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    Predefinito Olocausto: alleati zitti mentre Pio XII agiva

    13-08-09
    SHOAH: OSSERVATORE ROMANO, USA E GB IMMOBILI MENTRE PIO XII AGIVA


    (ASCA) - Citta' del Vaticano, 13 ago - L'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, con un articolo pubblicato oggi in prima pagina, torna a difendere l'atteggiamento di papa Pio XII di fronte alla Shoah, che lavoro' in silenzio per difendere gli ebrei, mentre Stati Uniti e Gran Bretagna indugiavano e rimanevano inattivi. Nell'articolo, firmato da Raffaele Alessandrini e che arriva a pochi giorni dalla polemica tra comunita' ebraiche e papa Benedetto XVI per le parole di quest'ultimo sui campi di concentramento, si ricorda infatti che papa Pacelli, ''dopo essere stato lodato e celebrato negli anni del secondo dopoguerra come defensor civitatis - non solo di Roma, ma della civilta' stessa - dal 1963, e cioe' dall'uscita dell'opera teatrale diffamatoria 'Der Stellvertreter' (Il Vicario) di Rolf Hochhuth, e' stato accusato di silenzi, di cinico distacco, addirittura di connivenze antiebraiche con il nazionalsocialismo al punto da essere bollato con l'epiteto tanto infamante quanto radicalmente falso di 'Papa di Hitler'''.

    ''Gran parte dell'opinione pubblica di mezzo mondo - accusa l'Osservatore - per decenni e' stata accecata da falsita' alimentate ad arte da una pubblicistica scandalistica per lo piu' animata da precise logiche politiche, da visioni ideologiche antireligiose, nonche' dalla cattiva coscienza di qualcuno''.

    Alla figura di Pio XII, che attuava ''l'unica plausibile e attuabile forma di difesa degli ebrei'' dalla persecuzione nazista, l'assistenza ''silenziosa'' degli ebrei in Vaticano e fuori, il quotidiano della Santa Sede contrappone l'atteggiamento di Washington e Londra, come emerge dai diari del ministro del Tesoro statunitense durante la guerra, l'ebreo Henry Morgenthau jr. L'Osservatore Romano ripesca infatti un articolo uscito dopo la guerra sulla rivista dell'Unione delle comunita' israelitiche italiane, 'La Rassegna mensile di Israel'. Il testo cita appunto i diari di Morgenthau, ''il quale sostiene senza mezzi termini che 'l'incapacita', indolenza e gli indugi burocratici dell'America impedirono la salvezza di migliaia di vittime di Hitler' mentre 'il Ministero degli Esteri inglese si preoccupava piu' di politica che di carita' umana'''.

    ''Fin dall'agosto del 1942 noi sapevamo a Washington che i nazisti avevano progettato di sterminare tutti gli ebrei dall'Europa - annotava Morgenthau - ma per circa 18 mesi dal giorno in cui si ebbero i primi rapporti sull'orribile piano nazista, il dipartimento di Stato non fece praticamente nulla''.

    ''I suoi funzionari - continuava - cercarono di schivare la loro ingrata responsabilita', indugiando anche quando vennero loro presentati piani concreti di salvezza e arrivarono persino a sopprimere le informazioni sulle atrocita' gia' commesse, per impedire che l'opinione pubblica offesa forzasse loro la mano''.

    Tutto questo mentre, ''dall'autunno del 1943 all'inverno del 1944, in una Roma occupata dai nazisti, durante i nove mesi che intercorsero tra l'armistizio e la liberazione della capitale veniva attuata l'unica plausibile e attuabile forma di difesa degli ebrei e di molti altri perseguitati: quella silenziosa e promossa senza proclami da Pio XII e realizzata - oltre che tra le stesse mura vaticane - nei tanti istituti e conventi di religiosi che ospitarono, nascosero e salvarono moltissime persone, come documentano migliaia di testimonianze e di documenti e sottolineano ormai molti studi, libri e articoli, anche del nostro giornale''. ''Certo - conclude il quotidiano della Santa Sede rispondendo obliquamente ad una recente intervista del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni -, alla fine della guerra le vittime tra gli ebrei di Roma sarebbero state oltre duemila, ma diecimila furono i salvati''.

    asp/sam/ss

    - Agenzia di stampa Asca
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    Predefinito Rif: Olocausto: alleati zitti mentre Pio XII agiva

    Ecco l'articolo completo.

