1. Il proletariato non è identico alla classa operaia. Il proletariato comprende tutti quelli che devono per forza ricorrere alla vendita della propria forza di lavoro per assicurare la loro sopravvivenza.
2. Sono quindi da considerarsi proletari anche i lavoratori qualificati, istruiti, poliglotti, informati, buonisti, spettatori del cinema di Moretti e di dibattiti televisivi sulla politica, lettori di saggi e romanzi classici, ecc. Oltre ovviamente ai tradizionali operai e impiegati, che comunque formano sempre la maggioranza della forza di lavoro totale. In questo senso, il proletariato, al contrario di quel che spesso si sente dire, non è mai sparito.
3. Però è vero che questi ultimi decenni chi voleva studiare le modalità dello scontro di classe ha avuto non poche difficoltà da superare. Per farla breve, qui parlerò solo di questa illusione che vuole che, essendo – secondo questo punto di vista – la classe media diventata universale, è scesa di molto, se non del tutto, la conflittualità classista, e con questa il grado di esistenza proletariato.
4. La questione sociale si sarebbe – secondo i difensori della tesi della fine del proletariato – dissolta nel benessere, quest'ultimo a sua volta assicurato proprio dalla dinamica di accumulazione. In altre parole, il capitalismo avrebbe superato lo scoglio, ed ora che tutti, anche i poveri, hanno la macchina e il televisore grosso, l'ifone e internet, e a volte addirittura le vacanze all'estero con volo basso costo, la lotta di classe sarebbe ormai un cimelio, roba da cimitero delle idee.
5. Questa illusione – cioè, la credenza che sia finita la lotta di classe – ha una sua specifica espressione politica, che si chiama la sinistra. La sinistra infatti è la forma nella quale la parte alta del proletariato, cioè la frazione di questo che si occupa dell'inquadramento, della formazione, dell'insegnamento, della produzione immateriale, ha scambiato la propria integrazione nel sistema di sfruttamento in cambio della possibilità di realizzare un modo di vita che, se non è mai quello della classe dominante, chiaramente si stacca da quello del proletariato classico (operai e impiegati). Si salva una condizione materiale, ma anche una coscienza, nella misura in qui questa frazione, pur ben integrata al sistema, resta sempre legata alla condizione di sfruttamento, e quindi (moderatamente) critica verso gli aspetti più deteriori del capitalismo.
6. Come sempre si ha l'ideologia della vita che si fa.
a. Chi è poco qualificato, e quindi apertamente trattato male dal modo di produzione, vive in un parco abitativo di poco valore, punto di arrivo della mano d'opera straniera di pari livello. Chi è poco qualificato è quindi il primo a subire l'impatto della migrazione, la concorrenza di questa, come corollario tutti i problemi che possono nascere da queste dinamiche (criminalità, cambiamento rapido del paesaggio culturale, ecc.). Qui si inserisce il fenomeno populista, questo fragile, possibile aggancio della DR con la sua epoca. Il superamento della vecchia tematica anti-sociale è il costo che la DR deve pagare se vuole portarsi all'altezza dello scontro in preparazione. Nel caso in cui la funzione puramente testimoniale-estetica del suo patrimonio teorico dovesse prevalere, la DR, inevitabilmente, approderebbe a posizioni di difesa dell'oligarchia mondialista. Purtroppo sembrerebbe che si vada proprio in questo senso, sia a livello attivista con CPI di fatto alleato con Berlusconi tramite la Lega, sia a livello teorico con diversi esponenti dell'area che ignorano la problematica, declassificata come "ottimismo sociale".
b. Chi invece è qualificato si trova, relativamente all'operaio e all'impiegato, al riparo di questo fenomeno. Risolve la propria posizione dedicandosi alla gestione del sociale. In qualche modo si potrebbe dire che la classe dominante ha delegato alla frazione umanista della classe media la gestione della questione sociale. Si forma a questo punto un mondo coerente di linguaggi, pratiche, idee, associazioni e circoli, sindacati e centri culturali, dove la middle-class esprime il suo umanismo nello stesso tempo in cui riproduce le condizioni generali dello sfruttamento. È tutto un insieme di competenze e intelligenze che viene in questo modo esportato dal lato del dominio, privandone dunque il proletariato.
7. Fondamentalmente possiamo dire che la middle-class, di cui la sinistra è l'espressione politica, è il rappresentante dell'ipocrisia in questo mondo. Certamente ci fu un tempo in cui questa ipocrisia era temperata dalla effettiva mobilitazione in favore delle lotte operaie, ma questa ormai è storia. Oggi la sinistra non chiede altro che di gestire, sempre per il conto della oligarchia, la società sempre da riformare. Cioè esprime il desiderio che gli si lasci provare che sa, meglio che la destra di governo, migliorare le condizioni dello sfruttamento dal punto di vista dello sfruttatore.
