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Discussione: Terzo Reich ed i banchieri internazionali

  1. #1
    Ghibellino
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    Predefinito Terzo Reich ed i banchieri internazionali

    Terzo Reich ed i banchieri internazionali

    Nel 1919 Hitler fu chiamato come membro del 2 ° Reggimento di Fanteria a frequentare un corso di istruzione politica. Lo scopo di questo corso fu quello di fornire ai soldati un background di politica al fine di monitorare i movimenti rivoluzionari e politici presenti a Monaco in quel momento.
    Uno dei relatori del corso era un ex ingegnere edile trasformato economista, il dottor Gottfried Feder (1881-1941), la sua prima conferenza aveva il titolo "Abolizione della servitù di interessi". Hitler fu affascinato da quello che aveva sentito, e questo doveva essere un punto di svolta nella sua carriera politica.
    ... Ho capito subito che qui vi era una verità di importanza trascendentale per il futuro del popolo tedesco. La separazione assoluta del capitale di borsa dalla vita economica della nazione avrebbe permesso di opporsi al processo di internazionalizzazione delle imprese tedesche, senza attaccare direttamente quel capitale e quel potere finanziario; se lo avessimo fatto avremmo messo in pericolo le fondamenta della nostra indipendenza nazionale.
    … Ho visto chiaramente quello che si stava sviluppando in Germania, e mi sono reso conto allora che la lotta più dura non sarebbe stata contro le nazioni nemiche, ma contro il CAPITALE INTERNAZIONALE.
    ….La lotta contro il capitale finanziario internazionale e capitale di prestito diventerà uno dei punti più importanti del programma su cui la nazione tedesca fonderà la sua lotta per la libertà e l'indipendenza economica.
    … Lo Stato “farsa” di oggi opprime le classi lavoratrici e protegge i guadagni pirata dei banchieri e degli speculatori di borsa. Il potere del denaro, più spietato di tutti i poteri, detiene il controllo assoluto sullo Stato, sulla società, sulla morale, sulla letteratura, ecc.
    … Abbattere la schiavitù di interesse" è il nostro grido di guerra. Cosa si intende per schiavitù di interesse? Il proprietario del terreno è sotto questa schiavitù, poichè deve accendere prestiti per finanziare le sue attività agricole, prestiti a così alto interesse che divorano i risultati del suo lavoro. Il lavoro va quasi interamente a coprire gli interessi sugli scoperti bancari.
    … La Schiavitù di interessi è la vera espressione dell’antagonismo: capitale contro lavoro, sangue contro il denaro, il lavoro creativo contro lo sfruttamento. La necessità di rompere questa schiavitù è di così grande importanza per la nostra nazione e la nostra razza, che su di essa solo dipende la speranza della nostra nazione di uscire dalla sua schiavitù, di recuperare la felicità la prosperità e la civiltà in tutto il mondo . E 'il perno su cui tutto si trasforma, ma è molto di più che una mera necessità di politica finanziaria. I suoi principi e le conseguenze riguardano ogni singolo individuo e richiedono una decisione da parte di ciascuno: servizio alla nazione o illimitato arricchimento privato. Significa una soluzione della questione sociale.
    … Il nostro principio finanziario: la Finanza deve esistere per il bene dello stato, i magnati finanziari non devo costituire uno stato nello stato. Da qui il nostro obiettivo di rompere il schiavitù di interesse.
    Occorre rilevare lo Stato e la nazione dal suo indebitamento verso le case finanziarie. Nazionalizzare la Reichsbank e le case d'emissione, che prestano ad interesse. Erogare denaro per la costruzione di tutti i servizi pubblici non tramite prestiti ma tramite titoli di stato infruttiferi. Creazione di una banca nazionale per finanziare lo sviluppo delle aziende tramite la concessione di prestiti infruttiferi. Eliminare le imposte indirette sui consumatori e sui produttori.” (Adolf Hitler, Mein Kampf, Hurst and Blackett, London, 1922)
    Nei libri di A. Sutton linkati sotto “Wall Street and the rise of Hitler” “Wall street and the bolshevik devolution” sono riportate le fonti di finanziamento al nazionalsocialismo e del bolscevismo:
    https://sites.google.com/site/000con...ti-del-nazismo
    https://sites.google.com/site/000con...-del-comunismo
    Le somme che arrivarono ad Hitler (e solo all'inizio) sono irrisorie rispetto a come finanziarono l'Urss. I finanziatori pensavano che cosi avrebbero usato Hitler come una marionetta.
    Scrive Henry Coston (L'Alta Finanza e le rivoluzioni, 1970) che Thyssen, tra i finanziatori di Hitler fino al 1938, anno in cui i rapporti vennero interrotti e quindi fu costretto a rifugiarsi in Svizzera (fu espulso nello stesso anno anche il finanziere ebreo Marx Warburg che faceva parte dell'Alto Consiglio internazionale della IG Farben), disse atterrito al suo amico Stephenson, al tempo capo del controspionaggio inglese per l'emisfero atlantico: "Noi abbiamo perduto il controllo di Hitler".
    Nell’ultima parte del capitolo che segue la dichiarazione di Thyssen poc'anzi citata: "I capitalisti che finanziarono il Partito nazionasocialista credettero, almeno fino per un certo periodo, di aver condizionato Adolf Hitler e di averne successivamente perso il controllo, mentre, in realtà, essi non esercitarono mai alcuna forma di vincolo sui comportamenti di Hitler; anzi al contrario fu Hitler a servirsi dei loro finanziamenti, pur intuendone l'equivocità del movimente, per abbattere la democrazia di Weimar, per fondare il Volkstaat nazionalsocialista e, in ultimo, per rispondere militarmente all'aggressione imperialista del capitalismo internazionale nei confronti del Terzo Reich."
    WinstonChurchill, dal suo libro The Second World War, Berna 1960:
    Il delitto imperdonabile della Germania prima della seconda guerra mondiale fu il suo tentativo di sganciare la sua economia dal sistema di commercio mondiale, e di costruire un sistema di cambi indipendente di cui la finanza mondiale non poteva più trarre profitto”.