    Washington e Londra di fronte alla tragedia degli ebrei europei

    Silenzi e omissioni
    al tempo della Shoah




    di Raffaele Alessandrini

    Senza memoria non c'è vera comunicazione. Una memoria corta o mutilata, infatti, distorce e falsa l'autenticità dei messaggi. Oggi poi che l'era della comunicazione informatica sottopone gli utenti dei media a un flusso incontenibile e spesso incontrollabile di dati - a confermare la valenza della tesi di Marshall Mc Luhan sul mezzo che diviene messaggio - appare ancora più evidente come il semplice comunicare non significhi di per sé rendere un servizio alla serietà dell'informazione. Anzi, spesso avviene proprio il contrario.
    Emblematico è il caso di Pio XII. Dopo essere stato lodato e celebrato negli anni del secondo dopoguerra come defensor civitatis - non solo di Roma, ma della civiltà stessa - dal 1963, e cioè dall'uscita dell'opera teatrale diffamatoria Der Stellvertreter di Rolf Hochhuth, Papa Pacelli è stato accusato di silenzi, di cinico distacco, addirittura di connivenze antiebraiche con il nazionalsocialismo al punto da essere bollato con l'epiteto tanto infamante quanto radicalmente falso di "Papa di Hitler". Gran parte dell'opinione pubblica di mezzo mondo per decenni è stata accecata da falsità alimentate ad arte da una pubblicistica scandalistica per lo più animata da precise logiche politiche, da visioni ideologiche antireligiose, nonché dalla cattiva coscienza di qualcuno.
    E dire appunto che a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, e per tutti gli anni Cinquanta, pressoché unanime era stato il coro di elogi e di ringraziamenti riversati sul Pontefice romano. E se qualche voce si era levata per rimarcare i silenzi o un pragmatico disinteresse a livello internazionale sulla tragedia degli ebrei, essa non aveva certo chiamato in causa la Santa Sede. Quanto però sarebbe avvenuto in seguito, a livello di comunicazione - giornalistica, letteraria, storiografica - nei confronti di Papa Pacelli, fino a imbastire una vera e propria leggenda nera, non avrebbe trovato corrispondenze, forse più giustificate, presso altri soggetti.
    Per fortuna a volte viene in soccorso, come si diceva, la memoria, orale e soprattutto scritta. Risorsa umanissima sempre da coltivare, soprattutto in una società facile all'oblio come la nostra. Tre anni dopo la fine della guerra, un articolo intitolato La responsabilità dei governi americano e inglese nella tragedia degli Ebrei d'Europa usciva su "La Rassegna mensile di Israel" (14, 1948, pp. 105-115), la rivista dell'Unione delle Comunità israelitiche italiane fondata nel 1922 e diretta fino alla morte da Dante Lattes (1876-1965), scrittore, giornalista e docente di lingua e letteratura ebraica all'Istituto di Lingue orientali di Roma, nonché direttore del Collegio rabbinico italiano, figura di assoluto rilievo nel panorama della cultura ebraica in Italia. L'articolo si fonda sui diari di Henry Morgenthau junior (1891-1967), ministro del Tesoro statunitense durante la guerra, il quale sostiene senza mezzi termini che "l'incapacità, indolenza e gli indugi burocratici dell'America impedirono la salvezza di migliaia di vittime di Hitler" mentre "il Ministero degli Esteri inglese si preoccupava più di politica che di carità umana".
    "Fin dall'agosto del 1942 noi sapevamo a Washington che i nazisti avevano progettato di sterminare tutti gli Ebrei dell'Europa" - annota Morgenthau - "ma per circa diciotto mesi dal giorno in cui si ebbero i primi rapporti sull'orribile piano nazista, il Dipartimento di Stato non fece praticamente nulla. I suoi funzionari cercarono di schivare la loro ingrata responsabilità, indugiando anche quando vennero loro presentati piani concreti di salvezza e arrivarono persino a sopprimere le informazioni sulle atrocità già commesse, per impedire che l'opinione pubblica offesa forzasse loro la mano".
    "Non lo affermo - prosegue Morgenthau - a cuor leggero. La responsabilità del Ministero del Tesoro nell'autorizzare le transazioni monetarie con l'estero implica che noi dovevamo passare alla fase finanziaria del soccorso dei profughi". Questo consentiva di rendersi conto direttamente di "quei terribili diciotto mesi di incapacità, d'indolenza, di rinvii burocratici e simili che avevano tutta l'apparenza di un ostruzionismo calcolato". L'impegno di Morgenthau e dei suoi collaboratori così si infranse per lungo tempo su un muro di gomma. "La lotta fu lunga e straziante. La posta era la popolazione ebraica dell'Europa occupata dai nazisti. La minaccia era la distruzione totale. La speranza era di farne uscire una parte - un po' di donne, forse qualche bambino, e alcuni lattanti - prima che le porte dei campi di concentramento e delle camere a gas si chiudessero".
