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Discussione: Festa dei SS Pietro e Paolo

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    Predefinito Festa dei SS Pietro e Paolo

    Sono i Principi della nostra Chiesa, è quindi anche la festa della Nostra Chiesa.
    Morirono ambedue a Roma rendendo questa città custode fedele delle Loro spoglie e luogo di sviluppo della Chiesa. Nome: ImageUploadedByTapatalk1435618857.236091.jpg
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    Predefinito Re: Festa dei SS Pietro e Paolo

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    Predefinito Re: Festa dei SS Pietro e Paolo

    Ricordo e Festa dei SS Pietro e Paolo...

    Riporto dal sito "Radio Spada":



    Radio Spada - Tagliente ma puntuale

    "30 giugno 2015: Memoria di San Pietro




    30 giugno 2015: Commemorazione di San Paolo apostolo





    29 giugno 2015: Festa dei Santi Pietro e Paolo (Doppio di prima classe con Ottava comune - Festa di precetto)
    La risposta dell'amore.
    "Simone, figlio di Giona, mi ami tu?". Ecco l'ora in cui si fa sentire la risposta che il Figlio dell'Uomo esigeva dal pescatore di Galilea. Pietro non teme la triplice domanda del Signore. Dalla notte in cui il gallo fu meno pronto a cantare che non il primo fra gli Apostoli a rinnegare il suo Maestro, lacrime senza fine hanno segnato due solchi sulle sue guance; ma è spuntato il giorno in cui cesseranno i pianti. Dal patibolo sul quale l'umile discepolo ha voluto essere inchiodato con il capo in giù, il suo cuore traboccante ripete infine senza timore la protesta che, dalla scena sulle rive del lago di Tiberiade, ha silenziosamente consumato la sua vita: "Sì, o Signore, tu sai che io ti amo!" (Gv 21,17).
    L'amore, segno del nuovo sacerdozio.
    L'amore è il segno che distingue dal ministero della legge di servitù il sacerdozio dei tempi nuovi. Impotente, immerso nel timore, il sacerdote ebreo non sapeva far altro che irrorare l'altare figurativo del sangue di vittime che sostituivano lui stesso. Sacerdote e vittima insieme, Gesù chiede di più a coloro che chiama a partecipare alla prerogativa che lo fa pontefice in eterno secondo l'ordine di Melchisedech (Sal 109,4). "Non vi chiamerò più servi, perché il servo non sa quel che fa il padrone. Ma vi ho chiamati amici perché vi ho comunicato tutto quello che ho udito dal Padre mio (Gv 15,15). "Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi. Perseverate nell'amor mio" (ivi, 9).
    Ora, per il sacerdote ammesso in tal modo nella comunità del Pontefice eterno, l'amore è completo solo se si estende all'umanità riscattata nel grande Sacrificio. E, si noti bene: in ciò vi è per lui qualcosa di più dell'obbligo comune a tutti i cristiani di amarsi a vicenda come membra di uno stesso Capo; poiché, con il suo sacerdozio, egli fa parte del Capo, e per questo motivo la carità deve prendere in lui qualcosa del carattere e delle profondità dell'amore che questo Capo ha per le sue membra. Che cosa accadrebbe se, al potere che possiede di immolare Cristo stesso, al dovere di offrirsi insieme con lui nel segreto dei Misteri, la pienezza del pontificato venisse ad aggiungere la missione pubblica di dare alla Chiesa l'appoggio di cui ha bisogno, la fecondità che lo Sposo celeste si aspetta da essa? È allora che, secondo la dottrina espressa fin dalle più remote antichità dai Papi, dai Concili e dai Padri, lo Spirito Santo lo rende atto alla sua sublime missione identificando completamente il suo amore a quello dello Sposo di cui soddisfa gli obblighi e di cui esercita i diritti.
    L'amore di san Pietro.
    Affidando a Simone figlio di Giona l'umanità rigenerata, la prima cura dell'Uomo-Dio era stata quella di assicurarsi che egli sarebbe stato veramente il vicario del suo amore (Sant'Ambrogio, Comm. su san Luca, 10); che, avendo ricevuto più degli altri, avrebbe amato più di tutti (Lc 7,47; Gv 21,15); che, erede dell'amore di Gesù per i suoi che erano nel mondo li avrebbe amati al pari di lui sino alla fine (Gv 13,1). Per questo la costituzione di Pietro al vertice della sacra gerarchia, concorda nel Vangelo con l'annuncio del suo martirio (ivi 21,18): pontefice supremo, doveva seguire fino alla Croce il supremo gerarca (ivi 19,22).
    Ora, la santità della creatura, e nello stesso tempo la gloria del Dio creatore e salvatore, non trovano la loro piena espressione che nel Sacrificio che abbraccia pastore e gregge in uno stesso olocausto.
    Per questo fine supremo di ogni pontificato e di ogni gerarchia, dall'Ascensione di Gesù in poi Pietro aveva percorso la terra. A Joppe, quando era ancora agli inizi del suo itinerario apostolico, una misteriosa fame si era impadronita di lui: "Alzati, Pietro, uccidi e mangia", aveva detto lo Spirito; e, nello stesso tempo, una visione simbolica presentava riuniti ai suoi occhi gli animali della terra e gli uccelli del cielo (At 10,9-16). Era la gentilità che egli doveva congiungere, alla tavola del divino banchetto, ai resti d'Israele. Vicario del Verbo, condivideva la sua immensa fame; la sua carità, come un fuoco divoratore, si sarebbe assimilati i popoli; realizzando il suo attributo di capo, sarebbe venuto il giorno i cui, vero capo del mondo, avrebbe fatto di quella umanità offerta in preda alla sua avidità il corpo di Cristo nella sua stessa persona. Allora, nuovo Isacco, o piuttosto vero Cristo, avrebbe visto anche lui innalzarsi davanti a sé il monte dove Dio guarda, aspettando l'offerta (Gen 22,14).
    Il martirio di san Pietro.
    Guardiamo anche noi, poiché quel futuro è divenuto presente, e, come nel grande Venerdì, prendiamo anche noi parte allo spogliamento che si annuncia. Parte beata, tutta di trionfo: qui almeno, il deicidio non unisce la sua lugubre nota all'omaggio del mondo e il profumo d'immolazione che già si eleva dalla terra riempie i cieli della sua soave letizia. Divinizzata dalla virtù dell'adorabile ostia del Calvario, si direbbe infatti che la terra oggi basti a se stessa. Semplice figlio di Adamo per natura, e tuttavia vero pontefice supremo, Pietro avanza portando il mondo: il suo sacrificio completerà quello dell'Uomo-Dio che lo investì della sua grandezza (Col 1,24); inseparabile dal suo capo visibile, anche la Chiesa lo riveste della sua gloria (1Cor 11,7). Per il potere di quella nuova croce che si eleva, Roma oggi diventa la città santa. Mentre Sion rimane maledetta per avere una volta crocifisso il suo Salvatore, Roma avrà un bel rigettare l'Uomo-Dio, versarne il sangue nella persona dei suoi martiri, nessun delitto di Roma potrà prevalere contro il grande fatto che si pone in quest'ora: la croce di Pietro le ha delegato tutti i diritti di quella di Gesù, lasciando ai Giudei la maledizione; essa ora diventa la Gerusalemme.
    Il martirio di san Paolo.
    Essendo dunque tale il significato di questo giorno, non ci si stupirà che l'eterna Sapienza abbia voluto renderlo ancora più sublime, unendo l'immolazione dell'apostolo Paolo al Sacrificio di Simon Pietro. Più di ogni altro, Paolo aveva portato avanti, con le sue predicazioni, l'edificazione del corpo di Cristo (Ef 4,12); se oggi la santa Chiesa è giunta a quel pieno sviluppo che le consente di offrirsi nel suo capo come un'ostia di soavissimo odore, chi meglio di lui potrebbe dunque meritare di completare l'offerta? (Col 1,24; 2Cor 12,15). Essendo giunta l'età perfetta della Sposa (Ef 4,13), anche la sua opera è terminata (2Cor 11,2). Inseparabile da Pietro nelle sue fatiche in ragione della fede e dell'amore, lo accompagna parimenti nella morte (Antifona dell'Ufficio); entrambi lasciano la terra nel gaudio delle nozze divine sigillate con il sangue, e salgono insieme all'eterna dimora dove l'unione è perfetta (2Cor 5).
    VITA DI SAN PIETRO - Dopo la Pentecoste, san Pietro organizzò con gli altri Apostoli la chiesa di Gerusalemme, quindi le chiese di Giudea e di Samaria, e infine ricevette nella Chiesa il centurione Cornelio, il primo pagano convertito. Sfuggito miracolosamente alla morte che gli riservava il re Erode Agrippa, lasciò la Palestina e si recò a Roma dove fondò, forse fin dall'anno 42, la Chiesa che doveva essere il centro della Cattolicità. Da Roma intraprese parecchi viaggi apostolici. Verso il 50 è a Gerusalemme per il Concilio che decretò l'ammissione dei Gentili convertiti nella Chiesa, senza obbligarli alle osservanze della legge mosaica. Passò ad Antiochia, nel Ponto, in Galazia, in Cappadocia, in Bitinia e nella provincia dell'Asia. Avendo un incendio distrutto la città di Roma nel 64, si accusarono i cristiani di essere gli autori della catastrofe e Nerone li fece arrestare in massa. Parecchie centinaia, forse anche parecchie migliaia furono condannati a morte mediante vari supplizi: alcuni furono crocifissi, altri bruciati vivi, altri dati in pasto alle belve nell'anfiteatro, altri infine decapitati. San Pietro, dapprima incarcerato secondo una antica tradizione nel carcere Mamertino, fu crocifisso con la testa in giù, negli orti di Nerone, sul colle Vaticano. Qui fu seppellito. La data esatta del suo supplizio è il 29 giugno del 67.
    La festa del 29 giugno.
