in tempo di pace, non voglio pensare in tempo di guerra
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  3. #3
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    Predefinito Re: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    Chi c'è dietro l'ISIS? | HESCATON

    In questi giorni sono sotto gli occhi di tutti gli orrori e le barbarie causate dallo Stato Islamico contro le minoranze degli Yazidi e dei Curdi. Il presidente Obama ha autorizzato recentemente dei raid contro i guerriglieri islamici ma a quanto pare senza alcun risultato considerevole. Ora questi si apprestano ad assaltare Baghdad, la capitale dell’Iraq e si avvicinano sempre più ad Erbil, importante città del Kurdistan iracheno; in molti temono enormi massacri. Inoltre l’ISIS attualmente controlla la frontiera con Libano e Giordania e nei giorni scorsi sono già stati i primi scontri con l’esercito libanese e questo, assieme alla blanda azione occidentale, mi ha fatto venire alcuni dubbi. Ad esempio, come mai l’Occidente non ha esitato a bombardare pesantemente Gheddafi appena questo ha attaccato il suo popolo oppure non ha esitato ad attaccare Saddam Hussein solo sulla presunzione che questo avesse armi chimiche ed invece adesso, con delle milizie terroriste che stanno attaccando lo stato iracheno legittimo, causando massacri e dolore, nessuno muove seriamente un dito? Inoltre un altro dubbio mi è venuto quando ho letto che l’ISIS ha iniziato ad attaccare il Libano proprio quando Israele è in guerra con Gaza e rischia un attacco dal nord da parte dei Libanesi, quasi sembra che l’ISIS paradossalmente stia andando in soccorso a Israele in questo caso. Ma detto questo, senza fare dello sterile complottismo, è abbastanza chiaro che l’ISIS non possa essere nato dal nulla senza un forte appoggio politico e finanziario altrimenti sarebbe stato già spazzato via. Ora, noi non sappiamo chi c’è dietro l’ISIS e dire di saperlo senza alcuna prova sarebbe solo fare del complottismo, però possiamo riflettere su chi potrebbe trarne dei vantaggi e quindi ipotizzare la sua mano dietro lo Stato Islamico e il nuovo Califfo. Personalmente mi sono venuti in mente tre entità statali che potrebbero trarre vantaggio dalla barbara espansione del Califfato:
    1) Qatar: recentemente gli Emirati Arabi, il Bahrain e l’Arabia Saudita hanno ritirato i propri ambasciatori dal Qatar perché questo ha infranto la clausola di non ingerenza negli affari interni dei paesi arabi, finanziando la Fratellanza Musulmana, Hamas, i jihadisti dell’ISIS e le milizie islamiche in Libia. Quindi abbiamo già il primo sospettato, un paese arabo ricchissimo direttamente finanziatore dell’estremismo islamico. Stando alle dichiarazioni dei jihadisti, i prossimi obiettivi dell’ISIS sono Giordania ed Arabia Saudita; possiamo quindi ipotizzare che il piccolo emirato si voglia sbarazzare degli ingombranti vicini per ricreare un vero e forte califfato, dove la guida potrebbe essere in seguito presa proprio dallo stesso Qatar. Quest’ultimo ha inoltre giocato un’ottima partita anche sul lato mediatico avendo costruito il più grosso network di informazione del mondo islamico, cioè Al-Jaazera.
