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  1. #1
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    Predefinito Il premier alla prova delle lobby

    http://www.lastampa.it/2015/05/15/cultura/opinioni/editoriali/il-premier-alla-prova-delle-lobby-vojbOQAOpiXcvof120lKPL/pagina.html
    Il premier alla prova delle lobby



    gianni riotta




    Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è alla prova decisiva. Non importa quanto lunga sarà la sua avventura di governo: il passo cruciale, il momento che ne definirà impronte e identità, è adesso.

    Renzi ha conquistato Partito democratico e Palazzo Chigi, ottenuto un brillante risultato alle elezioni europee, il suo piglio, sorridente e abrasivo, attrae consensi e fiere resistenze, mai indifferenza. Ora deve affrontare la classe dirigente, l’establishment italiano e venirne fuori vivo, senza alienarsi società civile ed economica, ma senza negare davanti a lobby, corporazioni, gruppi di potere, l’agenda di riforme.

    Chi abbia la pazienza di ricostruire le parabole politiche di Silvio Berlusconi e Romano Prodi, leader che hanno vinto cinque elezioni nella Seconda Repubblica, osserverà che lo scacco delle rispettive strategie s’è avuto quando hanno contraddetto lo status quo dominante. La reazione, a volte rumorosa, altre ovattata, dei gruppi di influenza ha, con spire avvolgenti o spallate poderose, fermato i provvedimenti ritenuti ostili. Non si tratta più solo della «Casta», maschera che fa da alibi allo status quo diffuso, radicato, durevole e pervicace, tra partiti, imprenditori e loro associazioni, sindacati, in fabbrica e nel pubblico impiego, corporazioni professionali e del lavoro, media, accademia, intellettuali prestati o no che siano ai Parlamenti. Toccare gli interessi del network «Multicasta» è entrare in un campo minato, cosparso di illustri vittime politiche. Sulle nomine negli enti, Renzi s’è mosso con prudenza e abilità, ora siamo però alla strategia profonda, non al cocktail per un Cda.

    Lo scontro sulla scuola è dunque iconico. Il governo sottolinea il ruolo dei presidi come manager, il sindacato teme il clientelismo, da una parte si propongono test standard sul modello del Sat americano, dall’altra si risponde come il filosofo Marcuse nel 1968, contestando i test Invalsi «non siamo crocette», studenti a «una dimensione». È corretto ascoltare ogni voce, sull’educazione è opportuno un dialogo senza diktat, e ognuno deve farsi una libera opinione (la deputata Pd Anna Ascani tiene su Facebook una sorprendente tribuna social rispondendo a tutte le critiche, comprese quelle crude dei «precari esclusi»).

    Ma dopo, al netto delle posizioni, tocca al governo governare. Se Renzi è capace, senza arroganze impopolari, di chiarire ai gruppi di influenza che intende governare senza subire ricatti, senza annacquare l’agenda a tutela di rendite, piccole e grandi, in un paese senza crescita da una generazione, avvitato alla crisi 2008, allora ha futuro. Il premier deve negare il mantra feudale dei mandarini, in democrazia si va al potere per usarlo in modo positivo, non per imbalsamarlo in un’eterna salamoia. Il presidente Giulio Andreotti elogiava con malizia la filosofia del «tirare a campare», ma quel credo mediocre ha infine bocciato l’Italia nel mondo globale. Siamo spesso paese incapace di mettere le crocette giuste nel test Standard dei Mercati.

    Dalla scuola al digitale, dalle telecomunicazioni alla finanza, dai sussidi per i lavori tradizionali alle lobby dei rentier, Renzi cocciutamente persegua riforme raziocinanti, e, volta a volta, una quota importante di cittadini starà con lui. Non gli manca la verve di comunicazione per spiegarsi, ma se cederà al bluff delle lobby andrà alla rotta, come i suoi predecessori. Malgrado il chiasso corrente sui media, le carte di un bluff sono sempre perdenti per chi ha il sangue freddo di «vederle». Nel secolo digitale e globale, lo Strapaese di chi «tira a campare» non ha futuro.

