ROMA - Il ddl intercettazioni è oggi al centro di un vertice del partito di maggioranza, per discutere iter ed eventuali modifiche. Sembra che il testo non sia più tanto blindato come si era deciso nell'ultimo vertice del Pdl. Dopo le reiterate richieste di "tenere aperto il cantiere" dei finiani anche Bossi, proprio questa mattina, apre a cambiamenti nel testo approvato in Senato. "Se qualcuno fa qualche emendamento non si butta nel cestino, si discute". Così ha detto il leader della Lega rispondendo, oggi, a Torino, a chi gli domandava se c'è ancora spazio per qualche aggiustamento sul provvedimento.
Magistrati all'attacco. "Il ddl di riforma delle intercettazioni mette in ginocchio l'attività investigativa e significa arrendersi alla criminalità", ha detto il presidente dell'Anm, Luca Palamara, intervenendo a Radio anch'io. Con il "depotenziamento" di questo strumento investigativo "non scopriremo più gli autori di molti reati". Per questo Palamara assicura che il sindacato delle toghe continuerà "a far sentire la propria voce, coordinandosi con le forze di polizia" e ricorrendo anche a "forme di protesta". "La privacy dei cittadini - insiste Palamara - non c'entra nulla con il ddl" e il problema della pubblicazione di intercettazioni non rilevanti ai fini delle indagini si sarebbe potuto risolvere prevedendo "un'udienza filtro in cui le parti discutono di quello che dev'essere trascritto".
Ora Bossi apre alle modifiche L'Anm attacca: "Resa alla criminalità" - Repubblica.it




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