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Discussione: [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

  1. #1
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    Predefinito [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

    Coming Soon.

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  2. #2
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    Predefinito Re: [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

    UCRONIA
    NASCITA DELLA RUMANIA - NUOVA BISANZIO

    Sette Ottobre 1571:
    Battaglia di Lepanto tra le flotte dell'alleanza cattolica e dell'Impero Ottomano.

    La vittoria cristiana è schiacciante, la flotta ottomana viene interamente distrutta, prima dalla flotta confederata delle potenze cristiane e poi da una tempesta che ne disperde le rimanenti squadre nella settimana seguente.

    Gli eventi vengono visti dal mondo cristiano come un segno della potenza e del favore di Dio verso la loro causa.


    Il Pontefice indice una nuova Crociata, la Decima, per liberare Costantinopoli e restaurare l'Impero Romano d'Oriente, ovviamente in una forma cattolica, chiamando però alla
    rivolta i fratelli ortodossi, promettendo loro libertà di culto, anche se in realtà mira alla Unione delle Due Chiese, fallita un secolo e mezzo prima.

    Il Sacro Romano Imperatore, Ferdinando d'Asburgo, accoglie la chiamata del Papa, rivendicando tutti i territori ungheresi persi dopo Mohacs, in quanto sovrano di quanto rimaneva del paese in mano cristiana.
    Dopo una fase di indecisione, in Dicembre, il pontefice invia una lettera segreta a Don Govanni d'Austria invitandolo ad accettare la corona di quel nuovo impero da costruire.
    In capo a tre settimane il giovane condottiero accetta nella stessa forma la richiesta del Papa, a patto che Pio V lo sollevi da ogni obbligo nei confronti del fratellastro.

    Per mezzo di Francesco Maria della Rovere, duca d'Urbino, il papa fa di meglio, inviandogli una Bolla Pontificia che annulla la sua nascita illegittima in ambito temporale e spirituale, parificandolo al Re di Spagna per le sua vittoria e le sue gesta di Capitano della Fede e Custode del Mare, titoli con cui il figlio di Carlo V verrà in seguito onorato publicamente dalla Corte Pontificia.

    Viene accettata la proposta di un avventuriero bizantino del Peloponneso, molto influente, di organizzare una grande ribellione nella regione, già percorsa da fermenti di rivolta.

    Le poche famiglie locali influenti di antica nobiltà bizantina decidono di aderire con molta circospezione alla rivolta, senza troppo compromettersi. Anche alcune famiglie di fanarioti di Costantinopoli vengono informate e tacciono, sebbene senza allinearsi alla ribellione contro il Sultano.

    Tutte le famiglie nobili italiane con origine o parentele nella aristocrazia bizantina forniscono uomini e denaro alla Chiesa Cattolica per la Crociata, con il Patto di Tivoli, steso dalla Cancelleria Pontificia e dai loro rappresentanti nel Marzo del 1572.


    In base ad esso il secondogenito delle famiglie in questione potevano assumere il cognome delle famiglie bizantine estinte nella loro rivendicandone il patrimonio e i possessi una volta restaurato l'Impero Romano d'Oriente.

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    Predefinito Re: [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

    {......}
    Lo stesso Pontefice decide di chiamarlo in questo modo, scartando la proposta di restaurare l'Impero Latino d'Oriente avanzata dal Re di Francia, che vantava diritti su quella corona.
    Questo rifiuto induce il Re di Francia a riallontarsi dalla Crociata, anche se alcuni dei suoi nobili, tra cui molti della famiglia Guisa decidono di prendere le insegne della crociata, una croce porpora su campo bianco.
    Per fortuna dei raccogliticci ribelli del Peloponneso, le truppe locali ottomane, piuttosto sconfidate dopo il disastro di Lepanto e prive di una flotta ad appoggiarle, sono sostanzialmente impotenti a reprimere la sollevazione, che infuria da Modone a Corinto, senza praticamente incontrare una seria resistenza.