    2) Israele: i complottisti accusano Israele di ogni cosa, noi lo mettiamo tra i sospettati, non per partito preso ma cercando di analizzare gli obiettivi di Israele. Oggi al governo di Israele ci sono i partiti più estremisti e nazionalisti e il sogno di questi movimenti è ricostruire la Grande Israele biblica, uno stato che andrebbe dal Sinai Egiziano, passando per la Giordania, il nord dell’Arabia Saudita, il Libano, parte dell’Iraq e della Siria. Caso strano l’Egitto è nel caos, Iraq e Siria sono sotto la conquista dei jihadisti islamici, Giordania, Libano e Arabia Saudita sono nel loro mirino. Quindi, mettetevi nei panni di Israele, se il vostro sogno è rifare la Grande Israele, potreste rifarla direttamente attaccando questi paesi? Chiaro che no, verreste condannati e isolati dalla comunità internazionale e attaccati dagli altri paesi islamici, quindi perché non finanziare proprio una formazione estremista islamica e farla combattere al posto vostro? Una volta che questi barbari avranno conquistato tutti questi paesi e magari dopo averli fatti infiltrare tra le file di Hamas e in Egitto, basterà far lanciare su Israele qualche attacco e Israele avrebbe il sostegno e l’approvazione dell’opinione pubblica mondiale nel far la guerra ai sanguinosi macellai dello Stato Islamico e potrebbe tranquillamente spazzarli via e occupare il territorio della Grande Israele. Ovviamente questa è solo un’ipotesi e ci vorranno anni per capire se è vera oppure no, ma è necessario monitorarla.
    3) Stati Uniti: tutte le persone che si informano su internet sicuramente sanno che ci sia l’accusa da parte di certi ambienti della controinformazione nei confronti degli Stati Uniti, che avrebbero in realtà favorito gli attentati dell’11 settembre per aver la scusa a iniziare nuove guerre. Noi non sappiamo se questo sia vero oppure no, ma non escludiamo a priori nessuna possibilità. Ma tornando ad oggi, perché l’espansione dell’ISIS servirebbe agli USA? A nostro avviso, il motivo principale potrebbe essere il petrolio ma non per possederlo ma proprio per bloccarne gran parte della produzione. L’Iraq è già un gran produttore di greggio e le recenti guerre hanno praticamente dimezzato la sua capacità estrattiva. Se Arabia Saudita, Iran ed Emirati verranno poi attaccati dall’ISIS, ci potrebbe essere proprio uno shock energetico, gli USA sono già autosufficienti e potrebbero vendere il proprio petrolio in Europa, azzoppando i principali avversari.
    Chi veramente sia il principale sostenitore dell’ISIS noi non possiamo saperlo ma alla luce di queste considerazioni possiamo monitorare gli avvenimenti futuri per capire i veri scopi dei finanziatori di questi terroristi. Non è da escludere che questi tre stati siano tutti sostenitori dell’ISIS, dato che i loro scopi possono anche coincidere, una Grande Israele circondata da un grande Califfato che favorisce il greggio americano e ostacola se non proprio combatte Russia e Cina. Un ricchissimo e forte Califfato Islamico potrebbe far la guerra a Russia e Cina al posto degli Stati Uniti (ricordiamoci che i Russi hanno già in casa i Ceceni e i Cinesi hanno gli Uiguri) e perché no, anche l’Europa amica-nemica degli USA potrebbe essere un bersaglio. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita verso Gennaio 2015.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #4
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    Predefinito Re: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    LIBIA, LA SITUAZIONE - CHE AGLI ITALIANI NON RACCONTANO - E' TERRIFICANTE: C'E' UN'ARMATA ISIS PRONTA A COLPIRE L'ITALIA

    sabato 14 febbraio 2015
    LIBIA - La minaccia dell'Isis è ormai arrivata alle porte dell'Europa. Fino a qualche settimana fa si trattava solo di una possibilità da scongiurare, ma con la caduta di Sirte nelle mani del Califfo nero, il timore si è trasformato in certezza. Con dirette minacce all'Italia, che si trova - dicono i jihadisti - a gittata di missile. Esagerazioni, però la Libia è un Paese sempre più fuori controllo, con una crescente presenza di organizzazioni terroristiche e 'un mix perfetto di armi, assenza di strutture dello Stato, terre e confini marittimi incontrollati, passaggio di profughi e migranti, risorse naturali e finanziarie, divisioni'. La minaccia terroristica è ormai 'a poche ore di navigazione dall'Italia', 'non la possiamo sottovalutare', ha confermato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Solo '200 miglia marine' separano i combattenti dell'Isis dal nostro Paese, ha sottolineato. La Libia è uno Stato 'fallito', l'Italia 'deve ragionare con l'Onu sul da farsi' ed 'è pronta a combattere nel quadro della legalità internazionale'.
