![]()
Sono 135, di cui 11 targati minoranza PD. E’ il numero degli emendamenti all’Italicum, per la cui presentazione la scadenza era fissata a stamattina alle 9. La votazione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera inizierà già domani, con l’approdo in Aula del testo completo per maggio.
Tra i firmatari degli emendamenti della minoranza dem c’è Alfredo D’Attorre, dissidente di ferro nonché membro della stessa Commissione Affari Costituzionali. Il quale spiega a Repubblica, in merito alle voci di sostituzione dei membri dissidenti: “Non intendo farmi sostituire volontariamente. Ho presentato alcuni emendamenti e, come ho chiarito al vice-capogruppo vicario, intendo sostenerli in commissione. E come me altri colleghi”. Sull’ipotesi di fiducia, il commento è secco: “grave il solo fatto che faccia aleggiare questa ipotesi: già questo mi pare una forma di pressione del tutto impropria sul Parlamento. L’esasperazione di un ruolo invasivo ed esorbitante che il governo ha esercitato nell’iter delle riforme”. Ed avverte: “La fiducia segnerebbe una lacerazione politica e istituzionale dalle conseguenze imprevedibili”. Nessun dubbio quindi sul suo voto, in caso di fiducia: “In linea di principio, personalmente, non darei la fiducia neppure a un governo che la ponesse su una legge elettorale da me condivisa”.
Ma nonostante i proclami di D’Attorre, entro stasera dovrebbe concretizzarsi la sostituzione in commissione dei dem dissidenti. Ad annunciarlo è il cuperliano Andrea Giorgis, che attacca: “Verremo sostituiti d’imperio, perché nessuno ha chiesto di essere sostituito. Ci sono già state le telefonate”. Questi i nomi dei 10 dem sostituiti: Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Marilena Fabbri, Roberta Agostini, Marco Meloni.
Italicum, emendamenti trappola
Una ventina gli emendamenti del M5S, altrettanti da Forza Italia, poco più quelli di SeL, briciole da Scelta Civica, Fratelli d’Italia e Lega. Ma nonostante il numero sia piuttosto contenuto, il governo non può certo dormire sonni tranquilli. Anche perchè basterebbe una minima virgola per rimettere tutto in discussione. E far apparire la “palude” da cui Renzi è sicuro di poter sfuggire, anche a costo di porre il voto di fiducia.
Tra i possibili emendamenti “trappola”, c’è quello che prevederebbe l’introduzione dell’apparentamento dei partiti al ballottaggio. Una mossa che scardinerebbe l’impronta bipartitica data all’Italicum da Renzi, facendo cadere il principio dell’assegnazione del premio di maggioranza al miglior partito. Un tema che potrebbe trovare una larga convergenza, dalla minoranza PD sino a SeL, FI, SC e financo il M5S. Da segnalare anche il tema sempreverde dei capilista bloccati, che D’Attorre vorrebbe ridimensionare a livello numerico. Poi c’è il tema delle candidature multiple e della scelta del seggio, su cui ci sono varie proposte che spaziano dall’opzione per il collegio in cui l’eletto ha ottenuto più voti a quella in cui si opta per il candidato dove il secondo arrivato ha ottenuto il risultato peggiore. Tra gli altri temi potenzialmente pericolosi c’è l’ipotesi di eliminazione del ballottaggio, nonché l’eventuale revisione delle soglie di sbarramento per accedere al secondo turno.
Scritto da: Redazione
----------------------------------------------------------------
|Clicca qui per leggere l'articolo|
----------------------------------------------------------------
|Clicca qui per leggere gli articoli di attualità|





Rispondi Citando