    Dopo le grandi solennità dell'Anno Liturgico e la festa di san Giovanni Battista, non ve n'è alcun'altra più antica o più universale nella Chiesa di quella dei due Principi degli Apostoli. Molto presto Roma celebrò il loro trionfo nella data stessa del 29 giugno che li vide elevarsi dalla terra al cielo. La sua usanza prevalse subito su quella di alcune regioni, dove si era dapprima deciso di fissare la festa degli Apostoli agli ultimi giorni di dicembre. Certamente, era un nobile pensiero quello di presentare i padri del popolo cristiano al seguito dell'Emmanuele nel suo ingresso nel mondo. Ma come abbiamo visto, gli insegnamenti di questo giorno hanno, per se stessi, una importanza preponderante nell'economia del dogma cristiano; essi formano il complemento dell'intera opera del Figlio di Dio; la croce di Pietro costituisce la Chiesa nella sua stabilità, e assegna al divino Spirito l'immutabile centro delle sue operazioni. Roma era dunque ben ispirata quando, riservando al discepolo prediletto l'onore di vegliare per i suoi fratelli presso la culla del Dio-Bambino, conservava la solenne commemorazione dei Principi dell'apostolato nel giorno scelto da Dio per porre termine alle loro fatiche e coronare, insieme con la loro vita, l'intero ciclo dei misteri.
    Il ricordo dei dodici Apostoli.
    Ma era giusto non dimenticare, in un giorno così solenne, quegli altri messaggeri del padre di famiglia che irrorarono anch'essi dei loro sudori e del loro sangue tutte le strade del mondo, per accelerare il trionfo e radunare gli invitati del banchetto nuziale (Mt 22,8-10). Grazie appunto ad essi, la legge di grazia è ora definitivamente promulgata in mezzo alle genti e la buona novella ha risuonato in tutte le lingue e su tutte le sponde (Sal 18,4-5). Cosicché la festa di san Pietro, particolarmente completata dal ricordo di Paolo che gli fu compagno nella morte, fu tuttavia considerata, fin dai tempi più remoti, come quella dell'intero Collegio Apostolico. Non si sarebbe potuto pensare, nei primi tempi di poter separare dal glorioso capo alcuno di quelli che il Signore aveva riavvicinati così intimamente, nella solidarietà della comune opera. In seguito tuttavia furono consacrate successivamente particolari solennità a ciascuno di essi, e la festa del 29 giugno rimase attribuita più esclusivamente ai due principi il cui martirio aveva reso illustre questo giorno. Avvenne anche presto che la Chiesa romana, non credendo di poterli onorare convenientemente entrambi in uno stesso giorno, rimandò all'indomani la lode più esplicita del Dottore delle genti.
    MESSA
    EPISTOLA (At 12,1-11). - In quei giorni, il re Erode mise mano a maltrattare alcuni della Chiesa. Fece morir di spada Giacomo, fratello di Giovanni; e, vedendo che ciò era accetto ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano i giorni degli azzimi. E, presolo, lo mise in prigione, dandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, volendo dopo la Pasqua presentarlo al popolo. Pietro adunque era custodito nella prigione, ma dalla Chiesa si faceva continua orazione per lui. Or quando Erode stava per presentarlo al popolo, proprio la notte avanti, Pietro dormiva in mezzo a due soldati, stretto con doppia catena, e le sentinelle, alla porta, custodivano il carcere. Ed ecco presentarsi l'Angelo del Signore, e splendere una luce nella cella. E l'Angelo, percosso il fianco di Pietro, lo svegliò dicendo: Presto, levati. E le catene gli caddero dalle mani. L'Angelo gli disse: Cingiti e legati i sandali. E lo fece. E gli aggiunse: Buttati addosso il mantello e seguimi. E Pietro, uscendo, lo seguiva, e non sapeva essere realtà quel che era fatto dall'Angelo, ma credeva di vedere una visione. E passata la prima e la seconda sentinella, giunsero alla porta di ferro che mette in città, la quale si aprì loro da se medesima. E usciti fuori, si inoltrarono per una strada e d'improvviso l'Angelo sparì da lui. Pietro allora, rientrato in sé, disse: Or veramente riconosco che il Signore ha mandato il suo Angelo e m'ha liberato dalle mani di Erode e dall'attesa del popolo dei Giudei.
    La partenza verso Roma.
    È difficile tornare con maggior insistenza di quanto faccia la Liturgia di questo giorno sull'episodio della prigionia di san Pietro a Gerusalemme. Parecchie Antifone e tutti i Capitoli dell'Ufficio sono tratti da esso; l'Introito lo cantava or ora; ed ecco che l'Epistola ci offre nella sua integrità il racconto che sembra interessare in modo tanto particolare oggi la Chiesa di Dio. Il segreto di tale preferenza è facile a scoprirsi. Questa festa è quella in cui la morte di Pietro conferma la Chiesa nelle sue auguste prerogative di Regina, di Madre e di Sposa; ma quale fu il punto di partenza di tali grandezze, se non il momento solenne fra tutti, in cui il Vicario dell'Uomo-Dio, scuotendo su Gerusalemme la polvere dei suoi calzari (Lc 10,11), volse la faccia verso l'Occidente, e trasferì in Roma i diritti della sinagoga ripudiata? Ora è appunto nell'uscire dalla prigione di Erode, che questo sublime episodio ebbe luogo. E uscendo dalla città se ne andò - dicono gli Atti - in un altro luogo (At 12,17). Questo altro luogo, secondo la testimonianza della storia e di tutta la tradizione, era la città chiamata a diventare la nuova Sion; era Roma, dove qualche settimana dopo giungeva Simon Pietro. Cosicché, riprendendo le parole dell'angelo in uno dei Responsori dell'Ufficio del Mattutino, la gentilità cantava questa notte: "Alzati, Pietro, e indossa i tuoi vestiti: cingiti di forza, per salvare le genti; poiché le catene sono cadute dalle tue mani".
    Il sonno di Pietro.
    Come un giorno Gesù nella barca vicina ad affondare, Pietro dormiva tranquillamente alla vigilia del giorno in cui doveva morire. La tempesta, i pericoli d'ogni sorta, non saranno risparmiati nel corso dei secoli ai successori di Pietro. Ma non si vedrà più, sulla barca della Chiesa, il panico che si era impadronito dei compagni del Signore nel battello sollevato dall'uragano. Mancava allora ai discepoli la fede, ed era appunto la sua assenza a cagionare il loro spavento (Mc 4,40). Ma dalla discesa dello Spirito divino, quella fede preziosa da cui derivano tutti i doni non può far difetto alla Chiesa. Essa dà ai capi la serenità del Maestro; mantiene nel cuore del popolo fedele la preghiera ininterrotta, la cui umile fiducia vince silenziosamente il mondo, gli elementi e Dio stesso. Se accade che la barca di Pietro rasenti qualche abisso e il pilota sembri addormentato, la Chiesa non imiterà i discepoli nella tempesta del lago di Genezareth. Non si farà giudice del tempo e dei metodi della Provvidenza, né crederà lecito riprendere colui che deve vegliare per noi: ricordando che, per sciogliere senza tumulto le situazioni più difficili, possiede un mezzo migliore e più sicuro; non ignorando che, se non fa difetto l'intercessione, l'angelo del Signore verrà lui stesso a tempo opportuno a ridestare Pietro e a spezzare le sue catene.
    Potere della preghiera.
    Oh, come le poche anime che sanno pregare sono più potenti, nella loro ignorata semplicità, della politica e dei soldati di tutti gli Erodi del mondo! La piccola comunità raccolta nella casa di Maria, madre di Marco (At 12,12) era ben poco numerosa; ma da essa giorno e notte s'innalzava la preghiera. Fortunatamente, non vi si conosceva il fatale naturalismo che, sotto lo specioso pretesto di non tentare Dio, rifiuta di chiedergli l'impossibile quando sono in gioco gli interessi della sua Chiesa. Certo, le precauzioni di Erode Agrippa per non lasciar sfuggire il suo prigioniero facevano onore alla sua prudenza, e certo la Chiesa chiedeva l'impossibile esigendo la liberazione di Pietro: tanto è vero che quelli stessi che allora pregavano, una volta esauditi non riuscivano a credere ai propri occhi. Ma la loro forza era stata appunto quella di sperare contro ogni speranza (Rm 4,18) ciò che essi stessi consideravano come follia (At 12,14-15), di sottomettere nella loro preghiera il giudizio della ragione alle sole vedute della fede.
    VANGELO (Mt 16,13-19). - In quei giorni: Venuto Gesù nelle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: La gente che dice mai che sia il Figlio dell'uomo? Ed essi risposero: Chi Giovanni Battista; chi Elia; chi Geremia, od uno dei profeti. Dice loro Gesù: Ma voi chi dite ch'io sia? Rispondendo Simon Pietro disse: Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente. E Gesù gli replicò: Te beato, o Simone, figlio di Giona, perché non la carne né il sangue te l'ha rivelato; ma il Padre mio che è nei cieli. Ed io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno mai prevarranno contro di lei. E a te darò le chiavi del regno dei cieli: e qualunque cosa avrai legata sulla terra, sarà legata anche nei cieli; e qualunque cosa avrai sciolta sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli.
    Confessione di san Pietro.
    La grata letizia porta Roma a ricordare l'istante beato in cui, per la prima volta, lo Sposo fu salutato col suo divino appellativo dall'umanità: Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivo! L'amore e la fede costituiscono in questo momento Pietro suprema e antichissima sommità dei teologi, come lo chiama san Dionigi nel libro dei Nomi divini. Per primo, infatti, nell'ordine del tempo come per la pienezza del dogma egli risolse il problema la cui formula senza soluzione era stato il supremo sforzo della teologia dei secoli profetici.
    Dignità di san Pietro.
    Sei tu dunque, o Pietro, più sapiente di Salomone? E quanto lo Spirito Santo dichiarava al di sopra di ogni scienza, potrà essere il segreto di un povero pescatore? È così. Nessuno conosce il Figlio se non il Padre (Mt 11,27); ma il Padre stesso ha rivelato a Simone il mistero del Figlio, e le parole che ne fanno fede non sono soggette a critica. Esse infatti non sono una giunta menzognera ai dogmi divini: oracolo dei cieli che passa attraverso una bocca umana, elevano il loro beato interprete al disopra della carne e del sangue. Al pari di Cristo di cui per esse diviene Vicario, egli avrà come unica missione di essere un'eco fedele del cielo quaggiù (Gv 15,15), dando agli uomini ciò che riceve (ivi 17,18): le parole del padre (ivi 14). È tutto il mistero della Chiesa, della terra e del cielo insieme, contro la quale l'inferno non prevarrà.