    'C'è un'emergenza Libia. L'Italia è pronta a fare ancora di più, ma quella libica a fianco di quella ucraina è un'emergenza europea', ha evidenziato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Una situazione che preoccupa l'Occidente e deve riguardare l'intera Europa. L'allerta, ovviamente, è alta anche e soprattutto in Italia: l'ambasciata italiana in Libia ha fatto un 'pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese'.
    D'altra parte, le condizioni di sicurezza si sono deteriorate rapidamente. L'allarme non è più dettato solo da ragioni geopolitiche, interessi economici o per il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Una Libia frantumata e consegnata al caos è diventata terreno fertile per qaedisti e jihadisti. Già numerose cellule di al Qaida e decine di altri gruppi estremisti hanno messo le loro radici nel Paese. Da Derna, capitale del Califfato nero, fino a Tripoli. Ci sono i jihadisti locali e quelli arrivati dall'estero, sempre più numerosi e minacciosi.
    I combattenti stranieri sono 'centinaia', o forse più, secondo le stime degli esperti, provenienti da Egitto, Tunisia, Sudan, Algeria, Yemen, Nigeria e Mauritania. Moltissimi anche i palestinesi, come Abdalilah Qashtah, originario di Rafah e da tempo trasferitosi a Derna. E' stato ucciso giorni fa in una delle tante battaglie per il controllo del Nord-Est del Paese. Da una parte l'esercito locale, dall'altra gli uomini del califfo al Baghdadi. Lui stava con i jihadisti. Era arrivato 'insieme a decine di altri ragazzi di Gaza' attraverso uno dei tunnel lungo il confine egiziano. 'Migliaia', invece, sarebbero i sostenitori dell'Isis arrivati dall'estero che avrebbero utilizzato il territorio libico come luogo di transito per raggiungere la Turchia e da lì passare in Siria.
    Ecco un quadro della crescente presenza dell'Isis in Libia e dei rischi che pone, per Italia ed Europa.
    I CAMPI DI ADDESTRAMENTO
    Già nell'ottobre del 2014, il portavoce dello Stato maggiore dell'Esercito libico, Ahmed al Missmari, aveva lanciato l'allarme: gli islamisti di Ansar al Shariya ('Partigiani della Legge Islamica'), gruppo affiliato allo Stato islamico, hanno allestito 'campi di addestramento per combattenti stranieri' in Libia. Non solo a Derna, ma anche 'a Sirte e a Misurata'.
    Informazione confermata dall'intelligence Usa, che l'ha condivisa con gli 007 alleati. E altre basi jihadiste segrete si troverebbero a Sud, gestite da combattenti islamici in fuga dal conflitto in Mali. Qui, intere cellule armate avrebbero 'trasferito totalmente le loro attività': tra queste, ha confermato di recente Numan Bin Osman, presidente della Fondazione Quilliam, anche il gruppo Ansar al Din, attivo in Niger e in Mali, che conterebbe su circa 800 combattenti nella regione.
    LA GALASSIA DEI GRUPPI JIHADISTI
    D'altra parte, in Libia agiscono almeno tre grandi gruppi jihadisti vicini ad al Qaida. Gli uomini di Ansar al Shariya, oltre che a Derna, sono molto attivi anche a Bengasi (dove sono accusati della paternità dell'attentato al consolato americano in città, nel 2012, in cui è rimasto ucciso l'ex ambasciatore Usa Chris Stevens). Il loro leader sarebbe Sufyan ben Qumu, ex detenuto prima nel carcere di massima sicurezza di Guantanamo, poi in una prigione libica.