    Alla fine solo grazie a un colloquio ottenuto direttamente con il Presidente Franklin D. Roosevelt alla Casa Bianca si riuscì a togliere la questione dei profughi al Dipartimento di Stato che aveva menato il can per l'aia così a lungo e ad affidarla a una speciale Commissione presidenziale, il War Refugee Board. Ora - continua Morgenthau - "il retroscena angoscioso che si nasconde dietro la creazione del War Refugee Board non deve rimanere più a lungo celato".
    Viene spontaneo chiedersi quali mai fossero i motivi di tanta noncuranza indolente da parte del Dipartimento di Stato americano. Morgenthau afferma che tale organismo "non era psicologicamente né amministrativamente organizzato per occuparsi dei profughi, né era adatto ad azioni rapide o ad attività umanitarie". In breve, il tipico funzionario del servizio estero - afferma Morgenthau - "non viveva che di scartoffie, aveva l'istinto del rinvio, essendo teoria consacrata presso tutti i Ministeri degli Esteri che i problemi differiti finiscono a lungo tempo per risolversi da sé". Indifferenza, dunque, unita a mancanza di spirito di solidarietà; un chiuso conservatorismo e l'antipatia per gli umili e per gli oppressi avrebbero fatto il resto.
    Il primo rapporto sul piano concertato da Hitler per lo sterminio degli ebrei in Europa risale al 24 agosto 1942. Gerhard Riegner, rappresentante del Congresso mondiale ebraico residente in Svizzera, in quella data inviò le prime notizie che parlavano del piano di deportazione e di sterminio nazista riguardante una cifra aggirantesi fra i tre milioni e mezzo ai quattro milioni di ebrei d'Europa; tra l'altro nel testo si fa anche cenno del possibile ricorso al cianuro (prussic acid). Il telegramma di Riegner fu inviato, attraverso alcuni passaggi, al presidente del Consiglio ebraico americano Stephen S. Wise, che a sua volta si rivolse a Sumner Welles del Dipartimento di Stato, e questi lo invitò a non rendere noto il fatto finché non si fossero avute notizie più precise.
    In novembre giunsero le conferme attese: quattro dichiarazioni giurate che confermavano il rapporto di Riegner. Welles consegnò i documenti a Wise autorizzandolo a pubblicarli. La reazione popolare - ricorda Morgenthau - fu vivace e unanime e la Casa Bianca dichiarò che gli Stati Uniti avrebbero punito ogni assassinio razziale e politico. "Quando i fatti furono riferiti al Parlamento inglese, ci furono due minuti di silenzio. Le Comunità ebraiche vennero colte in tutto il mondo da angoscia e da lutto".
    Il 25 gennaio 1943 giunse un altro telegramma di Riegner dal tenore "netto e terrificante". Diceva che i nazisti in Polonia stavano massacrando circa 6.000 ebrei ogni giorno; che agli ebrei della Germania si negavano pane e tessere alimentari, che in Romania gli ebrei morivano di fame". Sumner Welles passò il telegramma a Wise e subito furono organizzate diverse manifestazioni di protesta a partire da un comizio tenuto al Madison Square Garden. Le agenzie di soccorso si mobilitarono per tentare di salvare una parte di quelle migliaia di sventurati e per settimane il Dipartimento di Stato fu bersagliato di richieste di azione, di progetti di salvataggio da appelli e promesse di assistenza. Annota qui Morgenthau che l'unica reazione sostanziale del Dipartimento fu di "dare una montagna di ragioni per non far nulla".
    La cosa più grave, al di là delle lentezze burocratiche, fu quella di tentare di eliminare la corrente d'informazioni che alimentavano la pressione dell'opinione pubblica. Noi - afferma Morgenthau - non avevamo altro che sospetti. Ci vollero mesi di lunghe e pazienti inchieste prima di ricostruire la dolorosa storia della soppressione degli ebrei. Pochi giorni dopo l'arrivo da Berna del nuovo telegramma di Riegner al ministro americano a Berna, Leland Harrison, giunse una risposta, con il numero 354, che in riferimento al primo telegramma diceva in sostanza: "Per l'avvenire noi vi consigliamo di non accettare rapporti che vi siano inviati per essere trasmessi a privati negli Stati Uniti, se non nel caso che un'azione di questo genere sia consigliabile per motivi straordinari. Messaggi privati di questa specie richiamano l'attenzione dei paesi neutrali e vi è da temere che, trasmettendoli, noi rischiamo di provocare da parte dei paesi neutrali stessi misure tali che limitino o impediscano i nostri mezzi di comunicazione intorno ad argomenti ufficiali di carattere confidenziale".