    Come fu possibile tutto questo?
    Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta collegata all’oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti. Ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato“. (Adolf Hitler, citato in Hitler’s Monetary System, www.rense.com)
    Quando Hitler arrivò al potere, il Paese era completamente, disperatamente, in rovina.
    Il Trattato di Versailles aveva imposto al popolo tedesco risarcimenti che lo avevano distrutto, con i quali si intendeva rimborsare i costi sostenuti nella partecipazione alla guerra per tutti i Paesi belligeranti.Costi che ammontavano al triplo del valore di tutte le proprietà esistenti nella Germania. La speculazione sul marco tedesco aveva provocato il suo crollo, affrettando l’evento di uno dei fenomeni d’inflazione più rovinosi della modernità. Al suo apice, una carriola piena di banconote, per l’equivalente di 100 miliardi di marchi, non bastava a comprare nemmeno un tozzo di pane. Le casse dello Stato erano vuote ed enormi quantità di case e di fattorie erano state sequestrate dalle banche e dagli speculatori. La gente viveva nelle baracche e moriva di fame. Nulla di simile era mai accaduto in precedenza: la totale distruzione di una moneta nazionale, che aveva spazzato via i risparmi della gente, le loro attività e l’economia in generale.
    Schacht, che all’epoca era il responsabile della zecca della repubblica, si lamentava: “Il Trattato di Versailles è un ingegnoso sistema di provvedimenti che hanno per fine la distruzione economica della Germania. Il Reich non è riuscito a trovare un sistema per tenersi a galla diverso dall’espediente inflazionistico di continuare a stampare banconote“.
    Schacht rivelò che era la Banca del Reich, posseduta da privati, e non il governo tedesco che pompava nuova valuta all’economia. Nel meccanismo finanziario conosciuto come vendita a breve termine, gli speculatori prendono in prestito qualcosa che non possiedono, la vendono e poi “coprono” le spese ricomprandola a prezzo inferiore. La speculazione sul marco tedesco fu resa possibile dal fatto che la Banca del Reich rendeva disponibili massicce quantità di denaro liquido per i prestiti, marchi che venivano creati dal nulla annotando entrate sui registri bancari e poi prestati ad interessi vantaggiosi.
    Quando la Banca del Reich non riuscì più a far fronte alla vorace richiesta di marchi, ad altre banche private fu permesso di crearli dal nulla e di prestarli, a loro volta, a interesse. A peggiorare le cose arrivò, alla fine del ecennio, ladepressione globale. La Germania non poteva far altro che soccombere alla schiavitù del debito e agli strozzini internazionali. O almeno così sembrava.
    Hitler e i Nazional-Socialisti, che arrivarono al potere nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta. In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo Stato, che venivano chiamate “Greenbacks“.
    Hitler iniziò il suo programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici. I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali. Il costo di tutti questi progetti fu fissato a un miliardo di unità della valuta nazionale. Un miliardo di biglietti di cambio non inflazionati, chiamati Certificati Lavorativi del Tesoro. Questa moneta stampata dal governo non aveva come riferimento l’oro, ma tutto ciò che possedeva un valore concreto. Essenzialmente si trattava di una ricevuta rilasciata in cambio del lavoro e delle opere che venivano consegnate al governo.
    Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione era stato risolto e il Paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale.