    Ma nella capitale del califfato islamico libico sono operativi anche l'esercito dei mujaheddin, la brigata Rafallah al Sahati e la Brigata dei Martiri del 17 Febbraio: tutti hanno deciso di aderire ai precetti di al Baghdadi. Gli altri due gruppi della grande galassia qaedista operativi in Libia sono l'Aqmi e l'El-Muwaqiin Bi Dam. Al Qaida nel Maghreb islamico, nato in Algeria come evoluzione del Gruppo salafita per la Predicazione e il Combattimento, è forse la più importante realtà del network del terrore attiva in Nordafrica e nel Sahel. El-Muwaqiin Bi Dam ('Coloro che firmano con il sangue') è guidato da Mokhtar Belmokhtar, mente dell'attacco del 2013 all'impianto di In Amenas, in Algeria, finito con oltre 50 morti. Entrambi i gruppi sono operativi in Cirenaica e nel Fezzan.
    'Ogni giorno che passa l'Isis è più forte', ha avvertito solo poco tempo fa Ali Nayed, ambasciatore libico presso gli Emirati Arabi Uniti e consigliere del premier Abdullah al Thani. 'Dopo avere messo piede in Libia nella città di Derna' adesso lo Stato islamico controlla 'sette centri urbani' e da questi ha iniziato 'operazioni militari contro 12 luoghi abitati', puntando ad estendere i territori che controlla.
    L'OFFENSIVA IN CORSO: LA CADUTA DI SIRTE E NAWFALIYA
    In breve tempo i jihadisti sono riusciti a conquistare anche Sirte. Sono entrati in città nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 febbraio, hanno stabilito il loro quartier generale in un edificio nel centro città, hanno occupato le sedi di radio ed emittenti locali che, da allora, hanno cominciato a diffondere e trasmettere proclami del califfo al Baghdadi. L'assenza di una qualsiasi autorità di governo ha agevolato le loro operazioni, ma gli equilibri a Sirte restano fragili. La città ospita anche altre organizzazioni estremiste, come Ansar al Shariya e le milizie di Fajr Libia, con le quali l'Isis dovrà trovare il modo di convivere. L'offensiva di lunedì nella città di Nawfaliya, 120 chilometri a Est di Sirte, conferma l'ascesa dello Stato islamico.
    Nelle stesse ore in cui l'Onu stava tentando una difficile mediazione di pace a Ginevra, la città è caduta rapidamente nelle mani dei sostenitori di al Baghdadi. Stando alle fonti del sito 'World akhabar', i jihadisti sono arrivati 'su 80 mezzi armati e con le bandiere nere' dell'organizzazione, hanno preso d'assedio il centro abitato, e ingaggiato 'uno scontro a fuoco con le forze al Shouruq', gruppo appartenente alle milizie islamiste 'Fajr Libia' che fanno capo al governo islamico parallelo di Tripoli, a sua volta in guerra con l'esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale trasferitosi a Tobruk. I jihadisti hanno intimato ai residenti di eleggere come loro comandante Abu Talha al Tunisi, già emiro del califfato nella provincia di al Fezzan.
    IL PETROLIO E I FINANZIAMENTI PER I TERRORISTI
    La città di Nawfaliya si trova nella regione petrolifera di al Hilal, che comprende i terminal di Ras Lanouf, Brega e al Sedra; quest'ultimo, controllato dalle milizie di Fajr Libia, dista appena 60 chilometri da Nawfaliya ed è considerato il principale snodo marittimo del Paese per l'esportazione di petrolio. Nelle ultime ore, i jihadisti hanno attaccato i pozzi di El Bahi, nell'area di Raf Lanouf, e di El Dahra, a Sud-Ovest, dopo l'offensiva dello scorso 4 febbraio al sito petrolifero libico-francese di al Mabrouk. Evidente l'obiettivo dell'Isis: i sostenitori del Califfo 'stanno cercando di garantirsi i finanziamenti per coprire le loro spese militari', hanno notato alcuni osservatori. Da una parte il petrolio, dall'altra i sequestri di persona e il tentativo di entrare nel business del traffico di essere umani. Mancano ancora conferme ufficiali, ma sono sempre più insistenti le informazioni sulla decapitazione di 21 cristiani egiziani, rapiti intorno a Capodanno nel Paese. Il massacro è stato annunciato su Twitter da siti riconducibili al braccio libico dello Stato islamico, spingendo il governo del Cairo a chiedere ai propri cittadini di lasciare immediatamente la Libia.
