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    Predefinito ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    in questo thread verranno raccolti, per quanto possibile, tutti casi giudiziari di abusi sessuali nei quali sono coinvolti membri del clero cattolico, che è possibile reperire in rete.

    Questo primo post sarà una sorta di indice che elencherà i casi tramite link

    1) Teramo - natale 2009 - sacerdote quarantenne di origini indiane - vittima: bambina di dieci anni.

    2) Terni - 1999-2004 - Don Gelmini - vittime: almeno 3 ragazzi minorenni

    3) Lodi - 2007 - don Domenico Pezzini - vittima: ragazzino 13enne

    4) Desenzano - Novembre 2009 - prete quarantenne bresciano - vittima: donna 40enne

    5) Alassio - 2009 - don Luciano Massaferro - vittima: bambina 11enne

    6) Cento - 2005 - don Andrea Agostini - vittime: dieci bambine dai 3 ai 6 anni

    7) Roma - 1998/2008 - don Ruggero Conti - vittime: almeno 7 bambini minori di 14 anni

    8) Pomezia / Torvajanica / Roma - 1993/2004 - don Marco Agostini - vittime: circa 200 bambini dai 10 ai 14 anni

    9) Arese - 24 febbraio 2007 - don Marco Radaelli - vittima: bambina di 7 anni

    10 Firenze - 1975/1985 - Don Lelio Cantini - vittime: almeno 18 bambini e bambine dai 10 ai 17 anni

    11) Fiè e Vizze - dalla fine anni '60 - Don Alois Kranebitter - vittime: almeno 4 bambine tra 6-7 anni

    12) Erchie - luglio 2001 - Don Enzo Greco - vittime: minore di 15 anni

    13) San Giorgio a Cremano - 5 luglio 2010 - M.D.M. prete anonimo - vittima: ragazza minore di 15 anni

    14) Gatteo Mare - ottobre 2006 - Don Giuseppe Giacomoni - vittima ragazzino di 14 anni

    15) Trasacco - tra settembre 2009 e aprile 2010 - Don Duilio Testa - due ragazze straniere
    Ultima modifica di Giordi; 11-11-10 alle 09:45

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

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  2. #2
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    Predefinito Rif: ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    TERAMO. Un sacerdote quarantenne di origini indiane è stato arrestato nel teramano con l'accusa di aver stuprato, lo scorso Natale, una bambina di dieci anni.

    Nei suoi confronti è stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare al termine dell'indagine dei carabinieri partita dalla denuncia dei genitori della bimba, ai quali ha raccontato gli abusi subiti, e a cui ha collaborato la Curia di Teramo.

    Il prete arrestato, che ora si trova rinchiuso nel carcere della città abruzzese, esercita da circa tre anni in una zona vicina al capoluogo. Lunedì era tornato dall'India dove si era recato per visitare la madre malata. Secondo quanto si è appreso, sarebbe uno soltanto l'episodio di molestie sessuali nei confronti della bambina. Il sacerdote, pur dipendendo dal vescovo di Teramo per l'attività parrocchiale, fa capo al superiore del suo ordine religioso.
    Il vescovo di Teramo Michele Seccia ha espresso un senso di vergogna e di umiliazione, oltre che solidarietà per la sofferenza della famiglia interessata da questa triste vicenda. "Siamo stati i primi ad insistere perchè questa cosa venisse a galla e venisse risolta secondo la legge della Chiesa e della legge civile perchè siamo in uno stato di diritto dove le leggi vanno osservate".

    Proprio in questi giorni il Vaticano ha pubblicato sul proprio sito web le linee guida dettate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che impongono di denunciare gli abusi sessuali dei sacerdoti all'autorità giudiziaria civile. Nei casi più gravi, il Papa può direttamente ridurre il colpevole allo stato laicale, senza passare per un processo canonico.

    13/04/2010

    Teramo, arrestato prete pedofilo. Curia ha collaborato alle indagini - Pupia.Tv

    Il prete pedofilo confessa
    Il suo gesto era premeditato

    Il religioso si era presentato a casa della bimba con un regalo. Costretto alla fuga dalle urla della vittima.


    TERAMO - Ha ammesso le sue colpe. Ha chiesto perdono. Poi ha detto di non ricordare i dettagli. Di non comprendere bene la lingua. Il prete indiano accusato di abusi sessuali su una bambina di nove anni, ai magistrati si è mostrato affranto. Quasi sconvolto di quanto accaduto. Il gip Marina Tommolini ha confermato la custodia cautelare per David T., il sacerdote accusato di abusi sessuali su una bambina di nove anni. Le accuse del pm Bruno Auriemma sono state quindi confermate. Il prete pedofilo resta nel carcere di Teramo. Un interrogatorio difficoltoso, si è resa necessaria la presenza di un interprete. Il religioso ha ammesso di essersi fatto toccare dalla bambina, ma ha messo a verbale: «Mi sono subito ritratto».

    Poi vuoti di memoria. I non ricordo, però, non hanno reso grave la posizione del religioso. Il suo gesto, infatti, è stato premeditato come dimostra il racconto della vittima. La bambina, residente nella piccola frazione di Magnanella, ha parlato con la consulente della Procura, la psicologa di Pescara, Angelozzi, riferendo con precisione quanto accaduto quella mattina. Ed è proprio il suo racconto che inchioda David T., e non rende credibile la sua versione del raptus improvviso. La bimba ha raccontato tutto ai genitori, poco ore dopo il fatto, avvenuto tra Natale e Capodanno dello scorso anno. Il sacerdote si presentò a casa della bambina con un pupazzo di Babbo Natale. Le aveva portato un dono. In casa non c'erano i genitori e la bambina non lo voleva fare entrare, ma il sacerdote è riuscito a convincerla. In casa c'era solo la sorellina più piccola, sei anni, che era nella sua stanzetta. L'orco si è subito mostrato per quello che era. Ha preso la manina della piccola e l'ha poggiata sui suoi genitali.

    La bambina, che ha descritto il gesto nei dettagli, ha urlato ed è fuggita in un'altra stanza. L'orco con la tonaca è andato in bagno dove «è rimasto alcuni minuti» racconta la bambina. L'urlo ha svegliato la sorellina che ricorda solo questo particolare. Il prete lascia la casa e la bambina, appena rientrano, racconterà tutto ai genitori. Senza indugi questi si recano dai carabinieri e quindi dal vicario diocesano del vescovo, don Davide Pagnotella, superiore gerarchico del prete indiano. La famiglia è molto religiosa e si dimostra subito fiduciosa sia nei carabinieri che nella gerarchia ecclesiastica. Il prete viene convocato e subito ammette. «Mi pento di quello che ho fatto». La diocesi lo sospende immediatamente dal ministero e il prete indiano, viceparroco ad interim della piccola frazione di Teramo, torna a Roma, al convitto internazionale di San Tommaso nel rione Monti. Vi resterà poco tempo.

