Alain Daniélou ha dato il nome "Civiltà mediterranea" ai tratti comuni che egli ritiene si siano manifestati tra le popolazioni del bacino del Mediterraneo, del Vicino Oriente e dell'India, considerate di comuni origini e abitanti, prima del III millennio a.C. la zona che va dalla penisola iberica al fiume Gange.
Secondo Daniélou popolazioni quali Iberi, Pelasgi, Etruschi, Berberi, Minoici di Creta, Ciprioti, Egiziani, Sumeri e Dravidi avrebbero un'origine comune da un unico ceppo, che avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella nascita delle grandi civiltà di quest'ampia zona e che non presenterebbe caratteristiche né indoeuropee (come i successivi invasori Achei, Iranici ecc.) né semitiche (come Assiri, Caldei, Ebrei ecc.).
Personalmente, penso che furono le antiche popolazioni autoctone darvidiche ad abitare gran parte del suolo terrestre, prima dell'arrivo degli indoeuropei.
Una correlazione evidente, è appunto la similitudine che c'è tra la divinità cornuta di Cernunnos, per i celti, e Pasupati. di derivazione darvidica e preindoeuropea.
Divinità. queste, molto affini tradi loro, e forse venerati da tribù appartenenti allo stesso ceppo etnico, se pur molto distanti tra di loro.
Cernunnos per i Celti:
Pasupati per i popoli Darvidici preindoeuropei:
Pasupati divenne poi Shiva all'interno della religione induista, di derivazione Vedica - indoeuropea.
Raffigurazione statuaria di Shiva:
Secondo Daniélou, dietro alle attuali tribù Munda dell'India nord-occidentale ci sarebbe stato un antichissimo gruppo etnico diffuso in età preistorica dall'Africa ed il Mediterraneo fino all'India e all'Oceano Pacifico e di cui si trova ancora la discendenza specialmente in India, Indocina e Oceania.
Le varie ondate migratorie a partire da 70-75mila anni fa portarono ad una divisione di questa antica popolazione ancestrale da cui sono derivati i vari tipi etnici. La popolazione di partenza sembra essere molto simile all'attuale gruppo Khoisan mentre il primo gruppo ad essersi separato sembrerebbe proprio il gruppo Proto-australoide poi a sua volta separato nel ceppo del pigmeo africano (esistono infatti sorprendenti somiglianze tra la cultura dei Munda indiani e quella dei Pigmei africani) e in quello australoide che si diffuse partendo dall'Africa orientale circa 60mila anni fa, colonizzando tutta la zona tropicale fino al continente australiano. Questo gruppo etnico e culturale fu progressivamente respinto nel bacino mediterraneo e nel medioriente dalla Civiltà mediterranea e poi dalle invasioni ariane mentre riuscì a progredire maggiormente nel Sudest asiatico con le civiltà dei Mom-Khmer. Il ramo australoide colonizzò l'Oceania e diede vita alle culture aborigene di quelle isole.
Per Daniélou al gruppo delle lingue Munda appartengano anche le lingue delle popolazioni autoctone della Birmania, dell'Indocina (come i Mom-Khmer) e della Malesia, i Vedda dello Sri Lanka, i Batin di Sumatra, i Tala di Celebes e infine le Lingue australiane aborigene. Non risulta che queste popolazioni abbiano utilizzato alcun tipo di scrittura. Tuttavia svilupparono istituzioni sociali, concetti religiosi, filosofici ed artistici di alto livello. Tutta la loro cultura passava di generazione in generazione grazie alla tradizione orale. Questo fenomeno peraltro rappresenta una costante delle civiltà preistoriche e protostoriche e spiega l'importanza e la supremazia della trasmissione orale sulla scrittura tipica di molte società che hanno subito l'influenza di queste antiche popolazioni come ad esempio i Brahmani degli Inni Vedici. La stessa supremazia della parola si ritrova presso i Celti e in molte religioni odierne, come il cattolicesimo, continua a perdurare l'idea che solo il rito recitato oralmente sia efficace.
Queste popolazioni proto-australoidi, organizzate in piccoli gruppi a loro volta uniti in tribù, vivevano di caccia e raccolta nella foresta. Non praticavano l'agricoltura e, almeno per il gruppo indiano, si basavano su un'organizzazione sociale di tipo matriarcale: è alla donna anziana che si affida il comando della tribù. Da questo aspetto socio-politico è derivata la poliandria sia come nozze successive tra una donna e vari uomini sia come tradizione diffusa presso alcune tribù del matrimonio tra una donna e tutti i fratelli di una famiglia. In particolare questa forma di poliandria si è tramandata anche in Tibet e presso i Khasi dell'Assam. Tracce di questa antica usanza dei popoli Munda la troviamo anche nelle leggende presenti nel poema epico Mahabharata diffusosi nelle tradizioni delle epoche indiane successive. Qui i cinque eroi principali sono i fratelli Pandava che hanno una sola sposa di nome Draupadi.
