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  1. #1
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    Predefinito Pirelli fa bene, meglio i cinesi che lo Stato italiano

    Pirelli fa bene, meglio i cinesi che lo Stato italiano


    Tronchetti ha inserito una clausola di difesa delle attività italiane. Lo Stato ha solo espropriato


    Oscar Giannino



    In partnership con Leoni Blog





    Pneumatici Pirelli al circuito del Nuerburgring, Germania (Mark Thompson/Getty Images)





    Parole chiave:
    PIRELLI / MARCO TRONCHETTI / PROVERA / PRELIOS / CINA /OSCAR GIANNINO



    Argomenti:
    MERCATI / PIAZZA AFFARI











    Ora che conosciamo almeno a grandi linee i particolari dell’intesa su Pirelli tra gli azionisti di controllo italiani, quelli russi di Rosneft e i nuovi azionisti di China Chemical, il primo invito è: per favore evitiamo di cadere dal pero, come sembrano fare molti immediatamente pronti a ripetere il luogo comune “stanno svendendo l’Italia”. L’informazione esiste per mettere i luoghi comuni alla prova dei numeri e dei fatti. Numeri e fatti che da anni indicano che cosa avesse in mente Marco Tronchetti Provera, e perché abbia provato a risolvere i problemi che doveva affrontare con una serie di successive intese, sino a quella di ieri.
    La guida operativa di Tronchetti in Pirelli ha alcuni meriti storici. All’inizio, quando subentrò a Leopoldo Pirelli, risanò un grande caos organizzativo e finanziario
    Premessa. La guida operativa e il controllo esercitato da Tronchetti in Pirelli ha alcuni meriti storici. All’inizio, quando subentrò a Leopoldo Pirelli, risanò un grande caos organizzativo e finanziario che andava ben oltre confine. Con le leggi attuali, sarebbe finito dritto nel penale: ma non era così negli anni di Mediobanca all’apogeo. Secondo merito: dopo esser stato bloccato dalla politica in Telecom Italia, quando stava realizzando una grande alleanza sui contenuti con Murdoch e sulle reti con il messicano Slim, Pirelli aveva rimesso quasi 3 miliardi in Telecom, e Tronchetti si è messo già di buzzo buono a rifocalizzarne strategia e mercati di sbocco (di Pirelli, ndr). La scelta pagante è stata ridimensionare drasticamente i volumi del mass market e puntare sempre più sul segmento premium, a più alta intensità di ricerca e redditività di valore rispetto ai volumi. La strategia ha funzionato, mentre molti storcevano il naso sulle dismissioni necessarie. Terzo: Tronchetti ha avuto infine un altro merito, non nascondere che lo sviluppo industriale e di riposizionamento mondiale aveva bisogno di capitali, necessari ad abbassare l’alta leva finanziaria del controllo (nel frattempo Tronchetti ha semplificato infatti la catena a monte) italiano, a fronteggiare i debiti, ma soprattutto a investire.
    Tronchetti ha avuto anche il merito di non nascondere che lo sviluppo industriale e di riposizionamento mondiale aveva bisogno di capitali
    Dal secondo e dal terzo punto appena ricordati discendono i tre riassetti finanziari ai quali Tronchetti ha messo mano dal 2012 ad oggi. I primi, alla ricerca di finanza italiana per rafforzare l’azienda. Ma le premesse non sono state adempiute con il gruppo Malacalza, che di Pirelli voleva in realtà impadronirsi sostituendo chi ne ha intravisto e realizzato il riposizionamento sull’alto di valore aggiunto. Di qui lo scioglimento dell’intesa, e una contesa giudiziaria che andava evitata. Secondo passo, sempre italiano: cercare nel fondo Clessidra, in Unicredit e Intesa non solo il ponte finanziario per uscire al meglio dal fallimento dell’accordo con Malacalza, ma anche per affrontare il futuro. Niente da fare, gli altri soci italiani hanno accettato di fare solo da ponte. Ecco perché Tronchetti si è rivolto a grandi soci internazionali. Ed è venuta la scelta dei russi di Rosneft, quando nessuno poteva ancora immaginare la crisi ucraina, le sanzioni e il crollo del prezzo del petrolio. Ergo, eccoci ai cinesi di Chemical China. Che sono pronti a un’opa totalitaria concordata sull’azienda, un’operazione da quasi 8 miliardi di euro.
    La scelta dei soci internazionali è arrivata dopo i fallimenti prima con il gruppo Malacalza, poi con Clessidra, Unicredit e Intesa
