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    Predefinito La questione meridionale durante il fascismo.

    La questione meridionale durante il Fascismo
    La questione meridionale durante il Fascismo

    L'assalto al latifondo e la socializzazione delle terre costituirono la risposta Mussoliniana ai secolari problemi del Mezzogiorno, considerato finalmente come risorsa nel contesto nazionale.
    DI ANTONIO MARTINO - 26 FEBBRAIO 2015



    Il divario secolare tra Nord e Sud d’Italia, oggetto di dibattiti e teorie politiche, sembra oggi non interessare praticamente più nessuno. Sotto il peso d’una crisi economica devastante, lunghissima e senza fine, è scomparso dai dizionari della politica Italiana un termine importantissimo: Questione Meridionale. Eppure, l’intera storia unitaria è attraversata dalla dialettica meridionalista, portata alla ribalta sul finire del XIX secolo da intellettuali del calibro di Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini, che evidenziarono già allora il grave squilibrio esistente tra un Nord in rapido decollo industriale ed un Sud arretrato e malgovernato. La guerra doganale con la Francia, la politica protezionistica, la mancata tutela delle colture meridionali portarono, a meno di vent’anni dall’Unità, ad un completo disfacimento economico-sociale del Mezzogiorno, dilaniato dalla secolare miseria che nemmeno l’Ottocento positivista e borghese riusciva a debellare. Fu così che milioni di quei contadini, disperati e senza prospettive, emigrarono verso le Americhe e l’Australia, iniziando un fenomeno doloroso che fino ad allora non aveva mai interessato le ex regioni Duosiciliane. I governi liberali non vollero mai affrontare realmente il problema, che si trascinò sostanzialmente irrisolto fino all’avvento del Fascismo, nel 1922.Il governo mussoliniano dovette inizialmente concedere ampi favori e regalie ai baronilatifondisti, poiché nel meridione il consenso attorno al Fascismo era stato scarso e frammentario, a causa della tradizionale lontananza e apatia rispetto alla politica, tanto che alle Elezioni del 1924 le liste fasciste si erano dovute appoggiare ai vecchi liberali come Orlando per godere del favore elettorale al Sud. Divenuto Regime, il Fascismo poté successivamente agire in maniera diversa nei confronti della celeberrima questione: tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, cominciò l’opera di bonifica delle zone paludose nel Meridione, per estirpare la malaria e rendere coltivabili migliaia di ettari acquitrinosi, oltre alla messa in atto di numerosissimi lavori pubblici nelle zone a più alto tasso di disoccupazione e all’espropriazione dei latifondi improduttivi. Un grande atto, di indiscutibile valore morale fu, inoltre, la decisa azione antimafiosa condotta in Sicilia da Cesare Mori su precisa volontà di Mussolini: la mafia, tradizionale complice dei potenti deputati liberali, fu messa praticamente al tappeto dal dinamismo del prefetto di ferro, che affrontò per primo, dopo oltre 60 anni d’unità, Cosa Nostra.Specie dopo la Guerra d’Etiopia, la proclamazione dell’Impero e la svolta autarchica e totalitaria, il Meridione divenne un punto fermo nella visione geopolitica del Duce: il collegamento tra la Madrepatria e le colonie africane era naturalmente costituito dalle regioni del sud, che erano tra l’altro un formidabile bastione italiano per il controllo delmare nostrum. Nel settembre 1938, Mussolini poteva affermare che “Oggi non ci sono più Italiani di ponente o di levante, del continente o delle isole: ci sono soltanto degli Italiani. Degli Italiani che, sotto i segni del Littorio, sono sempre pronti a combattere e a vincere.”Proprio in questo lasso di tempo (1937-1940) il Regime partorisce le proposte più audaci e originali per risolvere definitivamente il problema meridionale: per andare, come disse Mussolini, verso il popolo bisognava, innanzitutto, debellare la vergogna del latifondo realizzando il sogno di dare la terra ai contadini. Viene dato l’assalto ai latifondi del Vomere in Campania, del Tavoliere nelle Puglie e, soprattutto, vengono presi di mira gli oltre 500mila ettari di latifondo incoltivato in Sicilia: il 20 luglio del 1939 dichiara che “Da oggi si passa all’azione, che impegna tutte le forze del Regime in generale e quelle della Sicilia in particolare. Ho appena bisogno di aggiungere che se egoismi ritardatari, e posizioni mentali sorpassate, facessero tentativi di opporsi alla esecuzione del piano, tali tentativi sarebbero spezzati.”Con legge 2 gennaio 1940, n. 1, intitolata “Colonizzazione del latifondo siciliano”, veniva istituito l’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, posto alle dipendenze del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, con il compito di assistere, tecnicamente e finanziariamente, i proprietari nell’opera di trasformazione del sistema agricolo produttivo e di procedere direttamente alla colonizzazione delle terre delle quali l’ente acquisisse e la proprietà o il temporaneo possesso. E’ un evento senza precedenti nella storia dell’Isola e, in generale, del Meridione, poiché il governo, tramite l’Ente predisposto, si adopera in prima persona affinché le terre divengano coltivabili, a tutto vantaggio dei braccianti. Tempo stimato per la riuscita completa dell’opera, 10 anni: nel solo 1940 vengono creati ex novo 8 borghi rurali e 2507 case coloniche, cui spetta un terreno di competenza di circa 25 ettari, nonostante la guerra sia scoppiata a poco più d’un mese dall’inizio dei lavori. Tutto ciò verrà vanificato dall’invasione anglo-americana del luglio 1943 e dalla successiva occupazione, che rimetterà in sella i vecchi padrini e i baroni, facendo naufragare l’intero Meridione in una condizione di miseria, materiale e culturale, che nemmeno il boom è riuscito del tutto a cancellare. Le parole di Mussolini, seppur grondanti di retorica, non nascondono comunque il tentativo sincero di riscattare una parte d’Italia, senza buonismi e ipocrisie, ma con i fatti:”Non esistono questioni meridionali e questioni settentrionali, esistono questioni nazionali poiché la Nazione è una famiglia, e in questa famiglia non vi devono essere figli privilegiati e figli derelitti.”
    Ultima modifica di Avanguardia; 28-02-15 alle 21:01
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

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