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    Arrow Roma. Il gruppo dei consiglieri grillini chiede le dimissioni di Marino


    Marino dimettiti. E’ questo in sostanza il messaggio lanciato dal gruppo capitolino del M5S al primo cittadino di Roma.*“L’ultimo atto di Marino sindaco deve essere la liquidazione della società Roma Metropolitane e la revoca dell’appalto per la costruzione della Metro C, facendo un nuovo bando. Il sindaco ha enormi responsabilità sulla firma dell’accordo del 9 settembre 2013, accordo voluto da Improta, che ha fatto lievitare i costi dell’opera di oltre 90 milioni di euro e per il quale ieri sera è stato confermato l’avviso di garanzia per l’assessore alla mobilità di Roma capitale”.
    M5S: “Si dimetta anche Improta”

    “Il M5s capitolino – sottolinea – lo aveva già denunciato il 28 ottobre 2014 con un esposto alla Corte dei Conti, alla Procura ed all’Anac presieduta da Raffaele Cantone. Ora non si deve dimettere solo Improta, ma anche Marino che dimissionò l’allora assessore al bilancio Daniela Morgante, magistrato di Corte dei Conti, che si era opposta fortemente all’accordo e ad Improta. Tra i due Marino scelse quest’ultimo. Ora se ne deve assumere la responsabilità e liberare Roma dalla illegalità che ormai ha un posto fisso nella giunta e nel partito di maggioranza che lo sostiene. Si vada subito al voto. Noi siamo pronti a governare onestamente ed efficacemente questa città” concludono gli esponenti M5s.


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  2. #2
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    Predefinito Re: M5S chiede le dimissioni di Marino

    I grilletti chiedono le dimissioni di tutti.
    E le loro... quando?
    "Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente". (cit. Voltaire)

  3. #3
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    Predefinito Re: M5S chiede le dimissioni di Marino

    La Morgante era stata chimata da Marino per far vedere che si facevano le cose seriamente. Pare però che la ragazza avesse preso alla lettere il concetto di fare le cose seriamente e volesse, ommioddio, tagliare i costi a destra e a manca visto il disastroso bilancio comunale. La cosa non piaceva ai vari consiglieri e assessori della spesa, tutti a gara per trovar soldi e pretenderne senza alcun criteri nè limiteo. Alla fine Marino sfiducia il progetto di contenimento dei costi della Morgante che se ne va.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  4. #4
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    Predefinito Re: M5S chiede le dimissioni di Marino

    Improta, Tassone, Venafro: il ?giorno no? del Pd romano | Roma Capitale News | Cronaca | Politica | Campidoglio