    Si scriverà che Tronchetti vuol far cassa e andare in barca. Ma chi lo scrive sa bene che Pirelli è nel mirino del grande consolidamento mondiale che avverrà non solo nell’auto (e di cui vedremo gli sviluppi con l’accordo che Marchionne firmerà tra Fca e un altro grande gruppo entro il 2018, come ha giàò cominciato a ripetere invitando i concorrenti a fare offerte) ma anche negli penumatici. Con la differenza che i grandi player mondiali di settore come Continental, Bridgestone e Michelin hanno capitalizzazioni miliardarie multiple, rispetto a Pirelli. Si tratta esattamente di evitare una mossa da parte di qualcuno dei grandi gruppi internazionale del settore che inevitabilmente sarebbe arrivata: e allora, con un’opa ostile, in Italia non sarebbe rimasta né la guida del gruppo né la testa pensante della sua ricerca e della sua strategia mondiale. Ne sarebbe venuto solo uno spezzatino.
    Con un’opa ostile di un concorrente, in Italia non sarebbe rimasta né la guida del gruppo né la testa pensante della sua ricerca e della sua strategia mondiale
    Come invece non avverrà nell’accordo con i cinesi: grazie a un’esplicita clausola, è stato anticipato, che renderebbe possibile alterare il ruolo strategico industriale italiano solo con un voto al 90%, impossibile senza il 22,6% che resterebbe in mano italiana in caso di successo dell’opa totalitaria. Ecco: la clausola di salvaguardia italiana è il nocciolo vero di questa intesa italo-cinese. Chiunque la critichi avrà il dovere di dire come altrimenti si poteva evitare un’Opa ostile presto o tardi in arrivo.
    Il difetto dei tentativi andati a male in Pirelli non ha radice nell’azienda ma nel Paese: è la povertà di capitali e strategie del sistema Italia. Nessuno, né gruppi finanziari né banche, ha inteso scommettere somme rilevanti sulla piena italianità di un gruppo, a ebitda in crescita anche a restrizione di perimetro, a fronte dell’ipotesi che in caso di Opa ostile si dovesse esser pronti a tirar fuori miliardi. Ma almeno questa volta, a differenza di tante altre cessioni in mani estere di gioielli italiani, c’è una norma esplicita che presidia l’italianità piena della ricerca e della strategia Pirelli. Che consentirà al gruppo di concentrarsi ancor più sugli pneumatici premium per auto, allocando quelli per truck insieme alla divisione analoga di China Chem.
    Una clausola, è stato anticipato renderebbe possibile alterare il ruolo strategico industriale italiano solo con un voto al 90%
    È finita l’era leggendaria degli Agnelli e dei Pirelli? No. Di leggendario – anche se molti non lo ammetteranno mai – quell’epoca aveva poco, era possibile solo nel mondo di allora, a frontiere e mercati chiusi e non comunicanti. Il problema dell’Italia di oggi è trovare capitali che scommettano sulle sue eccellenze, e non le spoglino per spacchettarle e portarle altrove. L’investimento cinese in Pirelli sembra determinarsi a questo fine, esattamente come accaduto coi tedeschi in Lamborghini e Ducati. Ed è allora un bene che avvenga.
    Non si capisce del resto perché nessuno abbia battuto ciglio quando i cinesi hanno investito miliardi per fare un favore allo Stato italiano, rilevando il 35% di Cdp Reti e il 40% di Ansaldo Energia senza che risultino sottoscritte clausole analoghe di salvaguardia dell’italianità, nonché quote in Eni, Enel e Saipem. Mentre se si tratta di grandi imprese private che si autotutelano allora ecco che scattano i mal di pancia.
    Di fronte a questo Stato italiano non meraviglia che ci si senta più sicuri persino coi cinesi
    E veniamo all’obiezione finale. Subito si comincerà a dire che Pirelli doveva cercare aiuto nello Stato italiano, al Fondo Strategico e alla Cdp. Esprimo un’opinione secca e personale. Tronchetti ha avuto prove brutali a suo discapito dell’inframmettenza pubblica italiana, ai tempi del piano Rovati prodiano e contro l’intesa con Murdoch. Lo Stato italiano nel frattempo ha espropriato dall’Ilva i soci privati senza neanche riconoscere loro un corrispettivo di alcun tipo, e senza nessuna sentenza. Francamente, di fronte a QUESTO Stato italiano non mi meraviglio, che ci si senta più sicuri persino coi cinesi dopo aver duramente trattato clausole di salvaguardia da loro sottoscritti.