    Nel frattempo, causa la grave malattia della mamma in India, padre David T. lascia l'Italia. Non sarà una fuga, ma la procura preferisce emettere un decreto di latitanza. L'altro ieri il prete tornato dall'India è stato convocato dalla Diocesi di Teramo e il vicario, don Davide Pagnotella, lo ha accompagnato in procura dove gli stato notificata la misura cautelare. Affranto, quasi pentito ha ammesso davanti al sostituto Auriemma l'episodio. Poi però si è chiuso. Confuso ha detto di non capire la lingua, di non ricordare con certezza cosa aveva fatto. Le stesse cose che ha ripetuto poi nell'interrogatorio di garanzia avvenuto, ieri davanti al gip. L'orco con la tonaca aveva scelto bene la sua vittima. La bambina infatti frequentava la chiesetta della frazione ed era assidua nella lettura dei testi durante la messa.

    Il piccolo borgo è abbastanza isolato e soprattutto di giorno gli adulti sono pressoché assenti perché si recano al lavoro lontano. Il prete venuto dall'India appartiene alla diocesi di Roma, è residente presso il convitto internazionale al Rione Monti e prestato alla diocesi di Teramo-Atri per supplire alla carenza di sacerdoti. Padre David svolgeva infatti il ruolo di parroco ad interim della frazione teramana. Un ministero sacerdotale che svolgeva nei fine settimana e nelle feste comandate. Così ha conosciuto la bambina. Ha acquistato il pupazzo e con questo «cavallo di Troia» ha cercato di approfittare della sua innocenza. Il prete si è fatto toccare.

    Davanti ai suoi superiori ha ammesso quella che ha chiamato «debolezza», «raptus». I genitori della bambina non hanno avuto dubbi e lo hanno denunciato: prima ai carabinieri e poi al vescovo. Fiduciosi sia nella giustiza degli uomini sia in quella della Chiesa. Il prete orco è in cella, sospeso dalle sue funzioni sacerdotali.


    dagli inviati Fabio Capolla e Maurizio Piccirilli

    14/04/2010

    Il Tempo - Interni Esteri - Il prete pedofilo confessa Il suo gesto era premeditato
    Ultima modifica di Giordi; 21-06-10 alle 07:27

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  3. #3
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    Predefinito Rif: ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    Don Gelmini rinviato a giudizio per molestie sugli ospiti della comunità - Repubblica.it

    Don Gelmini rinviato a giudizio per molestie sugli ospiti della comunità

    Il fondatore della Comunità Incontro sarà processato il 29 marzo 2011. Lo ha deciso il Gup di Terni, Pierluigi Panariello, sulla base delle accuse e delle testimonianze di 12 giovani. Il religioso, assente in aula, ha sempre rivendicato la correttezza del suo operato

    Don Gelmini rinviato a giudizio per molestie sugli ospiti della comunità Don Pierino Gelmini

    * Don Gelmini rinviato a giudizio per molestie sugli ospiti della comunità
    articolo
    Don Gelmini rinviato a giudizio per molestie sugli ospiti della comunità

    TERNI - Don Pierino Gelmini è stato rinviato a giudizio per avere molestato sessualmente 12 giovani quando erano ospiti della Comunità Incontro di Amelia. La decisione è stata presa dal gup di Terni Pierluigi Panariello. Il processo comincerà il 29 marzo 2011. Nel corso dell'udienza preliminare sono stati sentiti una decina degli accusatori di don Gelmini con la formula dell'incidente probatorio, le loro dichiarazioni avranno quindi valore di prova al processo. Uno dei legali del religioso, Lanfranco Frezza, aveva chiesto il non luogo a procedere. "Ritenevamo dovesse essere pronunciata una sentenza di proscioglimento - dichiara l'avvocato dopo la decisione del Gup - perché manca la prova certa per dimostrare la sua responsabilità".

    Nell'ambito dell'udienza preliminare, è stato invece assolto "per non avere commesso il fatto" Gianpaolo Nicolasi, uno dei collaboratori di don Pierino Gelmini che ha chiesto e ottenuto di essere processato con il rito abbreviato. Per un altro collaboratore del religioso, Pierluigi La Rocca, era stata già dichiarata l'estinzione del reato in seguito alla sua morte. Rinviata a giudizio anche Patrizia Guarino, madre di uno degli accusatori di don Gelmini che, secondo la versione accusatoria, avrebbe favorito il sacerdote rivelandogli "l'esistenza di dichiarazioni accusatorie formulate dal proprio figlio" contro il fondatore della Comunità per tossicodipendenti. Anche per lei il processo comincerà il 29 marzo del 2011.

    Don Gelmini, non presente in aula, ha sempre rivendicato la correttezza del suo operato. Il caso venne alla luce nell'agosto del 2007, quando venne fuori la notizia che il fondatore della Comunità Incontro eraindagato dalla Procura di Terni 1 per abusi sessuali compiuti all'interno della struttura di recupero nel periodo 1999-2004. All'epoca dei fatti, almeno due delle presunte vittime erano minorenni. La Procura umbra concluse le indagini 2già alla fine del 2007, sollecitando nel marzo 2008 il rinvio a giudizio di don Gelmini 3 per violenza sessuale. I magistrati avevano ritenuto attendibili i racconti degli ospiti della struttura di Amelia, che avevano affermato di essere stati "molestati, palpeggiati, costretti ad atti sessuali". Il primo marzo dello stesso anno il Papa accolse la richiesta di don Gelmini di essere dimesso dallo stato clericale 4 per potersi difendere dalle accuse.


    (18 giugno 2010
    Ultima modifica di Giordi; 18-06-10 alle 16:34

  4. #4
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    Predefinito Rif: ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    Pedofilia, sacerdote arrestato a Lodi
    "Abusi sessuali su un tredicenne"
    Si tratta del 73enne don Domenico Pezzini. Nella sua abitazione anche materiale pornografico

    MILANO - Un altro episodio che scuote il mondo ecclesiastico, dai contorni ancora tutti da chiarire a causa del muro di silenzio opposto da investigatori e inquirenti. E' l'arresto di un sacerdote 73enne della Diocesi di Lodi, don Domenico Pezzini, con l'accusa di violenza sessuale ai danni di minori. Il sacerdote, arrestato dagli agenti della squadra mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino che all'epoca dei presunti abusi aveva 13 anni e che ora ne ha 16.

    Nel corso di una perquisizione in casa sua, a Milano, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pornografico, nell'ambito di un'inchiesta che prosegue da alcuni mesi. Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale, in particolare, dagli anni Ottanta. E' animatore di gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all'omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Gruppi attivi in diverse città d'Italia e trasversali a tutte le Chiese italiane e che dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

    Don Pezzini è stato docente di linguistica inglese all'Università di Verona ed è stato uno dei fondatori del primo gruppo Gruppo del Guado, nato nel 1980 da un'esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 un gruppo, La Fonte, che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un'integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana.

