Stati Uniti: "via i criminali di guerra bosniaci", la giustizia non fa sconti

di Francesco Semprini

La Stampa, 2 marzo 2015



Saranno espulsi 150 cittadini riconducibili a stragi compiute nei Balcani La prima volta che il nome di Slobodan Mutic viene menzionato in un documento delle autorità americane è il 25 febbraio 2008. Si tratta di un cablogramma riservato del dipartimento di Stato, che contiene il resoconto di una visita di funzionari del ministero di Giustizia Usa in Croazia.
Al paragrafo otto vengono elencati nove nomi, nove cittadini serbo-bosniaci immigrati negli Usa, tutti sospettati dalle autorità di Zagabria di essere criminali di guerra. Mutic è ritenuto il carnefice di una coppia di civili croati uccisi durante il conflitto nei Balcani, e l'autore di violenze perpetrate nell'ambito della sistematica pulizia etnica condotta durante la guerra. In quel memo si chiede di emettere un ordine di estradizione nei suoi confronti, entro 90 giorni.
Quasi tre anni dopo il cablogramma diventa di dominio pubblico con lo scandalo Wikileaks, ma Mutic risiede ancora in Ohio dove lavora in una fonderia di Akron. Continua a essere un immigrato apparentemente qualunque, come gli altri 150 concittadini della ex Jugoslavia nei cui confronti è stata avviata procedura di estrazione, nell'ambito di una gigantesca inchiesta condotta dalle autorità giudiziarie Usa, in coordinamento con quelle dei Paesi dei Balcani.
Dieci annidi indagini L'inchiesta ha mosso i primi passi oltre dieci anni fa, quando le autorità federali del Massachusetts ordinarono l'arresto di Marko Boskic, cittadino serbo-bosniaco fermato con l'accusa di aver mentito sui suoi trascorsi militari durante la disgregazione della ex Jugoslavia e la guerra dei Balcani. Viene accusato di essere l'autore di esecuzioni nella regione di Srebrenica, e quindi deportato in Bosnia dove è condannato a dieci anni di prigione. Ma Boskic è solo la punta dell'iceberg, visto che come lui, ovvero di cittadini dal nome slavo e trascorsi con crimini di guerra, cene sono tanti altri negli Usa.
Sono giunti nella seconda metà degli Anni 90, senza essere intercettati dai radar della Giustizia, "mimetizzati" nella grande onda di profughi che lascia i Balcani a causa delle persecuzioni. Almeno 150 persone che - secondo le autorità Usa - si sono macchiate di crimini di guerra e attività di "pulizia etnica" durante le ostilità nella ex Jugoslavia. Ex soldati o affiliati a gruppi paramilitari riconducibili al leader serbo Slobodan Milosevic, che si sono integrati perfettamente nella società Usa, come ad esempio un allenatore di una squadra di calcio della Virginia, diversi impiegati di società private in Arizona, e quattro dipendenti di casinò di Las Vegas.
La maggioranza sono coinvolti nel peggior massacro compiuto dalla Seconda guerra mondiale, quello di Srebrenica del 1995, dove le forze serbo-bosniache hanno sterminato circa ottomila musulmani completamente indifesi. Un atto di "genocidio", secondo la definizione data dall'Onu nel 2004.Non solo di origine serba sono tuttavia i 150 cittadini finite nelle maglie della Giustizia e destinati alla estradizione. Come la croata Azra Basic, ad esempio, una donna del Kentucky con trascorsi come guardia carceraria in un centro di detenzione. È stata arrestata perché accusata di aver compiuto, proprio nel corso del suo servizio in guerra, torture nei confronti di prigionieri serbi, e di averli costretti a bere benzina e sangue umano. Edin Sakoc, musulmano bosniaco, è stato invece condannato per stupro, duplice omicidio e incendio doloso nei confronti di serbi nel 1992.
L'inchiesta, condotta osservando la massima riservatezza da parte delle autorità Usa, è destinata ad allargarsi, secondo quanto riporta il "New York Times". La Giustizia americana avrebbe individuato almeno 300 persone riconducibili ad atti criminali compiuti durante la guerra nei Balcani. Ma i sospetti potrebbero arrivare finanche a 600 man mano che gli inquirenti raccoglieranno altra documentazione. "Più scaviamo, più prove siamo in grado di raccogliere", avverte Michael MacQueen, esperto della Immigration and Customs Enforcement, che ha guidato diverse indagini per conto della sezione "crimini di guerra" dell'agenzia. Ciò che invece non è chiaro è quando potrebbe avvenire la deportazione, visto che a causa delle lungaggini giudiziari, in alcuni casi gli ordini potrebbero non diventare esecutivi prima del 2019.

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