    Entro il Gennaio 1572 la Morea è praticamente persa per il Sultano, assieme a zone della Tessaglia e della Beozia, praticamente abbandonate a loro stesse e percorse anche da avventurieri europei scesi dalla flotta crociata nelle acque del Golfo di Naupatto.
    La Sublime Porta, ancora potentissima, organizza febbrilmente una grande operazione di riconquista e la ricostruzione della sua flotta perduta, concentrando tutte le risorse del suo vasto impero, contando anche sulla rinascita di antichi conflitti tra le potenze cristiane, puntando a separare i confederati e a metterli l'uno contro l'altro con offerte diplomatiche e corruzioni nascoste.
    Il Sultano non si allarma più di tanta, sa che il suo impero è potente abbastanza da sconfiggere le potenze raccolte sotto il vessillo crociato e a maggior ragione i ribelli locali dei Balcani, anche perchè essi sono molto divisi e litigiosi tra di loro.
    In aggiunta a questo fatto molte grandi famiglie serbe e bulgare sono collegate a importanti funzionari della Corte del Sultano. La Sublime Porta ha spie e collaboratori ovunque in Grecia, Epiro, Albania, Rumelia, Tracia. Inoltre ha amici e deferenti alleati nelle regioni di Valacchia e Moldavia, oltre a controllare anche la Transilvania e larga parte dell'Ungheria dopo Mohacs, tenendo alla larga le forze di Casa D'Austria ai suoi confini settentrionali.


    Viene quindi avviata una imponente operazione di ricostruzione della flotta perduta a Lepanto, in tutti i cantieri disponibili nei domini mediterranei dell'Impero Ottomano.
    Il gran vizir Sokollu assicura il sultano che i cristiani verranno sconfitti, della qual cosa il successore di Solimano il Magnifico si dice convinto, tanto da inviare potenti rinforzi nell'area perduta e nuove galee di fresca costruzione alla flotta di venticinque galee di Alì Occhiali, unico ammiraglio ottomano rimasto in grado di schierare delle navi in mare aperto.
    Sprezzante, afferma di fronte ai suoi dignitari <Con questa vittoria i cristiani al massimo mi hanno bruciato la barba, con quelle che avremo noi strapperemo loro le braccia, questa volta. Ne sono certo.>


    In realtà la storia avrebbe mostrato che l'apogeo ottomano era arrivato ed era passato, ormai.


    Secondo la sua tradizionala politica, il Re di Francia passa sottobanco informazioni al sovrano di Turchia, senza farsi troppi problemi.
    Ad impedire il suo effettivo schierarsi sono piuttosto i gravi problemi religiosi e sociali del paese, che vive l'ultima turbolenta fase della dinastia dei Valois.
    Anche se Carlo IX era rimasto tentato dall'offerta di Venezia di fare affari ad un livello più alto e stipulare accordi più vincolanti con la Repubblica di San Marco, la Francia era rimasta fuori dalla confederazione cristiana, mantendendo la politica filoturca inaugurata da Re Francesco I, sempre in funzione antiasburgica, Alla Corte di Parigi si era persuasi del fatto che la sconfitta di Lepanto era militarmente di scarsa importanza per la potenza ottomana se non seguita da una strategia concreta che permettesse di sfruttarla.
    Strategia che avrebbe avuto come conseguenza il rafforzamento della potenza spagnola e austriaca.

    Una spia ottomana diffonde anche delle dicerie contro Don Giovanni d'Austria alla corte del Fratellastro Filippo II, del resto già diffidente nei confronti del brillante condottiero che lo metteva in ombra con i suoi successi.


    Ma la spia viene scoperta a fabbricare prove contro Don Giovanni, catturata e impiccata poco dopo.