    Fu ideato un ingegnosissimo sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l'industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un BARATTO: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell'industria nazionale, evitando così il peso dell'intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali.Questo sistema di scambio diretto avveniva SENZA CREARE DEBITO nè deficit commerciale. L’esperimento economico della Germania lasciò alcuni durevoli monumenti al suo processo, come la famosa Autobahn, la prima rete del mondo di autostrate a larga estensione.
    Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: “Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario“. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (John Weitz, Hitler’s Banker Warner Books, 1999).
    Secondo il ricercatore canadese Henry Makow, questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermato; egli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e creare una propria moneta.
    Makow cita un interrogatorio del 1938 di C.G.Rakowsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakowsky,“[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo a lavoro per il bene dello Stato. Se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri Stati, potete ben immaginare le implicazioni controrivoluzionarie” (Henry Makow, “Hitler Did Not Want War”, www.savethemales.com).
    L’economista inglese Henry C.K.Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca: “I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rvinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti“. In Billions for the Bankers, Debts for the People (Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli, 1984), Sheldon Hemry commenta: “Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro nè debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri“.
    Il 7 gennaio 1939 Hjalmar Schacht (capo della banca centrale tedesca) manda ad Hitler il seguente memorandum con cui rifiuta un finanziamento di 3 miliardi:
    “1) The Reich must spend only that amount covered by
    2) Full financial control must be returned to the Ministry of Finance. (Then forced to pay for anything the army desired.)
    3) Price and wage control must be rendered effective. The existing mismanagement must be eliminated.
    4) The use of money and investment markets must be at the sole discretion of the Reichsbank. (This meant a practical elimination of Goering’s Four Year Plan)” (Edward N. Peterson, Hjalmar Schacht: For and Against Hitler, The Christopher Publishing House)
    Hjalmar Schacht chiedeva di subordinare l’uso del denaro alla discrezione della Reichsbank, cioè ripristinare il solito schema Stato-Banca con cui i banchieri dispensano il sangue dell’economia. Hilter rifiuta categoricamente le raccomandazioni di Schacht descrivendole come “ammutinamento” e licenziaSchacht il 19 gennaio 1939.
    Il 15 giugno 1939 Hitler emette la legge con cui statalizza la Reichsbank (Gesetz über die Deutsche Reichsbank (1939)), Il 3 Settembre 1939 Inghilterra e Francia dichiareranno guerra alla Germania. Erano trascorsi solo 3 mesi!
    L'usura finanaziaria e bancaria internazionale aveva fretta!
    Una "infezione" simile NON poteva attecchire in tutta l'Europa!
    “Se la Germania facesse ancora affair (business) nei prossimi 50 anni, avremmo combattuto questa Guerra (la prima Guerra mondiale) inutilmente.” - Winston Churchillnel The Times (1919)
    Condurremo Hitler in guerra, sia che lo voglia o meno. - Winston Churchill (1936 trasmissione radio)