    mprota, Tassone, Venafro: il “giorno no” del Pd romano e la latitanza di Marino

    mar 25, 2015 | Commenti 0
    Di Paola Ambrosino Martedì 24 marzo 2015 è sicuramente una di quelle date che resteranno scolpite nella memoria del Pd romano.
    Nell’arco di appena una giornata infatti, sono esplose tre “bombe” in municipio, in comune e in regione. A innescare la miccia, la stessa gravosa emergenza: la commistione fra corruzione e mafia.
    Ma andiamo per ordine. Ad Ostia, il senatore Stefano Esposito, commissario dem per il X Municipio, ha chiesto ad Andrea Tassone di fare un passo indietro e il suo “consiglio” è stato subito accettato.
    In realtà era stato per primo il minisindaco a rassegnare le sue dimissioni, sperando però di poterle ritirare dopo aver creato clamore sul “caso”. Il “caso” in questione altro non è che l’infiltrazione, ormai ingestibile, della malavita sull’intero litorale che ha portato il presidente di municipio ad ammettere di non avere gli strumenti adatti e sufficienti per contrastarla. Ebbene, invece della scialuppa di salvataggio, Tassone si è guadagnato il ben servito e Ostia è stata commissariata fino alle elezioni anticipate che non arriveranno prima del maggio 2016.
    A livello comunale, invece, dopo rumors, indiscrezioni e smentite, in serata è stata confermata la notizia che l’assessore alla Mobilità, Guido Improta, è indagato dalla Procura insieme a Ercole Incalza, l’ex manager del ministero delle Infrastrutture ora agli arresti, per il ritardo nella consegna dei lavori e per la lievitazione esorbitante dei costi della Metro C.
    Un duro, durissimo colpo per l’amministrazione Marino che sono pochi mesi fa era stata costretta al rimpasto dallo scandalo di mafia capitale.
    E sempre mafia capitale è alla base del terzo terremoto, quello che ha colpito la Regione Lazio a guida Pd con Nicola Zingaretti. Ieri infatti, dopo aver appreso di un’indagine a suo carico, Maurizio Venafro, capo gabinetto della segreteria del governatore, ha rassegnato le dimissioni. Lo stesso ha spiegato in una lettera a Zingaretti di essere venuto a conoscenza pochi giorni fa di essere indagato per una gara d’appalto della Pisana.
    Inutile dire che l’opposizione è andata a nozze urlando da più parti le dimissioni del sindaco di Roma e dello stesso Zingaretti.
    Altra curiosità, infine, della giornata di ieri, è proprio Ignazio Marino. Come spesso accade quando scoppia una bufera, infatti, il primo cittadino non c’era.
    Mentre Improta veniva indagato, Ostia finiva sotto i riflettori e Venafro rassegnava le dimissioni, Marino era comodamente a Parigi per partecipare a una conferenza sul clima.
    Anche quando i vigili di Roma hanno scioperato a Capodanno Marino non era in città ma era a Boston in vacanza così come non era a Roma nei giorni caldi del Panda-gate ma a Londra . Il chirurgo dem era a Milano mentre qui scoppiava l’allerta meteo insomma Marino è sempre nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
    Il sonno della ragione genera mostri.


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  5. #5
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    Predefinito Re: M5S chiede le dimissioni di Marino

    Citazione Originariamente Scritto da DUKE Visualizza Messaggio
    I grilletti chiedono le dimissioni di tutti.
    E le loro... quando?
    Magari quando verranno accertate responsabilità loro in espisodi di corruzione, che ne dici?
    Il sonno della ragione genera mostri.


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  6. #6
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    Predefinito Re: M5S chiede le dimissioni di Marino

    Marino è del PD, non si dimetterà mai... con il nuovo corso Renzie si dimettono solo quelli degli altri partiti (vedere Lupi)...

  7. #7
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    Arrow Roma. Il gruppo dei consiglieri grillini chiede le dimissioni di Marino


    Durissimo attacco del presidente del Partito democratico (e commissario del Pd romano) Matteo Orfini nei confronti del Movimento 5 Stelle. Dal proprio profilo Twitter, Orfini ha replicato agli attacchi riservati nei giorni scorsi al sindaco Ignazio Marino da parte dei grillini: “A*Roma la linea dei grillini non cambia: attaccare il Pd e dimettere Ignazio Marino. Segnalo con affetto che è la stessa linea della mafia”.
    A Roma la linea dei grillini non cambia: attaccare il Pd e dimettere @ignaziomarino. Segnalo con affetto che è la stessa linea della mafia.
    — orfini (@orfini) 27 Marzo 2015
    Poche ore dopo, il capogruppo dei pentastellati al Comune di Roma, Marcello De Vito, sulla propria pagina Facebook in due diversi post ha scritto: “Ne riparleremo in altre sedi. Possiamo accettare tutto, ma non possiamo accettare di essere assimilati alla mafia!”.
    L’attacco di Di Battista

    Il tweet di Orfini è arrivato in seguito alle parole del deputato M5S Alessandro Di Battista contro la gestione del Pd romano in seguito all’esplosione dello scandalo di mafia capitale. “Perché Orfini non ha fatto saltare una testa a Roma? Gliel’ha detto Barca che il partito è marcio, la Madia*mesi fa disse che ci sono piccole organizzazioni criminali che operano sul territorio romano e Orfini cosa ha fatto? Aspetta che gli inquisiscano tutti gli uomini del partito o che vadano in galera pezzi grossi del Partito democratico prima di muovere il dito?”.



