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  1. #1
    Realismo Spietato
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    Predefinito Case di lusso per i profughi a Torino (con video spaziale)

    Il contributo video è un'opera talmente surreale che dev'essere per forza stata prodotta da Troll:

    La Stampa - Nel villaggio dei profughi di via Giordano Bruno

    (notare le zecche che si fanno in quattro per aiutare i poveri fratelli africani con elenchi di mense dove si mangia gratis, macellerie halal etc.)

    Le case del Villaggio Olimpico (35% del Comune) vuote dal 2006
    elisabetta graziani
    torino

    C’è un pezzo di Torino che dorme: un incantesimo maligno lo ha paralizzato un attimo dopo la fine di Torino 2006. Copre lo spazio equivalente a due grandi isolati, semivuoti, dalle arcate di quelli che una volta erano i mercati generali al primo lotto delle palazzine dell’ex Villaggio Olimpico di via Giordano Bruno. In tutto circa 62 mila metri quadrati di superficie: 22 mila di residenze e 40 mila di «servizi», almeno secondo le intenzioni originarie. Per realizzare il progetto vennero arruolati dalla Città architetti e ingegneri di fama: gli studi Otto Steidle, Benedetto Camerana e Derossi Associati. Una «città giardino» sarebbe dovuta essere nelle intenzioni dei professionisti, nata per 2500 atleti.



    Le case vuote

    Ma dopo i fasti dell’inaugurazione per i Giochi di sette anni fa, arcate e palazzine sono state abbandonate. Un migliaio gli appartamenti vuoti fino a due anni fa. Poi è arrivato l’Ostello della Gioventù (unica proprietà che ancora appartiene al Comune) e una palazzina è stata occupata - dopo un completo restauro costato centinaia di migliaia di euro -. In altre tre ci sono residenze universitarie, Torino Parcolimpico e il palazzo del Coni.

    Oggi le case sfitte nel primo lotto sono centinaia, almeno tre gli edifici invenduti dal 2007. Da sabato scorso due di questi sono occupati dai profughi rimasti per strada dopo la chiusura delle comunità d’accoglienza per l’Emergenza Nord Africa. Rimane vuoto un solo edificio: il civico 87, interno 14.

    La desolazione non è solo in superficie. Sotto le palazzine più «belle», quelle del lotto a sud del sottopasso Spezia, c’è un parcheggio interrato per più di mille posti auto quasi del tutto vuoto, da anni. Immondizia, carcasse di auto e materassi, gli unici arredi. Terra di nessuno.



    I fondi spesi

    Una brutta fine se si pensa che la Città aveva speso circa 30 milioni di euro soltanto per costruire il Villaggio Olimpico. Nel 2007 il Comune ha venduto la proprietà per 15,9 milioni di euro al Fondo Città di Torino, gestito da Prelios Sgr (36% delle quote) e partecipato dallo stesso Comune (35%) e da Equiter, società del Gruppo Intesa Sanpaolo (29%).



    Sgombero

    Proprio ieri mattina, la questura ha indetto un tavolo tecnico per discutere dell’occupazione insieme agli assessori al Bilancio Passoni, alle Politiche sociali Tisi e all’Ordine pubblico Tedesco. Non è scontato lo sgombero. La posizione in merito uscita dall’incontro equivale a un «ni».

    Tutto da vedere, insomma. La grande silente è la prefettura. Il vice prefetto Enrico Ricci fa ssapere che «i fondi per pagare le comunità d’accoglienza sono arrivati e stiamo iniziando a distribuirli, alcuni centri però hanno portato ancora il certificato che attesta il pagamento dei contributi». Nient’altro.



    L’ex Moi

    Al grande vuoto degli appartamenti (messi in vendita a 2000 o 2500 euro al metro quadrato. Prezzi alti, per la zona, e per questo secondo molti rimasti invenduti) fa da contraltare l’abbandono delle arcate dell’ex Moi.

    Erano nate per i «servizi» utili ai 2.500 atleti del 2006. Di quei servizi oggi restano a mala pena i cartelli, unici sopravvissuti di un mondo che oggi sembra lontanissimo. Dentro il Moi, ci sono soltanto il degrado e le cucine in acciaio, «sciacallate» da più razzie, ma ancora prezioso bottino.
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  2. #2
    Realismo Spietato
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    Predefinito Re: Case di lusso per i profughi a Torino (con video spaziale)

    Ma non finisce qui!!


    Liste d’attesa al villaggio dei profughi
    Adesso arrivano da tutta Italia


    “In cento aspettano un posto. Dentro, donne e bambini”: la denuncia del Comitato
    elisabetta graziani

    Le palazzine dell’ex villaggio olimpico di via Giordano Bruno non sono più vuote. Trecento profughi hanno occupato due edifici di quelli mai venduti dalle Olimpiadi del 2006. Cento migranti sono in lista d’attesa e altri continuano ad arrivare da sabato, quando è iniziata l’occupazione. Settimo, Ivrea e il resto della provincia, le città di provenienza. Ma anche Siracusa, Catanzaro, Napoli, Savona.