    L'IMMIGRAZIONE E I RISCHI PER L'EUROPA
    L'attività per il finanziamento delle operazioni terroristiche, rilevata da tempo dai servizi di intelligence nordafricani, è stata condivisa con i colleghi dei Paesi europei. Anche gli esperti italiani sono da tempo al lavoro per seguirne i percorsi e tracciarne i movimenti. Sotto la lente d'ingrandimento è finito, inevitabilmente, il dramma degli immigrati clandestini. Ma, soprattutto, chi sta dietro alle tragedie del mare. A gestire il traffico di essere umani per i jihadisti, in regime di monopolio o in accordo con altri gruppi, sarebbe Abdel Raouf Kara, leader di una milizia di oltre mille uomini. Particolarmente alta l'attenzione all'area di Bengasi, considerata centro di raccolta nevralgico per i migranti che vogliono raggiungere l'Europa dalla Libia.
    Alcuni esperti ritengono che l'infiltrazione di esponenti dello Stato islamico nel Vecchio Continente, attraverso i barconi dei disperati, sia ancora poco realistica ma non da scartare del tutto. E se è vero che, come affermato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, 'nessun Paese democratico può avallare alcuna confusione fra fenomeni migratori e terroristici e diffondere l'idea che dietro i barconi di disperati che approdano sulle nostre coste si annidi il terrorista col kalashnikov', resta il potenziale pericolo della possibile presenza a bordo delle carrette del mare dei cosiddetti lupi solitari, che con gli italiani di seconda e terza generazione rappresentano la principale fonte di preoccupazione per la sicurezza del nostro Paese.
    Superato il tempo degli accordi conclusi nel 2008 tra l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il colonnello Muammar Gheddafi per il controllo dei flussi migratori - accordo da più parti contestato -, l'attività di prevenzione e controllo nel Mediterraneo è stata affidata prima alla missione italiana Mare Nostrum, poi a quella europea Triton. Quest'ultima si è però rivelata del tutto insufficiente a sgomberare quello che solo poche settimane fa Papa Francesco ha definito 'un orizzonte di ombre e di pericoli che preoccupano l'umanità'.

    il Nord quotidiano
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    Predefinito Re: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    ITALIA: 5 DIVISIONI IN LIBIA

    domenica 15 febbraio 2015
    ''L'Italia e' pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell'area, europei e dell'Africa del Nord, per fermare l'avanzata del Califfato che e' arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto piu' da vicino e in cui il rischio di deterioramento e' molto piu' preoccupante per l'Italia, la nostra missione puo' essere significativa e impegnativa, anche numericamente''. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervistata dal Messaggero, dice: ''Ne discutiamo da mesi, ma ora l'intervento e' diventato urgente''. ''Mezzi, composizione e regole d'ingaggio li decideremo con gli alleati in base allo spirito e al mandato della missione Onu'', spiega. ''In Libia, eliminato il tappo Gheddafi, le tensioni sottostanti sono esplose'', aggiunge, e ora ''bisogna fare come nei Balcani, dove per scongiurare la bonifica etnica abbiamo invitato decine di migliaia di uomini e abbiamo contingenti dopo vent'anni per stabilizzare territorio''. Quanto al potenziale del Califfato, qualche mese erano stati stimati 25mila combattenti, ora secondo il ministro ''potrebbero essere 30mila o anche piu''', e sugli armamenti ricorda ''i momenti d'ombra'' sulla sorte della armi di Gheddafi

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    Predefinito Re: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    LIBIA, LA SITUAZIONE - CHE AGLI ITALIANI NON RACCONTANO - E' TERRIFICANTE: C'E' UN'ARMATA ISIS PRONTA A COLPIRE L'ITALIA

    sabato 14 febbraio 2015
    LIBIA - La minaccia dell'Isis è ormai arrivata alle porte dell'Europa. Fino a qualche settimana fa si trattava solo di una possibilità da scongiurare, ma con la caduta di Sirte nelle mani del Califfo nero, il timore si è trasformato in certezza. Con dirette minacce all'Italia, che si trova - dicono i jihadisti - a gittata di missile. Esagerazioni, però la Libia è un Paese sempre più fuori controllo, con una crescente presenza di organizzazioni terroristiche e 'un mix perfetto di armi, assenza di strutture dello Stato, terre e confini marittimi incontrollati, passaggio di profughi e migranti, risorse naturali e finanziarie, divisioni'. La minaccia terroristica è ormai 'a poche ore di navigazione dall'Italia', 'non la possiamo sottovalutare', ha confermato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Solo '200 miglia marine' separano i combattenti dell'Isis dal nostro Paese, ha sottolineato. La Libia è uno Stato 'fallito', l'Italia 'deve ragionare con l'Onu sul da farsi' ed 'è pronta a combattere nel quadro della legalità internazionale'.
