Posto questo articolo che porta con sè una riflessione sull'uso massivo che la magistratura fa dei cosiddetti "pentiti".

Si è preso l'ergastolo che era appena maggiorenne, poi gli assassini veri hanno confessato.
Aveva 17 anni e sognava di prendere la patente, Mirko Turco. Era un ragazzo di Gela come tanti. E invece qualcuno ha trasformato la sua vita in un incubo. Nel 1998, sette pentiti lo accusano di aver ucciso selvaggiamente Fortunato Belladonna, un sedicenne arso vivo, e Orazio Sciascio, un salumiere crivellato da un clan.
Mirko subisce processi per quindici anni, e si fa dieci anni di galera. Salvo poi scoprire, nel 2011, che il ragazzo, oggi un uomo di 35 anni cresciuto in gattabuia, era innocente. La procura generale di Caltanissetta ha insistito: ha chiesto il rigetto della revisione del processo. Ma la corte di Appello di Messina ha respinto la richiesta della procura generale e ha accolto l'istanza di revisione. Ieri Mirko Turco è stato assolto con formula piena per non avere commesso il fatto. La condanna all'ergastolo è stata revocata. Lo aveva detto dal primo minuto: "Io sono innocente*. Ma qualcuno ha creduto a tante, troppe menzogne. Chissà se c'è qualcuno disposto a pentirsene.
Prendi un ragazzo non ancora maggiorenne che sogna la patente. E che a due passi dal traguardo, va a sbattere contro la mala-giustizia italiana: sette pentiti lo accusano, lo condannano per due omicidi, gli danno due ergastoli, si fa dieci anni di galera e quindici anni di processi e poi un giorno di marzo del 2015 gli dicono "scusa, ci siamo sbagliati, sei innocente". È successo a Gela, a un ragazzino che si chiamava Felice Mirko Eros Turco. E che ora, dopo dieci anni vissuti da mostro, è un uomo di 35 anni che ha passato i suoi anni migliori a marcire in galera.
Lo hanno incastrato Mirko. Gli hanno fottuto l'esistenza. I mafiosi bugiardi che lo hanno lasciato con il cerino in mano, gli sbirri che lo hanno trattato come un criminale spietato, i magistrati che hanno fatto strame della sua dignità e della sua esistenza, Orazio Sciascio e Fortunato Belladonna. E attorno a questi due nomi, a questi due morti ammazzati come cani, che si attorciglia la storia di Mirko. Tutto comincia nel 1998, quando Mirko ha ancora diciassette anni e gli manca poco per prendere la patente.
L'11 agosto di quell'anno viene ritrovato il corpo di un sedicenne: si chiama Fortunata Belladonna ma a dispetto del nome viene ritrovato carbonizzato in un canneto nei pressi del lungomare di Gela. È quasi irriconoscibile. È stato torturato, interrogato e poi strangolato con un cordino. Gli è stato infilato un panno di daino in bocca. Arso vivo. Cosa nostra lo ha ucciso perché ritiene che il ragazzo sia coinvolto nell'omicidio di Orazio Sciascio. Qualcuno mormora che doveva essere solo una punizione. Il giovane, avvicinatosi alla malavita, era un "cane ca nun canusci patruni", come dicono in Sicilia. Di questa morte, la Corte d'assise di Caltanissetta incolpa proprio Rosario Trubia, che confessa altri fatti di sangue e inizia a collaborare con la giustizia insieme ad altri affiliati del clan Emmanuello e i fratelli Emanuele, Sergio e Angelo Celona. E viene incolpato anche il nostro Mirko, lo hanno detto i pentiti. E stato lui: condanna all'ergastolo, i magistrati non hanno dubbi. Neppure il tempo di vedersi sul groppone un omicidio che non ha commesso, che a Turco ne viene appioppato un altro. Quello di Orazio Sciascio.
Sciascio è un ex operaio di mulino in pensione, ha 67 anni e gestisce una salumeria insieme alla moglie Rosaria Caci. Alcuni banditi entrano nel negozio, gli chiedono il pizzo, lui reagisce e lo fanno fuori a revolverate. Ha due figli carabinieri. Di pagare non ne vuole sapere. Ma loro, i mafiosi, non vogliono fargli sconti. La firma di questo omicidio è come una macchina usata che nessuno vuole. Passa di mano in mano, di nome in nome, Ma il cerino finisce in mano a Mirko Turco. A incastrarlo è proprio la vedova di Sciascio, Rosaria Caci, che in un faccia a faccia non ha il minimo dubbio. Lo indica. È stato Mirko. Ma il seguito della storia, delle indagini, lo stuolo di falsi pentiti, contro-pentimenti, finalmente porta alla verità nel 2012. Con l'omicidio del salumiere, Turco non c'entra nulla. La corte di appello di Catania revoca la condanna di Turco e lo assolve per l'omicidio di Sciascio. I responsabili individuati sono Salvatore Rinella e Salvatore Collura. Resta però la condanna per Belladonna, il ragazzo arso vivo nel canneto. Tutto è messo nero su bianco soltanto nel dicembre del 2011.
Due collaboratori di giustizia, Carmelo Massimo Billizzi di 41 anni e Gianluca Gammino di 37 anni, affiliati al clan Madonia di Gela, vengono condannati rispettivamente a 19 e a 18 anni di reclusione. Si sono autoaccusati dell'omicidio del 16enne Fortunato Belladonna: hanno confessato di averlo ammazzato loro il 14 luglio del 1998. Mirko si è già fatto dieci anni di carcere per due omicidi che non ha mai commesso. Ha ottenuto la revisione del processa e la libertà dalla Cassazione nel 2008.
Ma l'ultima parola, la parola definitiva che insieme alla libertà gli restituisce anche la sua dignità di uomo arriva solo ieri, dopo molte altre complicazioni. La procura generale di Messina ha insistito: ha chiesto il rigetto della revisione del processo ai danni dell'ex ragazzino invecchiato in carcere per le chiacchiere di sette pentiti. Ma la corte di Appello di Messina ha respinto la richiesta della procura generale e accoglie l'istanza di revisione. Ieri Mirko Turco è stato assolto con formula piena per non avere commesso il fatto. La condanna all'ergastolo è stata revocata. Lo aveva detto dal primo minuto in galera: "Io sono innocente". Ma qualcuno ha creduto a tante bugie. Chissà se c'è qualcuno disposto a pentirsene.





Giustizia: sette "pentiti" per confezionare una balla.. e Mirko si è fatto 10 anni in carcere | Le Notizie di Ristretti