    Effetto del telegramma 354 fu quello di ordinare ad Harrison di non trasmettere più nessuna informazione che gli venisse da Riegner, nessun resoconto di atrocità che potesse provocare altri comizi e altre proteste pubbliche. Morgenthau sottolinea che in sostanza il testo del telegramma firmato da Sumner Welles è redatto in uno stile tale che un funzionario affaccendato, nel firmare il consueto numero di telegrammi quotidiani in partenza, può considerarlo come un atto di consueta amministrazione. "E io, - dice testualmente - sono persuaso che accadde proprio così". Del resto Welles anche in seguito avrebbe sempre dimostrato attenzione e sensibilità al problema dei profughi tanto più che nell'aprile del 1943 chiese espressamente nuove notizie a Berna sulla situazione delle sofferenze degli ebrei. Harrison rispose trasmettendo un altro rapporto di Riegner e lamentando che notizie di tal genere non avrebbero dovuto rientrare nelle restrizioni del telegramma 354. Di tale telegramma, di cui peraltro si ignorava il testo, giunse notizia anche al ministero del Tesoro - ricorda Morgenthau - ma quando si ebbe notizia della reazione di Harrison, si richiese copia di quel telegramma al Dipartimento di Stato, che rispose con un rifiuto per il motivo che il telegramma 354 non trattava questioni che riguardavano il ministero del Tesoro. Si era nella primavera del 1943 e a Washington già da sei mesi si conosceva il piano di sterminio degli ebrei messo in atto dai nazisti.
    In questo tragico contesto, la questione dei profughi "era vergognosamente tirata per le lunghe", tra incontri e discussioni tra i vari dipartimenti, scambi interminabili di memoriali e di lettere; mentre il tempo passava. Nel marzo 1943, ad esempio, il Congresso mondiale ebraico telegrafava a Washington offrendo la possibilità - denaro alla mano - di liberare 70.000 ebrei di Francia e di Romania. Il riscatto sarebbe stato depositato in Svizzera. Serviva solo che il Governo facilitasse i collegamenti e desse la sua assistenza per l'esecuzione del piano. Il Dipartimento di Stato non voleva fare all'inizio neppure il passo iniziale per avere conferme circa la possibilità dell'operazione. Infine, il 25 maggio il telegramma venne inviato. Berna rispose il 14 giugno e il Dipartimento di Stato sollevò l'obiezione della guerra economica perché l'operazione sarebbe stata "vantaggiosa per il nemico".
    Intanto, le notizie che giungevano dall'Europa erano sempre più tragiche. Telegrammi da Berna riferivano che 4.000 bambini tra i due e i quattordici anni erano stati strappati ai loro genitori in Francia e deportati in treni sigillati, chiusi in carri bestiame senza finestre: 60 per carro, senza scorta di adulti, senza pane, senza acqua e senza alcuna misura igienica. E il peggio doveva ancora accadere. Il 17 dicembre 1943, il Dipartimento di Stato americano riceveva un dispaccio da Londra ove si riferiva di una lettera del ministro britannico per la Lotta economica all'ambasciata statunitense. In essa si diceva che il Foreign Office era preoccupato per le difficoltà derivanti dalla sistemazione di un numero considerevole di ebrei qualora fossero stati in grado di lasciare i territori nemici. Per tale motivo il Governo di Sua Maestà era riluttante perfino ad approvare le operazioni finanziarie preliminari, per quanto esse fossero accettabili da parte del ministero per la Lotta economica. Commenta Morgenthau che "la lettera era una combinazione satanica di freddezza inglese e di doppiezza diplomatica, rigida e corretta che si riassumeva in una sentenza di morte".
    Mentre questo accadeva, dall'autunno del 1943 all'inverno del 1944, in una Roma occupata dai nazisti, durante i nove mesi che intercorsero tra l'armistizio e la liberazione della capitale, veniva attuata l'unica plausibile e attuabile forma di difesa degli ebrei e di molti altri perseguitati: quella silenziosa e promossa senza proclami da Pio XII e realizzata - oltre che tra le stesse mura vaticane - nei tanti istituti e conventi di religiosi che ospitarono, nascosero e salvarono moltissime persone, come documentano migliaia di testimonianze e di documenti e sottolineano ormai molti studi, libri e articoli, anche del nostro giornale. Certo, alla fine della guerra le vittime tra gli ebrei di Roma sarebbero state oltre duemila, ma diecimila furono i salvati.