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    Predefinito Re: [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

    L'ombroso sovrano spagnolo decide che il suo onore non può in alcun modo essere messo in discussione dopo questa scoperta e appoggia decisamente, rabbiosamente, costantemente, l'idea della Crociata, infondendo di questa idea tutte le sue strategie mediterranee, forzando anche la Repubblica di Genova, il Duca di Savoia, il Duca di Parma, il Duca di Mantova e quello di Modena, nonchè il Granduca di Toscana a partecipare alle forze di terra della crociata e a rafforzare le loro flotte in vista di una nuova campagna.


    La Spagna arruola una armata di quindicimila uomini per l'impresa, andando quasi incontro alla bancarotta, ma riuscendo a metterla in grado di operare per la guerra entro la primavera del 1572, con alla testa il Duca di Parma, Alessandro Farnese, zio e mentore di Don Giovanni d'Austria, che nel frattempo riceve altre ventisei galee, di fresca costruzione, per la sua flotta, che ha gettato l'ancora nel golfo di Lepanto e appoggia gli insorti di Macario Melisurgo, il geniale avventuriero che sapeva approfittare della rabbia dei contadini greci contro l'occupante, appoggiandolo anche contro le rimostranze di Venezia, che vedeva frustrate le sue aspirazioni sul controllo di Corone e Modone, perdute decenni prima a favore degli ottomani e adesso finite sotto il controllo del Metropolita di Pontoticocastro e Andravida, da lui eretta in capitale del Despotato di Morea e Mistrà, ricostituito nel Maggio del 1572 dopo la vittoria della Lega Santa nella battaglia di Argo (6 Maggio del 1572) contro le forze ottomane messe assieme dai governatori locali.


    Molti nobili europei discendenti dai Comneni (sia dal ramo imperiale sia dai MegaComneni di Trebisonda, attraverso i Gavra e gli Arianiti) e dai Paleologi (i Ducas e i Lascaris dei rami cadetti in linea femminile ancora vivi in Russia e in Italia, talvolta discendenti da illegittimi o per linea femminile) decidono di correre il rischio di arruolare milizie ortodosse con cui scorrere i confini ottomani in Crimea, o in Epiro e Albania, causando ulteriori problemi.


    Tra di loro spicca un Costantino Giorgio Lascaris che finirà per riuscire a diventare per alcuni anni capo di una rivolta sanguinosa in Moldavia (1572-1577) prima di finire ucciso in battaglia.

    Nel frattempo il sultano aveva rimesso assieme i pezzi della sua flotta disfatta a Lepanto, aggiungendo le poche galee superstiti ai contingenti provenienti dal Mar Nero, dalla zona di Cipro, dalla Flotta rimasta a guardia di Istanbul prima della battaglia perduta contro Don Giovanni.


    Papa Pio V non faceva economia di esortazioni ad essere duro contro gli ortodossi quanto lo si doveva essere contro i musulmani, ma Don Giovanni la pensava diversamente.


    Disceso finalmente a terra in Acarnania, presso Mesolongion con 10.000 uomini circa, sconfisse le truppe ottomane nella battaglia di Amfissa il 12 Aprile 1572, concesse nei territori caduti sotto il suo diretto controllo (pochi in verità) piena libertà di religione, ed impedì nei fatti la creazione di vescovati cattolici in Peloponneso, sebbene il Papa ne avesse costituiti ad Argo e a Mistrà subito dopo la proclamazione della Crociata.

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    Predefinito Re: [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

    Il Papa minacciò addirittura di scomunicarlo, ma poco dopo, a Maggio, si spense e venne rimpiazzato da Gregorio XIII, che la pensava come Don Giovanni, in merito.
    Riteneva infatti assai più pericolosa per la Chiesa la Riforma Protestante e aveva studiato attentamente le questioni dottrinarie che separavano cattolici ed ortodossi, ritenendo possibile un compromesso sul modello di quello uniate come base di nuova convivenza tra Roma e l'Ellade.


