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Discussione: Volk Insubre

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    Predefinito Re: Volk Insubre

    Il genetista Alberto Piazza (professore Ordinario di Genetica Umana alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Torino e Direttore del Dipartimento di Genetica, Biologia e Biochimica dell'Università di Torino oltre che Visiting Professor of Genetics alla Stanford University) documenta che l’Italia è estremamente eterogenea dal punto di vista etnico: “E’ emersa una mappa genetica dell'Italia che non lascia dubbi: le popolazioni del Sud, Calabria, Basilicata, parte della Puglia e della Sicilia, portano ancora "scritte" nei loro cromosomi le impronte della Magna Grecia, quelle del Nord, e soprattutto in Liguria, discendono dagli antichi Celti Liguri, in Toscana e dintorni hanno lasciato segni genetici indelebili gli Etruschi, la Sardegna infine e' una vera e propria "isola"”.
    “Geneticamente una razza italiana non esiste”.
    “Se si analizza il corredo genetico di due individui qualunque della popolazione italiana, le differenze possono essere le stesse che tra un europeo e un africano.”[E' facile capire chi sarebbero gli italiani "africani"..…]
    Il grande genetista Luca Cavalli-Sforza (professore emerito all'Università di Stanford in California, nonché socio nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche, membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze, Premio Balzan 1999 per la scienza delle origini dell'uomo, e socio onorario della Società italiana di biologia evoluzionistica) afferma chiaramente e perentoriamente: “Dal punto di vista genetico l’Italia settentrionale si rivela simile ai paesi dell’Europa centrale, mentre le regioni meridionali sono più vicine alla Grecia e agli altri paesi del Mediterraneo.”
    I paesi dell’Europa centrale sono i cosiddetti paesi “mitteleuropei”, a predominante componente germanica, e dai quali si sono diffusi anche i celti nel loro processo di espansione. E’ bene ricordare pure che recenti studi storici e archeologici, in particolare quelli di Venceslas Kruta, evidenziano l’esistenza nel nord Italia di una civiltà celtica “autoctona”, cioè anteriore all’arrivo dei Galli nel quinto secolo a.C. Tale civiltà risale almeno al X secolo a.C., con la cultura celtica di Golasecca(ma diversi studiosi considerano come protoceltica già la cultura di Canegrate, che risale al XIII sec. a.C.). Inoltre gruppi di celti provenienti dalla Gallia oltrepassarono le Alpi e si stanziarono progressivamente nel nord nei secoli successivi, sino alla massiccia immigrazione gallica verificatasi dopo il 500 a.C.
    Pochi sanno che le più antiche attestazioni al mondo scritte in una lingua celtica, risalenti al VII secolo a.C. sono state rinvenute proprio in nord Italia. Si tratta di un nutrito gruppo di iscrizioni scritte in una lingua ribattezzata “lepontico”, rinvenute soprattuttio nella zona dei laghi lombardi.
    Cavalli Sforza inoltre sottolinea “the genetic similarities observed among the areas of Northern Italy, France (particularly the center and east), Austria, southern Germany, and parts of Britain.” Cavalli Sforza quindi non solo ribadisce la somiglianza genetica del Nord Italia rispetto all’Europa del nord e centrale, ma precisa tale somiglianza indicando zone di singoli paesi specifici (Francia centro-orientale, Austria, Germania, Gran Bretagna).
    Lo stesso Luca Cavalli-Sforza, in un successivo saggio scritto insieme al figlio Francesco, ribadisce: "La parte meridionale della penisola italiana fu largamente colonizzata dai greci; in Sicilia essi si insediarono soltanto nella zona orientale, mentre nella zona occidentale si stabilirono fenici e cartaginesi". "Una analisi del panorama genetico italiano dimostra che la massima variazione genetica sussiste tra il nord e il sud; il sud colonizzato dai greci e il nord influenzato dalla presenza dei celti". "Si capisce quindi perchè si osservano notevoli somiglianze genetiche tra l'Italia settentrionale da una parte, e la Francia, l'Austria e la Germania dall'altra".
    Gian Luigi Bravo, docente di Antropologia presso l’Università di Torino, sottolinea la rilevanza delle ricerche genetiche di Cavalli Sforza e di Piazza, e ne condivide le conclusioni, secondo cui l’Italia è un mosaico di gruppi etnici molto differenziati. Come studioso delle civiltà contadina, Bravo sottolinea poi le molteplici diversità che si riscontrano in questo ambito (l’uso del secchio di metallo al nord, di mastelli in legno o di brocche di terracotta al sud; il carro agricolo a quattro ruote al nord, a due ruote al sud; il bilanciere per il trasporto dei pesi, importato dai longobardi, al nord, il trasporto diretto dei recipienti su parti del corpo, e sul capo in particolare, al sud; l’uso della rocca per filare, di origine germanica, al nord, l’uso della conocchia al sud ecc.).
    Riguardo in particolare agli studi genetici, Bravo non solo rileva come caratteristica delle ricerche di Cavalli Sforza l’evidenziazione dell’importanza dei celti, ma sottolinea pure che i romani non hanno praticamente lasciato alcuna eredità genetica(quindi non ha alcun senso dire per esempio "Noi discendiamo dagli antichi romani"): ”Il quadro dei principali apporti genetici, Etruschi, Greci, Osco-Piceni, Sardi per la Sardegna (ai quali Cavalli Sforza aggiunge i Celti per il Nord, e gli Arabi per la Sicilia) reca però qualche ulteriore informazione non scontata: non vi figurano gruppi come i Latini e i Romani che, proprio per l’esiguità numerica iniziale, non vedono rispecchiato nella composizione genetica attuale il loro ruolo storico.”
    Il grande archeologo Sabatino Moscati, riferendosi agli studi genetici, afferma chiaramente: “L’Italia si distingue in tre grandi aree, con diverse connotazioni genetiche: il nord, con l’eredità dei Celti in eminenza; il centro, con i caratteri degli Etruschi che si conservano ancora oggi; il sud, dove prevale l’apporto dei Greci.”
    Cavalli Sforza sottolinea infine che gli studi genetici non solo evidenziano le grandi differenze genetiche tuttora sussistenti tra le popolazioni del nord e quelle del sud dell’Italia, ma confermano pure le notevoli differenze antropologico-fisiche tra le stesse, che erano già state scientificamente rilevate più volte in passato (differente colore della pelle, biondismo più rilevante al nord, popolazione più alta al nord, più bassa al sud…): “Risulta molto evidente la divisione corrispondente alla ben nota differenza fisica (soprattutto di pigmentazione e dimensione corporea) tra gli italiani settentrionali e gli italiani meridionali”.

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  2. #62
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    Predefinito Re: Volk Insubre

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    “Geneticamente una razza italiana non esiste”.
    QUESTO E' CHIARO DA MILLENNI, e per capirlo non c'è bisogno nemmeno di aprire un libro, l'è asèe verdì i öcc
    Eridano likes this.

 

 
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