Nel Partito democratico
Per rinnovare la sinistra e
cambiare l'Italia
L'impegno fondamentale che abbiamo di fronte è promuovere la crescita dell'Italia. Ciò significa produtttività, diffusione del sapere, rigore ed efficacia delle istituzioni formative, mobilità sociale, riduzione progressiva del deficit pubblico, più occasioni di lavoro e di libertà per i giovani.
L'equità e la giustizia sociale non sono soltanto un corollario eventuale del risanamento e dello sviluppo economico. Al contrario, la crescita del paese, delle sue risorse, della sua capacità di innovazione, sarà più determinata e solida, se gradualmente realizzeremo obiettivi di trasformazione e di giustizia sociale; se assumeremo come guida e principio ispiratore l'idea di uguaglianza: nei rapporti fra cittadini ed istituzioni, nell'esercizio delle libertà, nella formazione e nell'accesso al lavoro, nelle opportunità che si offrono a ciascuna persona.
Porre al primo posto l'uguaglianza delle opportunità e la lotta contro il privilegio significa operare per una riforma profonda dei rapporti sociali e civili; significa cambiare il clima morale del paese. La libertà concreta delle persone, a partire dai deboli e dai dimenticati, è emancipazione dall'assoggettamento sociale, da ogni forma di obbedienza irragionevole; è sicurezza dei diritti nella vita quotidiana, solidarietà, patto tra le generazioni. Traguardi che non raggiungeremo, se la politica non tornerà ad essere sobria ed autorevole, capace di suscitare un vero impegno collettivo, contro gli egoismi sociali e contro l'ideologia dello spreco.
La missione della sinistra è costruire condizioni di uguaglianza, riconoscendo i meriti e i talenti dei singoli, promuovendo l'innalzamento dei livelli di istruzione e di sapere, combattendo la discriminazione, il clientelismo, l'illegalità, che frenano lo sviluppo ed opprimono i ceti popolari.
Questa missione può e deve realizzarsi oggi in Italia attraverso l'unità di tutte le forze riformiste. Perciò condividiamo la scelta di dare vita ad un partito nuovo, il Partito democratico - con tanti iscritti, donne, uomini, giovani - capace di rappresentare le domande di giustizia e innovazione che sono forti nel paese. Dev'essere un punto di incontro tra la sinistra riformista dei Ds, il cattolicesimo democratico della Margherita e forze ambientaliste, liberaldemocratiche e di tradizione socialista. In particolare, va sollecitata e rafforzata la partecipazione di chi viene dall'esperienza dei socialisti italiani, anche nella prospettiva di un futuro incontro con la Costituente socialista, che è in via di formazione. La scelta unitaria è una occasione di rinnovamento per ciascuna di queste componenti. E' un salto di qualità ed è la conquista di una nuova fisionomia, che non annulla le storie da cui veniamo, ma le mette in sinergia, le spinge ad una comunicazione con il paese diversa dal passato; le induce a scegliere linguaggi e gruppi dirigenti nuovi.
Il 14 ottobre nascerà dal voto popolare l'Assemblea Costituente del Partito democratico. Non può e non deve essere un partito di carta velina, costruito attraverso adesioni fuggevoli e leggere, né un partito di notabili o soltanto di leader. Deve avere un radicamento sociale, un'elaborazione collettiva delle idee-guida e dei programmi, una visione comune dell'Italia. Dev'essere un partito plurale, con meccanismi affidabili di partecipazione, con una trasparente dialettica interna, con una vera cultura riformatrice. Capace di radicalità, se ciò significa non aver paura di cambiare a fondo la struttura e le forme del potere, dai rapporti di lavoro alle istituzioni, né di contrastare le cristallizzazioni sociali e gli interessi dei più forti.
Contribuiremo alla elaborazione ideale e politica che si svolgerà nell'Assemblea Costituente.
Presenteremo, per le elezioni del 14 ottobre, liste che fanno riferimento alla candidatura di Walter Veltroni come segretario del Pd. Abbiamo condiviso le considerazioni critiche da lui avanzate nei mesi scorsi circa la piattaforma iniziale da cui era aveva preso le mosse l'operazione politica del nuovo partito. Abbiamo sostenuto a nostra volta la necessità che si allargasse al più presto il campo delle forze coinvolte, andando al di là dell'incontro tra Ds e Margherita.