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  8. #8
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    Predefinito Re: Roma, Orfini: “M5S chiede le dimissioni di Marino, come fa la mafia”

    boh.
    forse che abbiano dimenticato di riportare un "punto interrogativo" ?
    Antifascista e Anticomunista: contro tutte le dittature presenti e passate
    Il saggio sa di essere stupido,è lo stupido invece che crede di essere saggio
    non rispondo a stupidi e troll.

  9. #9
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    Predefinito Re: Mafia Capitale: business sugli immigrati, 44 arresti. Marino: "Dimissioni? Andiam

    Mafia Capitale, 44 arresti per il business degli immigrati. Fermato anche il consigliere regionale Fi Luca Gramazio

    Contestate accuse di corruzione e turbativa d'asta. Si tratta della seconda tappa delle indagini relative al sodalizio mafioso facente capo a Massimo Carminati









    Redazione Tiscali
    E' arrivata la seconda ondata di arresti per l'inchiesta “Mafia Capitale”. Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri stanno eseguendo, nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L`aquila, Catania ed Enna, un`ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 44 indagati. Fra gli arrestati c’è anche il consigliere regionale di Forza Italia del Lazio, Luca Gramazio. I reati contestati a vario titolo nell'ordinanza di custodia per questa seconda tranche di “Mafia Capitale” sono di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d`asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio ed altri reati, con l`aggravante delle modalità mafiose e per essere l`associazione armata.
    Arrestato consigliere regionale Luca Gramazio - Secondo quanto si spiega in una nota, le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia della Capitale, hanno consentito di documentare la partecipazione di Gramazio jr all`associazione mafiosa in qualità di esponente della parte politica che interagiva, secondo uno schema tripartito, con la componente imprenditoriale e quella propriamente criminale. le accuse contro di lui sono pesanti: "Luca Gramazio svolge un ruolo di collegamento tra l'organizzazione da un lato e la politica e le istituzioni dall'altro, ponendo al servizio della stessa il suo 'munus publicum' e il suo ruolo politico" ha scritto il gip Flavia Costantini nell'ordinanza di custodia cautelare per il consigliere regionale di Forza Italia. Gramazio, scrive il gip, "può ricondursi al capitale istituzionale di Mafia Capitale: quel sistema di relazioni con uomini politici, apparati burocratici, soggetti appartenenti a vario titolo alle istituzioni, che costituiscono il contatto privilegiato dell'organizzazione con il mondo di sopra".
    Arrestati anche Mirko Coratti e Daniele Ozzimo - Oltre al consigliere regionale di Fi, è folto l'elenco di rappresentanti delle istituzioni locali finiti in manette. I militari del Ros hanno eseguito il provvedimento giudiziario nei confronti dell'ex presidente del consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti, Pd; dell'ex assessore alla casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo sempre del Pd. Nei guai anche i consiglieri dell'aula Giulio Cesare, Massimo Caprari (Centro democratico ma eletto all'assemblea capitolina nella lista del Pd), e Giordano Tredicine, Pdl. E ancora l'ex presidente del X municipio, quello di Ostia, Andrea Tassone. A causa dell'indagine dei pubblici ministeri sono stati arrestati anche diversi dirigenti del Comune e della Regione Lazio. Oltre al fondatore di una cooperativa sociale ed al sindaco di un comune dell'hiterland capitolino. Oltre ai diversi esponenti politici finiti in carcere sono stati arrestati anche alcuni imprenditori, degli operatori sociali ed alcuni dipendenti pubblici. L'ambito d'indagine - si spiega - è sempre quello delle attività sociali, dalle pulizie all'alloggio dei migranti. Secondo i magistrati sarebbero stati garantiti consistenti benefici economici ad un "cartello d`imprese" interessate alla gestione dei centri di accoglienza. Ed in questo modo si sarebbe determinata l`esclusione di imprese concorrenti dall`aggiudicazione dei relativi appalti.