    Manuele Antonio Ducas Comneno, giovane nobile di origine bizantina risiedente alla sua corte, fu inviato presso Don Giovanni come possibile Despota di Morea, in opposizione al Metropolita, che intanto cresceva di importanza e di prestigio grazie anche alla sua astuta opera di propaganda che lo aveva reso molto noto e popolare in tutte le corti di Europa, persino in quella di Parigi e in quelle protestanti.
    In seguito a questa propaganda un gruppo di centinaio di scozzesi cattolici si metterà al servizio di Don Giovanni, portando alla nascita della futura Guardia Scozzese di Costantinopoli, la nuova Guardia Varega imperiale.
    Alla Lega Santa aderivano nel frattempo il Re di Polonia e quello di Portogallo, affiancandosi al Duca di Urbino e alla Repubblica di Lucca e al Marchese di Massa e Carrara.

    Mentre Giovanni marcia sino a Larissa senza più ostacoli, i veneziani decidono di riprendere il mare con la nuova flotta messa assieme nell'anno precedente, riconquistando Cefalonia, Zante, Leucade, Prevesa, sotto la guida di Sebastiano Venier prima e poi di Giovanni Francesco Mocenigo, subentrato al Venier ormai troppo stanco a causa dell'età.
    Il ritorno in città di Venier ridusse al silenzio il partito della pace con il Sultano, dando fiato a chi voleva invece costruire nuove galee e armare nuovi reggimenti per riconquistare Cipro e porre fine alle rivolte locali greche a Creta.


    Nel Luglio del 1572 scoppia una rivolta greca nella regione di Arta, attorno alla figura di Constantino Flavio Arianiti Lascaris e Manuele Bracangelo, che si autoproclamano Despoti dell'Epiro in contrasto tra loro e sostenuti a tratti dalla flotta pontificia guidata da Marcantonio Colonna, che saccheggia Patrasso dopo averla conquistata nell'Agosto 1572, venendo ferito gravemente durante lo scontro.


    Il 25 Agosto del 1572 le truppe cristiane guidate da Giovanni d'Austria sconfiggono nuovamente le truppe ottomane presso Calapenisso, in Tessaglia, aprendosi la strada verso l'Epiro, nel sostanziale disinteresse delle popolazioni locali, indecise tra i cattolici ancora odiati e gli oramai odiatissimi ottomani. Cadono nel frattempo Corinto, Atene, Euripo e infine Patrasso, ostinatamente difesa da una guarnigione turca forte di seimila uomini, di cui rimangono meno di trecento al momento della resa, interamente giustiziati subito dopo la caduta del forte.

    L'esercito crociato arriva alle porte di Arta in Settembre, stanco e con molte perdite, in cerca di vettovaglie e di risorse per riorganizzarsi, e Manuele Bracangelo, che nel frattempo aveva deposto il rivale e lo aveva fatto assassinare, decide di aprire le porte a Don Giovanni e riconoscersi suo sottoposto.

    In quei mesi la nuova flotta ottomana, forte di 150 galee riattraversa l' Egeo in direzione della Grecia meridionale in rivolta, mentre dalla Tracia un fortissimo esercito ottomano scende verso l'armata di Don Giovanni, raccogliendo nuove reclute lungo la sua marcia, arrivando ad 80.000 uomini ben dotati di cannoni, con i testa ben 10.000 giannizzeri.
    Spinto dai religiosi, il Sultano Selim II decide di mettersi alla testa del suo esercito, sebbene il comando viene affidato ad un gruppo di generali a controllare l'ormai alcolizzato imperatore ottomano.
    In sua assenza la politica interna viene di fatto gestita dalle cospirazioni delle donne dell'harem che avevano su di lui una sempre maggiore influenza.
    Gli affari del Sultano vengono gestiti da funzionari sempre più inclini alla corruzione, mentre il gran Visir Sokollu cerca di fare fronte al disastro che monta.
    Ma con crescenti difficoltà, sia con gli elementi più sospettosi della corte ottomana, che lo vedevano come un pericolo per il suo attivismo, sia per chi gli rinfacciava i troppi parenti influenti e spesso non convertiti all'islam.