Le regole per la elezione dell'Assemblea Costituente nazionale e di quelle regionali sono una garanzia di pluralismo.Vogliamo dare voce ad una sinistra capace di innovazione, ma che non vuol disperdere in un eclettismo inconcludente le proprie ragioni e la propria storia. Nel discorso di Veltroni al Lingotto di Torino - così come nel suo richiamo alla passione politica ugualitaria di don Milani o nell'appello alla lotta contro la mafia - noi troviamo punti essenziali di convergenza con le nostre idee, che apertamente e lealmente sosterremo dopo il 14 ottobre. Rispettiamo naturalmente ed apprezziamo gli altri candidati. Ci proponiamo di far avanzare con Veltroni il progetto di una sinistra espansiva e capace di alleanze, in nome della dignità del lavoro, in nome dell'equità sociale e della innovazione istituzionale al servizio dei cittadini.
Il partito nuovo dovrà operare per il rafforzamento del diritto internazionale e per le istituzioni della pace. Ma il diritto internazionale è una forma vuota, se non si accompagna alla lotta su scala globale contro la povertà, le malattie, lo sfruttamento: obiettivo irrinunciabile per la sinistra, nei rapporti tra gli Stati e nelle istituzioni internazionali.
Siamo convinti che il Partito democratico debba avere un legame organico con il Partito del socialismo europeo. Ogni forma di distacco ed estraneità sarebbe insensata. Nei tempi attuali, le formazioni poltiche autarchiche hanno un peso più scarso ed un futuro incerto. Muovendo dalla scelta statutaria che il Pse ha compiuto ad Oporto e che va nel senso dell'apertura e del rinnovamento, noi intendiamo contribuire all'unità delle forze riformiste europee, che il Pse esprime, partecipando attivamente alla definizione e all'arricchimento di un patrimonio ideale e programmatico comune.
Promuovere i diritti civili e di cittadinanza significa per noi assumere come guida il pensiero femminile, la sua idea di liberazione, che ha portato nella politica princìpi nuovi di civiltà, di rispetto delle differenze, a cominciare da quella di genere, e di valorizzazione di beni immateriali come la solidarietà e la pace. Significa combattere l'omofobia e garantire la parità per tutte le persone, in modo tale che la loro vita sociale non sia più negativamente condizionata a causa dell'orientamento sessuale o delle scelte individuali relative alla vita privata e all'affettività.
Di fronte alla crisi ambientale e all'emergenza climatica che investono il pianeta, lavoreremo per la cultura e la politica internazionale dello sviluppo sostenibile: per stabilire regole ed obiettivi condivisi e cogenti nel mercato globale, come quelli già fissati dall'Unione europea; per accrescere le fonti di energia rinnovabili, per ridurre i consumi energetici e le emissioni di gas serra. Ma quale stile di vita se non quello della solidarietà e dell'austerità può sorreggere e garantire una simile trasformazione ambientalista e con essa una responsabilità nuova dell'uomo verso la natura?
Anche su questo terreno, dunque, è essenziale una nuova etica pubblica.
Sosterremo il primato del lavoro: la sua qualificazione e valorizzazione; più cultura e più diritti; più regole contro la precarietà e l'incertezza. Sosterremo la laicità delle leggi e dello Stato. Le norme che vincolano i comportamenti collettivi non possono essere scritte in funzione di un'obbedienza religiosa. Le istituzioni devono garantire un terreno comune per la integrazione e per la pari dignità di ciascuno. La convivenza di più culture e religioni è una risorsa per la vita civile, nel rispetto delle comuni regole dello Stato di diritto, affinché si affermino il dialogo e la comunicazione tra identità ed esperienze diverse, in luogo dell'insicura coesistenza tra opposti integralismi.