    Il sacerdote non aveva alcun incarico dalla Diocesi di Milano. Pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi, risiede però nel capoluogo lombardo. Don Domenico Pezzini, fra l'altro, è autore del libro Alle porte di Sion, che raccoglie diverse esperienza autobiografiche di uomini e donne omosessuali, accomunicati da una sincera fede in Cristo. Testimonianze desiderose di poter conciliare la fede nel Vangelo con l'insegnamento della Chiesa, nella quale cercano di trovare uno spazio di ascolto e di condivisione. Così finisce uno dei tanti suoi scritti sulla omosessualità non accettata dalla Chiesa cattolica: "Vivere da omosessuali è un diritto, certo, ma è anche e soprattutto un impegno".

    (25 maggio 2010)

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

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    Predefinito Rif: ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    Abusi sessuali: prete a processo

    (red.) Ha chiesto al tribunale di Brescia il rito abbreviato il sacerdote bresciano di 40 anni indagato per tentata violenza sessuale dopo la denuncia di una donna, originaria del Nord Africa, che sarebbe stata molestata pesantemente dal religioso, in servizio in una parrocchia della Bassa orientale.
    La vicenda è coperta da riserbo e la denuncia dell'aggressione sessuale con tentativo di stupro risale al novembre 2009.
    La presunta vittima era addetta come colf alle pulizie nell'alloggio del prete. Secondo l'accusa, una mattina l'uomo l'avrebbe improvvisamente avvicinata mezzo nudo, cercando di ottenere un rapporto sessuale. Di fronte al rifiuto della donna, avrebbe insistito e tentato con la violenza.
    La nordafricana, che ha circa 40 anni, è però riuscita a sfuggire alle pesanti avance e si è rivolta ai carabinieri. Per competenza hanno indagato i militari di Desenzano.
    L'uomo da due mesi è agli arresti domiciliari, mentre l’inchiesta avrebbe portato alla luce i riscontri necessari per il rinvio a giudizio del don, i cui legali hanno chiesto il rito abbreviato, che garantisce lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.
    Ora sarà il Gip a decidere.

    07 febbraio 2010

    Abusi sessuali: prete a processo | quiBrescia.it

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

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    Predefinito Rif: ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    Abusi sessuali su bimba 11enne
    Arrestato un parroco di Alassio: «Sono sereno»


    ALASSIO (29 dicembre) - Un parroco è stato arrestato ad Alassio in provincia di Savona con l'accusa di violenza sessuale su una bambina di 11 anni. In carcere è finito don Luciano Massaferro, 44 anni, parroco delle chiese di San Giovanni Battista e di San Vincenzo di Alassio. Il sacerdote è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile della questura insieme ai colleghi del commissariato di polizia di Alassio, che hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Emilio Fois presso il Tribunale di Savona su richiesta del pubblico ministero Alessandra Coccoli.

    A far scattare l'inchiesta è stata una segnalazione arrivata dall'ospedale Giannina Gaslini di Genova che aveva sottoposto la bambina, appena undicenne, ad una serie di accertamenti clinici dopo aver denunciato di avere subito le violenze da parte del sacerdote. Le indagini sono durate un mese e mezzo. «La notizia desta molto stupore, perchè le accuse fatte sembrano inverosimili. Don Luciano Massaferro è da ritenersi innocente fino a prova contraria. Infine si esprime la piena fiducia che possa al più presto manifestarsi la propria estraneità… ai fatti di cui accusato» è la prima dichiarazione di monsignor Mario Oliveri, vescovo di Albenga-Imperia.

    All'ordinario della Diocesi di Albenga è stata data comunicazione del provvedimento ai sensi dell'articolo 129 del protocollo addizionale all'accordo di revisione del concordato Lateranense del 1984.

    Da indiscrezioni emerge che la bambina che avrebbe subito gli abusi sessuali frequentava gli ambienti della parrocchia e che i suoi genitori si erano rivolti al Gaslini per una consulenza psicologica. Stamani, la polizia ha eseguito perquisizioni presso i locali delle due chiese e presso l'abitazione del prete alla ricerca di altri elementi di prova.

    Domani o al più tardi giovedì, il sacerdote, assistito dall'avvocato Alessandro Chirivì, sarà interrogato dal giudice. La notizia dell'arresto ha provocato stupore sia in diocesi sia tra i parrocchiani di don Massaferro, che hanno sempre apprezzato il carattere cordiale e sempre disponibile con tutti del sacerdote. Il 18 settembre scorso, il parroco era stato tra l'altro nominato responsabile dell'ufficio diocesano scolastico e aveva perciò il compito di coordinare il lavoro degli insegnanti di religione di ogni ordine e grado della diocesi di Savona e Imperia.

    «Sereno» e «stupito» per le accuse che gli sono state mosse. Sono le poche dichiarazioni fatte al legale di fiducia da don Luciano Massaferro. Don Massafferro è in stato di arresto presso il carcere di Chiavari (Genova) ha confermato l'avvocato Chirivì.
    «Si dichiara totalmente estraneo alla vicenda e attende con serenità che la magistratura accerti la sua innocenza» ha affermato nel pomeriggio il legale.

    Il 22 dicembre, presso la Curia Vescovile di Albenga, insieme al vescovo Mario Oliveri, il parroco aveva incontrato gli insegnanti e i dirigenti scolastici per il tradizionale scambio di auguri di Natale. Di recente era stato colpito da un lutto, la morte della madre, avvenuta due mesi fa.

    Laureato in Filosofia a indirizzo storico con una tesi su 'Etica e Religione in Henri Bergson', don Massaferro è stato docente di Filosofia Moderna e Contemporanea nel Seminario Vescovile di Albenga, di Psicologia dell'età evolutiva al Liceo psicopedagogico 'Redemptoris Mater' di Albenga e nella Scuola Media Inferiore del medesimo Istituto è docente di Italiano, Storia e Geografia. Ordinato sacerdote il 12 giugno 1999 ha concluso gli studi teologici a Genova dove ha conseguito il Baccalaureato.

    Abusi sessuali su bimba 11enne Arrestato un parroco di Alassio: «Sono sereno» - Il Mattino

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  7. #7
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    Predefinito Rif: ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    ''Mons. Vecchi mi disse che il nostro incontro non era mai avvenuto''
    Prete pedofilo, la curia sapeva?

    Mentre per sabato 19 aprile è atteso il discorso di Benedetto XVI nella cattedrale di San Patrizio, a New York, un altro caso di pedofilia rischia di scuotere la Chiesa Cattolica. Questa volta il messaggio di allarme parte dalla nostra città, dove ieri il tribunale ha condannato a sei anni e dieci mesi di reclusione un sacerdote per atti sessuali nei confronti di minori.

    Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche), l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare.

    Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano la struttura. Una struttura in provincia di Ferrara ma ricadente nella diocesi di Bologna.




    La domanda che sorge spontanea è come sia possibile che quei terribili fatti siano accaduti senza che nessuno si fosse accorto di nulla. E invece erano stati in diversi ad accorgersene. Già nel marzo 2004, quando due maestre della struttura iniziano a trovare eccessive certe premure del parroco. Da quanto emerso in dibattimento sembra che siano stati contattati anche altre religiosi che avrebbero promesso di intercedere presso la curia. Su questo non è possibile verificare o sapere altro per il momento. Fatto sta che nel maggio dello stesso anno non si verificano più altri episodi e tutto sembra tornare alla normalità.

    Non per le due maestre, che perdono il lavoro. Tra l’altro l’uomo è stato condannato anche per averle palpeggiate in un’occasione. Lui ha ammesso di averle toccate, “per scherzo”.

    Verranno riassunte a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico delle materne, dietro a vivaci proteste dei genitori degli alunni. Con loro, per volontà del “don”, viene assunta anche una direttrice didattica.




    Non passano dieci giorni dall’inizio del suo nuovo incarico che la donna assiste ad alcune attenzioni verso le bambine che oltrepassavano chiaramente la soglia della decenza. Si confida con le colleghe che per tutta risposta scoppiano a piangere e raccontano cosa hanno visto nei mesi precedenti.

    È sempre lei a convincerle ad andare dalla compagnia dei carabinieri di Ferrara per segnalare il fatto. In via del Campo partono le indagini che, dopo i primi riscontri, portano agli arresti domiciliari dell’uomo. È il 2 marzo del 2005.

    Ma prima di allora si registra un altro fatto allarmante.

    È l’11 novembre e le educatrici informano i genitori di quanto accade nella struttura. Si decide di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si reca a Bologna per incontrare i responsabili della curia. L’incontro avviene l’8 gennaio 2005 di fronte a mons. Ernesto Vecchi.


    Il vescovo ausiliare li riceve. Due frasi in particolare di quel colloquio, due frasi pronunciate dal numero due della curia di Bologna, rimangono impresse nell’educatrice: “quell’uomo è malato” e “questo incontro non è mai avvenuto”.

    Le stesse frasi che la donna ha ripetuto in dibattimento senza venire contestata. Anche mons. Vecchi si è presentato davanti ai giudici, affermando però di non ricordare l’oggetto di quella discussione. Anche al telefono il tenore della voce non è dei più collaborativi: “non intervengo sulla questione – ha detto mons. Vecchi – perché non ho ricevuto nessuna comunicazione dal mio avvocato”. Alla richiesta di conferma se quel colloquio sia avvenuto o meno, si limita a rispondere: “queste sono interpretazioni interessate. Io non dico nulla”.

    Prete pedofilo, la curia sapeva? | estense.com Ferrara

    Le adozioni di don Andrea Agostini, prete pedofilo

    Questa settimana ci sono stati due sviluppi degni di nota nella vicenda che vede coinvolto don Andrea Agostini, il sacerdote condannato a 6 anni e 10 mesi per aver molestato delle bambine nell’asilo parrocchiale da lui diretto.

    La prima: è stato “ridotto allo stato laicale”, ovvero non è più prete. Rete Laica Bologna ha commentato questa notizia, definendo il provvedimento come “tardivo e insufficiente” e chiedendo al Cardinal Caffarra di porgere le scuse della Curia alle famiglie delle bambine vittime di violenza.

    La seconda: Rete Laica Bologna ha reso pubblica una testimonianza che porta alla luce un fatto finora sconosciuto. Don Andrea Agostini si occupava di adozioni internazionali a distanza, raccoglieva soldi da una trentina di famiglie e li “consegnava personalmente” in Brasile. Ha continuato a raccoglierli e a riceverli anche dopo la condanna in primo grado.

    Le adozioni di don Andrea Agostini, prete pedofilo
    Ultima modifica di Giordi; 22-06-10 alle 07:51

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    Predefinito Rif: ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    Arrestato sacerdote pedofilo a Roma: in molti sapevano, ma nessuno è intervenuto

    L’ennesimo caso di abusi in oratorio ci giunge oggi da Roma, dove R.C., ex parroco 55enne della Natività di Maria Santissima è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata e aggravata ai danni di almeno sette bambini negli ultimi dieci anni, tra il ‘98 e il marzo scorso.

    Il signor R.C. (purtroppo il nome non è stato diffuso), sceglieva le sue vittime tra gli iscritti al catechismo e li invitava a casa sua, nell’appartamento accanto alla chiesa, “per mangiare qualcosa insieme” o per fargli “qualche ora di ripetizione”.

    I ragazzini, tutti minorenni all’epoca dei fatti, provenivano tutti da famiglie povere e disagiate ed era proprio sulla loro condizione che il signor R.C. faceva leva: offriva loro qualche spicciolo, capi d’abbigliamento, cd e dvd, poi abusava di loro.

    Da quanto emerso dalle indagini sembra anche che i bambini fossero costretti a vedere film pornografici, forse proprio le stesse pellicole che gli inquirenti hanno trovato in casa del pedofilo.

    Le vittime, che ora hanno dai 16 ai 24, hanno raccontato che in alcuni casi il mostro approfittava di loro anche durante le uscite in montagna e campi estivi organizzati dalla parrocchia di via di Selva Candida a Roma.

    La denuncia sarebbe partita proprio da un altro sacerdote, ma quello mi lascia perplesso è che la notizia dell’arresto non ha sorpreso: nel quartiere erano in molti a conoscere le abitudini dell’ex parroco.

    R.C. era stato già sospeso un mese dall’esercizio delle sue funzioni proprio perché tra i fedeli girava la voce che coltivasse un’attrazione inconfessabile verso i bambini.

    Quello che mi chiedo è: un mese di sospensione? Girano voci sulle sue “attrazioni” e nessuno si affanna a verificare? Nessuno denuncia questo maiale?

    Ma ci rendiamo conto che stiamo parlando di bambini privati della loro innocenza? Ci rendiamo conto che questo è stato libero di far ciò che voleva e che forse si sarebbe potuto evitare qualche abuso?

    Arrestato sacerdote pedofilo a Roma: in molti sapevano, ma nessuno è intervenuto




    Processo a don Ruggero Conti: il vescovo Gino Reali era a conoscenza degli abusi e non è intervenuto, denunciato per favoreggiamento


    Si torna a parlare di don Ruggero Conti, l’ex parroco del quartiere romano di Selva Candida, arrestato con l’accusa di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata nel giugno del 2008.