    Il suo momento era oramai praticamente finito.

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    Predefinito Re: [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

    Alla caduta di Atene e Argo, comunque il sultano reagisce con un attacco isterico furioso e con l'ordine dell'immediato massacro di tutti i cristiani di Istanbul, che il consiglio di Sokollu aveva evitato per impedire che gli stati europei avessero una motivazione per attaccare l'Impero.


    Selim II decise di ordinare l'esecuzione del Visir (18 Agosto 1572) e fece immediamente ritorno a Costantinopoli, abbandonando completamente i suoi compiti di sovrano ritirandosi nell'harem.


    Migliaia e migliaia di cristiani di Costantinopoli vennero spietatamente massacrati, tra di essi esponenti dei Guliano, discendenti dei Paleologi, dei Lascaris, dei Cantacuzeno, uno dei quali, pretendente diretto all'eredità del ramo imperiale, il ricchissimo Andronico Cantacuzeno viene giustiziato in pubblico per terrorizzare i Fanarioti, il cui quartiere viene addirittura incendiato, scatenando anche una breve rivolta locale, soffocata nel sangue in pochi convulsi giorni.


    I fanarioti ricchi e decine di migliaia di cristiani ortodossi lasciano allora la capitale, piangendo e iniziando a considerare Don Giovanni come un possibile salvatore.
    Tra di loro il figlio del Cantacuzeno, banchiere di un certo successo come il padre sebbene giovanissimo. Andronico Cantacuzeno decise di raggiungere Don Giovanni assieme a Laurenzio Maurocordato e prese ad arruolare milizie grecoalbanesi e a finanziare l'idea di un Don Giovanni autonomo nuovo imperatore cristiano dei Balcani, restauratore di Bisanzio e difensore dei cattolici ad un tempo stesso.
    Sebbene le pretese di discendenza diretta dalle casate imperiali bizantine di certi capi locali fosse debolissima ed incerta, prendendo le mosse dalle decisioni del Papa in merito, Don Giovanni decise di accogliere nel suo seguito questi uomini ricchi e decisi, capaci di accrescere il suo potere indipendente dal fratellastro che ormai lo guardava ampiamente con sospetto e diede loro grandi cariche di sapore bizantino, conferite con larghezza.
    Giovanni Callimaco fu fatto Gran Logoteta, Michele Argiropulo Navarca e governatore di Ceo e Thermia (appena cadute in sua mano e tolta ai governatori ottomani) Manuele Ipsilante Comneno diviene Gran Domestico delle Scole o Gran Condottiero, alla testa di 1.000 giovani greci scelti.

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    Predefinito Re: [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

    Nel frattempo si aggrava la Questione Ugonotta in Francia e l'espansione del protestantesimo ai confini dei Paesi Bassi Spagnoli induce Filippo II a lasciare scoperto finanziariamente il fratellastro, dirigendo molti dei suoi fondi alle imprese del Duca d'Alba prima e di Alessandro Farnese poi. Ma senza mai ritirarsi completamente dal fianco di Giovanni di Bisanzio, come molti in Europa han preso a chiamarlo.

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    Predefinito Re: [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