    La Germania diventa troppo potente. Dobbiamo schiacciarla. - Winston Churchill(Novembre 1936 parlando al Generale US Robert E. Wood)

    “La guerra non serviva soltanto ad abolire il fascismo, ma per conquistare mercati di vendita. Se avessimo voluto, avremmo potuto evitare lo scoppio della guerra, senza neanche sparare un colpo, ma decidemmo di fare diversamente.”- Winston Churchill a Truman (Fultun, USA March 1946)






    La voce di corridoio secondo la quale Adolf Hitler era il nipote di un Rothschild sembra essere stata partorita dalla mente di un propagandista sionista al servizio della prima agenzia unificata di intelligence Statunitense, l’Office of Strategic Services (OSS mamma della CIA). Trovate tutte le notizie riguardo questa montatura a questo link http://www.14parole.wordpress.com/tag/carolyn-yeager/
    La Falsa Leggenda del “Nonno Ebreo” di Adolf Hitler – Come e perché è iniziata, e i motivi per cui è falsa di Carolyn Yeager.




    https://sites.google.com/site/000con...ioni000/hitler






    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

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  2. #2
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    Predefinito Re: Terzo Reich ed i banchieri internazionali

    Forse la discussione potrebbe essere unificata con quella inerente alle vere cause dello scoppio delle II° GM. Camerati Avanguardia e Majorana, che dite? Fate voi. Grazie
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  3. #3
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    Predefinito Re: Terzo Reich ed i banchieri internazionali

    Io ritenga debba restare autonoma. Tanto questa la inserisco nel contenitore in rilievo sulle discussioni a carattere storico. Nella discussione su chi incominciò la seconda guerra mondiale, si può sempre fare riferimento a questa.
    E' un ottimo articolo.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  4. #4
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    Predefinito Re: Terzo Reich ed i banchieri internazionali

    E' meglio tenerlo come un'unicum , di per sé è un utile elemento per chi si avvicina a queste tematiche per la prima volta .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #5
    Ghibellino
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    Predefinito Re: Terzo Reich ed i banchieri internazionali