    Il 55enne, attualmente sotto processo a Roma, avrebbe abusato di 7 bambini, tutti suoi parrocchiani, come scritto anche qui su Crimeblog quando esplose il caso:

    sceglieva le sue vittime tra gli iscritti al catechismo e li invitava a casa sua, nell’appartamento accanto alla chiesa, “per mangiare qualcosa insieme” o per fargli “qualche ora di ripetizione”. I ragazzini, tutti minorenni all’epoca dei fatti, provenivano tutti da famiglie povere e disagiate ed era proprio sulla loro condizione che il signor Conti faceva leva: offriva loro qualche spicciolo, capi d’abbigliamento, cd e dvd, poi abusava di loro. Da quanto emerso dalle indagini sembra anche che i bambini fossero costretti a vedere film pornografici, forse proprio le stesse pellicole che gli inquirenti hanno trovato in casa del pedofilo.

    Come vi rivelammo a suo tempo, pare che fossero in molti ad essere a conoscenza della situazione - Conti era stato già sospeso un mese dall’esercizio delle sue funzioni proprio perché tra i fedeli girava la voce che coltivasse un’attrazione inconfessabile verso i bambini - e tra questi anche monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Santa Rufina.

    Lo ha rivelato lo stesso Reali il 20 maggio scorso nel corso del processo a Conti:

    Non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede perché non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti e non ho denunciato i fatti all’autorità giudiziaria italiana perché non conoscevo l’iter da seguire. Incontrai don Ruggero più volte e gli feci alcune raccomandazioni. Gli dissi di dedicarsi di più alla spiritualità, di avere un atteggiamento più prudente, di essere meno espansivo e di non accogliere ragazzi in casa. Ho cercato di fare quello che potevo. Sul tavolo di un vescovo arrivano tante lettere. La mia diocesi è grande: conta circa cinquecentomila persone, cento preti e 55 parrocchie.

    E dire che, da quanto è emerso nel corso del processo, monsignor Reali aveva ricevuto lamentele da almeno una decina di persone, incluso don Claudio Brichetto, per un periodo vicario di don Conti e successivamente allontanato dalla parrocchia, che avrebbe visto “don Ruggero toccare un ragazzo all’inguine durante la confessione“.

    Per questo motivo ora Reali è stato denunciato dai legali dell’accusa Fabrizio Gallo e Marco Malara. Per lui l’accusa è di favoreggiamento, come confermano i due penalisti:

    Oggi per la prima volta in Italia è stato denunciato un vescovo in ordine ai reati di pedofilia contestati al suo parroco. Le responsabilità del monsignore sono emerse nell’udienza del 20 maggio. In quella sede si è appreso che Reali era a conoscenza dal 2006 prima di voci sui comportamenti di Don Conti prima dal vice parroco, Don Claudio Brichetto, e successivamente dalle famiglie dei ragazzi ai quali per poter agire avrebbe addirittura richiesto un memoriale scritto nonostante tali affermazioni, oltre ad una denuncia scritta recapitata nel suo ufficio, dimostravano che i fatti non erano più voci di corridoio. Monsignor Gino Reali ha di fatto favorito il compimento di reati che aveva la possibilità di fermare, in quanto nel nostro ordinamento penale all’articolo 40 si afferma ‘non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.

    E, ancora,

    Don Conti continuava a fare quello che faceva prima ed il vescovo, che non può nascondersi dietro i ‘non potevo fare e ‘ho una diocesi numerosa’, avrebbe dovuto prendere drastici provvedimenti come quello di allontanare e sospendere il prete Conti in attesa di avere contezza di quello che accadeva nella comunità al fine di evitare prudentemente ed in via cautelativa, possibili consumazioni di altri reati gravissimi. Invece il vescovo Reali è stato così solerte contro il vice parroco reo di aver denunciato l’accaduto e di avere continui litigi con don Ruggero Conti da allontanarlo immediatamente dalla parrocchia. […] In pratica il Vescovo ha coperto don Ruggero Conti in quanto come dice il vice parroco don Pino Brichetto, sentito anche lui all’udienza del 20 maggio scorso, egli aveva insabbiato tutto per difendere Conti. Ma un vescovo aveva l’obbligo, in presenza di reati così gravi, di intervenire drasticamente ed energicamente in quanto, quando i vescovi tacciono, il prete pedofilo continua a commettere crimini ed il silenzio diventa una forma molto grave di complicità così come è avvenuto nel caso di specie ed invece il vescovo don Gino Reali addirittura riconferma don Conti allungando la sua permanenza presso quella parrocchia di altri 9 anni.

    Processo a don Ruggero Conti: il vescovo Gino Reali era a conoscenza degli abusi e non è intervenuto, denunciato per favoreggiamento
    Ultima modifica di Giordi; 23-06-10 alle 18:51

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  9. #9
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    Predefinito Rif: ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    A METTERLO NEI GUAI GLI ADOLESCENTI CHE FACEVANO PARTE DEI GRUPPI FONDATI DAL SACERDOTE TRA IL ’93 E IL 2004
    Pedofilia, arrestato il viceparroco
    Gli episodi a Pomezia e Tor Vajanica. Altri due religiosi accusati di favoreggiamento


    6/4/2006
    Francesco Grignetti



    POMEZIA. Sacerdote e pedofilo. L’accusa è terribile per don Marco Agostini, 43 anni, dell’ordine degli Oblati di San Francesco di Sales, viceparroco prima a Torvajanica e poi a Pomezia, tra il 1993 e il 2004. L’hanno arrestato gli agenti della squadra mobile di Roma, dopo 18 mesi d’indagine, ad Assisi,
    Don Marco Agostini
    dove era stato discretamente trasferito dalle gerarchie cattoliche, lontano dai ragazzi, messo a occuparsi di un ostello per pellegrini. Un caso che fa scalpore, quello di don Marco.

    Un caso doloroso, si parla di duecento episodi. Dopo una giornata trascorsa in questura il sacerdote è stato condotto agli arresti domiciliari in un’abitazione riservata. Altri due anziani parroci di Pomezia, padre Germano e padre Ennio, sono stati condotti negli uffici di polizia, indagati per favoreggiamento e si sono ritrovati sul capo un divieto di dimora valido per tutta la provincia di Roma. In questura stanno analizzando computer e altro materiale sequestrati sia ad Assisi sia a Pomezia.

    Il giovane seminarista Secondo quanto ha ricostruito la polizia, questa di Pomezia è una storia brutta che viene da lontano. Comincia non appena un giovane prete, anzi addirittura un seminarista che non ha preso tutti i voti, arriva sul litorale romano. Si chiama don Marco. Comincia a occuparsi dei giovani che frequentano l’oratorio e si fa presto notare. E’ ruvido, brusco, ma carismatico. Usa un linguaggio sconveniente, che fa arricciare il naso a più di qualche mamma. Si difende: «I giovani parlano così. E se voglio essere ascoltato devo farmi capire».

