Commento personale: a mio avviso questo è il tipico articolo da giornale, diciamo "forcaiolo", come è il fatto quotidiano, che fa da cassa da risonanza alle opinioni dei magistrati (accusanti, come in questo caso, o giudicanti, sempre colleghi sono).

Ed è anche risaputo che la recidiva è molto più bassa fra chi usufruisce di misure alternative alla detenzione che fra chi sconta tutta la pena in carcere. Ma ovviamente si fa del populismo penale prendendo casi singoli come quello di quel pazzo assassino di Izzo e generalizzando in modo maccheronico e crasso. Buona lettura.


Autrice: Valeria Pacelli
Fonte: il fatto quotidiano, 18 Maggio 2015

Prima ci sono state una serie di amnistie e indulti, poi i decreti "svuota-carceri" dei vari governi. A seguire, gli atti normativi che spacchettano i reati e indeboliscono le pene. Otello Lupacchini, sostituto procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Roma e giudice istruttore dell'operazione che nell'aprile del 1993 ha sgominato la Banda della Magliana, li ha vissuti tutti questi interventi legislativi.

Risultato: "Le pene realmente inflitte non si scontano mai", dice il giudice. E ne identifica anche la conseguenza più grave: "Quasi mai si registra un processo di rieducazione vera. A questa la pena tende, in linea di principio. Ma non esistono strumenti realmente validi per accertarne l'effettività. Non stupisce pertanto che l'asserita rieducazione venga contraddetta dal fatto che in tanti, lasciata la cella, cadono nella recidiva".

Si parla quindi di sgravio della pena...
"Negli anni 70 e 80, ad esempio, ci sono state molte amnistie e altrettanti indulti che, se per un verso consentivano la deflazione dei processi e lo svuotamento delle carceri, per l'altro impedivano che si completasse il percorso rieducativo del condannato, con la conseguenza che i beneficiari tornavano a delinquere".

Con gli anni la politica ha continuato in questa direzione?
"Ci sono stati diversi decreti cosiddetti "svuota-carceri", l'ultimo quello voluto fortemente da Napolitano, per l'adeguamento della situazione penitenziaria italiana alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dopo la condanna inflitta al nostro Paese dalla Corte europea (Sentenza Torreggiani, ndr). Non sempre, dunque, le scarcerazioni sono avvenute all'esito di un reale percorso rieducativo. Con l'ultimo "svuota-carceri", peraltro, c'è stata una modifica della disciplina della liberazione anticipata: una volta c'erano 45 giorni di sconto-pena ogni sei mesi; ora i giorni sono diventati addirittura 75 per ogni semestre".

Quindi amnistia e indulto prima, "svuota-carceri" poi. Cos'altro influisce sulla diminuzione della pena da scontare?
"Ci sono anche istituti come la semi-libertà o l'affidamento ai servizi sociali, legati all'entità o alla pena da scontare, ai quali consegue, di fatto, una consistente attenuazione dell'afflittività della pena stessa ed una sostanziale riconquista anticipata della libertà, grazie magari, ad una mai riuscita rieducazione, tuttavia sapientemente simulata. E questo a tacere di benefici, come i cosiddetti permessi premio, concessi a chi tenga un comportamento corretto. Non sempre, tuttavia, le aspettative degli organi preposti alla valutazione della buona condotta del detenuto destinatario dei benefici si realizzano".

Ad esempio?
"Mi viene in mente il caso di Marcello Colafigli, il quale all'esito di un permesso premio non fece rientro all'ospedale psichiatrico giudiziario dove era ristretto: durante la relativa latitanza si vendicò di pretesi torti patiti assassinando Enrico De Pedis. Anche Angelo Izzo, noto per essere uno dei tre autori del "massacro del Circeo", approfittò, se mal non ricordo, di un permesso premio per fuggirsene all'estero. Rientrato dopo breve latitanza in carcere, approfittò di ulteriori benefici penitenziari per intessere discutibili relazioni, circostanza che provocò il suo trasferimento ad altro istituto di pena. Per quello che potremmo chiamare un difetto di comunicazione tra gli organi amministrativi e giudiziari competenti, tornato inopinatamente nell'originario luogo di detenzione, si rese responsabile, mentre era di nuovo in semilibertà, di un efferato duplice omicidio".

Lei ha indagato per anni sulla Banda della Magliana. Quanti dei personaggi, da lei inquisiti, hanno ottenuto lo sconto di pena?
"Ritengo che tutti siano usciti dal carcere. Sicuramente coloro che furono condannati per associazione a delinquere, non aggravata dalla mafiosità, hanno beneficiato di sconti di pena e di condoni".

È demoralizzante per voi magistrati tutto ciò?
"Almeno per quanto mi riguarda, scoraggiamento o frustrazione non mi appartengono: vi sono le leggi ed esse vanno rispettate. È evidente, però, che esiste un problema di politica criminale. Il sistema quindi deve essere ripensato".




Giustizia: il magistrato Otello Lupacchini "non si scontano mai le pene realmente inflitte" | Le Notizie di Ristretti