    'C'è un'emergenza Libia. L'Italia è pronta a fare ancora di più, ma quella libica a fianco di quella ucraina è un'emergenza europea', ha evidenziato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Una situazione che preoccupa l'Occidente e deve riguardare l'intera Europa. L'allerta, ovviamente, è alta anche e soprattutto in Italia: l'ambasciata italiana in Libia ha fatto un 'pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese'.
    D'altra parte, le condizioni di sicurezza si sono deteriorate rapidamente. L'allarme non è più dettato solo da ragioni geopolitiche, interessi economici o per il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Una Libia frantumata e consegnata al caos è diventata terreno fertile per qaedisti e jihadisti. Già numerose cellule di al Qaida e decine di altri gruppi estremisti hanno messo le loro radici nel Paese. Da Derna, capitale del Califfato nero, fino a Tripoli. Ci sono i jihadisti locali e quelli arrivati dall'estero, sempre più numerosi e minacciosi.
    I combattenti stranieri sono 'centinaia', o forse più, secondo le stime degli esperti, provenienti da Egitto, Tunisia, Sudan, Algeria, Yemen, Nigeria e Mauritania. Moltissimi anche i palestinesi, come Abdalilah Qashtah, originario di Rafah e da tempo trasferitosi a Derna. E' stato ucciso giorni fa in una delle tante battaglie per il controllo del Nord-Est del Paese. Da una parte l'esercito locale, dall'altra gli uomini del califfo al Baghdadi. Lui stava con i jihadisti. Era arrivato 'insieme a decine di altri ragazzi di Gaza' attraverso uno dei tunnel lungo il confine egiziano. 'Migliaia', invece, sarebbero i sostenitori dell'Isis arrivati dall'estero che avrebbero utilizzato il territorio libico come luogo di transito per raggiungere la Turchia e da lì passare in Siria.
    Ecco un quadro della crescente presenza dell'Isis in Libia e dei rischi che pone, per Italia ed Europa.
    I CAMPI DI ADDESTRAMENTO
    Già nell'ottobre del 2014, il portavoce dello Stato maggiore dell'Esercito libico, Ahmed al Missmari, aveva lanciato l'allarme: gli islamisti di Ansar al Shariya ('Partigiani della Legge Islamica'), gruppo affiliato allo Stato islamico, hanno allestito 'campi di addestramento per combattenti stranieri' in Libia. Non solo a Derna, ma anche 'a Sirte e a Misurata'.
    Informazione confermata dall'intelligence Usa, che l'ha condivisa con gli 007 alleati. E altre basi jihadiste segrete si troverebbero a Sud, gestite da combattenti islamici in fuga dal conflitto in Mali. Qui, intere cellule armate avrebbero 'trasferito totalmente le loro attività': tra queste, ha confermato di recente Numan Bin Osman, presidente della Fondazione Quilliam, anche il gruppo Ansar al Din, attivo in Niger e in Mali, che conterebbe su circa 800 combattenti nella regione.