    E’ un ragazzone alto e grosso, che gioca al calcio, suona la chitarra, organizza gite, gestisce i campi estivi. Intorno a lui si coagula un forte nucleo di adolescenti. E così volano via cinque anni, vissuti intensamente a Torvajanica, il borgo cresciuto forte e disordinato attorno a una spiaggia famosa per il delittaccio di Wilma Montesi. Più altri cinque trascorsi a Pomezia, paesone fondato da Mussolini. Le prime voci Non tutto fila liscio, però, come sembrerebbe in apparenza.

    Qualche voce comincia a circolare: attenti a don Marco. E’ una voce che cresce lentissimamente perché pare troppo incredibile. Gli investigatori impiegheranno diciotto mesi per scardinare lo stereotipo del prete volitivo ma bravissimo. Mica tanto, a giudicare da quanto racconta un primo testimone, poi seguito da un secondo, e da un terzo. Tutti tra i quindici e i ventitré anni. Gli strani riti «Faceva strani riti. Diceva che è normale. Ma ci faceva stendere sulla croce. Altre volte diceva che avevamo il demonio dentro e ci faceva l’esorcismo». Si scoprirà che erano riti un po’ veri e un po’ no. Segni della croce misti a formule incomprensibili.

    E si scoprirà anche che gli «indemoniati» erano proprio quei ragazzi che subivano le sue attenzioni e magari avrebbero voluto andarsene dall’oratorio, o si vergognavano talmente che si rinchiudevano in sé stessi, o che davano evidenti segni di nervosismo. Abile psicologo «Non c’è stato nessun atto di costrizione - spiega chi ha investigato - ma una fortissima capacità di persuasione, un gioco sottile di psicologie, un carisma esercitato su bambini e ragazzi che gli erano stati affidati dalle famiglie». Don Marco, che si faceva chiamare Il Cabana, e che era il leader di un quasi movimento che aveva battezzato I Ragazzi Nuovi, si era circondato da una prima schiera di assistenti detti I Cabaniti.

    E poi c’era la Cupola: cinque o sei più grandi, sui venticinque anni, che lo seguivano ciecamente da dieci, e che ieri sono stati tutti portati in questura per sentire meglio la loro versione. «Abbiamo l’impressione - dice il vecchio poliziotto - che persino qualcuno dei ragazzi di cui ha abusato lo difenda ancora».

    don marco,padre germano e padre emilio, hanno violentato più di 200 bimbi : Italy imc

    "La mia stanza è sempre libera ma procuratevi qualche pornetto"

    I ragazzi si disponevano a terra in cerchio, tutti intorno a un grande crocifisso. A turno, poi, ciascuno entrava nel cerchio e si poneva sdraiato sulla croce proprio come Gesù sul Golgota, con le mani e i piedi simbolicamente inchiodati, per confidare i propri problemi. «Dovete capire come ci si sente, sulla croce», li catechizzava. Il racconto dei suoi giovani parrocchiani (che all’epoca avevano tra 10 e 16 anni) è un mosaico di orrori: «Tutto quello che avveniva doveva restare in segreto, rivelarlo sarebbe stato un peccato mortale. Se qualcuno di noi cercava di parlare, veniva subito allontanato dal gruppo».

    Don Marco davanti ai magistrati si definiva un mistico, un pranoterapeuta che massaggia i ragazzi perché davvero convinto di far loro del bene. Le baby-vittime hanno raccontato di non essere mai state costrette con la forza a subire violenze, ma di essere state progressivamente persuase, e obbligate psicologicamente.

    Quando qualcuno riuscì a rompere il silenzio fu convinto a ritrattare. Sono state le intercettazioni delle telefonate con le vittime a inchiodare il prete. «Se venite a trovarmi portate i filmini», raccomandava nel marzo 2005 da Assisi, dove gestiva un ostello. «Abbiamo deciso che veniamo a trovarti ad Assisi, quanto costa l’albergo?», chiedevano i ragazzi. «Non vi preoccupate delle spese, qui comando io.

    La mia stanza è sempre libera ma procuratevi qualche pornetto», ribadiva don Marco. Anche dall’Umbria il religioso aveva mantenuto i contatti con il gruppo «Ragazzi nuovi» fondato a Pomezia e i giovani lo chiamavano in continuazione per avere consigli. «Ti telefono perché ho un problema, sono innamorato di una ragazza ma mi blocco. Come faccio?», gli domanda uno. «E tu quando ti avvicini a lei, fa finta che sia io», rassicurava il religioso.

    donvitaliano.it » don Marco, accusato di pedofilia

    Gli abusi di Don Marco negati dalla Curia anche ai magistrati
    di Andrea Palladino

    Hanno nomi che non puoi dimenticare, che rimangono impressi appena ti stringono la mano, con vigore, guardandoti negli occhi. Sono ragazzi normali, di una normale periferia romana, qualcuno sposato, qualcuno con figli piccoli. Hanno alle spalle anni di paure, di vergogna e di abusi, venuti da un prete che avevano cercato di fermare. Prima rivolgendosi al loro vescovo, nel 1998. Poi al suo successore, nel 2002, che promise l’avvio di un processo ecclesiastico, chiedendo, però, di non denunciare nulla alla giustizia civile. E, dopo altri due anni di silenzio imposto, alla Polizia, perché a quella giustizia ecclesiastica ormai non credevano più.

    Oggi ascoltano - con rabbia - le parole venute dalla massima autorità dei vescovi italiani: «Se vi sono state coperture di abusi sessuali anche in Italia - ha spiegato il presidente della Cei Bagnasco qualche giorno fa - il giudizio della Chiesa è quello noto: si tratta di una cosa sbagliata». La storia di questo gruppo di ragazzi di Pomezia, alle porte di Roma, mostra, se non bastassero le parole di Bagnasco, come la Chiesa abbia chiuse le porte alla giustizia nei casi di pedofilia. Prima chiedendo il silenzio, poi rifiutando ogni collaborazione con i magistrati che cercavano di ricostruire le responsabilità e le coperture.

    «Padre Marco - raccontano a distanza di anni i ragazzi di Pomezia - l’hanno semplicemente spostato dopo la nostra seconda denuncia, mandandolo in un ostello per giovani ad Assisi, lasciando che molti ragazzi continuassero a frequentarlo». Mostrano una foto, che ritrae un prete barbuto, forte - padre Marco Agostini - mentre concelebra la messa solo un paio di mesi prima degli arresti e quattro anni dopo la loro denuncia fatta davanti all’allora vescovo di Albano laziale Agostino Vallini, oggi cardinale vicario di Roma. Nessuna sospensione a divinis, nessuna condanna.