Sviluppo sociale e tecnologico nel caso dei Munda, come spesso nella storia, non vanno di pari passo. La relativa complessità raggiunta sul piano socio-culturale infatti è accompagnata da una semplicità dello sviluppo tecnologico che risultò probabilmente determinante per le successive sottomissioni o assimilazioni da parte di civiltà ostili. Tuttavia nonostante la semplicità raggiunsero soluzioni tecniche interessanti e funzionali. Ancora oggi nel sud dell'India si trovano pescatori che utilizzano barche costruite senza l'ausilio del metallo. Il legno viene piegato al fuoco e legato per mezzo di corde di stoppa. Su barche simili i primi navigatori Munda affrontarono l'Oceano Indiano fino all'Oceania ed alle coste africane. Originale è stato anche l'accostarsi di queste popolazioni al metallo. Se non sappiamo come e quando scoprirono la metallurgia sappiamo però che essi in India, come i Dravidi e gli Arii peraltro, non conobbero apparentemente l'età del bronzo passando dalla pietra polita all'età del ferro in un'epoca anteriore all'800 a.C. Inoltre presso gli eredi dei Munda indiani ancora oggi il ferro ricopre un ruolo rituale e sacro: di ferro sono per esempio gli anelli e i bracciali che si regalano alle spose.
La religione di queste popolazioni, secondo gli studi fatti prevalentemente nell'area indiana, era basata sull'animismo e su un continuo rapporto con la natura. Figure centrali sono i sacerdoti incaricati ai riti propiziatori una sorta di sciamani o di àuguri. Gli animali sono considerati quasi umani tanto che storie come il Libro della giungla di Kipling e le favole sanscrite del Panchatantra (che ispirarono Esopo) derivano da tradizioni orali dei popoli Munda indiani. Testimonianze delle origini comuni di tribù in territori così distanti tra loro si trovano anche nel campo musicale: ci sono similarità sorprendenti tra canti popolari con lo yodel in Caucaso, Tirolo, presso i Pigmei e i Gond indiani.
I Pigmei sembrerebbero un antico ramo di queste tribù, così come al gruppo Munda appartengono i circa 40 milioni di indiani odierni che vengono chiamati Adivasi dagli Hindu. Sempre a questo gruppo etnico risalgono le radici dei Mon-Khmer e la famosa città di Angkor è la più grande testimonianza della civiltà che hanno saputo sviluppare queste genti.
PIGMEI:
Queste popolazioni autoctone, sono dunque i figli primogeniti della Dea Madre, indigeni dalla pelle scura e bassottelli!
Popolavano il pianeta Terra molto prima dell'arrivo degli indoeuropei.
INDOIRANIANI/ARIANI:
Il sopraggiungere del popolo degli Arii nella regione oggi denominata come Punjab provocò i conflitti tra questi nomadi guerrieri e le popolazioni locali, eredi delle cosiddette Civiltà della valle dell'Indo. I testi vedici descrivono le popolazioni autoctone come di pelle scura oggi identificate come dravidiche. Gli Arii indicavano sé stessi come Ārya (nobili) riservando il termine Dāsa (anche Dasyu, successivamente col significato di "schiavo") alle popolazioni autoctone con cui erano venuti a contatto. Secondo gli Arii, questi Dāsa non veneravano divinità né possedevano riti religiosi quanto piuttosto veneravano un "fallo" (pene eretto, sanscrito Liṅgaṃ, denominato dio-pene o dio-coda śiśnadeva). Secondo lo studioso Alf Hiltebeitel la scoperta di oggetti di forma fallica nella Valle dell'Indo fa supporre come corretta la descrizione vedica di questi culti, peraltro anticipatori del culto del Liṅgaṃ nello Śivaismo.
Successivamente gli Arii si spostarono verso Sud e verso Est in un processo di conquista che non fu mai terminato essendoci tutt'oggi vasti territori dell'India meridionale ed orientale dove ancora si parlano dialetti dravidici e Munda.
Gli Arii provenivano dall'area di Balkh (oggi in Afghanistan settentrionale). Un altro raggruppamento di questo popolo, gli Iranici, sempre provenienti dalla medesima area, invase invece l'attuale Iran fondandovi una cultura religiosa che successivamente fu in parte raccolta nell'Avesta. Fu dunque nell'area dell'Afghanistan settentrionale che tale cultura vedica acquisì le sue prime caratteristiche religiose e linguistiche.
Difatti la parola Iran e Iraq significano entrambi "terra degli ariani".
I Veda sono un'antichissima raccolta di testi sacri dei popoli arii che invasero intorno al XX secolo a.C. l'India settentrionale.
All'interno di questi scritti si menzionano diversi tipi di Vimana, con diverse forme e dimensioni.
I Vimana erano degli oggetti volanti in grado sia di volare nell'aria, nello spazio e di immergersi sott'acqua, il Vaimanika Shastra è un vero e proprio manuale che descrive, non solo come pilotare un vimāna, ma anche le sue caratteristiche tecniche. Vengono anche descritte altre tipologie: il martin pescatore, l'ibis, e altri animali.
VIMANA:
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