    (©L'Osservatore Romano - 14 agosto 2009)

    L'OSSERVATORE ROMANO Edizione quotidiana 14 agosto 2009
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    Predefinito Rif: Olocausto: alleati zitti mentre Pio XII agiva

    La lobby ebraica ha sempre tentato di gettare fango
    sulla figura dell'ultimo vero papa: Pio XII.


    Mi sono fermato a questa vaccata. Il Rabbino Capo di Gerusalemme ringraziò Pio XII poco dopo la fine della guerra.

    E poi:

    La fondazione «Pave the Way», guidata dal rabbino Gary Krupp, da anni combatte la "leggenda nera" di papa Pio XII, visto da alcuni, infondatamente, come un silenzioso spettatore dell'Olocausto degli ebrei.

    Il 4 Marzo 2009 Avvenire aveva già parlato di questa fondazione [1], descrivendo la sua interessante scoperta di un passaggio nel «Memoriale delle Religiose Agostiniane del Ve. Monastero dei SS. Quattro Coronati di Roma», nel quale una cronista anonima del monastero di clausura riportava la richiesta rivolta da papa Pio XII a conventi, istituzioni religiose e persino istituti di clausura, affinché ospitassero gli ebrei minacciati dalla «più nera barbarie».
    L'importanza di quello scritto è dovuta al fatto che sono rarissimi i documenti scritti in cui risulti chiaramente la volontà di papa Pacelli di voler aiutare il popolo ebraico e questo perché Pio XII era chiaramente consapevole di essere costantemente controllato da spie naziste e decise pertanto, con razionale prudenza, di mandare propri emissari a riferire oralmente ai religiosi e alle religiose la sua direttiva in aiuto degli ebrei.

    Oggi, Martedì 16 Giugno 2009 sempre Avvenire pubblica un articolo relativo ad una nuova scoperta della fondazione Pave the Way. Infatti il rabbino Gary Krupp e i suoi collaboratori hanno scoperto nel monastero di San Francesco a Folloni a Montella (Av) «un fondo di circa 2300 pagine che documenta l'impegno della Santa Sede, per diretto interessamento del pontefice, a favore di singoli ebrei nei campi di detenzione o in condizione di difficoltà nel nostro paese. Si tratta sia di aiuti economici sia dell'intercessione per l'ottenimento di passaporti e lasciapassare diplomatici per lasciare l'Italia.»
    «Si tratta, tra l'altro, di 54 lettere, datate tra il 1940 e il 1942, inviate dalla Segreteria di Stato vaticana al vescovo di Campagna, monsignor Giuseppe Palatucci.»