    Benché Adolf Hitler sia citato coninfamia nei libri di storia, egli fu popolare presso il popolo tedesco. Stephen Zarlenga, in The Lost Science of Money, afferma che ciò era dovuto al fatto che egli salvò la Germania dalle teorie economiche inglesi.Le teorie secondo le quali il denaro deve essere scambiato sulla base delle riserve aurifere in possesso di un cartello di banche private piuttosto che stampato direttamente dal governo. Secondo il ricercatore canadese Henry Makow, questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermato; egli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e creare una propria moneta. Makow cita un interrogatorio del 1938 di C.G.Rakowsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakowsky,“[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo a lavoro per il bene dello Stato. Se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri Stati, potete ben immaginare le implicazionicontrorivoluzionarie” (Henry Makow, “Hitler Did Not Want War”,www.savethemales.com).
    L’economista inglese Henry C.K.Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca: “I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti“. In Billions for the Bankers, Debts for the People (Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli, 1984), Sheldon Hemry commenta: “Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro nè debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri“.
    Il Trattato di Versaillesnel gennaio 1919 aveva imposto al popolo tedesco risarcimenti che lo avevano distrutto, con i quali si intendeva rimborsare i costi sostenuti nella partecipazione alla guerra per tutti i Paesi belligeranti.Costi che ammontavano al triplo del valore di tutte le proprietà esistenti nella Germania. La speculazione sul marco tedesco aveva provocato il suo crollo, affrettando l’evento di uno dei fenomeni d’inflazione più rovinosi della modernità. Al suo apice, una carriola piena di banconote, per l’equivalente di 100 miliardi di marchi, non bastava a comprare nemmeno un tozzo di pane. Le casse dello Stato erano vuote ed enormi quantità di case e di fattorie erano state sequestrate dalle banche e dagli speculatori. La gente viveva nelle baracche e moriva di fame. Nulla di simile era mai accaduto in precedenza: la totale distruzione di una moneta nazionale, che aveva spazzato via i risparmi della gente, le loro attività e l’economia in generale. A peggiorare le cose arrivò, alla fine del decennio, ladepressione globale. La Germania non poteva far altro che soccombere alla schiavitù del debito e agli strozzini internazionali. O almeno così sembrava.
    Hitler e i Nazional-Socialisti, che arrivarono al potere nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta. In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo Stato, che venivano chiamate “Greenbacks“. Hitler iniziò il suo programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici. I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali. Il costo di tutti questi progetti fu fissato a un miliardo di unità della valuta nazionale. Un miliardo di biglietti di cambio non inflazionati, chiamatiCertificati Lavorativi del Tesoro. Questa moneta stampata dal governo non aveva come riferimento l’oro, ma tutto ciò che possedeva un valore concreto. Essenzialmente si trattava di una ricevuta rilasciata in cambio del lavoro e delle opere che venivano consegnate al governo. Hitler diceva: “Per ogni marco che viene stampato, noi abbiamo richiesto l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di beni prodotti“. I lavoratori spendevano poi i certificati in altri beni e servizi, creando lavoro per altre persone.
    Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione era stato risolto e il Paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale. Ci riuscì utilizzando il sistema del baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali. Questo sistema di scambio diretto avveniva senza creare debito nè deficit commerciale. L’esperimento economico della Germania lasciò alcuni durevoli monumenti al suo processo, come la famosa Autobahn, la prima rete del mondo di autostrade a larga estensione.
    Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: “Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario“. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (John Weitz, Hitler’s Banker Warner Books, 1999).
    Ellen Brown


    Il miracolo economico nazionalsocialista - Informare
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  6. #6
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    Predefinito Re: Terzo Reich ed i banchieri internazionali

    Il miracolo economico nazionalsocialista. Conclusioni - Informare

    A questo punto, è inevitabile porsi la domanda: è possibile che non solo la guerra annichilatrice scatenata dalle potenze anglo-americane contro la Germania, ma la storica satanizzazione del Reich, la sua permanente damnatio memoriae, abbiano avuto come motivazione reale e occulta proprio i successi economici ottenuti da Hitler contro il sistema finanziario internazionale? E' la domanda più censurata della storia. E' la domanda-tabù. Non oseremmo porla qui, se non l'avesse adombrata un avversario militare del Terzo Reich: J.F.C. Fuller, generale britannico.

    Fuller, scomparso nel 1966, geniale innovatore della guerra corazzata, è considerato il Clausewitz inglese. Ha combattuto la Germania nella prima e nella seconda guerra mondiale. Avversario, ma leale. In un cruciale capitolo della sua opera principale, "Storia militare del mondo occidentale" (1), Fuller delineò brevemente le ragioni dell'energica rinascita economica della Germania sotto il Terzo Reich. Con limpida chiarezza.

    Fuller attribuisce ad Hitler il seguente pensiero:

    "La comunità delle nazioni non vive del fittizio valore della moneta, ma di produzione di merci reali, la quale conferisce valore alla moneta. E' questa produzione ad essere la vera copertura della valuta nazionale, non una banca o una cassaforte piena d'oro"- Egli [Hitler] decise dunque

    1) di rifiutare prestiti esteri gravati da interessi, e di basare la moneta tedesca sulla produzione invece che sulle riserve auree.

    2) Di procurarsi le merci da importare attraverso scambio diretto di beni -- baratto -- e di sostenere le esportazioni quando necessario.

    3) di porre termine a quello che era chiamato "libertà dei cambi", ossia la licenza di speculare sulle [fluttuazioni delle] monete e di trasferire i capitali privati da un paese all'altro secondo la situazione politica.