    Articolo originariamente pubblicato su Leoni Blog



  2. #2
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    Predefinito Re: Pirelli fa bene, meglio i cinesi che lo Stato italiano

    Tutte stronzate. La colpa è solo di tasse e spesa pubblica. Punto. Non è vero che prima le frontiere erano chiuse. L'industrua Italiana quando non c'erano tasse e controlli fiscali da regime era la prima al mondo. Bastardi. Poi diccono che non c'è un nuovo ordine mondiale. Ma vaffanculo.
    Ultima modifica di John Orr; 26-03-15 alle 15:13
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  3. #3
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    Predefinito Re: Pirelli fa bene, meglio i cinesi che lo Stato italiano

    non capisco se voi due siate d'accordo oppure siete indignati.

    Beh io dico la mia ad ogni modo: schifo, nausea, voglia di appenderli tutti ed una domanda.....
    chi ha consentito alla Cina di invadere tutti i mercati...chi e perche? con quale fine?????
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  4. #4
    Lo Stato è un furto!
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    Predefinito Re: Pirelli fa bene, meglio i cinesi che lo Stato italiano

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    non capisco se voi due siate d'accordo oppure siete indignati.

    Beh io dico la mia ad ogni modo: schifo, nausea, voglia di appenderli tutti ed una domanda.....
    chi ha consentito alla Cina di invadere tutti i mercati...chi e perche? con quale fine?????
    L'unica entità criminale qui è lo Stato italiano, e per Stato intendo, concretamente, tutti coloro che lavorano per esso.

    Con la sua follia burocratico-fiscale ha distrutto ormai completamente l'industria italiana, un tempo fra le migliori del mondo.

    Con tasse che arrivano al 90-110 % degli utili, ormai è un fuggi fuggi generale. Le grandi imprese sono già scappate tutte, le medie stanno delocalizzando a gran ritmo, le piccole chiudono oppure i titolari si suicidano.

    E tutto questo a che pro? Solo per conservare immondi privilegi a milioni di parassiti statali e pensionati retributivi!

    Quando anche l'ultima impresa in Italia avrà chiuso, l'unica soddisfazione che avrò sarà vedere questi maiali grufolare tra i cassonetti in cerca di cibo o crepare di fame.

  5. #5
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    Predefinito Re: Pirelli fa bene, meglio i cinesi che lo Stato italiano

    Citazione Originariamente Scritto da John Orr Visualizza Messaggio
    L'industrua Italiana quando non c'erano tasse e controlli fiscali da regime era la prima al mondo. Bastardi.
    Ma se è ancora prima dell'arrivo di Napoleone che i finanzieri sono peggio della Gestapo!

 

 

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