    GLI ERRORI DI SELIM II
    Selim II commise un gravissimo errore, il vero potere era nelle mani del gran visir, che si era adoperato per consolidare i confini dell'impero non solo in Europa ma anche nella Penisola Araba, e in particolare nell'Hegiaz e nello Yemen.
    I suoi successi militari avevano regalato in quelle regioni fama e popolarità al Sultano e il controllo dei Luoghi Sacri dell'Islam, che furono poco dopo perduti per una sollevazione araba.
    La moglie di Sokollu, İsmihan, che aveva fatto iniziare la costruzione della Moschea Sokollu Mehmet Paşa Camii da Sinan fu giustiziata e la costruzione della Moschea sospesa, mentre i possessi del Visir venivano divisi tra generali a lui avversi.
    Alla testa del governo il Sultano vuole Kara Mustafa Pascia, l'assassino di Marcantonio Bragadin, causando l'ulteriore irrigidimento di Venezia nei confronti dell'Impero Ottomano.
    I veneziani stroncano la rivolta di Creta entro pochi mesi e sbarcano un contingente in Peloponneso, scacciando le guarnigioni turche da Cerigo e Maina, da Passavia e Monenvasia, dovendo però fermarsi di fronte alle milizie neobizantine di Matteo Costantino Paleologo, lontano discendente dei Despoti di Morea, arrivato da poco tempo dalla Spagna.
    La morte di Sokollu fece anche nascere ribellioni in Serbia e in Bosnia, dove l'elemento ortodosso e quello ottomano erano pacificati dal fatto che il giustiziato, di nascita ortodossa, aveva parenti importantissimi in seno alle gerarchie civili e religiose locali. A Pec il patriarca ortodosso, parente del Visir giustiziato esortò la cittadinanza alla ribellione e al massacro dei musulmani locali.


    Dopo la battaglia di Acropilo (23 Settembre 1572) cadono Nauplia e le roccaforti musulmane della regione, determinando la fine del dominio ottomano in Peloponneso dopo oltre centodieci anni di durata.
    La flotta spagnola espugna a fine Settembre anche le isole di Salamina ed Egina, chiudendo fuori dal golfo di Atene le squadre ottomane.
    Una settimana dopo, però, i turchi ripresero gli attacchi contro la flotta spagnola, che si faceva esitante.
    Presto fu il cambio di stagione a impedire ogni ulteriore manovra.
    L'inverno tra il 1572 e il 1573 fu durissimo, paralizzando entrambi gli schieramenti con una furiosa serie di tempeste e di gelate, che impedirono ogni movimento ai grandi eserciti, dando agio alle diplomazie di muoversi invece con pieno impulso.


    La sostanziale inazione di Filippo II timoroso di agevolare la rinascita di Venezia e di un potente stato cristiano nel Mediterraneo Orientale lo espose al ridicolo e alle accuse di disonore agli occhi del Pontefice e del Mondo Cristiano.

    Il Re di Spagna doveva confrontarsi con tutta una serie di questioni reali che lo allontanavano dal Mediterraneo Orientale.
    Aveva pressanti questioni in Portogallo, su cui vantava diritti ereditari e che la Casa di Avis stava avviando ad una serie di avventure che sarebbero culminate in un disastro senza precedenti.


    La politica di Carlo IX di Francia che cercava di convincere Venezia alla pace separata con il Sultano, urtava con la necessità di indebolire la Serenissima che Filippo desiderava ardentemente conseguire.


    Inoltre il Re di Spagna aveva bisogno di acquisire nuove posizioni di forza in Francia, dove il confronto esploso tra ugonotti e cattolici, spalleggiati dalla Spagna, minacciava di espandersi nelle stesse Fiandre Spagnole, dove Guglielmo di Orange assumeva la figura di condottiero della Causa Protestante in opposizione al suo sovrano cattolico.


    Filippo II rimarcava in ogni occasione il suo diritto di controllare l'Italia ignorando completamente le necessità del pontefice e dell'Imperatore, cercando di acquisire una completa egemonia sull'Europa, senza disperdere troppe risorse e spendere troppo denaro, evitando la bancarotta che ormai era uno spettro concreto, vista la mancanza di controllo fiscale sui suoi stati a parte la Castiglia.

    Il fiume di metalli preziosi che dall'Impero stava investendo la Spagna in effetti non era stato di alcun aiuto ad affrontare il problema.