    LA GALASSIA DEI GRUPPI JIHADISTI
    D'altra parte, in Libia agiscono almeno tre grandi gruppi jihadisti vicini ad al Qaida. Gli uomini di Ansar al Shariya, oltre che a Derna, sono molto attivi anche a Bengasi (dove sono accusati della paternità dell'attentato al consolato americano in città, nel 2012, in cui è rimasto ucciso l'ex ambasciatore Usa Chris Stevens). Il loro leader sarebbe Sufyan ben Qumu, ex detenuto prima nel carcere di massima sicurezza di Guantanamo, poi in una prigione libica.
    Ma nella capitale del califfato islamico libico sono operativi anche l'esercito dei mujaheddin, la brigata Rafallah al Sahati e la Brigata dei Martiri del 17 Febbraio: tutti hanno deciso di aderire ai precetti di al Baghdadi. Gli altri due gruppi della grande galassia qaedista operativi in Libia sono l'Aqmi e l'El-Muwaqiin Bi Dam. Al Qaida nel Maghreb islamico, nato in Algeria come evoluzione del Gruppo salafita per la Predicazione e il Combattimento, è forse la più importante realtà del network del terrore attiva in Nordafrica e nel Sahel. El-Muwaqiin Bi Dam ('Coloro che firmano con il sangue') è guidato da Mokhtar Belmokhtar, mente dell'attacco del 2013 all'impianto di In Amenas, in Algeria, finito con oltre 50 morti. Entrambi i gruppi sono operativi in Cirenaica e nel Fezzan.
    'Ogni giorno che passa l'Isis è più forte', ha avvertito solo poco tempo fa Ali Nayed, ambasciatore libico presso gli Emirati Arabi Uniti e consigliere del premier Abdullah al Thani. 'Dopo avere messo piede in Libia nella città di Derna' adesso lo Stato islamico controlla 'sette centri urbani' e da questi ha iniziato 'operazioni militari contro 12 luoghi abitati', puntando ad estendere i territori che controlla.
    L'OFFENSIVA IN CORSO: LA CADUTA DI SIRTE E NAWFALIYA
    In breve tempo i jihadisti sono riusciti a conquistare anche Sirte. Sono entrati in città nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 febbraio, hanno stabilito il loro quartier generale in un edificio nel centro città, hanno occupato le sedi di radio ed emittenti locali che, da allora, hanno cominciato a diffondere e trasmettere proclami del califfo al Baghdadi. L'assenza di una qualsiasi autorità di governo ha agevolato le loro operazioni, ma gli equilibri a Sirte restano fragili. La città ospita anche altre organizzazioni estremiste, come Ansar al Shariya e le milizie di Fajr Libia, con le quali l'Isis dovrà trovare il modo di convivere. L'offensiva di lunedì nella città di Nawfaliya, 120 chilometri a Est di Sirte, conferma l'ascesa dello Stato islamico.
    Nelle stesse ore in cui l'Onu stava tentando una difficile mediazione di pace a Ginevra, la città è caduta rapidamente nelle mani dei sostenitori di al Baghdadi. Stando alle fonti del sito 'World akhabar', i jihadisti sono arrivati 'su 80 mezzi armati e con le bandiere nere' dell'organizzazione, hanno preso d'assedio il centro abitato, e ingaggiato 'uno scontro a fuoco con le forze al Shouruq', gruppo appartenente alle milizie islamiste 'Fajr Libia' che fanno capo al governo islamico parallelo di Tripoli, a sua volta in guerra con l'esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale trasferitosi a Tobruk. I jihadisti hanno intimato ai residenti di eleggere come loro comandante Abu Talha al Tunisi, già emiro del califfato nella provincia di al Fezzan.