    Il fondamento della Chiesa.
    O Pietro, noi salutiamo la gloriosa tomba in cui sei disceso! Soprattutto a noi, infatti, figli di quell'Occidente che tu hai voluto scegliere, spetta celebrare nell'amore e nella fede le glorie di questo giorno. È su te che dobbiamo costruire, poiché vogliamo essere gli abitanti della città santa. Seguiremo il consiglio del Signore (Mt 7,24-27), costruendo sulla roccia le nostre case di quaggiù, perché resistano alla tempesta e possano diventare una dimora eterna. O come più viva è la nostra riconoscenza per te, che ti degni di sostenerci così, in questo secolo insensato che, pretendendo di costruire nuovamente l'edificio sociale, volle stabilirlo sulla mobile sabbia delle opinioni umane, e che ha saputo moltiplicare soltanto i crolli e le rovine! La pietra che i moderni architetti hanno rigettata, è forse meno perciò la pietra angolare? E la sua virtù non appare forse appunto nel fatto che, rigettandola, è contro di essa che urtano e s'infrangono? (1Pt 2,6-8).
    Devozione verso san Pietro.
    Ora dunque che l'eterna Sapienza eleva su di te, o Pietro, la sua casa, dove potremmo trovarla altrove? Da parte di Gesù risalito al cielo, non sei forse tu che possiedi ormai le parole di vita eterna? (Gv 6,69). La nostra religione, il nostro amore verso l'Emmanuele sono quindi incompleti, se non arrivano fino a te. E avendo tu stesso raggiunto il Figlio dell'uomo alla destra del Padre, il culto che ti rendiamo per le tue divine prerogative si estende al Pontefice tuo successore, nel quale continui a vivere mediante esse: culto reale che si rivolge a Cristo nel suo Vicario e che, pertanto, non potrebbe accontentarsi della troppo sottile distinzione fra la Sede di Pietro e colui che la occupa. Nel Romano Pontefice tu sei sempre, o Pietro, l'unico pastore e il sostegno del mondo. Se il Signore ha detto: "Nessuno va al Padre se non per me" (ivi 14,6), sappiamo pure che nessuno arriva al Signore se non per tuo mezzo. Come potrebbero i diritti del Figlio di Dio, pastore e vescovo delle anime nostre (1Pt 2,25), subire un detrimento in questi omaggi della terra riconoscente? Non possiamo celebrare le tue grandezze senza che, subito facendoci fissare i pensieri in Colui del quale sei come il segno sensibile, come un augusto sacramento, tu non ci dica, come dicesti ai padri nostri, mediante l'iscrizione posta sulla tua antica statua: Contemplate il Dio Verbo, la pietra divinamente tagliata nell'oro, sulla quale stabilito, io non sono crollato.
    PREGHIAMO
    O Dio, che hai santificato questo giorno col martirio degli apostoli Pietro e Paolo, concedi alla tua Chiesa di seguire in tutto l'insegnamento di questi due fondatori della nostra religione.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 798-807."