    Immagine tratta dal video dei Ros che intercettavano gli indagati (Ansa)
    Manette a ex capo dipartimento - Tra gli arrestati anche Angelo Scozzafava, ex capo dipartimento delle Politiche Sociali del Comune di Roma. I provvedimenti hanno riguardato anche alti dirigenti della Regione Lazio come Daniele Magrini nella veste di responsabile del dipartimento Politiche Sociali. In manette anche Mario Cola, dipendente del dipartimento Patrimonio del Campidoglio e Franco Figurelli che lavorava presso la segreteria di Mirko Coratti. Infine posto ai domiciliari il costruttore Daniele Pulcini.
    La seconda tappa delle indagini relative alla cupola di Massimo Carminati - I provvedimenti - si sottolinea - sono frutto anche della prosecuzione delle indagini avviate nel 2012 dal Ros, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Roma, che il 2 dicembre scorso avevano consentito un primo intervento nei confronti dell`organizzazione mafiosa facente capo a Massimo Carminati, con l`esecuzione di un`ordinanza di custodia cautelare a carico di 37 indagati.
    Nuove perquisizioni - I militari del Ros stanno eseguendo perquisizioni a carico di altre 21 persone indagate per gli stessi reati. I provvedimenti della magistratura chiamano in causa anche alcuni rappresentanti delle istituzioni locali, consiglieri regionali e comunali, che erano già stati indagati nella prima tranche della vicenda. L'ordinanza firmata dall'ufficio del giudice delle indagini preliminari riguardano - si sottolinea - gli sviluppi delle indagini condotte dal Ros nei confronti del sodalizio mafioso facente capo a Massimo Carminati.
    Per gli inquirenti si tratta di metodo mafioso - Gli accertamenti hanno confermato l`esistenza di una struttura mafiosa operante nella Capitale, che faceva da cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali. Le investigazioni - si spiega in una nota - hanno documentato, tra l`altro, il ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello d`imprese, non solo riconducibili al sodalizio, interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori.
    L’affare delle cooperative - È stata acclarata, inoltre, la centralità, nelle complessive dinamiche dell`organizzazione mafiosa diretta da Massimo Carminati - si aggiunge - di Salvatore Buzzi, quest'ultimo quale punto di riferimento di una rete di cooperative sociali che si sono assicurate, nel tempo, mediante pratiche corruttive e rapporti collusivi, numerosi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate. A dicembre il Ros aveva arrestato 37 persone.
    Il 5 novembre al via processo per il primo filone d'inchiesta- Inizierà il 5 novembre prossimo il processo per gli imputati - Massimo Carminati e altre 33 persone - della prima tornata dell'inchiesta. Lunedì il giudice per le indagini preliminari, Flavia Costantini, ha accolto favorevolmente la proposta avanzata dai pm del pool antimafia della Procura che avevano chiesto il giudizio immediato per gli arrestati. Il rito consente alla Procura di saltare la fase delle udienze preliminari. Il 2 giugno sarebbero scaduti i termini della custodia cautelare a sei mesi per gli imputati su cui non pende l'aggravante mafiosa. Con la decisione del giudice di andare a giudizio immediato però la norma decade: restano dunque in vigore le misure cautelari. Oltre a Carminati, ritenuto a capo dell'organizzazione, tra i personaggi di spicco a processo anche Salvatore Buzzi, l'uomo delle cooperative; l'ex ad di Ama, Franco Panzironi, e Luca Odevaine.

