Laura Boldrini ai deputati di SEL: «Non si lanciano fiori in aula!»
Laura Boldrini ai deputati di SEL: «Non si lanciano fiori in aula!» - Il Post
Icona della gauche antirenziana? Per un giorno (ma saranno di più) Laura Boldrini rinuncia all’etichetta che da qualche tempo le è stata appiccicata, e che lei stessa, con il recentissimo libro “Lo sguardo lontano”, ha contribuito a corroborare, benedetta anche in un incontro pubblico da Eugenio Scalfari, che il rottamatore non l’ha mai amato.
Di fronte alla prima vera bagarre d’Aula sulla legge elettorale, Boldrini ha messo da parte ogni tentazione anti-renziana. Al contrario, ha motivato, leggendo una nota tecnica degli uffici della presidenza, e regolamento alla mano, la legittimità del voto di fiducia anche su una questione delicata come la legge elettorale. E ha tenuto testa alle opposizioni che, da Sel al M5s passando per Forza Italia, l’hanno duramente contestata.
“Collusa”, le ha gridato a un certo punto un deputato grillino, Diego De Lorenzis. E lei ha replicato a muso duro: “Dovrà rispondere di questi insulti”. Una Boldrini severa, dunque. “Molto equilibrata, imparziale. Ancor più perfetta se teniamo conto che l’Italicum non è la sua legge elettorale ideale”, commenta una fonte di palazzo Chigi. Dai banchi di Sel lanciano crisantemi verso i banchi del governo quando Maria Elena Boschi pone la fiducia, poi tocca al capogruppo Arturo Scotto scagliarsi contro quelli del Pd. Boldrini non usa la mano dura con gli amici di Sel, ma nel merito controbatte alla tesi dei vendoliani, secondo cui la fiducia non è compatibile con una materia come quella legge elettorale che consente il voto segreto. Lei si richiama a un precedente del 1990, presidenza Iotti e governo Andreotti, e ribadisce che la fiducia è possibile perché la materia elettorale non è esplicitamente tra quelle elencate al comma 4 dell’articolo 116 del regolamento, che elenca le materie su cui il governo non può porre la fiducia. “Di fronte a obiezioni analoghe a quelle odierne”, ricorda Boldrini, la presidente Iotti consentì il voto di fiducia.
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