    Luca, Sursum Corda!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

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    Predefinito Re: Festa dei SS Pietro e Paolo

    Citazione Originariamente Scritto da Holuxar Visualizza Messaggio
    Ricordo e Festa dei SS Pietro e Paolo...

    Riporto dal sito "Radio Spada":



    Radio Spada - Tagliente ma puntuale

    "30 giugno 2015: Memoria di San Pietro




    30 giugno 2015: Commemorazione di San Paolo apostolo





    29 giugno 2015: Festa dei Santi Pietro e Paolo (Doppio di prima classe con Ottava comune - Festa di precetto)
    La risposta dell'amore.
    "Simone, figlio di Giona, mi ami tu?". Ecco l'ora in cui si fa sentire la risposta che il Figlio dell'Uomo esigeva dal pescatore di Galilea. Pietro non teme la triplice domanda del Signore. Dalla notte in cui il gallo fu meno pronto a cantare che non il primo fra gli Apostoli a rinnegare il suo Maestro, lacrime senza fine hanno segnato due solchi sulle sue guance; ma è spuntato il giorno in cui cesseranno i pianti. Dal patibolo sul quale l'umile discepolo ha voluto essere inchiodato con il capo in giù, il suo cuore traboccante ripete infine senza timore la protesta che, dalla scena sulle rive del lago di Tiberiade, ha silenziosamente consumato la sua vita: "Sì, o Signore, tu sai che io ti amo!" (Gv 21,17).
    L'amore, segno del nuovo sacerdozio.
    L'amore è il segno che distingue dal ministero della legge di servitù il sacerdozio dei tempi nuovi. Impotente, immerso nel timore, il sacerdote ebreo non sapeva far altro che irrorare l'altare figurativo del sangue di vittime che sostituivano lui stesso. Sacerdote e vittima insieme, Gesù chiede di più a coloro che chiama a partecipare alla prerogativa che lo fa pontefice in eterno secondo l'ordine di Melchisedech (Sal 109,4). "Non vi chiamerò più servi, perché il servo non sa quel che fa il padrone. Ma vi ho chiamati amici perché vi ho comunicato tutto quello che ho udito dal Padre mio (Gv 15,15). "Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi. Perseverate nell'amor mio" (ivi, 9).
    Ora, per il sacerdote ammesso in tal modo nella comunità del Pontefice eterno, l'amore è completo solo se si estende all'umanità riscattata nel grande Sacrificio. E, si noti bene: in ciò vi è per lui qualcosa di più dell'obbligo comune a tutti i cristiani di amarsi a vicenda come membra di uno stesso Capo; poiché, con il suo sacerdozio, egli fa parte del Capo, e per questo motivo la carità deve prendere in lui qualcosa del carattere e delle profondità dell'amore che questo Capo ha per le sue membra. Che cosa accadrebbe se, al potere che possiede di immolare Cristo stesso, al dovere di offrirsi insieme con lui nel segreto dei Misteri, la pienezza del pontificato venisse ad aggiungere la missione pubblica di dare alla Chiesa l'appoggio di cui ha bisogno, la fecondità che lo Sposo celeste si aspetta da essa? È allora che, secondo la dottrina espressa fin dalle più remote antichità dai Papi, dai Concili e dai Padri, lo Spirito Santo lo rende atto alla sua sublime missione identificando completamente il suo amore a quello dello Sposo di cui soddisfa gli obblighi e di cui esercita i diritti.
    L'amore di san Pietro.
    Affidando a Simone figlio di Giona l'umanità rigenerata, la prima cura dell'Uomo-Dio era stata quella di assicurarsi che egli sarebbe stato veramente il vicario del suo amore (Sant'Ambrogio, Comm. su san Luca, 10); che, avendo ricevuto più degli altri, avrebbe amato più di tutti (Lc 7,47; Gv 21,15); che, erede dell'amore di Gesù per i suoi che erano nel mondo li avrebbe amati al pari di lui sino alla fine (Gv 13,1). Per questo la costituzione di Pietro al vertice della sacra gerarchia, concorda nel Vangelo con l'annuncio del suo martirio (ivi 21,18): pontefice supremo, doveva seguire fino alla Croce il supremo gerarca (ivi 19,22).
    Ora, la santità della creatura, e nello stesso tempo la gloria del Dio creatore e salvatore, non trovano la loro piena espressione che nel Sacrificio che abbraccia pastore e gregge in uno stesso olocausto.
    Per questo fine supremo di ogni pontificato e di ogni gerarchia, dall'Ascensione di Gesù in poi Pietro aveva percorso la terra. A Joppe, quando era ancora agli inizi del suo itinerario apostolico, una misteriosa fame si era impadronita di lui: "Alzati, Pietro, uccidi e mangia", aveva detto lo Spirito; e, nello stesso tempo, una visione simbolica presentava riuniti ai suoi occhi gli animali della terra e gli uccelli del cielo (At 10,9-16). Era la gentilità che egli doveva congiungere, alla tavola del divino banchetto, ai resti d'Israele. Vicario del Verbo, condivideva la sua immensa fame; la sua carità, come un fuoco divoratore, si sarebbe assimilati i popoli; realizzando il suo attributo di capo, sarebbe venuto il giorno i cui, vero capo del mondo, avrebbe fatto di quella umanità offerta in preda alla sua avidità il corpo di Cristo nella sua stessa persona. Allora, nuovo Isacco, o piuttosto vero Cristo, avrebbe visto anche lui innalzarsi davanti a sé il monte dove Dio guarda, aspettando l'offerta (Gen 22,14).
    Il martirio di san Pietro.
    Guardiamo anche noi, poiché quel futuro è divenuto presente, e, come nel grande Venerdì, prendiamo anche noi parte allo spogliamento che si annuncia. Parte beata, tutta di trionfo: qui almeno, il deicidio non unisce la sua lugubre nota all'omaggio del mondo e il profumo d'immolazione che già si eleva dalla terra riempie i cieli della sua soave letizia. Divinizzata dalla virtù dell'adorabile ostia del Calvario, si direbbe infatti che la terra oggi basti a se stessa. Semplice figlio di Adamo per natura, e tuttavia vero pontefice supremo, Pietro avanza portando il mondo: il suo sacrificio completerà quello dell'Uomo-Dio che lo investì della sua grandezza (Col 1,24); inseparabile dal suo capo visibile, anche la Chiesa lo riveste della sua gloria (1Cor 11,7). Per il potere di quella nuova croce che si eleva, Roma oggi diventa la città santa. Mentre Sion rimane maledetta per avere una volta crocifisso il suo Salvatore, Roma avrà un bel rigettare l'Uomo-Dio, versarne il sangue nella persona dei suoi martiri, nessun delitto di Roma potrà prevalere contro il grande fatto che si pone in quest'ora: la croce di Pietro le ha delegato tutti i diritti di quella di Gesù, lasciando ai Giudei la maledizione; essa ora diventa la Gerusalemme.
    Il martirio di san Paolo.
    Essendo dunque tale il significato di questo giorno, non ci si stupirà che l'eterna Sapienza abbia voluto renderlo ancora più sublime, unendo l'immolazione dell'apostolo Paolo al Sacrificio di Simon Pietro. Più di ogni altro, Paolo aveva portato avanti, con le sue predicazioni, l'edificazione del corpo di Cristo (Ef 4,12); se oggi la santa Chiesa è giunta a quel pieno sviluppo che le consente di offrirsi nel suo capo come un'ostia di soavissimo odore, chi meglio di lui potrebbe dunque meritare di completare l'offerta? (Col 1,24; 2Cor 12,15). Essendo giunta l'età perfetta della Sposa (Ef 4,13), anche la sua opera è terminata (2Cor 11,2). Inseparabile da Pietro nelle sue fatiche in ragione della fede e dell'amore, lo accompagna parimenti nella morte (Antifona dell'Ufficio); entrambi lasciano la terra nel gaudio delle nozze divine sigillate con il sangue, e salgono insieme all'eterna dimora dove l'unione è perfetta (2Cor 5).
    VITA DI SAN PIETRO - Dopo la Pentecoste, san Pietro organizzò con gli altri Apostoli la chiesa di Gerusalemme, quindi le chiese di Giudea e di Samaria, e infine ricevette nella Chiesa il centurione Cornelio, il primo pagano convertito. Sfuggito miracolosamente alla morte che gli riservava il re Erode Agrippa, lasciò la Palestina e si recò a Roma dove fondò, forse fin dall'anno 42, la Chiesa che doveva essere il centro della Cattolicità. Da Roma intraprese parecchi viaggi apostolici. Verso il 50 è a Gerusalemme per il Concilio che decretò l'ammissione dei Gentili convertiti nella Chiesa, senza obbligarli alle osservanze della legge mosaica. Passò ad Antiochia, nel Ponto, in Galazia, in Cappadocia, in Bitinia e nella provincia dell'Asia. Avendo un incendio distrutto la città di Roma nel 64, si accusarono i cristiani di essere gli autori della catastrofe e Nerone li fece arrestare in massa. Parecchie centinaia, forse anche parecchie migliaia furono condannati a morte mediante vari supplizi: alcuni furono crocifissi, altri bruciati vivi, altri dati in pasto alle belve nell'anfiteatro, altri infine decapitati. San Pietro, dapprima incarcerato secondo una antica tradizione nel carcere Mamertino, fu crocifisso con la testa in giù, negli orti di Nerone, sul colle Vaticano. Qui fu seppellito. La data esatta del suo supplizio è il 29 giugno del 67.
    La festa del 29 giugno.
    Dopo le grandi solennità dell'Anno Liturgico e la festa di san Giovanni Battista, non ve n'è alcun'altra più antica o più universale nella Chiesa di quella dei due Principi degli Apostoli. Molto presto Roma celebrò il loro trionfo nella data stessa del 29 giugno che li vide elevarsi dalla terra al cielo. La sua usanza prevalse subito su quella di alcune regioni, dove si era dapprima deciso di fissare la festa degli Apostoli agli ultimi giorni di dicembre. Certamente, era un nobile pensiero quello di presentare i padri del popolo cristiano al seguito dell'Emmanuele nel suo ingresso nel mondo. Ma come abbiamo visto, gli insegnamenti di questo giorno hanno, per se stessi, una importanza preponderante nell'economia del dogma cristiano; essi formano il complemento dell'intera opera del Figlio di Dio; la croce di Pietro costituisce la Chiesa nella sua stabilità, e assegna al divino Spirito l'immutabile centro delle sue operazioni. Roma era dunque ben ispirata quando, riservando al discepolo prediletto l'onore di vegliare per i suoi fratelli presso la culla del Dio-Bambino, conservava la solenne commemorazione dei Principi dell'apostolato nel giorno scelto da Dio per porre termine alle loro fatiche e coronare, insieme con la loro vita, l'intero ciclo dei misteri.