    4) Di creare moneta quando manodopera e materie prime erano disponibili per il lavoro, anziché indebitarsi prendendola a prestito".

    Fuller pare aver compreso perfettamente la frode fondamentale, il meccanismo per cui la finanzia estrae il suo tributo perpetuo dal lavoro umano. Infatti scrive: "Hitler era convinto che, finché durava il sistema monetario internazionale [...], una nazione, accaparrando l'oro, poteva imporre la propria volontà alle nazioni cui l'oro mancava. Bastava prosciugare le loro riserve di scambio, per costringerle ad accettare prestiti ad interesse, sì da distribuire la loro ricchezza e la loro produzione ai prestatori".

    E aggiunge:

    "La prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti ad interesse a nazioni in difficoltà economica; l'economia di Hitler significava la sua rovina. Se gli fosse stato permesso di completarla con successo, altre nazioni avrebbero certo seguito il suo esempio, e sarebbe venuto un momento in cui tutti gli stati senza riserve auree si sarebbero scambiati beni contro beni; così che non solo la richiesta di prestiti sarebbe cessate e l'oro avrebbe perso valore, ma i prestatori finanziari avrebbero dovuto chiudere bottega.
    "Questa pistola finanziaria era puntata alla tempia, in modo particolare, degli Stati Uniti, i quali detenevano il grosso delle riserve d'oro mondiali, e perché il loro sistema di produzione di massa richiedeva l'esportazione del dieci per cento circa dei loro prodotti per evitare la disoccupazione. Inoltre, poiché i metodi brutali usati da Hitler contro gli ebrei tedeschi aveva irritato i finanzieri ebrei americani, sei mesi dopo che Hitler divenne Cancelliere, Samuel Untermeyer, un ricco procuratore di New York, gettò il guanto di sfida. Egli proclamò una "guerra santa" contro il nazionalsocialismo e dichiarò il boicottaggio economico sui beni, trasporti e servizi tedeschi".


    Ciò a cui Fuller allude, nell'evocare la guerra santa ebraica contro il nazionalsocialismo, è un evento preciso, che ebbe luogo al Madison Square Garden il 6 settembre 1933. Qui, la comunità ebraica di New York celebrò un vero e proprio rito di maledizione, detto Cherem o scomunica maggiore. "Furono accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar [l'antico corno di ariete ebraico] mentre il rabbino B. A Mendelson pronunciava la formula di scumunica: "A partire da oggi, ci asterremo da qualunque commercio di materie prime provenienti dalla Germania. Saremo vigilanti per quanto riguarda l'uso di merci tedesche [...] La validità di tale decisione durerà fino alla fine del regime di Hitler, allora il cherem avrà la nostra benedizione"".

    Samuel Untermeyer, membro influente del B'nai B'rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 questa dichiarazione, annunciando un embargo totale sulle merci tedesche "a nome di tutti gli ebrei, massoni [sic] e cristiani".
    Non è il caso di sorridere di questi rituali. Bisogna infatti ricordare che, per lo stesso cristianesimo, la comunità ebraica è "popolo sacerdotale": titolare cioè del potere sacramentale di rendere efficaci i riti. Inoltre, gli ebrei sono i primi a credere che i loro rabbini siano in grado di lanciare maledizioni efficaci e forme di "malocchio". Come il sacerdote cattolico, con il sacramento dell'Ordine, riceve questo potere -- e può usarlo per scopi aberranti: le messe nere sataniste richiedono infatti un sacerdote regolarmente ordinato per celebrare il rito inverso, che è per lo più una "fattura di morte" contro una persona -- così gli ebrei sono convinti di poter usare il loro potere "sacerdotale" in operazioni efficaci di magia nera. L'accensione di candele nere nel rituale eseguito a New York implica, o allude, a una sorta di "fattura di morte", con evocazione delle forze infere (3).

