Sudafrica 2010, il tramonto del sogno multiculturale francese
Archiviata con 4 goals la pratica Corea del sud, l'Argentina si avvia verso un comodo passaggio alla seconda fase del mondiale sudafricano.Partita senza storia se non per il momentaneo pareggio di Lee Chung-Yong che allo scadere del primo tempo ha approfittato di un regalo di Demichelis segnando il momentaneo 1 a 1. Poi più niente se non lo tsunami Gonzalo Higuain che abbatte i coreani con tre acuti. In serata i giocatori abulici, irritanti e svogliati della nazionale francese hanno ceduto ad un buon Messico che ipoteca la qualificazione e manda all'inferno i transalpini.
Archiviata con 4 goals la pratica Corea del sud, l'Argentina si avvia, grazie alla tripletta del madrilista Higuain preferito ancora una volta al principe Milito, verso un comodo passaggio alla seconda fase del mondiale sudafricano. Stretto e a disagio nel suo completo argentato da matrimonio, Diego Armando Maradona può ridere felice soprattutto dopo aver bastonato i suoi detrattori, Pelè in testa. «Parla dal museo delle cere» lo ha apostrofato il Pibe de oro, il quale nella partita con la Corea ha poi incontrato dopo vent'anni quel Huh Jung-Moo, centrocampista che giocò con la nazionale delle Tigri asiatiche e che marcò proprio Maradona in maniera a dir poco energica. Da allora non è mai corso buon sangue tra i due e non potendosi rivalere con mezzi propri il ct argentino ha scatenato Messi e compagni che in qualche modo lo hanno vendicato.
Partita senza storia dunque se non per il momentaneo pareggio di Lee Chung-Yong che allo scadere del primo tempo ha approfittato di un regalo di Demichelis (continua il mistero della sua presenza in Sudafrica non in qualità di turista) segnando il momentaneo 1 a 1. Poi più niente se non lo tsunami Higuain. Probabilmente il match dell'Argentina non è stato seguito dalla nazionale francese la quale è scesa in campo contro il Messico ieri sera. Si trattava del primo dentro o fuori, per i transalpini infatti un'eventuale sconfitta equivaleva all'eliminazione già alla prima fase. Purtroppo per i “blues” così è stato. Abulici, irritanti e svogliati sono stati travolti, battuti senza appello da un Messico con i piedi buoni, che già nel match inaugurale con il Sudafrica avrebbe potuto raccogliere di più.
Il tono della stampa francese è quello che meglio esemplifica l'andamento della gara e la situazione che si è venuta a determinare per la nazionale francese. Basta leggere l'apertura del maggior quotidiano europeo, guarda caso transalpino, l'Equipe che titola: “Gli impostori”. Poi una sequela di insulti da far impallidire anche Maradona. E allora nell'ordine ecco i pietosi, indegni, catastrofici, umiliati, ridicoli, fallimentari. Addirittura l'Equipe dice che anche la collera sarebbe troppo per questi giocatori. Non scappa al diluvio neanche il ct Raymond Domenech, una faccia da film alla Lelouche ma fuori tempo, una gestualità minima ma difficilmente interpretabile, ma sopratutto un'antipatia spontanea. Nessuno è mai riuscito a capire la longevità di questo allenatore sulla panchina della Nazionale, non ha vinto praticamente niente, anzi ha perso una finale con l'Italia ai mondiali scorsi, è riuscito a stupire tutti con convocazioni cervellotiche, ha litigato con molti dei giocatori. Misteri del calcio.
Forse ha ragione Daniel Cohn-Bendit: «questi giocatori sanno giocare a calcio, ma quando sono insieme giocano male, non giocano, non si amano. Non c'è nessuna autorità capace di fare di questi giocatori una squadra». Una similitudine con la politica che arriva spontanea perchè, al di là del risultato tecnico, quello che sembra essere tramontato per la Francia è il sogno della nazionale di calcio come incarnazione del multiculturalismo. Gli uomini delle ex colonie che diventati calciatori erano riusciti a ripristinare la “grandeur” con la conquista del mondiale del 1998. In quell'occasione il paese venne percorso anche dal successo del Senegal, una bella sorpresa, che mobilitò milioni di immigrati africani. Per uno strano caso il nazionalismo diventò buono, fu un'occasione di riflessione e un altro mondo sembrava possibile.
A ben vedere anche quest'anno la Francia ha praticamente pochissimi giocatori bianchi, di cui uno, Frank Ribery, sembra più un pirata senza patria, ma l'incantesimo si è rotto, al potere c'è Nicolas Sarkozy, c'è la crisi economica, il Front National di Le Pen ha rialzato la testa, la società francese, come le altre europee, sembra smarrita e impaurita. La Marsigliese non sembra un inno di libertà e manca la gioia. E' troppo? Probabilmente si ma il calcio più di ogni altro sport rappresenta l'animo della nazione, è stato sempre così da quando il pallone fu strappato via, ai ragazzi dei quartieri e delle fabbriche, dal potere che lo usò per propaganda. E' toccato ai giocatori de Messico ristabilire la legge, ricominciare il ciclo (in fondo discendono dai Maya) e dare inizio ad una nuova storia.
(ami) Agenzia Multimediale Italiana - Sudafrica 2010 il tramonto del sogno multiculturale francese
carlomartello





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ostridicolo:
