Gli attacchi alla famiglia e il suicidio dell'umanità
Tra le voci a favore della famiglia, un intervento dell’Arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, pronunciato domenica scorsa 31 maggio al santuario mariano di Monte Grisa (Trieste), in occasione della chiusura del Mese di Maggio e della conclusione della Peregrinatio Mariae: la preregrinazione nei decanati diocesani e nelle parrocchie della statua lignea della Madonna della Salute conservata nel santuario triestino di Santa Maria Maggiore.
Si tratta di un'omelia; ma è la posizione dell'arcivescovo che parla in contrapposizione alle politiche egemoni, che riguardano anche le recenti prese di posizione del Sindaco di Trieste di registrare due matrimoni omosessuali contratti all’estero. Lo sfaldamento della nostra società purtroppo è capillarmente diffuso.
Questo il passaggio dell’omelia:
«Carissimi fratelli e sorelle, in questa devota celebrazione conclusiva dellaPeregrinatio Mariae vogliamo pregare la Madonna per la famiglia. Al giorno d’oggi, la difesa della famiglia e dell’unione coniugale rappresenta una ineludibile frontiera per progettare il futuro dell’umanità, perché gli attacchi al matrimonio come unione di un uomo e una donna rappresentano una sorta di suicidio dell’umanità stessa, soprattutto nei nostri paesi occidentali. Dal punto di vista cristiano è erroneo affermare che la relazione fondamentale tra uomo e donna sia soltanto un prodotto culturale o sociale, un “dono” di un governo o la costruzione dell’uomo. Anche i bambini non sono un prodotto della società o dello stato. I governi non possono soppiantare la primordiale responsabilità dei genitori per i loro figli, né possono negare ai bambini il diritto di crescere con una mamma e un papà. In Cristo lo stato naturale del matrimonio, il naturale legame tra un uomo e una donna uniti in matrimonio, è elevato a sacramento, a segno e strumento della Sua grazia e della Sua stessa relazione con la Chiesa. Questa grazia è azione di misericordia, è il sigillo del vincolo coniugale. Qualcosa a cui credere, un dono da coltivare.L’indissolubilità è grazia e non un problema per il quale è necessario trovare eccezioni
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