    Il ricordo dei dodici Apostoli.
    Ma era giusto non dimenticare, in un giorno così solenne, quegli altri messaggeri del padre di famiglia che irrorarono anch'essi dei loro sudori e del loro sangue tutte le strade del mondo, per accelerare il trionfo e radunare gli invitati del banchetto nuziale (Mt 22,8-10). Grazie appunto ad essi, la legge di grazia è ora definitivamente promulgata in mezzo alle genti e la buona novella ha risuonato in tutte le lingue e su tutte le sponde (Sal 18,4-5). Cosicché la festa di san Pietro, particolarmente completata dal ricordo di Paolo che gli fu compagno nella morte, fu tuttavia considerata, fin dai tempi più remoti, come quella dell'intero Collegio Apostolico. Non si sarebbe potuto pensare, nei primi tempi di poter separare dal glorioso capo alcuno di quelli che il Signore aveva riavvicinati così intimamente, nella solidarietà della comune opera. In seguito tuttavia furono consacrate successivamente particolari solennità a ciascuno di essi, e la festa del 29 giugno rimase attribuita più esclusivamente ai due principi il cui martirio aveva reso illustre questo giorno. Avvenne anche presto che la Chiesa romana, non credendo di poterli onorare convenientemente entrambi in uno stesso giorno, rimandò all'indomani la lode più esplicita del Dottore delle genti.
    MESSA
    EPISTOLA (At 12,1-11). - In quei giorni, il re Erode mise mano a maltrattare alcuni della Chiesa. Fece morir di spada Giacomo, fratello di Giovanni; e, vedendo che ciò era accetto ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano i giorni degli azzimi. E, presolo, lo mise in prigione, dandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, volendo dopo la Pasqua presentarlo al popolo. Pietro adunque era custodito nella prigione, ma dalla Chiesa si faceva continua orazione per lui. Or quando Erode stava per presentarlo al popolo, proprio la notte avanti, Pietro dormiva in mezzo a due soldati, stretto con doppia catena, e le sentinelle, alla porta, custodivano il carcere. Ed ecco presentarsi l'Angelo del Signore, e splendere una luce nella cella. E l'Angelo, percosso il fianco di Pietro, lo svegliò dicendo: Presto, levati. E le catene gli caddero dalle mani. L'Angelo gli disse: Cingiti e legati i sandali. E lo fece. E gli aggiunse: Buttati addosso il mantello e seguimi. E Pietro, uscendo, lo seguiva, e non sapeva essere realtà quel che era fatto dall'Angelo, ma credeva di vedere una visione. E passata la prima e la seconda sentinella, giunsero alla porta di ferro che mette in città, la quale si aprì loro da se medesima. E usciti fuori, si inoltrarono per una strada e d'improvviso l'Angelo sparì da lui. Pietro allora, rientrato in sé, disse: Or veramente riconosco che il Signore ha mandato il suo Angelo e m'ha liberato dalle mani di Erode e dall'attesa del popolo dei Giudei.
    La partenza verso Roma.
    È difficile tornare con maggior insistenza di quanto faccia la Liturgia di questo giorno sull'episodio della prigionia di san Pietro a Gerusalemme. Parecchie Antifone e tutti i Capitoli dell'Ufficio sono tratti da esso; l'Introito lo cantava or ora; ed ecco che l'Epistola ci offre nella sua integrità il racconto che sembra interessare in modo tanto particolare oggi la Chiesa di Dio. Il segreto di tale preferenza è facile a scoprirsi. Questa festa è quella in cui la morte di Pietro conferma la Chiesa nelle sue auguste prerogative di Regina, di Madre e di Sposa; ma quale fu il punto di partenza di tali grandezze, se non il momento solenne fra tutti, in cui il Vicario dell'Uomo-Dio, scuotendo su Gerusalemme la polvere dei suoi calzari (Lc 10,11), volse la faccia verso l'Occidente, e trasferì in Roma i diritti della sinagoga ripudiata? Ora è appunto nell'uscire dalla prigione di Erode, che questo sublime episodio ebbe luogo. E uscendo dalla città se ne andò - dicono gli Atti - in un altro luogo (At 12,17). Questo altro luogo, secondo la testimonianza della storia e di tutta la tradizione, era la città chiamata a diventare la nuova Sion; era Roma, dove qualche settimana dopo giungeva Simon Pietro. Cosicché, riprendendo le parole dell'angelo in uno dei Responsori dell'Ufficio del Mattutino, la gentilità cantava questa notte: "Alzati, Pietro, e indossa i tuoi vestiti: cingiti di forza, per salvare le genti; poiché le catene sono cadute dalle tue mani".
    Il sonno di Pietro.
    Come un giorno Gesù nella barca vicina ad affondare, Pietro dormiva tranquillamente alla vigilia del giorno in cui doveva morire. La tempesta, i pericoli d'ogni sorta, non saranno risparmiati nel corso dei secoli ai successori di Pietro. Ma non si vedrà più, sulla barca della Chiesa, il panico che si era impadronito dei compagni del Signore nel battello sollevato dall'uragano. Mancava allora ai discepoli la fede, ed era appunto la sua assenza a cagionare il loro spavento (Mc 4,40). Ma dalla discesa dello Spirito divino, quella fede preziosa da cui derivano tutti i doni non può far difetto alla Chiesa. Essa dà ai capi la serenità del Maestro; mantiene nel cuore del popolo fedele la preghiera ininterrotta, la cui umile fiducia vince silenziosamente il mondo, gli elementi e Dio stesso. Se accade che la barca di Pietro rasenti qualche abisso e il pilota sembri addormentato, la Chiesa non imiterà i discepoli nella tempesta del lago di Genezareth. Non si farà giudice del tempo e dei metodi della Provvidenza, né crederà lecito riprendere colui che deve vegliare per noi: ricordando che, per sciogliere senza tumulto le situazioni più difficili, possiede un mezzo migliore e più sicuro; non ignorando che, se non fa difetto l'intercessione, l'angelo del Signore verrà lui stesso a tempo opportuno a ridestare Pietro e a spezzare le sue catene.
    Potere della preghiera.
    Oh, come le poche anime che sanno pregare sono più potenti, nella loro ignorata semplicità, della politica e dei soldati di tutti gli Erodi del mondo! La piccola comunità raccolta nella casa di Maria, madre di Marco (At 12,12) era ben poco numerosa; ma da essa giorno e notte s'innalzava la preghiera. Fortunatamente, non vi si conosceva il fatale naturalismo che, sotto lo specioso pretesto di non tentare Dio, rifiuta di chiedergli l'impossibile quando sono in gioco gli interessi della sua Chiesa. Certo, le precauzioni di Erode Agrippa per non lasciar sfuggire il suo prigioniero facevano onore alla sua prudenza, e certo la Chiesa chiedeva l'impossibile esigendo la liberazione di Pietro: tanto è vero che quelli stessi che allora pregavano, una volta esauditi non riuscivano a credere ai propri occhi. Ma la loro forza era stata appunto quella di sperare contro ogni speranza (Rm 4,18) ciò che essi stessi consideravano come follia (At 12,14-15), di sottomettere nella loro preghiera il giudizio della ragione alle sole vedute della fede.
    VANGELO (Mt 16,13-19). - In quei giorni: Venuto Gesù nelle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: La gente che dice mai che sia il Figlio dell'uomo? Ed essi risposero: Chi Giovanni Battista; chi Elia; chi Geremia, od uno dei profeti. Dice loro Gesù: Ma voi chi dite ch'io sia? Rispondendo Simon Pietro disse: Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente. E Gesù gli replicò: Te beato, o Simone, figlio di Giona, perché non la carne né il sangue te l'ha rivelato; ma il Padre mio che è nei cieli. Ed io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno mai prevarranno contro di lei. E a te darò le chiavi del regno dei cieli: e qualunque cosa avrai legata sulla terra, sarà legata anche nei cieli; e qualunque cosa avrai sciolta sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli.
    Confessione di san Pietro.
    La grata letizia porta Roma a ricordare l'istante beato in cui, per la prima volta, lo Sposo fu salutato col suo divino appellativo dall'umanità: Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivo! L'amore e la fede costituiscono in questo momento Pietro suprema e antichissima sommità dei teologi, come lo chiama san Dionigi nel libro dei Nomi divini. Per primo, infatti, nell'ordine del tempo come per la pienezza del dogma egli risolse il problema la cui formula senza soluzione era stato il supremo sforzo della teologia dei secoli profetici.
    Dignità di san Pietro.
    Sei tu dunque, o Pietro, più sapiente di Salomone? E quanto lo Spirito Santo dichiarava al di sopra di ogni scienza, potrà essere il segreto di un povero pescatore? È così. Nessuno conosce il Figlio se non il Padre (Mt 11,27); ma il Padre stesso ha rivelato a Simone il mistero del Figlio, e le parole che ne fanno fede non sono soggette a critica. Esse infatti non sono una giunta menzognera ai dogmi divini: oracolo dei cieli che passa attraverso una bocca umana, elevano il loro beato interprete al disopra della carne e del sangue. Al pari di Cristo di cui per esse diviene Vicario, egli avrà come unica missione di essere un'eco fedele del cielo quaggiù (Gv 15,15), dando agli uomini ciò che riceve (ivi 17,18): le parole del padre (ivi 14). È tutto il mistero della Chiesa, della terra e del cielo insieme, contro la quale l'inferno non prevarrà.