8. Ma dagli anni 80 ad oggi si è avuto una serie di crisi, che porta a questa nuova evidenza : la middle-class non è l'orizzonte universale del proletariato, anzi è vero il contrario, che poco a poco sta perdendo le sue prerogative. La lotta al suo interno si fa sempre più dura, la corsa all'istruzione delle nuove generazioni richiede ormai una intelligenza strategica del mercato del lavoro. Da Londra dove gli ingegneri di tutti i paesi lavano i piatti, alla Germania dove oggi un quarto dei lavoratori sono poveri (ma ogni giorno un altro settore lavorativo viene interessato dal fenomeno) si sta facendo strada l'idea che il capitalismo, chiusa la sua fase di indebitamento, non ha la forza, perché non né ha la necessità, di sostenere la sua middle-class.
9. Il declino della middle-class significa, identicamente, il declino della sinistra, ma anche della tensione verso la democrazia, e quindi la fine del buonismo e della narrazione che vedeva nella globalizzazione la manifestazione del progresso storico. Trionfa il cinismo del proprietario : a cosa serve la democrazia, se conta solo l'interesse privato, e che nessuno meglio del proprietario sa cos'è buono per questo ? Se il mondo è privato, la politica è contesa tra proprietari. Cioè, è lei stessa privata. Ora è inevitabile che la classe che non possiede niente se non la sua forza di lavoro si dia, contro la visione gestionaria, una dimensione politica : se sei di troppo al mondo, di certo la politica non è di troppo per te.
10. A questo punto si riapre uno scenario più classicamente marxista : l'oligarchia ha davanti a sé il proletariato (come attore storico, questa volta) ricostituito dalla crisi del capitale. Con questi due si hanno due altre classi, la frazione più privilegiata del salariato e dei liberali che hanno fatto in tempo a formare un patrimonio di certo valore, e il sottoproletariato la cui miseria materiale confina con quella morale.
11. Va detto però che a differenza del secolo passato, alla formazione capitalista attuale è preclusa ogni possibilità di nuova espansione mondialista. I territori sono ormai tutti colonizzati dalla merce, e i nuovi settori di crescita assolutamente non in misura di costituire una via alternativa di integrazione capitalistica di consistenti settori della middle-class declinante.
12. Ecco perché questa volta non si potrà evitare lo scontro. Dopo aver separato l'uomo dalla natura e quindi l'uomo dall'uomo, dopo aver messo la cosa al centro del rapporto sociale, dopo aver ricreato a sua immagine la società, il capitale al massimo della espressione della sua forza ricade ancora nella sua contraddizione mortale : una produzione senza fine di umanità di troppo, e con questa delle possibilità di organizzare, fuori dal circuito di accumulazione, tentativi di autonomia metafisica, culturale e quindi sociale.
13. Tentativi di riaffermare, contro il mondo moderno, l'essere sociale simbolico e politico dell'uomo. Tentativi di realizzare la comunità umana. Tentativi numerosi, di cui non sempre si sa leggere l'orizzonte di senso, dato che la nostra mente, anche quella più critica, più strategicamente preparata all'assalto contro il vecchio mondo, quella diciamo più vicina alla parola di padre Carlo, sempre puo essere offuscata dal falso in circolazione, dallo spettacolo della rappresentazione feticistica della nostra impotenza.
14. Ma alla fine si realiza il comunismo, perché prima o dopo la capacità di contenimento della narrazione dominante – "se sei di troppo è perché ti sei valorizzato male, e non perché la valorizzazione in sé è sbagliata" – si esaurisce, aprendo alla possibilità di formulare o riscoprire la nuova metafisica, che sarebbe poi quella delle origini, quando l'anima del mondo stava nel mondo e non in cielo, e chi invece oggi predica l'individuo e la sua libertà negativa appare domani come lo stregone dissolutore.
15. Domani, sotto la bandiera di un mondo che ha ritrovato la sua verità, un mondo sanamente dimenticone del processo storico che lo ha portato fino a negare la possibilità della verità, domani brucieremo di nuovo, in Italia, in Europa, nel mondo, e brucieremo nella gioia ritrovata della festa vissuta e non guardata, i stregoni e le streghe, insieme a chi li paga, com'è giusto che sia quando una comunità si difende, e quando alla magia nera scatenata dalle forze inferiori, le forze della pancia, del bisogno, delle acque gelide, oppone la magia bianca dello spirituale, la magia che discende dall'anima di un mondo che ha fatto ritorno nel mondo.
16. Speriamo di vedere presto in terra il cadavere puzzolente della sinistra, vogliamo la fame per i gestori umanisti della pace sociale, vogliamo la guerra contro il mondo moderno unificato dall'economia. Vogliamo essere per voi i più feroci barbari della storia.




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