    @Riotta - Home
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  2. #2
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    Predefinito Re: Il premier alla prova delle lobby

    Mi sono fermata a "il suo piglio, sorridente e abrasivo".

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

    {;,;}

  3. #3
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    Predefinito Re: Il premier alla prova delle lobby

    In effetti con la scuola siamo davanti alla evidenza plastica di come le lobby possano influenzare i governi e svuotarne qualsiasi iniziativa riformatrice. Sono decenni che andiamo avanti così. Con le lobby dello status quo che scendono in campo e bloccano qualsiasi intervento. Paventando disastri (evidentemente veri per loro) e rivolte distruttrici.
    Appare chiaro che per costoro e quella parte di politica che su costoro ha costruito il proprio ruolo, la propria carrierera, rappresentanto i privilegiati più assurdi del disastrato sistema italiano, non concepisce che possa essere diverso, che il paese possa avere esigenze diverse, che la gente possa avere opinioni diverse.....
    Siamo di fronte a lobby che riutengono che a contare sia la 'democrazia' di piazza, ovvero il potere a chi più urla e manifesta in piazza escludendo il 99,9% della gente.

    Il prossimo periodo sarà indicativo e capiremo se ci sarà una svolta, con la quale intervenire sugli sprechi, oppuire se la strada verso l'abisso avrà subito l'ennesima accellerazione.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  4. #4
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    Predefinito Re: Il premier alla prova delle lobby

    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    Mi sono fermata a "il suo piglio, sorridente e abrasivo".
    Fai paerte di una lobby?
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  5. #5
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    Predefinito Re: Il premier alla prova delle lobby

    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    Mi sono fermata a "il suo piglio, sorridente e abrasivo".
    diciamo che Riotta non sembra esattamente un oppositore del premier
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

    I I = Inutili Idiozie.

  6. #6
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    Predefinito Re: Il premier alla prova delle lobby

    Mi sa che io e Riotta abbiamo un'idea diversa di cosa sia una lobby
    Il senso della vita è la pizza

  7. #7
    Bacchettona del forum
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    Predefinito Re: Il premier alla prova delle lobby

    Citazione Originariamente Scritto da THE MATRIX Visualizza Messaggio
    Fai paerte di una lobby?
    Sì, di quella potentissima e inarrestabile delle partite IVA individuali.

    Riotta in questo articolo sta sfiorando la piaggeria e, mi spiace, ma la mia sopportazione ha un limite.

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

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  8. #8
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    Predefinito Re: Il premier alla prova delle lobby

    Citazione Originariamente Scritto da THE MATRIX Visualizza Messaggio
    Il premier alla prova delle lobby - La Stampa
    Il premier alla prova delle lobby





    gianni riotta




    Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è alla prova decisiva. Non importa quanto lunga sarà la sua avventura di governo: il passo cruciale, il momento che ne definirà impronte e identità, è adesso.

    Renzi ha conquistato Partito democratico e Palazzo Chigi, ottenuto un brillante risultato alle elezioni europee, il suo piglio, sorridente e abrasivo, attrae consensi e fiere resistenze, mai indifferenza. Ora deve affrontare la classe dirigente, l’establishment italiano e venirne fuori vivo, senza alienarsi società civile ed economica, ma senza negare davanti a lobby, corporazioni, gruppi di potere, l’agenda di riforme.

    Chi abbia la pazienza di ricostruire le parabole politiche di Silvio Berlusconi e Romano Prodi, leader che hanno vinto cinque elezioni nella Seconda Repubblica, osserverà che lo scacco delle rispettive strategie s’è avuto quando hanno contraddetto lo status quo dominante. La reazione, a volte rumorosa, altre ovattata, dei gruppi di influenza ha, con spire avvolgenti o spallate poderose, fermato i provvedimenti ritenuti ostili. Non si tratta più solo della «Casta», maschera che fa da alibi allo status quo diffuso, radicato, durevole e pervicace, tra partiti, imprenditori e loro associazioni, sindacati, in fabbrica e nel pubblico impiego, corporazioni professionali e del lavoro, media, accademia, intellettuali prestati o no che siano ai Parlamenti. Toccare gli interessi del network «Multicasta» è entrare in un campo minato, cosparso di illustri vittime politiche. Sulle nomine negli enti, Renzi s’è mosso con prudenza e abilità, ora siamo però alla strategia profonda, non al cocktail per un Cda.