    È cominciata la migrazione interna al Paese, scatenata dalla chiusura - decretata dal Governo - delle comunità d’accoglienza dove fino a fine febbraio sono stati «parcheggiati» i migranti provenienti dal Nord Africa. La «Lampedusa torinese» si sta riempiendo dei migranti usciti dai centri di tutta Italia. Torino, nel loro immaginario, è ancora l’Eldorado, la città del Nord dove è più facile trovare un lavoro e, per alcuni, studiare. Fra loro, anche 14 donne e 9 bambini. Difficile capire se facciano o meno parte di quei «vulnerabili» ai quali il ministero degli Interni ha garantito un tetto almeno fino ad agosto, a sei mesi dalla fine della cosiddetta Emergenza Nord Africa.



    Il tam-tam

    «Dai primi di marzo hanno cominciato ad arrivare da noi, in via Bologna, corso Peschiera e via Chieri - raccontano gli altri profughi, quelli che vivono da più anni a Torino negli altri edifici occupati -. Cercavano un tetto, ma noi siamo al completo e abbiamo detto loro di andare da altre parti. Sapevamo che molte case del villaggio olimpico sono vuote e glielo abbiamo detto». È cominciato così l’esodo dalle strade della città, dove parecchi di loro dormivano, verso via Giordano Bruno. Un tam-tam diffuso in fretta via cellulare. Prima tra i profughi della regione, poi anche fuori.

    Mohamed ha 28 anni. È fuori dall’hotel Giglio di Settimo dal 6 marzo, nonostante stesse studiando per sostenere l’esame di terza media, ed è uno di coloro che hanno coordinato altri migranti: il suo cellulare squilla sovente negli ultimi tre giorni. «Ci siamo organizzati stando in strada - racconta - quando alcuni di noi 45 hanno cominciato ad ammalarsi per il freddo».



    Da altre città d’Italia

    Bishara e Omar sono del Ciad e hanno entrambi 26 anni, le notti all’addiaccio sono diventate un’abitudine: uno proviene da Ragusa, l’altro da Savona. «Siamo venuti a Torino per studiare», spiegano. «Qui l’Ufficio stranieri mi ha detto che non può aiutarmi perchè ero nel centro di accoglienza di Savona, sono 4 mesi che dormo per strada e non ho mai preso l’assegno da 500 euro - protesta Omar -. Altri compagni mi stanno chiamando da Savona per venire a Torino».



    Il Comitato di solidarietà

    Non solo Usb, centri sociali e cosiddetti «autonomi» nel comitato che dà un supporto ai profughi di via Giordano Bruno. Stefania Gatti fa parte dello sportello migranti del sindacato Cub ed è membro dell’Associazione studi giuridici immigrazione (Asgi): «Il Cub vuole aderire al Comitato. Qui sono in gioco i diritti umani - dice -. Molti migranti hanno firmato la liberatoria con cui rinunciavano ad accedere ad altri sistemi di accoglienza senza nemmeno conoscere l’italiano». Francesca Lopinto è una studentessa di Antropologia, anche lei fa parte del Comitato: «Cerchiamo di dare una mano ai profughi nell’organizzazione. Si è attivata una rete di solidarietà anche fra i cittadini».

    Gheddafi, tra gli immigrati più di vecchia data, ha preso accordi con la Pastorale Migranti della diocesi per gestire la sua «emergenza Africa»: «Dalla prossima settimana dovremmo ricevere degli aiuti grazie al Banco Alimentare». Sempre che lo sgombero non arrivi prima della solidarietà.
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  3. #3
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    Predefinito Re: Case di lusso per i profughi a Torino (con video spaziale)

    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  4. #4
    Realismo Spietato
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    Predefinito Re: Case di lusso per i profughi a Torino (con video spaziale)

    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  5. #5
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    Predefinito Re: Case di lusso per i profughi a Torino (con video spaziale)

    Non sanno che fare da mattina a sera, eppure non sono cosi' disperati. Gli Dei nulla possono contro la noia, ma ai negri "gli fa 'na sega"!

  6. #6
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    Predefinito Re: Case di lusso per i profughi a Torino (con video spaziale)

    Villaggio dei profughi: “Non è un problema di ordine pubblico”

    Appello alla presidente Boldrini: Sinistra e libertà chiede l’intervento della presidente della Camera, già commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati


    Vertice in prefettura sull’occupazione dell’ex villaggio olimpico. Il questore di Torino, Antonino Cufalo: “situazione complessa da approfondire, prima di tutto è una questione umanitaria”
    elisabetta graziani
    torino

    «È una questione che non si risolve in termini di ordine pubblico ma è una situazione complessa oggetto di approfondimento ed è in via prioritaria una questione umanitaria». Il questore di Torino, Antonino Cufalo, dà un nome all’occupazione dei profughi in via Giordano Bruno. E con queste parole spiega perchè finora non ci sia stato alcuno sgombero. «Stiamo coordinando i vari enti intervenuti - aggiunge la questura -. Le forze di polizia sono pronte a svolgere la loro parte al momento opportuno».