    E’ dal fascicolo del processo, però, che esce il documento che racconta meglio di qualsiasi inchiesta come la chiesa ha evitato, almeno in questo caso, di collaborare con i magistrati. E’ una lettera con la firma autorevole del vescovo di Albano Laziale Marcello Semeraro, succeduto a Vallini nel 2004. La data è del 30 maggio 2006, quando Ratzinger già aveva assunto il nome di Benedetto XVI. Rispondeva alla richiesta arrivata dalla Procura di Velletri - che aveva appena ottenuto dal Gip la misura cautelare per padre Marco Agostini - di poter avere le informazioni raccolte dalla Curia. Gli investigatori, durante due anni di indagini delicatissime, si erano trovati davanti a un muro di omertà impenetrabile, tanto che altri due sacerdoti, della stessa congregazione del prete accusato di pedofilia, gli Oblati di San Francesco di Sales, erano finiti sotto processo per favoreggiamento.

    «Sono spiacente di non poter esaudire la richiesta» è la frase lapidaria di risposta del vescovo di Albano. Motivo? La “disposizione dell’articolo 4, n. 4 dell’accordo che apporta modificazioni al Concordato Lateranense”, ovvero l’accordo stato-chiesa firmato da Bettino Craxi il 18 febbraio 1984. Un accordo che ha fornito il supporto legale per negare ai magistrati le informazioni sui preti pedofili: «Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero», recita la norma firmata nel 1984.
    La Procura della Repubblica di Velletri, non si arrese, risposte che se è vero che non c’è l’obbligo, è anche vero che non c’è il divieto, rimettendo tutto nella discrezionalità dei vescovi. Ma nulla è accaduto, gli atti del processo ecclesiastico non sono mai stati forniti.

    Oggi - paradossalmente - il processo rischia di non arrivare nemmeno a conclusione. Padre Marco è morto tragicamente, uccidendosi nella casa della sorella dove stava scontando gli arresti domiciliari. L’unica imputazione rimasta in piedi riguarda un’accusa di favoreggiamento per un sacerdote della sua stessa congregazione, con una prescrizione ormai vicinissima. In questo processo per la prima volta il giudice aveva ammesso la possibilità di agire anche contro la Curia, per una omessa vigilanza. Tutto inutile, probabilmente. Ai ragazzi di Pomezia non resta che dimenticare, senza giustizia.
    03 giugno 2010

    Gli abusi di Don Marco negati dalla Curia anche ai magistrati - Italia - l'Unità.it

    la bugia del cardinale


    La messa del 29 gennaio 2006 nella chiesa di S. Francesco di Sales con padre Marco (con la barba, a sinistra) e il vescovo Luigi Moretti.

    Il lungo e strettissimo viale Alessandrino a Roma taglia in due una delle periferie più abbandonate della capitale. Venendo dalla via Prenestina per chilometri non appare un solo angolo che possa richiamare i giovanissimi, che si trovano a scegliere tra i bar o le chiese. Sarà anche per questo che nella periferia estrema di Roma - tra la Casilina e la Prenestina - si concentrano due parrocchie, un seminario, una casa per religiosi venezuelani e un bel po' di altri edifici religiosi.
    La parrocchia di San Francesco di Sales è un edificio moderno e gigantesco. Il suo parroco appartiene alla congregazione degli Oblati e qui è arrivato i primi giorni del gennaio 2006. C'è una data ufficiale, il giorno della celebrazione solenne, il 29 gennaio del 2006. Era una domenica importante per questa diocesi di periferia, la chiesa era piena, c'era il coro dei giovanissimi, le famiglie con l'abito buono in prima fila. C'era anche un pezzo importante, il vescovo gerente, monsignor Luigi Moretti. C'era il festeggiato, padre Giovanni Cannone, provinciale degli Oblati di San Francesco di Sales, destinato a dirigere questa parrocchia. «E c'era anche lui - racconta un giovane ragazzo, che in questa storia rimarrà anonimo - padre Marco Agostini, che distribuiva l'eucarestia e concelebrava». Un prete che in quella festa non doveva esserci.
    E' questa la scena che smentirebbe un comunicato ufficiale del Vaticano, arrivato alle agenzie la scorsa settimana, firmato direttamente dal cardinale vicario di Roma. Marco Agostini - arrestato qualche mese dopo la celebrazione - era stato indicato quattro anni prima da un gruppo di una ventina di ragazzi come un pedofilo, l'uomo violento che li aveva molestati pesantemente per almeno sette anni, fin da quando erano poco più che bambini. Non doveva essere lì padre Marco, perché, secondo quanto ha riferito il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, era stato sospeso a divinis e allontanato. «Immediatamente» ha specificato il comunicato venuto dalla Santa sede.
    Padre Marco Agostini è morto suicida nel 2006 pochi mesi dopo l'arresto, lasciando un biglietto mai divulgato. Nessuno ha mai messo in dubbio le accuse dei giovani, che frequentavano la sua parrocchia a Pomezia, vicino Roma, tanto che ancora oggi è in corso un processo penale contro un altro sacerdote per favoreggiamento. Il vero nodo, oggi, risiede nelle eventuali coperture, omissioni, insabbiamenti che, secondo le vittime, avrebbero garantito una impunità ecclesiastica al sacerdote accusato di molestie. «Il primo settembre del 2002 - racconta una delle vittime, il principale accusatore, che venne molestato per la prima volta quando era tredicenne - accompagnato da degli amici rilascia una testimonianza al vescovo di Albano, Agostino Vallini». Fu infatti l'attuale Cardinale vicario - all'epoca alla guida della diocesi di Albano - ad ascoltare il racconto crudele del ragazzo. «Rilasciai anche una dichiarazione - prosegue il racconto fatto nel 2004 davanti agli agenti della Questura di Roma - al responsabile del Tribunale Ecclesiastico don Felicetto Gabrielli». Dunque una denuncia interna alla chiesa, formalizzata davanti agli organi giurisdizionali previsti dal diritto canonico. «Don Felicetto mi chiese di tenere nascosta questa storia - spiega il ragazzo - dicendo di avere già altre deposizioni». Il problema è che dopo quasi nulla accadde. Padre Marco venne spostato ad Assisi, assegnato ad un ostello della sua congregazione, gli Oblati di San Francesco di Sales. Ma, secondo il racconto delle vittime, continuò a vedere molti ragazzi e a celebrare la messa. Cadrebbe, così, la versione ufficiale del Vaticano, arrivata la settimana scorsa, come smentita delle parole delle giovanissime vittime.
    A supporto del racconto fatto dai ragazzi molestati in passato da padre Marco Agostini c'è anche un cd rom con le fotografie realizzate il 29 giugno 2006, durante la messa solenne di insediamento del parroco di San Francesco di Sales a Roma. Fotografie consegnate alla Questura durante le indagini, ma che i difensori non hanno ancora consultato, dove appare padre Marco concelebrando la messa. Ed è un punto fondamentale, visto che la causa civile contro la diocesi di Albano potrebbe essere la prossima mossa della parte civile, che si dovrà basare su l'eventuale comportamento omissivo della gerarchia ecclesiastica.
    Non è un'accusa da poco per il cardinale Vallini. L'inchiesta della Polizia di Roma - poi sfociata in un'ordine di custodia cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Velletri - non è nata da una denuncia dell'allora vescovo di Albano, che oggi siede su una delle poltrone cardinalizie più importanti. Anzi, ai ragazzi venne chiesto il silenzio. E la risposta che diede il cardinale Agostino Vallini agli investigatori che lo ascoltarono informalmente è sconcertante: «L'alto prelato - si legge in una informativa dell'agosto del 2004 - (...) non ha ritenuto opportuno notiziare l'autorità giudiziaria in quanto, ha precisato, i ragazzi che testimoniarono, nell'estate 2002 erano tutti maggiorenni». Vero, come è vero che gli episodi di abusi duravano da almeno sette anni, da quando «i ragazzi» avevano poco più di tredici anni.
    C'è infine la questione - ancora poco chiara - dell'iter che ha seguito il processo ecclesiastico avviato dal cardinale Vallini. L'unico atto concreto venne demandato alla congregazione di appartenenza di padre Marco Agostini, gli Oblati, che lo inviarono in un ostello ad Assisi. Un passo assolutamente inutile, visto che - secondo quanto ricostruito anche dalla Polizia - continuò a vedere i ragazzi della sua parrocchia. Il vero atto, la riduzione allo stato laicale e l'espulsione dalla chiesa, non sarebbe mai avvenuto, almeno fino al gennaio del 2006. Che accadde, dunque, al fascicolo che arrivò in Vaticano. Seguì la strada che Ratzinger aveva indicato nel 2001, quella cioè della centralizzazione nel suo ufficio di tutti i processi ecclesiastici per pedofilia? Il silenzio venuto dopo il suicidio di padre Marco Agostini aveva chiuso il caso. E nel processo penale delle carte del Vaticano non c'è traccia