E' oggi davanti ai nostri occhi una divaricazione tra Nord e Mezzogiorno, nelle condizioni e nelle domande sociali, nella natura dei rapporti con le istituzioni centrali. Ma, pur nella diversità delle forme di vita sociale, sono sempre domande di giustizia e di innovazione quelle che vengono espresse nei diversi territori. Dal Nord viene la rischiesta di politiche nuove per lo sviluppo e la competitività, ma anche di politiche per il sostegno al salario, di un fisco più equo e meno pesante nei confronti dei ceti medi e dei lavoratori autonomi, di più sicurezza e di maggiore controllo sui flussi migratori. Dal Mezzogiorno viene soprattutto una domanda drammatica di occupazione, di legalità, di infrastrutture, di incentivi agli investimenti, di uscita dal lavoro nero. Il Mezzogiorno ha bisogno di risorse e di regole per combattere più efficacemente la criminalità organizzata, per disarticolarne le alleanze, per colpire l'accumulazione illecita di capitali. Altrimenti ogni sviluppo continuerà ad essere distorto dall'ipoteca mafiosa.
Il Partito democratico deve affrontare contemporaneamente questi problemi, poiché il loro acutizzarsi mette in discussione l'unità dell'Italia. Sia per il Nord che per il Sud c'è bisogno di una democrazia capace di decidere, di una sburocratizzazione nei rapporti fra cittadino e Stato (solo in questo quadro ha senso parlare di federalismo fiscale). C'è bisogno di un sistema formativo che funzioni e crei uguaglianza. Serve una lotta senza tregua contro il crimine e contro le sue cause.
Non c'è nuovo fisco, non c'è riforma del Welfare, non c'è patto tra le generazioni né effettività dei diritti, senza moralizzazione della vita pubblica. Dev'essere un impegno nutrito continuamente di atti concreti: per scacciare i corrotti o i politici amici della mafia non dobbiamo aspettare le sentenze penali.
Per ridurre i costi della politica il Parlamento, il Governo, le istituzioni regionali e locali diano l'esempio, con decisioni rilevanti e tempestive. Ma c'è un obiettivo più strategico e di fondo da perseguire. Soltanto il rigore di istituzioni trasparenti, soltanto la capacità del personale politico di respingere il coinvolgimento negli affari e di combattere tutte le forme di illegalità che si annidano nella sfera del potere, soltanto la correttezza e la dedizione degli eletti e dei governanti possono attivare una nuova fiducia popolare e giovare al rilancio della vita democratica. Su questa base noi abbiamo il dovere di selezionare i gruppi dirigenti del Partito democratico. E per questo ci impegnamo con chi voterà le nostre liste.
Il lavoro nell'Assemblea costituente dovrà andare di pari passo con quello volto a garantire l'unità politica della coalizione di centro-sinistra e la capacità del Governo guidato da Romano Prodi di attuare il programma dell'Unione. Avremo la responsabilità più rilevante e dobbiamo promuovere non solo l'unità nelle decisioni, ma anche l'efficacia riformatrice delle politiche che realizzeremo.
Ci rendiamo conto delle difficoltà che derivano dalla composizione stessa della coalizione e dai margini ristretti della maggioranza parlamentare. Ma dobbiamo andare avanti secondo il patto che ci ha portato alle elezioni del 2006. Se interessi di singole parti della coalizione o spinte massimaliste prevalessero, fino a determinare la crisi, sarebbe un fallimento per tutti. E' la prima volta nella storia italiana che tutte le forze della sinistra sono insieme al governo, in un'intesa organica con il centro. E' un fatto positivo. Oggi, sulla base di questo accordo, guidiamo l'Italia. Siamo convinti che con l'Unione, e con il programma stabilito nel 2006, sia possibile attuare concretamente la politica riformatrice che è necessaria al paese.
Sbaglia perciò chi delinea o ipotizza, a poco più di un anno dalle passate elezioni, un cambiamento di alleanze e in particolare un'esclusione della così detta sinistra radicale. Ciò significherebbe dichiarare pubblicamente la sconfitta della politica che insieme abbiamo costruito, mentre questa sconfitta non c'è stata e non c'è. Anzi, con la nascita del Partito democratico noi ci proponiamo di offrire uno strumento politico nuovo al rilancio del centro-sinistra. Vogliamo dare forza all'indirizzo riformista nelle politiche dell'Unione, con la partecipazione inedita di tanti cittadini, pronti oggi a scommettere su un futuro di progresso e di giustizia sociale per l'Italia.




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nel 2017 finirà il suo attuale mandato da segretario, vedremo che succederà