    e

    15/06/2009 15.46.01
    Usa: rabbino chiede canonizzazione di Pio XII


    Fino al settembre del 2008 aveva sollevato dubbi sulla beatificazione di Pio XII, adesso prega invece per lui e propone di riconoscere Papa Pacelli come santo. E’ un rabbino statunitense che si è pronunciato sulla vicenda nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione dal titolo: “Papa Pio XII. Un’antologia di testi nel 70° anniversario dell’incoronazione”, edito in italiano e inglese dalla Libreria Editrice Vaticana. Il rabbino americano Erich A. Silver del Temple Beth David in Cheshire, responsabile per il miglioramento delle relazioni tra Giudaismo e Chiesa Cattolica, spiega il perché di questo suo ripensamento. “Credevo – ha scritto Silver nella prefazione al libro della Marchione – che il Papa potesse fare di più. Volevo sapere se, infatti, fosse stato un collaboratore, un antisemita passivo, mentre milioni di ebrei furono uccisi”. Poi – ha raccontato il rabbino – nel mese di settembre del 2008 era stato a Roma, su invito di Gary Krupp a partecipare ad un simposio organizzato dalla Pave The Way Foundation, in cui si voleva capire il ruolo di Papa Pio XII durante l’Olocausto. In quell’occasione il rabbino Silver conobbe suor Marchione e una cinquantina tra rabbini, sacerdoti, studiosi e giornalisti che avevano studiato e indagato a fondo sul tema. Per Silver, quel simposio è stata una folgorazione – riferisce l’agenzia Zenit. “Le prove che ho visto – ha scritto lo statunitense – mi hanno convinto che la sola motivazione di Pio XII è stata di salvare tutti gli ebrei che poteva”. E l’immagine negativa contro Pio XII? Secondo Silver, tutto è cominciato con la pubblicazione del libro “The Deputy” con la diffusione di bugie e l’abitudine a non indagare i fatti storici. Così molte persone sono diventate “strumento di coloro che detestano Pio XII perché fu sempre anticomunista”. “E’ da notare – ha rilevato Silver – che, dopo la fine della guerra, e fino alla sua morte gli ebrei lo hanno lodato continuamente riconoscendolo come salvatore”. “Io spero – ha auspicato il rabbino – che la canonizzazione di Papa Pio XII possa procedere speditamente, affinché non solo i cattolici, ma tutto il mondo possa conoscere il bene compiuto da quest’uomo di Dio”. Nella parte finale della sua introduzione al libro della Marchione, Silver ha ricordato che nel 50° anniversario della morte di Pio XII, nella predica di Yom Kippur, ha parlato del “bisogno che c’è di correggere gli sbagli fatti nel passato. Dopo tutto, Eugenio Pacelli è un amico speciale di Dio – un santo. Tocca a noi riconoscere questo fatto”. Suor Margherita Marchione, conosciuta come “Fighting Nun” (la suora che combatte), autrice di oltre 15 libri sulla figura di Pio XII, ha ricordato di aver conosciuto e incontrato Papa Pacelli nell’estate del 1957, quando venne in Italia per condurre una serie di ricerche sul poeta Clemente Rebora. Per suor Margherita, Pio XII è la più grande personalità dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale. “Questo Papa – ha detto a Zenit a cui ha rilasciato un’intervista – nel silenzio e nella sofferenza, senza armi e senza eserciti, riuscì a salvare tante vite umane e ad alleviare tante pene. E’ la verità storica”. Suor Margherita ha dimostrato che Pio XII fu nemico acerrimo dei nazisti e dei comunisti. Come ha scritto monsignor Fulton J. Sheen: “il Vaticano è stato tacciato di comunismo dai nazisti, di nazismo dai comunisti, di antifascismo dai fascisti, ma in realtà si oppone a ogni ideologia antireligiosa”. In merito al rapporto con gli ebrei, suor Margherita può dimostrare che “Pio XII ha salvato più ebrei di qualsiasi altra persona inclusi Oskar Schindler e Raoul Wallemberg”. “Durante la guerra – ha aggiunto – Pio XII ha fatto di più di qualsiasi altro capo di Stato come il presidente americano Franklin Roosevelt oppure Winston Churchill i quali potevano servirsi di mezzi militari. L’unico capo mondiale che ha salvato migliaia di ebrei è stato Pio XII, il quale non aveva mezzi militari”. (A.V.)