    Il fondamento della Chiesa.
    O Pietro, noi salutiamo la gloriosa tomba in cui sei disceso! Soprattutto a noi, infatti, figli di quell'Occidente che tu hai voluto scegliere, spetta celebrare nell'amore e nella fede le glorie di questo giorno. È su te che dobbiamo costruire, poiché vogliamo essere gli abitanti della città santa. Seguiremo il consiglio del Signore (Mt 7,24-27), costruendo sulla roccia le nostre case di quaggiù, perché resistano alla tempesta e possano diventare una dimora eterna. O come più viva è la nostra riconoscenza per te, che ti degni di sostenerci così, in questo secolo insensato che, pretendendo di costruire nuovamente l'edificio sociale, volle stabilirlo sulla mobile sabbia delle opinioni umane, e che ha saputo moltiplicare soltanto i crolli e le rovine! La pietra che i moderni architetti hanno rigettata, è forse meno perciò la pietra angolare? E la sua virtù non appare forse appunto nel fatto che, rigettandola, è contro di essa che urtano e s'infrangono? (1Pt 2,6-8).
    Devozione verso san Pietro.
    Ora dunque che l'eterna Sapienza eleva su di te, o Pietro, la sua casa, dove potremmo trovarla altrove? Da parte di Gesù risalito al cielo, non sei forse tu che possiedi ormai le parole di vita eterna? (Gv 6,69). La nostra religione, il nostro amore verso l'Emmanuele sono quindi incompleti, se non arrivano fino a te. E avendo tu stesso raggiunto il Figlio dell'uomo alla destra del Padre, il culto che ti rendiamo per le tue divine prerogative si estende al Pontefice tuo successore, nel quale continui a vivere mediante esse: culto reale che si rivolge a Cristo nel suo Vicario e che, pertanto, non potrebbe accontentarsi della troppo sottile distinzione fra la Sede di Pietro e colui che la occupa. Nel Romano Pontefice tu sei sempre, o Pietro, l'unico pastore e il sostegno del mondo. Se il Signore ha detto: "Nessuno va al Padre se non per me" (ivi 14,6), sappiamo pure che nessuno arriva al Signore se non per tuo mezzo. Come potrebbero i diritti del Figlio di Dio, pastore e vescovo delle anime nostre (1Pt 2,25), subire un detrimento in questi omaggi della terra riconoscente? Non possiamo celebrare le tue grandezze senza che, subito facendoci fissare i pensieri in Colui del quale sei come il segno sensibile, come un augusto sacramento, tu non ci dica, come dicesti ai padri nostri, mediante l'iscrizione posta sulla tua antica statua: Contemplate il Dio Verbo, la pietra divinamente tagliata nell'oro, sulla quale stabilito, io non sono crollato.
    PREGHIAMO
    O Dio, che hai santificato questo giorno col martirio degli apostoli Pietro e Paolo, concedi alla tua Chiesa di seguire in tutto l'insegnamento di questi due fondatori della nostra religione.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 798-807."