    IL PETROLIO E I FINANZIAMENTI PER I TERRORISTI
    La città di Nawfaliya si trova nella regione petrolifera di al Hilal, che comprende i terminal di Ras Lanouf, Brega e al Sedra; quest'ultimo, controllato dalle milizie di Fajr Libia, dista appena 60 chilometri da Nawfaliya ed è considerato il principale snodo marittimo del Paese per l'esportazione di petrolio. Nelle ultime ore, i jihadisti hanno attaccato i pozzi di El Bahi, nell'area di Raf Lanouf, e di El Dahra, a Sud-Ovest, dopo l'offensiva dello scorso 4 febbraio al sito petrolifero libico-francese di al Mabrouk. Evidente l'obiettivo dell'Isis: i sostenitori del Califfo 'stanno cercando di garantirsi i finanziamenti per coprire le loro spese militari', hanno notato alcuni osservatori. Da una parte il petrolio, dall'altra i sequestri di persona e il tentativo di entrare nel business del traffico di essere umani. Mancano ancora conferme ufficiali, ma sono sempre più insistenti le informazioni sulla decapitazione di 21 cristiani egiziani, rapiti intorno a Capodanno nel Paese. Il massacro è stato annunciato su Twitter da siti riconducibili al braccio libico dello Stato islamico, spingendo il governo del Cairo a chiedere ai propri cittadini di lasciare immediatamente la Libia.
    L'IMMIGRAZIONE E I RISCHI PER L'EUROPA
    L'attività per il finanziamento delle operazioni terroristiche, rilevata da tempo dai servizi di intelligence nordafricani, è stata condivisa con i colleghi dei Paesi europei. Anche gli esperti italiani sono da tempo al lavoro per seguirne i percorsi e tracciarne i movimenti. Sotto la lente d'ingrandimento è finito, inevitabilmente, il dramma degli immigrati clandestini. Ma, soprattutto, chi sta dietro alle tragedie del mare. A gestire il traffico di essere umani per i jihadisti, in regime di monopolio o in accordo con altri gruppi, sarebbe Abdel Raouf Kara, leader di una milizia di oltre mille uomini. Particolarmente alta l'attenzione all'area di Bengasi, considerata centro di raccolta nevralgico per i migranti che vogliono raggiungere l'Europa dalla Libia.
    Alcuni esperti ritengono che l'infiltrazione di esponenti dello Stato islamico nel Vecchio Continente, attraverso i barconi dei disperati, sia ancora poco realistica ma non da scartare del tutto. E se è vero che, come affermato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, 'nessun Paese democratico può avallare alcuna confusione fra fenomeni migratori e terroristici e diffondere l'idea che dietro i barconi di disperati che approdano sulle nostre coste si annidi il terrorista col kalashnikov', resta il potenziale pericolo della possibile presenza a bordo delle carrette del mare dei cosiddetti lupi solitari, che con gli italiani di seconda e terza generazione rappresentano la principale fonte di preoccupazione per la sicurezza del nostro Paese.
    Superato il tempo degli accordi conclusi nel 2008 tra l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il colonnello Muammar Gheddafi per il controllo dei flussi migratori - accordo da più parti contestato -, l'attività di prevenzione e controllo nel Mediterraneo è stata affidata prima alla missione italiana Mare Nostrum, poi a quella europea Triton. Quest'ultima si è però rivelata del tutto insufficiente a sgomberare quello che solo poche settimane fa Papa Francesco ha definito 'un orizzonte di ombre e di pericoli che preoccupano l'umanità'.

    il Nord quotidiano
    Che sparino. E colpiscano e inceneriscano.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #7
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    Predefinito Re: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    sink rome |

  8. #8
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    Predefinito Re: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    Aspettiamo impazienti un pò di movimento nella penisola .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  9. #9
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    Predefinito Re: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    Alleanza strategica con la Russia, in cambio "dell'uso" del porto di Trieste, che parrebbe interessargli. Là c'è qualcuno che sa come combattere il terrorismo....
    Per il resto della penisola, un califfato gli sta benissimo, sono o non sono orgogliosamente mediterranei?
    sklöpp & kanù

  10. #10
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    Predefinito Re: La Libia e l'imbecillità asservita dell'itaglia.

    sono o non sono orgogliosamente mediterranei?
    Esatto.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 15-02-15 alle 23:20
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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