    04 giugno 2015

    Mafia Capitale, 44 arresti per il business degli immigrati. Fermato anche il consigliere regionale Fi Luca Gramazio | tiscali.notizie
    I berlusconiani si dividono in due categorie: quelli consapevoli che votano PDL e quelli inconsapevoli che votano PD.
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    Predefinito Re: Mafia Capitale: business sugli immigrati, 44 arresti. Marino: "Dimissioni? Andiam

    Mafia Capitale, Salvini: "Accoglienti e solidali? Guadagnano sugli sbarchi". Marino: "In Campidoglio persone perbene"

    Gli inquirenti hanno documentato un ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello d'imprese. Meloni: Marino si dimetta. Il sindaco di Roma: vado avanti


    Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini








    Redazione Tiscali
    Associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori e altri reati: il secondo capitolo di Mafia Capitale è servito. Le opposizioni attaccano in massa, Ignazio Marino si difende da solo: "Dimissioni? Continuiamo in questo modo. Stiamo cambiando tutto".
    Il commento di Salvini - Le artiglierie pesanti delle opposizioni concentrano il loro fuoco soprattutto contro Marino, Renzi e Alfano. "Mafia Capitale, altri 44 arresti per il business degli immigrati. Fermare subito le partenze e gli sbarchi, bloccare subito tutti gli appalti! Altro che buoni, accoglienti e solidali... sono ladri! Renzi e Alfano spargono clandestini negli alberghi di mezza Italia, capito chi ci guadagna?", ha commentato su Fb il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini.
    Le certezze di Marino - La nuova ondata d’arresti preoccupa anche Ignazio Marino che, comunque, giura sull’onestà dei suoi. "Credo che la politica nel passato abbia dato un cattivo esempio ma oggi sia in Campidoglio che in alcune aree come Ostia abbiamo persone perbene che vogliono ridare la qualità di vita e tutti i diritti e la dignità che la Capitale merita", ha commentato il sindaco di Roma. "Sono estremamente orgoglioso e felice del lavoro del procuratore Pignatone che – ha proseguito il primo cittadino di Roma - dal suo punto di vista e per la sua area di lavoro, sta svolgendo lo stesso tipo di compito che noi stiamo facendo dal punto di vista amministrativo".

    Zaia: un business criminale
    - "Se ancora ve ne fosse stato bisogno, dopo che denunciamo questa situazione da mesi, gli arresti di oggi a Roma confermano il peggiore degli scenari: l'immigrazione dal Nordafrica è un business criminale, che ingrassa l'estremismo islamico su una sponda del Mediterraneo e la criminalità organizzata sull'altra. Se ancora ve ne fosse bisogno, il nostro no ad altri sbarchi e ad altre partenze è ancora più incrollabile". Lo dice il Presidente del Veneto Luca Zaia, alla luce della nuova retata che ha portato a 44 arresti a Roma, collegati al business dell'immigrazione. "Basta arrivi e basta partenze - incalza Zaia - e i bisognosi veri andiamo ad assisterli a casa loro, senza strane organizzazioni, senza coop nate dal nulla, senza faccendieri e delinquenti, ma con la forza delle Istituzioni internazionali". "Con quale coraggio - conclude Zaia - si continuano a definire profughi, quando lo stesso Governo, per bocca del Ministro dell'Interno, ha ammesso che chi fugge davvero da guerre e tragedie è una minoranza?"

    Ignazio Marino, il sindaco di Roma
    Meloni: Marino si dimetta - "Il sindaco Marino abbia la decenza di evitare alla Capitale d'Italia la vergogna di essere commissariata per mafia. Si dimetta e si torni alle urne il prima possibile". È quanto dichiara il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. "Ma non solo - aggiunge - il Parlamento discuta e voti subito la proposta di legge di Fratelli d'Italia per istituire una commissione d'inchiesta sui rapporti tra coop e politica e fare definitivamente chiarezza. Siamo stati i primi a denunciare lo scandalo del business legato all'accoglienza degli immigrati: un sistema ignobile di potere, nel quale degli schifosi corrotti senza scrupoli si arricchiscono sulle spalle dei disperati con i soldi degli italiani".



    04 giugno 2015
    Mafia Capitale, Salvini: "Accoglienti e solidali? Guadagnano sugli sbarchi". Marino: "In Campidoglio persone perbene" | tiscali.notizie
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