    Lo scontro sulla scuola è dunque iconico. Il governo sottolinea il ruolo dei presidi come manager, il sindacato teme il clientelismo, da una parte si propongono test standard sul modello del Sat americano, dall’altra si risponde come il filosofo Marcuse nel 1968, contestando i test Invalsi «non siamo crocette», studenti a «una dimensione». È corretto ascoltare ogni voce, sull’educazione è opportuno un dialogo senza diktat, e ognuno deve farsi una libera opinione (la deputata Pd Anna Ascani tiene su Facebook una sorprendente tribuna social rispondendo a tutte le critiche, comprese quelle crude dei «precari esclusi»).

    Ma dopo, al netto delle posizioni, tocca al governo governare. Se Renzi è capace, senza arroganze impopolari, di chiarire ai gruppi di influenza che intende governare senza subire ricatti, senza annacquare l’agenda a tutela di rendite, piccole e grandi, in un paese senza crescita da una generazione, avvitato alla crisi 2008, allora ha futuro. Il premier deve negare il mantra feudale dei mandarini, in democrazia si va al potere per usarlo in modo positivo, non per imbalsamarlo in un’eterna salamoia. Il presidente Giulio Andreotti elogiava con malizia la filosofia del «tirare a campare», ma quel credo mediocre ha infine bocciato l’Italia nel mondo globale. Siamo spesso paese incapace di mettere le crocette giuste nel test Standard dei Mercati.

    Dalla scuola al digitale, dalle telecomunicazioni alla finanza, dai sussidi per i lavori tradizionali alle lobby dei rentier, Renzi cocciutamente persegua riforme raziocinanti, e, volta a volta, una quota importante di cittadini starà con lui. Non gli manca la verve di comunicazione per spiegarsi, ma se cederà al bluff delle lobby andrà alla rotta, come i suoi predecessori. Malgrado il chiasso corrente sui media, le carte di un bluff sono sempre perdenti per chi ha il sangue freddo di «vederle». Nel secolo digitale e globale, lo Strapaese di chi «tira a campare» non ha futuro.

    @Riotta - Home
    ad oggi Renzi ha fatto cose buone (vedi Jobs act e parzialmente, questa riforma della scuola) ed appare come una persona integra (gran balzo in avanti dopo il ventennio a trazione malaffarista/mafiosa dello sciagurato ras di Arcore), ma per il resto mi sembra il solito comunistello tassa (i solito noti) e spendi (per gestire il consenso clientelare) che si allea con le elite parassitarie per tenersi la poltrona il più a lungo possibile

    se poi rottamerà davvero le elite di cui sopra, avrà convinto il mio voto..ma dopo un anno di tassa e spendi in cui oltre ad indebolire l'orrore sindacalista non ha toccato un privilegio che uno, appiattendosi alle sciagurate politiche pro parassiti della destra fasciomunista, lasciami avere dei dubbi
    “Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
    — Paul Krugman

  9. #9
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    Predefinito Re: Il premier alla prova delle lobby

    Citazione Originariamente Scritto da Hynkel Visualizza Messaggio
    Mi sa che io e Riotta abbiamo un'idea diversa di cosa sia una lobby
    Perchè tu come definisci una corporazione che dichiara che non voterà più PD? Dimmi, sono curiosa.
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  10. #10
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    Predefinito Re: Il premier alla prova delle lobby

    Ora la potentissima lobby del pubblico impiego, più potente delle banche, degli industriali, è l'unica che è riuscita a passare indenne sotto una pesantissima crisi e non pagarne pegno. Nessun licenziato tanto per fare un esempio. I loro privilegi difesi con ogni mezzo.... se non è una lobby questa non lo è nessun altra.
    Il sonno della ragione genera mostri.


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