Il bollettino annuale della International Trade Union Confederation (ITUC)- rappresentante di 170 milioni di lavoratori in 157 Paesi - dice: nel 2009, 101 persone sono state uccise mentre difendevano i diritti dei lavoratori
Scritto per noi da
Sandro Bozzolo


Tempi duri per i lavoratori, e peggiori per i sindacalisti. Questo almeno è ciò che emerge dal bollettino annuale della International Trade Union Confederation (ITUC)- la più grande organizzazione nel contesto sindacale nel mondo, rappresentante di 170 milioni di lavoratori in 157 Paesi: nel 2009, 101 persone sono state uccise mentre difendevano i diritti dei lavoratori, con un preoccupante incremento del 30 percento rispetto ai dati dell'anno precedente.
Ancora una volta, in testa alla macabra classifica si trova la Colombia, che negli ultimi decenni - dal momento dell'ingresso del paramilitarismo nella scena del conflitto nazionale, avvenuta negli anni Settanta- ha visto scomparire, per morte violenta, più di 2.000 sindacalisti. Quarantotto sono i caduti nell'ultimo anno, e quasi la metà, ventidue, sono donne. Cifre che rispettano il trend registrato negli anni precedenti, con una violenza che non opera discriminazione sessuale né cavalleria quando si tratta di massacrare chi sta dalla parte dei deboli.
Oltre al martoriato caso colombiano, si registrano 16 omicidi in Guatemala, 12 in Honduras, 6 in Messico e Bangladesh, 4 in Brasile, 3 nella Repubblica Dominicana e nelle Filippine, una in India, in Iraq ed in Nigeria. Preoccupa soprattutto l'incremento delle violenze nell'Honduras post-golpista, mentre il Guatemala conferma una tendenza di repressione contro i lavoratori che si è riaccesa negli ultimi anni.
Eppure, non sono solamente i numerosi omicidi a preoccupare i sindacalisti, in quest'epoca di crisi costante. Il bollettino ITUC analizza la costante irregolarità che caratterizza il mercato del lavoro, definendo "vulnerabili" le condizioni contrattuali del 50 percento della manodopera attiva, a livello gloable. In particolare, sono vittime della precarietà i lavoratori delle zone franche industriali, soprattutto nel Sudest Asiatico ed in America Centrale, gli impiegati nel servizio domestico, i migranti ed i lavoratori agricoli. Ancora una volta, sono le donne - la maggioranza, all'interno di questi settori - a soffrire la mancanza di tutela.
Rimane da risolvere, infine, la velata contraddizione che separa la tutela legislativa dalla associabilità effettiva di molti lavoratori. Spesso, infatti, nonostante i diritti sindacali siano protetti dalle varie Costituzioni, in un gran numero di Paesi gli scioperi continuano ad essere severamente proibiti. Un problema che non è stato risolto neppure nel Sessantesimo Anniversario dell'Accordo 98, celebrato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 2009. Paesi quali Canada, Stati Uniti, Cina, India, Iran, Corea del Sud, Messico, Tailandia e Vietnam continuano a rifiutarsi di firmare un trattato che rafforza la tutela sindacale, con conseguenze piuttosto evidenti: circa la metà della popolazione economica attiva del mondo continua ad essere privata di un diritto ormai ritenuto, solamente a parole, universale.

PeaceReporter - Crisi lavorativa, massacro sindacale