    Nel Novembre, Il Papa decide di fare un grande passo:
    Invia una Bolla Pontificia a tutti i sovrani della cattolicità nota come "Aeterni Imperatoris" ed emessa il 13 Dicembre 1572 in cui designa <Il nobilissimo ed eccellentissimo Capitano del Mare di Santa Romana Chiesa, Sua Altezza Nobilissima Don Giovanni d'Austria, trionfatore sugli ottomani infedeli> alla dignità di Imperatore e Autocrate Romano d'Oriente, erede in tutto e per tutto del martire Costantino XII, caduto per mano dei Turchi.


    La rottura tra la Spagna e la Santa Sede pare inevitabile.
    Grazie agli sgarbi fatti loro da Filippo II e dai suoi governatori locali il Duca di Savoia e il Granduca di Toscana si mantengono fedeli al Pontefice nel periodo di alcuni mesi in cui i due si guardano in cagnesco.


    Nel frattempo i turchi ammassano truppe in Tessaglia, soffocando nel frattempo le rivolte scoppiate in Serbia e in Bosnia, sebbene a fatica.

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    Predefinito Re: [Progetto AntiEuropa - Narrazioni dell'Irrealta']

    Gli oltre centomila turchi con 125 cannoni si schierano tra Neopatria e la roccaforte di Farsalo, mentre le truppe della Lega Santa e dei potentati greci, messe assieme meno di 30.000 uomini, tengono Arta, Naupatto e Syboto, temendo la defezione dei 12.000 spagnoli comandati dal Duca di Parma Alessandro Farnese, creato sei mesi prima Gran Capitano del Regno di Spagna in Oriente. Fu proprio il Farnese a rappacificare Filippo II e il fratellastro, convincendoli ad un accordo sostanziale che disinnesca la crisi.
    Il dilagare della ribellione protestante nelle Fiandre e nei Paesi Bassi Spagnoli richiedeva infatti che la Spagna concentrasse in quelle terre nuove risorse, quanto prima.


    E il Farnese riteneva che gli ottomani potessero essere vinti solo in un breve tempo, prima che si riprendessero.
    <A primavera e solo in primavera possiamo vincere. Date a vostro fratello un trono e una moglie che possano aiutare la Spagna a guadagnare il possesso del mondo, maestà.>
    Filippo II acconsente e chiede al Sacro Romano Imperatore di prendere l'iniziativa di attaccare dal nord i confini ottomani, cosa che viene fatta nell'Aprile del 1573, sebbene con poche forze.
    Anche il Re di Polonia - Lituania prende le armi contro gli Ottomani, seguito dal Gran Principe di Moscovia e Zar di Russia Ivan IV, persuaso a fare questa mossa dal Patriarca di Costantipoli fuggiasco, Geremia II Tranos, scampato a stento al massacro del Fanaro.


    Il Patriarca si era rifugiato in Russia e aveva fatto opera di convincimento per una grande Lega di tutti i cristiani, facendo scambi culturali e diplomatici anche con i protestanti, a questo scopo. Fallendo....almeno con gli stati, che alcune centinaia di nobili e soldati protestanti si misero effettivamente al servizio dello Zar nella sua guerra di confine con il Sultano.
    Sultano che nel frattempo aveva nominato un nuovo Patriarca, imponendogli di vivere ad Adrianopoli, riservando la capitale dello stato ottomano ai soli musulmani.

    Metrofane II scomunica obbediente il rivale e predecessore, che invece viene riconosciuto capo dei cristiani greci e patriarca di Costantinopoli a vita dal Papa e dal Nobilissimo Cesare dei Romei Giovanni d'Austria, che arruola adesso migliaia di greci ed albanesi nelle sue truppe.


    Nel frattempo lo Zar, atttaccato nuovamente dai Tatari di Crimea, che si spingono sino alle porte di Mosca, decide di abbandonare la guerra con i Turchi, anche perchè gli strelizi non avevano fatto resistenza agli invasori, probabilmente corrotti dal Khan tataro e dal Sultano stesso.