    Luca, Sursum Corda!
    Grazie è lo stesso contributo di Dom Prosper Gueranger che volevo condividere
    ϟ qualis vibrans


  5. #5
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    Predefinito Re: Festa dei SS Pietro e Paolo

    Prego Parsifal Corda...Su "Radio Spada" citano e riportano quotidianamente passi tratti dall'opera completa "L'Anno Liturgico" di Dom Guéranger: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959.



    Radio Spada - Tagliente ma puntuale

    https://www.facebook.com/rrradiospada?fref=nf


    "3 luglio 2015: infra l'Ottava dei Ss. Pietro e Paolo"






    "3 luglio 2015: san Leone II, Papa e confessore
    Leone II, Leone III e Leone IV, papi, santi, i loro resti, ritrovati nel 1580 furono, il 27 maggio del 1607, collocati all’altare della Madonna della Clemenza a S. Pietro in Vaticano. Prima erano, per volere di Pasquale II, nell’oratorio e altare dedicato a S. Leone I papa.
    Leone II, Siciliano, fu sulla sedia di Pietro dal 17 agosto 682 al 3 luglio 683,
    M.R.: 3 luglio - A Roma il natale di san Leone secondo, Papa e Confessore, il quale nel primo anno del suo Pontificato, pieno di meriti, volò al cielo.
    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]"








    29 Giugno: Festa di San Pietro e Paolo



    http://www.santiebeati.it/dettaglio/20375
    "Santi Pietro e Paolo Apostoli 29 giugno
    m. 67 d.C.
    Due apostoli e due personaggi diversi, ma entrambi fondamentali per la storia della Chiesa del primo secolo così come nella costruzione di quelle radici dalle quali si alimenta continuamente la fede cristiana. Pietro, nato a Betsaida in Galilea, era un pescatore a Cafarnao. Fratello di Andrea, divenne apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea e dopo aver assistito alla pesca miracolosa. Da sempre tra i discepoli più vicini a Gesù fu l'unico, insieme al cosiddetto «discepolo prediletto», a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch'egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro, come questi aveva già predetto. Ma Pietro ricevette dallo stesso Risorto il mandato a fare da guida alla comunità dei discepoli. Morì tra il 64 e il 67 durante la persecuzione anticristiana di Nerone. San Paolo, invece, era originario di Tarso: prima persecutore dei cristiani, incontrò il Risorto sulla via tra Gerusalemme e Damasco. Baluardo dell'evangelizzazione dei popoli pagani nel Mediterraneo morì anch'egli a Roma tra il 64 e il 67.
    Martirologio Romano: Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo.
    Il 29 di giugno la Chiesa commemora la solennità liturgica degli Apostoli:
    San PIETRO
    Pietro, scelto da Cristo a fondamento dell'edificio ecclesiale, clavigero del regno dei cieli (Mt 16,13-19), pastore del gregge santo (Gv 21,15-17), confermatore dei fratelli (Lc 22,32), è nella sua persona e nei suoi successori il segno visibile dell'unità e della comunione nella fede e nella carità. Gli apostoli Pietro e Paolo sigillarono con il martirio a Roma, verso l'anno 67, la loro testimonianza al Maestro.
    San PAOLO
    Paolo, cooptato nel collegio apostolico dal Cristo stesso sulla via di Damasco, strumento eletto per portare il suo nome davanti ai popoli, è il più grande missionario di tutti tempi, l'avvocato dei pagani, l'apostolo delle genti, colui che insieme a Pietro far risuonare il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo. Gli apostoli Pietro e Paolo sigillarono con il martirio a Roma, verso l'anno 67, la loro testimonianza al Maestro."





    Roma immortale « www.agerecontra.it

    "Roma immortale





    Segnalazione del Centro Studi Federici
    Auguri a tutti i lettori per la festa dei Santi Pietro e Paolo, Principi degli Apostoli.

    INNO PONTIFICIO
    Roma immortale, di martiri e di santi;
    Roma immortale, accogli i nostri canti:
    Gloria nei cieli a Dio Nostro Signore,
    Pace ai fedeli di Cristo nell’amore.

    A Te veniamo, angelico pastore;
    In Te vediamo il Mite Redentore.
    Erede santo di vera e santa fede,
    conforto e vanto a chi combatte e crede.
    Non prevarranno la forza ed il terrore,
    ma regneranno la verità e l’amore.

    Salve, salve, o Roma!
    patria eterna di memorie,
    cantan le tue glorie
    mille palme e mille altari.

    Roma degli apostoli,
    Madre e guida dei redenti,
    Roma luce delle genti,
    Il mondo spera in te!

    Salve, salve o Roma!
    la tua luce non tramonta,
    vince l’odio e l’onta
    lo splendor di tua beltà.

    Roma degli apostoli,
    madre e guida dei redenti,
    Roma luce delle genti,
    il mondo spera in te!


    http://www.centrostudifederici.org/Music/innopontif.mid:: Centro Studi Giuseppe Federici - Per una nuova Insorgenza ::"


    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 03-07-15 alle 11:07
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    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  6. #6
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    Predefinito Re: Festa dei SS Pietro e Paolo

    6 luglio 2015…

    Sempre dal sito "Radio Spada":




    “6 luglio 2015: Ottava dei Ss. Pietro e Paolo.”





    “Serto di fiori aulentissimi in onore di Santa Maria Goretti (nella sua festa 6 luglio 2015).”
    “Sir Thomas More. cattolico romano e fedele servitore del Papato, cadeva assassinato il 6 luglio 1535 sotto la mannaja del novello Decio, Enrìco VIII Tudor. Beatificato da Papa Leone XIII il 29 dicembre 1886, canonizzato infallibilmente da Papa Pio XI il 19 maggio 1935. Onta eterna a chi oggi prostituisce la Fede tra ecumenismo e apostasia.”