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    Predefinito Rif: Olocausto: alleati zitti mentre Pio XII agiva

    Citazione Originariamente Scritto da Yorick Visualizza Messaggio
    La lobby ebraica ha sempre tentato di gettare fango
    sulla figura dell'ultimo vero papa: Pio XII.


    Mi sono fermato a questa vaccata. Il Rabbino Capo di Gerusalemme ringraziò Pio XII poco dopo la fine della guerra.

    E poi:

    La fondazione «Pave the Way», guidata dal rabbino Gary Krupp, da anni combatte la "leggenda nera" di papa Pio XII, visto da alcuni, infondatamente, come un silenzioso spettatore dell'Olocausto degli ebrei.

    Il 4 Marzo 2009 Avvenire aveva già parlato di questa fondazione [1], descrivendo la sua interessante scoperta di un passaggio nel «Memoriale delle Religiose Agostiniane del Ve. Monastero dei SS. Quattro Coronati di Roma», nel quale una cronista anonima del monastero di clausura riportava la richiesta rivolta da papa Pio XII a conventi, istituzioni religiose e persino istituti di clausura, affinché ospitassero gli ebrei minacciati dalla «più nera barbarie».
    L'importanza di quello scritto è dovuta al fatto che sono rarissimi i documenti scritti in cui risulti chiaramente la volontà di papa Pacelli di voler aiutare il popolo ebraico e questo perché Pio XII era chiaramente consapevole di essere costantemente controllato da spie naziste e decise pertanto, con razionale prudenza, di mandare propri emissari a riferire oralmente ai religiosi e alle religiose la sua direttiva in aiuto degli ebrei.

    Oggi, Martedì 16 Giugno 2009 sempre Avvenire pubblica un articolo relativo ad una nuova scoperta della fondazione Pave the Way. Infatti il rabbino Gary Krupp e i suoi collaboratori hanno scoperto nel monastero di San Francesco a Folloni a Montella (Av) «un fondo di circa 2300 pagine che documenta l'impegno della Santa Sede, per diretto interessamento del pontefice, a favore di singoli ebrei nei campi di detenzione o in condizione di difficoltà nel nostro paese. Si tratta sia di aiuti economici sia dell'intercessione per l'ottenimento di passaporti e lasciapassare diplomatici per lasciare l'Italia.»
    «Si tratta, tra l'altro, di 54 lettere, datate tra il 1940 e il 1942, inviate dalla Segreteria di Stato vaticana al vescovo di Campagna, monsignor Giuseppe Palatucci.»