    Vertice in prefettura

    Insomma, nessuno finora ha richiesto lo sgombero: non la proprietà delle palazzine (il Fondo Città di Torino) nè la prefettura nè la città. Questo è quanto trapelato ieri, dopo il vertice in prefettura con il questore e gli assessori al Patrimonio Gianguido Passoni, alle Politiche per la sicurezza Giuliana Tedesco e alle Politiche sociali Elide Tisi.

    Si replica un copione già visto. Tre gli edifici torinesi in precedenza occupati dai migranti, oltre alle due palazzine di via Giordano Bruno: corso Chieri, via Revello e via Bologna, dove profughi e richiedenti asilo vivono da anni. Tema caldo: la richiesta di residenza, mai concessa agli occupanti. Ed è proprio la casa, la preoccupazione principale dei 300 profughi dell’ex Villaggio olimpico.



    L’esclusione della Città

    L’assessore alle Politiche sociali Tisi denuncia la cattiva gestione dell’Emergenza Nord Africa: «Paradossale che dopo due anni di ingenti quantitativi di denaro pubblico spesi ci si ritrovi oggi in questa situazione la cui criticità ricade quasi tutta sulla Città». Ci va pesante anche la dirigente dei Servizi sociali della Città, la dottoressa Monica Lo Cascio: «Com’era pensabile che si chiudesse l’emergenza ora?». Tisi lancia il suo «j’accuse»: «Noi, come Città, siamo stati tagliati completamente fuori sia dalla Regione sia dalla protezione civile». Quindi un bilancio: «Alcune strutture hanno gestito bene l’accoglienza, altre meno: non è stato fatto alcun controllo». Tra le accuse mosse alla Regione anche l’alta concentrazione di migranti in città: «Dei 1500 presenti in Piemonte, 1300 circa erano solo a Torino e provincia».



    La risposta della Regione

    Risponde l’assessore regionale alla Protezione civile Roberto Ravello: «Noi non abbiamo gestito i fondi provenienti da Roma. Ci sono stati assegnati solo 80 mila euro per l’allestimento delle strutture destinate all’accoglienza, il resto era in mano alla prefettura». E sulla concentrazione dei migranti nella provincia torinese: «C’è stata la corsa delle associazioni, noi abbiamo affidato i profughi a chi si è detto disponibile».



    La presidente Boldrini

    Lo scontro ora è tutto politico. Dopo l’appello del sindaco Fassino al capo dipartimento del ministero degli Interni e l’interrogazione parlamentare promossa dal Partito democratico, ora Sinistra e libertà chiede l’intervento della presidente della Camera Laura Boldrini, in visita a Torino per l’inaugurazione di Biennale Democrazia.



    Solidarietà

    Al villaggio intanto continuano ad arrivare aiuti dai cittadini. Ieri una ditta ha scaricato tre divani, due televisori e qualche materasso. «Sono fondi di magazzino - ha spiegato un dipendente -. Già in altre occasioni li abbiamo dati gratuitamente a chi ne aveva bisogno». Due signori anziani della parrocchia vicina hanno portato un baule di borse con indumenti, riso, scatolette di tonno. I centri di raccolta sono all’Askatasuna di corso Regina Margherita 47 e, dopo le 15, al Gabrio di via Revello.



    L’impegno della Città

    Erano 1300 i profughi di Torino e provincia, non si sa quanti ne siano rimasti. I dati di marzo della prefettura dicono 920 di cui 150 circa «vulnerabili», cioè donne, bambini, famiglie e persone con problemi psichici o fisici. «La mia attenzione - dice Tisi - ora è rivolta tutta a loro». L’assessore specifica anche che sono già coperti i posti disponibili, in tutto 250 circa, del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, in scadenza e forse rinnovato per il prossimo anno.
    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  7. #7
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    Predefinito Re: Case di lusso per i profughi a Torino (con video spaziale)

    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  8. #8
    Realismo Spietato
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    Predefinito Re: Case di lusso per i profughi a Torino (con video spaziale)

    Grandi buchi vengono scavati in segreto, dove i pori della terra dovrebbero bastare, e cose che dovrebbero strisciare hanno appreso a camminare.

  9. #9
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    Predefinito Re: Case di lusso per i profughi a Torino (con video spaziale)

    Razionalmente sfruttano le etnie ospitanti inferiori.
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

 

 

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