    la bugia del cardinale
    Ultima modifica di Giordi; 24-06-10 alle 07:51

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    Predefinito Rif: ... pericolo abusi sessuali nel Clero cattolico...

    Arese il 19 maggio c'è stata la seconda udienza a carico di Don marco Redaelli per pedofilia

    I fatti: a gennaio 2009 Don Marco Redaelli è stato rinviato a giudizio con l'accusa di aver molestato sessualmente una bimba di 6 anni.
    La decisione è arrivata dopo una lunga serie di accertamenti e indagini durante quasi 2 anni. Il fatto sarebbe accaduto il 24 febbraio del 2007.
    In aprile la prima udienza a porte chiuse. Il 22 maggio la seconda durante la quale la corte ha dato l'incarico ufficiale ad un perito di trascrivere le 35 intercettazioni telefoniche acquisite agli atti ,ottenute dalla Polizia di Stato dopo la denuncia del papà della bimba.Verranno trascritti anche i due incidenti probatori durante i quali è stata ascoltata la bimba alla presenza di psicologi, non visti hanno assistito anche i periti di parte e tutte le persone coinvolte nel procedimento giudiziario.
    In aula è sato sentito il papà dal pm Giancarla Serafini, la difesa non ha fatto domande perchè non si era preparata.
    Il padre ha raccontato che in un primo momento, dopo che la bimba aveva parlato con la nonna, ha chiesto spiegazioni ai responsabili dei Salesiani Aresini, non avendo ottenuto risposta, ha sporto denuncia. Così sono iniziate le indagini che si sono concluse con il rinvio a giudizio di Don Marco.
    Il padre ha raccontato la sua situazione prima e dopo la denuncia: prima aveva avuto problemi economici ed era stato aiutato tanto sia dal comune che dai Salesiani, ma dopo la denuncia è stato abbandonato e costretto a trasferirsi, ed ha tutt'ora problemi economici e di lavoro , prima era venditore e consulente immobiliare, si è detto amareggiato del fatto che invece Don Marco ha continuato a vivere ad Arese coperto da un velo di solidarietà e protezione.
    Poi il giudice ha deciso che la prossima udienza si terrà il 22 settembre dove verranno ascoltati tutti i testimoni sia dell'accusa che della difesa. La difesa aveva chiamato a testimoniare 35 persone, ma la corte ha ridotto il numero.
    Il 22 la difesa interrogherà il padre e saranno disponibili le trascrizioni delle telefonate intercettate e degli incidenti probabotori. Dopo di che il giudice dovrebbe avere tutti gli elementi per emettere la sentenza.
    Siamo in attesa di sentire la versione della difesa di Don Marco la quale ha già rilasciato dichiarazioni attraverso l'avvocato Mario Zanchetta , che da una parte sta raccogliendo testimonianze che dimostrino il rigore morale del sacerdote e dall'altra sta raccogliendo prove per dimostare che il padre da sempre con problemi economici forse starebbe cercando di approfittare della situazione.

    Arese il 19 maggio c'è stata la seconda udienza a carico di Don marco Redaelli per pedofilia | tizianafabro | Il Cannocchiale blog


    Chiesti 5 anni per il parroco di Arese
    il Fatto 11.5.10

    di V. L. G.

    Il pm di Milano, Giancarla Serafini, ha chiesto una condanna a 5 anni di reclusione per don Marco Redaelli, salesiano, parroco 75enne di Arese, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 7 anni. La bambina raccontò prima alla nonna e poi al padre quanto aveva subito, e ha poi confermato il racconto, con descrizioni precise, durante l’incidente probatorio. Il sacerdote, ex missionario in Africa e in America Latina, si è sempre professato innocente. Secondo la difesa, le accuse sarebbero state montate dal padre della vittima per speculare sulla vicenda. Anche gli aresini si sono schierati dalla parte del sacerdote, ritenuto un prete caritatevole. La famiglia della bambina è stata costretta a trasferirsi a seguito della manifesta ostilità dei propri concittadini. E, davanti ai giudici, il padre della vittima ha raccontato: “Non hanno nemmeno permesso a mio figlio maggiore di iscriversi all’oratorio”. Lo stesso oratorio dove il 24 settembre 2007 sarebbero avvenuti gli abusi sulla piccola.

    un commento:
    Non entro nel merito della vicenda, perchè non ne ho la competenza. In qualità di Aresino, dissento sul fatto che gli Aresini si siano schierati a favore di Don Marco, forse una parte della comunità cattolica. Io ho avuto a che fare con Don Marco, in occasione di una adozione a distanza, e ne sono uscito volontariamente con forti dubbi, suffragati da prove, sull'operato dello stesso, indipendentemente dalle ragioni che lo hanno spinto, nel mio caso, a costruire lettere e fotografie dichiaratamente false.

    Il Ghibellino: Chiesti 5 anni per il parroco di Arese

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

 

 
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