    e

    15/06/2009 15.46.01
    Usa: rabbino chiede canonizzazione di Pio XII


    Fino al settembre del 2008 aveva sollevato dubbi sulla beatificazione di Pio XII, adesso prega invece per lui e propone di riconoscere Papa Pacelli come santo. E’ un rabbino statunitense che si è pronunciato sulla vicenda nella prefazione all’ultimo libro di suor Margherita Marchione dal titolo: “Papa Pio XII. Un’antologia di testi nel 70° anniversario dell’incoronazione”, edito in italiano e inglese dalla Libreria Editrice Vaticana. Il rabbino americano Erich A. Silver del Temple Beth David in Cheshire, responsabile per il miglioramento delle relazioni tra Giudaismo e Chiesa Cattolica, spiega il perché di questo suo ripensamento. “Credevo – ha scritto Silver nella prefazione al libro della Marchione – che il Papa potesse fare di più. Volevo sapere se, infatti, fosse stato un collaboratore, un antisemita passivo, mentre milioni di ebrei furono uccisi”. Poi – ha raccontato il rabbino – nel mese di settembre del 2008 era stato a Roma, su invito di Gary Krupp a partecipare ad un simposio organizzato dalla Pave The Way Foundation, in cui si voleva capire il ruolo di Papa Pio XII durante l’Olocausto. In quell’occasione il rabbino Silver conobbe suor Marchione e una cinquantina tra rabbini, sacerdoti, studiosi e giornalisti che avevano studiato e indagato a fondo sul tema. Per Silver, quel simposio è stata una folgorazione – riferisce l’agenzia Zenit. “Le prove che ho visto – ha scritto lo statunitense – mi hanno convinto che la sola motivazione di Pio XII è stata di salvare tutti gli ebrei che poteva”. E l’immagine negativa contro Pio XII? Secondo Silver, tutto è cominciato con la pubblicazione del libro “The Deputy” con la diffusione di bugie e l’abitudine a non indagare i fatti storici. Così molte persone sono diventate “strumento di coloro che detestano Pio XII perché fu sempre anticomunista”. “E’ da notare – ha rilevato Silver – che, dopo la fine della guerra, e fino alla sua morte gli ebrei lo hanno lodato continuamente riconoscendolo come salvatore”. “Io spero – ha auspicato il rabbino – che la canonizzazione di Papa Pio XII possa procedere speditamente, affinché non solo i cattolici, ma tutto il mondo possa conoscere il bene compiuto da quest’uomo di Dio”. Nella parte finale della sua introduzione al libro della Marchione, Silver ha ricordato che nel 50° anniversario della morte di Pio XII, nella predica di Yom Kippur, ha parlato del “bisogno che c’è di correggere gli sbagli fatti nel passato. Dopo tutto, Eugenio Pacelli è un amico speciale di Dio – un santo. Tocca a noi riconoscere questo fatto”. Suor Margherita Marchione, conosciuta come “Fighting Nun” (la suora che combatte), autrice di oltre 15 libri sulla figura di Pio XII, ha ricordato di aver conosciuto e incontrato Papa Pacelli nell’estate del 1957, quando venne in Italia per condurre una serie di ricerche sul poeta Clemente Rebora. Per suor Margherita, Pio XII è la più grande personalità dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale. “Questo Papa – ha detto a Zenit a cui ha rilasciato un’intervista – nel silenzio e nella sofferenza, senza armi e senza eserciti, riuscì a salvare tante vite umane e ad alleviare tante pene. E’ la verità storica”. Suor Margherita ha dimostrato che Pio XII fu nemico acerrimo dei nazisti e dei comunisti. Come ha scritto monsignor Fulton J. Sheen: “il Vaticano è stato tacciato di comunismo dai nazisti, di nazismo dai comunisti, di antifascismo dai fascisti, ma in realtà si oppone a ogni ideologia antireligiosa”. In merito al rapporto con gli ebrei, suor Margherita può dimostrare che “Pio XII ha salvato più ebrei di qualsiasi altra persona inclusi Oskar Schindler e Raoul Wallemberg”. “Durante la guerra – ha aggiunto – Pio XII ha fatto di più di qualsiasi altro capo di Stato come il presidente americano Franklin Roosevelt oppure Winston Churchill i quali potevano servirsi di mezzi militari. L’unico capo mondiale che ha salvato migliaia di ebrei è stato Pio XII, il quale non aveva mezzi militari”. (A.V.)
    se ti sei fermato di fronte a "questa vaccata" vuol dire che il "vaccone" sei tu. gli esempi che hai citato sono solo una goccia nel mare dei vituperi ebraici contro il papa, caro avvocato delle cause perse.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Olocausto: alleati zitti mentre Pio XII agiva

    La leggenda nera su Papa Pio XII è dovuta in prima battuta alla propaganda filosovietica.

    Pio XII fu infatti un nemico accanito del comunismo. Si fosse mostrato meno inflessibile sulla condanna dell'orrore sovietico, oggi sarebbe osannato come l'unico capo di Stato davvero impegnatosi per la salvezza degli Ebrei.
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  7. #7
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    Predefinito Re: Rif: Olocausto: alleati zitti mentre Pio XII agiva

    La damnatio memoriae su Pio XII, per ragioni eminentemente politiche (ai grandi come ai minimi livelli) non potrà modificarsi entro breve tempo.
    Non è Pio XII il punto.
    Il punto è proprio la Chiesa.
    Ultima modifica di Miles; 29-04-15 alle 13:58
    Preferisco di no.

  8. #8
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    Predefinito Re: Olocausto: alleati zitti mentre Pio XII agiva

    Che palle...
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


  9. #9
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Olocausto: alleati zitti mentre Pio XII agiva

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Che palle...
    Veramente è un thread un po' vecchio che avevo riesumato, visto che in altro thread più recente s'era parlato di Pio XII...
    Preferisco di no.

 

 

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