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Il rapporto tra la Lega ed NCD è stato sempre conflittuale. Oggi, nel giorno delle dimissioni del ministro Lupi, va in scena una nuova puntata.
“Un’Opa su Ncd? Non siamo al mercato, non cerco gente. Il mio è un progetto politico. Ci sono diversi esponenti in uscita da Ncd che credono nel nostro progetto. Se ci credono davvero e si sono resi conto che Alfano è un nulla, sono pronto a ragionare con chiunque”. Lo afferma il leader della Lega Matteo Salvini, contattato telefonicamente dall’ANSA.
Salvini “Da Alfano squallore politico”
“Da parte di Alfano c’è stato squallore politico e umano. Non è il primo caso per cui la sua poltrona viene prima di tutto il resto. Mi stupisco che una persona così guidi ancora il suo partito”. Questo l’affondo del leader della Lega Matteo Salvini. “Chiusa la partita Lupi – aggiunge Salvini -, nessuno mi toglie il dubbio che ci sia la regia di Renzi per prendersi il ministero. Da Alfano aspettiamo da più di tre mesi una risposta sulla gestione sul centro immigrati di Mineo e se uno tace o è distratto o vuole nascondere qualcosa. Conto che il prossimo ministro a dimettersi si chiami Angelino”.
Lega, procedimento unico Bossi e Belsito
Il gup Massimo Cusatti ha riunito il procedimento nei confronti di Bossi e Belsito, con altri tre esponenti del Carroccio, Stefano Aldovisi, Diego Sanavio e Antonio Turci, con quello nei confronti di Stefano Bonet e Paolo Scala, accusati di riciclaggio. L’udienza è stata rinviata al prossimo 17 aprile.
L’indagine nei confronti di Scala e Bonet riguarda il presunto riciclaggio di 5,7 milioni che Belsito (ex tesoriere del Carroccio) avrebbe usato per investimenti e diamanti a Cipro e in Tanzania.
L’inchiesta su Bossi e Belsito riguarda l’uso improprio di soldi pubblici, circa 40 milioni di euro, per scopi personali. Il periodo preso in considerazione dagli inquirenti va dal 2008 al 2010. I cinque sono accusati di truffa ai danni dello Stato perchè, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, «in concorso tra loro con artifici e raggiri, traendo in inganno i revisori pubblici nominati dei presidenti di Camera e Senato deputati al controllo di regolarità di tale rendiconto e traendo in inganno gli stessi presidenti che disponevano la liquidazione dei rimborsi, ottenevano la somma di circa 40 milioni di euro».
Scritto da: Redazione
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