    In ogni caso, la comunità ebraico-finanziaria non trascurò di mettere in atto anche misure più concrete.
    E' certo che anche il finanziere Bernard Baruch si allarmò del sistema di scambi internazionali diretti di merci, non mediati da trasferimenti monetari, messo in attività da Hitler. In un colloquio che ebbe nel settembre 1939 col presidente Roosevelt, Baruch raccomandò di "tenere i nostri prezzi bassi per conservarci i clienti delle nazioni belligeranti. In questo modo, il sistema di baratto tedesco sarà distrutto".

    Non bastò, e si dovette ricorrere alla guerra. Il potere di Bernard Baruch nel lanciare gli Stati Uniti nel conflitto anti-tedesco non può essere sottovalutato da chi ne conosce le gesta. Nato in Texas nel 1876 (suo padre fu membro del Ku Klux Klan), il miliardario Bernard Baruch è il prototipo eterno del finanziere ebreo (4). Acquirente primario del debito pubblico americano -- ossia di fatto membro del ristretto gruppo di banchieri che emettono la moneta Usa indebitandone il Paese -- Baruch divenne, in forza di tale veste, il "consigliere di sei presidenti", da Woodrow Wilson (1912) ad Eisenhower (1950). Fu lui che convinse il presidente Wilson a far entrare l'America nella Grande Guerra; soprattutto, lo convinse che lo sforzo bellico necessitava di un organo onnipotente di pianificazione della produzione industriale; e che quell'organo supremo doveva essere guidato da "un uomo solo". Quell'uomo era lui, Baruch.

    Il War Industry Board, di cui fu a capo, impartì ogni ordinativo per materiale bellico e logistico -- dagli scarponi alle locomotive - ad ogni azienda americana che lavorava per la guerra; non solo per armare e rifornire le truppe americane, ma in buona misura anche quelle alleate. Come denunciò nel 1919 la Commissione Investigativa del Congresso (guidata dal senatore W. J. Graham) che indagò sui profitti che quell'organo rese possibili, fu "un governo segreto...sette uomini scelti dal Presidente hanno concepito l'intero sistema di acquisti militari, programmato la censura sulla stampa, creato un sistema di controllo alimentare...dietro porte chiuse, mesi prima che la guerra fosse dichiarata".

    Insomma, Baruch instaurò -- nel bel mezzo della "democrazia americana", in un clima politico e culturale totalmente diverso da quello dell'Europa dell'Est - il sistema di pianificazione socialista dell'economia, perfettamente simile a quello che stava nascendo in Russia. Completo (come poi in Unione Sovietica) di censura sulla stampa e razionamento alimentare.

    Il sistema fu ripetuto, sempre grazie ai consigli che Baruch diede al presidente F. D. Roosevelt, anche nella guerra contro Hitler: l'organo pianificatore si chiamò War Production Board ed ebbe a capo una creatura di Baruch, Harry Hopkins.

    Anche allora fu di fatto abolito, senza dirlo, il libero mercato. La "mano invisibile" cara ad Adam Smith fu sostituita da un'altra mano invisibile, quella del Piano e dei Pianificatori, i commissari politici degli Usa, ultimi decisori della domanda e dell'offerta. In fondo, per i banchieri, liberismo o socialismo non fanno differenza: purché siano loro a controllarli, e a profittarne.
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    Predefinito Re: Terzo Reich ed i banchieri internazionali

    Ora non ci sono più scuse per negare la "materialità" che spinse le plutocrazie a scendere in guerra.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  8. #8
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    Predefinito Re: Terzo Reich ed i banchieri internazionali

    Cercare di fare capire a qualcuno il perchè scoppiò la II° GM non sarebbe tempo perso, ma la propaganda assillante che dura da oramai ben prima del 1939 rende il nostro lavoro al servizio della conoscenza assai improbo. Magari capita che qualche lettore del web capiti qui e cominci ad interrogarsi, se così fosse avremmo già ottenuto un buon risultato. Un problema grosso, anche in questo caso è quello dei cosiddetti neonazisti, fenomeno molto spesso da baraccone che banalizza e criminalizza ancora di più il reale pensiero nazionalsocialista. E che dire poi di quei "fenomeni" di Pregida?
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