    Lo Zar dovette tornare sui propri passi: nel Luglio 1572 con un nuovo ukaz abolì l'Opričnina e sciolse le truppe degli Opričniki e cercò di fare ammenda ai suoi precedenti errori, ritenendo di essere indegno di essere il successore degli Autocrati di Bisanzio e sovrano della Terza Roma, decise di riconoscere Giovanni "il Coraggioso Fratello in Cristo" come Sovrano di Bisanzio. (Anche se poi, dopo le proteste dello Stolto in Cristo Nicola di Pskov, ci ripenserà, rivendicando la sua discendenza da Sofia Paleologa)
    Lasciava la Lega, oltre che la Moscovia indebolita di fronte al Khan di Crimea e al Sultano, che rafforzava la sua presa sul Mar Nero.

    Del resto anche il Re di Polonia Sigismondo II Augusto combatteva lentamente e con poca convinzione i Turchi ai confini nordorientali. Alla sua morte senza eredi nel 1573, la Dieta elesse Re e Granduca Enrico di Valois che sospese la guerra e fece subito un armistizio con i turchi.
    La Lega parve dissolversi sotto questo susseguirsi di colpi di sfortuna, quando giunse la notizia della vittoria di Ferdinando del Tirolo, condottiero dell'Impero in Transilvania, dove le truppe imperiali avevano messo in fuga il Principe locale, vassallo della Porta e aveva imposto la riunificazione della Transilvania all'Ungheria, praticamente senza seri ostacoli, con una mossa di sorpresa.
    Rodolfo, figlio di Massimiliano II Imperatore viene incoronato Re di Ungheria nel 1573, a Presburgo, umiliando i ribelli calvinisti appoggiati dal Sultano sino ad allora.


    Ad Aprile 1573 i turchi attaccarono Arta, sfoggiando tutta la loro forza dirompente, oltre 100000 uomini guidati personalmente dal nuovo Gran Visir, mentre il Capudan Pascia Dragut Ali attacca la flotta cristiana nel golfo di Egina.
    I turchi schierano 187 galee contro le 110 della flotta di Marcantonio Colonna
    (58 spagnole, 18 pontificie, 12 toscane, 5 sabaude, 6 dei Cavalieri di Malta, 7 del Regno di Napoli 4 dei Cavalieri di Santo Stefano) tutti desiderano porre fine alla lotta e tutti sono decisi e pronti. I turchi alla rivincita, che non otterranno. La battaglia fu un nuovo disastro per gli ottomani, che avevano una flotta raccogliticcia per armamento ed equipaggi, oltre che per la scarsa qualità delle navi stesse.
    La tomba della potenza ottomana, che aveva già raggiunto il suo zenit, almeno sul mare.
    Dragut Ali si salvò con 25 delle galee nelle Sporadi, dopo dodici ore di battaglia furibonda, senza quartiere. 25 galee turche vengono catturate, 78 distrutte.
    Da parte cristiana 12 navi distrutte e una catturata dagli ottomani.

    La Battaglia di Egina (12 Maggio 1573) ebbe come conseguenza il fatto che la flotta della Lega Santa ebbe il controllo totale delle acque dell’Egeo.
    Il giorno dopo prese il largo e prese una dopo l'altra le isole di Serifo, Melo, Sifanto, Syra, Paro e Antiparo.
    Una flottiglia ottomana lasciò Nasso e Amorgo senza dare battaglia e il presidio di Andro, Teno e Mykons si arrese senza combattere, sbandandosi.
    Una lettera del vice-ammiraglio turco, intercettata dalle galee dell'Ordine di Malta annunciava al Sultano <Le navi sono perse. I soldati sono stanchi e hanno fame, Dragut Pascià ci ha abbandonati agli infedeli, chiedo aiuto alla vostra possanza.>

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    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


 

 
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