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Manga: l’ONU, per voce del suo inviato per la protezione dell’infanzia Maud De Boer-Boquicchio, prega Tokyo di impegnarsi di più nella proibizione delle illustrazioni e dei “fumetti”*a forte contenuto erotico con protagonisti dei minori. Nonostante il Giappone abbia fatto dei concreti passi avanti negli ultimi tempi sulla questione, infatti lo scorso anno è stata approvata una legge che punisce il possesso di immagini*“pedo-pornografiche”, sono ancora troppe le “scappatoie” per i tantissimi fruitori di questo genere di materiale (che nel paese, in virtù di un particolare contesto storico-religioso-culturale, incontrano una bassissima condanna sociale).Nella sua recente*visita nel paese asiatico la De Boer-Boquicchio ha rinnovato l’invito a censurare i Manga quando sono presenti delle “scene estreme di sfruttamento sessuale di bambini”. Tuttavia, il Relatore speciale delle politiche ONU contro la*prostituzione, il traffico e la pornografia minorile ha riconosciuto “gli sforzi fatti da editori e artisti per trovare un equilibrio che protegga la libertà d’espressione”, anche se poi ha precisato che*“la libertà d’espressione debba prevalere” ma solo “in materia di pornografia con protagonisti adulti “.
Manga: un “vuoto” normativo per un enorme business
Nel giugno 2014 (entrata in vigore dopo un anno), il Giappone ha vietato – con un ritardo “grave” rispetto agli altri paesi “sviluppati”, secondo le associazioni internazionali per la protezione dell’infanzia – il possesso di materiale pedo-pornografico con una legge (un anno di detenzione, multa fino a un milione di Yen) che, però, non include il floridissimo mercato che orbita intorno a Manga, film d’azione e videogiochi (circa 282 miliardi di Yen).Prima del varo della legge, il paese asiatico era l’unico membro del G7 in cui era legale possedere immagini e video contenti abusi su minori, purché non si diffondessero o vendessero su internet. D’altra parte, però,*l’ultima legge non vieta il possesso di immagini di bambini in abiti succinti. Secondo*l’osservatorio contro gli abusi humantrafficking.com, il Giappone rimane “un hub internazionale per la produzione e il traffico della pornografia infantile”.Stando ai dati diffusi recentemente dalla polizia nipponica, è salito a quota 383 il numero di minori di 18 anni sfruttati per la produzione di materiale pedo-pornografico nel primo semestre dell’anno, il 58% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il 90% delle vittime era di sesso femminile, il 60% aveva un’età “da scuola elementare” o più giovane.Gli artisti e gli editori continuano ad accusare l’ONU di fare un “gran confusione” tra la “style art”, che spesso rappresenta anche gli adulti con fattezze da bambini” e giovani adolescenti”, e la pedo-pornografia vera e propria, che prevede il coinvolgimento “reale” di bambini. Tuttavia, pur a conoscenza del danno “economico” che potrebbe causare una decisione del genere, anche molte associazioni nazionali*stanno pressando il governo per ampliare il raggio della legge a tutti i materiali chiaramente pensati per l’eccitazione sessuale e contenenti immagini di minorenni.
Scritto da: Guglielmo Sano
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