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Un Renzi senza freni quello che parla con Massimo Gramellini nel colloquio pubblicato su La*Stampa: “Queste elezioni dicono con chiarezza che con il Renzi 2 non si vince. Devo tornare a fare il Renzi 1. Infischiarmene dei D’Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito”.
Vuole tornare al passato, per vincere ancora di più in futuro. La prima preoccupazione sono le elezioni dell’anno prossimo, che probabilmente cercherà di affrontare senza primarie. Elezioni che ci saranno anche a Roma, se tornerà il Renzi 1, Marino non può stare tranquillo.
Il Renzi 2, più istituzionale del fiorentino che ha conquistato prima il Pd dopo le primarie del 2013 e poi il governo nel 2014, non è quello vincente. Lo dimostrano gli ultimi ballottaggi che hanno sancito un ridimensionamento della compagine governativa. E’ un discorso che fa anche il premier, soprattutto su Venezia: “era scritto che Casson perdesse. A Venezia mi è venuto incontro un signore: ‘Salve, sono l’unico renziano della città…’. Era Brugnaro, il candidato del centrodestra che ci ha battuto”.
“Se torna Renzi 1, fossi in Marino non starei tranquillo”
La preoccupazione per un Pd incapace di vincere con il cosiddetto Renzi 2 ha portato il Capo del Governo a della considerazioni*shock. Bisogna cambiare perché “tra un anno si vota nelle grandi città. Torino Milano, Bologna, Napoli, forse Roma”. E sull’ultima città che si è poi soffermato. La prospettiva delle elezioni nella Capitale non è improbabile, perché “se torna Renzi 1, fossi in Marino non starei tranquillo”. Un’affermazione che di certo non piacerà al Pd romano che da giorni sta cercando di sopravvivere all’inchiesta Mondo di Mezzo.
Primarie bocciate
“Una cosa è certa: le primarie sono in crisi. Dipendesse da me, la loro stagione sarebbe finita”. Parole scottanti, nei confronti di uno strumento verso il quale Renzi ha sempre creduto e che gli ha permesso di diventare segretario del Partito democratico. Ma ora è chiaro, ha cambiato idea, dato che la selezione della classe dirigente non ha funzionato: “Casson, Paita, De Luca, Emiliano, Moretti. Io su quelle scelte non ho messo bocca”. La soluzione è “ritornare a fare il Renzi, infischiandomene delle reazioni per aprire una discussione dentro il mio partito”. Ancora più duro sulla classe dirigente che a suo dire non è stato in grado di cambiare: “la vera accusa che mi si dovrebbe rivolgere non è di avere messo i miei al governo, ma di non averli messi nel partito”. “Non ho messo bocca perché pensavo che astenermi fosse un presupposto per stare tutti insieme”.
Il Pd? Un partito che deve aspirare al centro
“Questo è un paese moderato, vince chi occupa il centro. Con personalità perché se invece degli originali corrono le copie, allora non funziona”. Renzi fa capire dove deve guardare il suo Pd, un partito che sia in grado di “asfaltare” gli avversari come ha fatto alle europee e nelle precedenti consultazioni. Non a sinistra, dove si schiereranno tutti gli antirenziani, ispirandosi a Civati e a Fassina, ma al centro, dove è collocata la maggioranza dell’elettorato. È una riflessione che interpreta dopo il risultato ligure: “la Paita non ha perso perché il candidato di Civati le ha tolto dei voti che probabilmente non sarebbero andati comunque a lei. Ha perso perché nell’ultima settimana il 5% degli elettori di centro si è spostato verso Toti”
Scritto da: Ludovico Martocchia
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