    “5 luglio 2015: infra l'Ottava dei Ss. Pietro e Paolo.”




    “Il 5 luglio 1294 San Celestino V del Morrone viene esaltato al Sommo Pontificato.”
    “Il 5 luglio 649 San Martino I, martire del cesarismo bizantino, viene esaltato al Sommo Pontificato.”
    “5 luglio 2015: Sant'Antonio Maria Zaccaria, confessore."





    Da "Il Timone" del 29 giugno 2015:


    Oggi è la solennità dei santi Pietro e Paolo. Ribadiamo la nostra fedeltà alla Chiesa Cattolica e al Pontefice
    http://www.iltimone.org/33333,News.html
    “OGGI È LA SOLENNITÀ DEI SANTI PIETRO E PAOLO. RIBADIAMO LA NOSTRA FEDELTÀ ALLA CHIESA CATTOLICA E AL PONTEFICE
    Oggi è la solennità dei santi Pietro e Paolo. Una buona, anzi ottima occasione per ribadire a voce alta la nostra fedeltà indefessa alla Chiesa Cattolica e al romano pontefice recitando le parole di Gesù del Vangelo:
    Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa
    e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa."

    "Introitus Nunc Scio Vere
    https://www.youtube.com/watch?v=PbwOFbbqtyY
    Introitus Propio de la Misa de San Pedro y San Pablo."




    Luca,
    Sursum Corda!

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    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  7. #7
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    Predefinito Re: Festa dei SS Pietro e Paolo

    Oggi 8 Luglio 2015…


    Santo del giorno - Santo del giorno
    “Mercoledì 8 Luglio 2015 Santi Aquila e Prisca o Priscilla Dal Martirologio Commemorazione dei santi Aquila e Prisca o Priscilla, coniugi, che, collaboratori di san Paolo, accoglievano in casa loro la Chiesa e per salvare l’Apostolo rischiarono la loro stessa vita.”


    Sul sito del Vaticano si possono leggere questi articoli su San Pietro:


    Basilica Papale - SAN PIETRO
    http://www.vatican.va/various/basili...o/apostolo.htm
    Basilica Papale - SAN PIETRO
    http://www.vatican.va/various/basili...ca/interno.htm
    Basilica Papale - SAN PIETRO
    http://www.vatican.va/various/basili...ni_storici.htm



    Proprio l’altro ieri sera, il 6 luglio, ho visto pure la puntata incentrata su “Roma eterna” della trasmissione “Voyager” su Rai 2 condotta dal simpatico "gigante" Giacobbo che girava per l’Urbe; al di là del fatto che spesso si fanno prendere la mano da ipotesi sensazionaliste e tutto il resto, comunque fanno bei servizi dal vivo ed hanno fatto vedere dall’interno la stupenda basilica sotterranea di Porta Maggiore, l'altrettanto magnifico Castel Sant'Angelo e si è discusso con la presenza di studiosi ed esperti di diverse questioni storiche incluse le Reliquie di San Pietro…
    Accanto all'ingresso di S. Maria Antiqua c’è l’Oratorio dei Quaranta Martiri ed hanno fatto vedere pure questo, raccontando appunto la vicenda storica dei 40 cristiani della Legione detta Fulminante - “da soldati a martiri” - fatti annegare…




    "S.Maria Antiqua

    "S.Maria Antiqua



    Un importante complesso di edifici, a sud del Tempio dei Dioscuri e della Fonte di Giuturna, costituisce l'elemento di raccordo tra il Foro Romano ed il Palatino. Nella pianta a sinistra possiamo
    vederne la struttura: una grande sala A interamente costruita in mattoni, coperta originariamente a volta, è preceduta da un portico sul lato del Foro e da "tabernae" sul "vicus Tuscus"; ad est è situato un ambiente quadratoB scoperto, probabilmente un atrio (il cui ingresso, a sinistra evidenziato dalla freccia, corrisponde all'arco di ingresso della foto in alto), dal quale si accede, attraverso tre ingressi, ad una sala C costituita da un'ala centrale, circondata da un quadriportico, in fondo al quale si aprono tre stanze. Al di sotto dell'atrio è stato scoperto un ambiente più antico dotato di una vasca rettangolare (probabilmente un "impluvium") che i bolli laterizi permettono di attribuire all'età di Caligola. Un terzo settore, ad est, è costituito da una rampa coperta D che conduce al Palatino. L'interpretazione di questi edifici è ancora discussa, anche se oggi quella più accettata vuole che si tratti di una specie di vestibolo monumentale ai palazzi imperiali: la costruzione, infatti, è contemporanea alla "Domus Augustana" e la fase precedente, di Caligola, coincide con quanto sappiamo di questo imperatore, ovvero che portò l'ingresso della "Domus Tiberiana" a contatto con il Tempio dei Dioscuri. Molto probabile appare anche l'ipotesi che qui fosse stanziato il corpo dei pretoriani incaricato di proteggere i palazzi imperiali. Nell'aula C vi fu adattata, nel VI secolo d.C., la chiesa di S.Maria, detta "Antiqua" quando, in seguito al terremoto dell'847 che fece crollare le strutture della "Domus Tiberiana" sulla chiesa sottostante, ricoprendola di macerie, fu deciso di ricostruirne una nuova, denominata "S.Maria Nova" (attualeS.Francesca Romana). L'aula C si prestava molto bene allo scopo, con il portico facilmente trasformabile in navate, mentre l'abside venne ricavata scavando il muro spesso della parete di fondo. S.Maria Antiqua, il primo edificio cristiano del Foro Romano e chiesa bizantina per eccellenza di Roma, fu oggetto di molte attenzioni da parte di vari pontefici quali Martino I, Giovanni VII, Zaccaria, Paolo I e Adriano I, come dimostrato dall'importantissimo complesso di pitture, databili dal VI al IX secolo, che ricopre in più strati sovrapposti le pareti della chiesa. Poi, come già accennato, la chiesa fu demolita dal terremoto ma non abbandonata, come dimostrano alcune opere di rinforzo della struttura ed in particolare alcuni rinvenimenti relativi al culto di S.Biagio, introdotto soltanto nel X secolo: probabilmente, quindi, questi ambienti continuarono ad essere utilizzati, forse da una comunità di monaci. Nel XIII secolo una nuova chiesa, denominata S.Maria Liberatrice, fu ricostruita sulle rovine di S.Maria Antiqua: restaurata sotto papa Gregorio XIII e Sisto V, rifatta nel 1617 dall'architetto Onorio Longhi, a spese del cardinale Marcello Lante, la chiesa fu demolita nel 1902 al fine di riportare alla luce i resti della sottostante chiesa di S.Maria Antiqua, rinvenuta dal ricercatore Giacomo Boni durante alcuni scavi effettuati nella zona ad inizio Novecento. Il titolo e la memoria della chiesa furono trasferiti nella nuova chiesa di Testaccio che fu appunto denominataS.Maria Liberatrice, insieme alla "Sacra Immagine" del XVI secolo rappresentante la "Madonna col Bambino" che venne sistemata sull'altare maggiore: le altre opere d'arte furono invece trasferite nel convento di Tor de' Specchi.
    Accanto all'ingresso di S.Maria Antiqua è situato un ambiente, probabilmente di età traianea, trasformato, con l'aggiunta di un'abside, in un oratorio cristiano, detto Oratorio dei Quaranta Martiri (nella foto 1): si tratta di 40 soldati cristiani della legione detta Fulminante, annegati, durante la persecuzione di Diocleziano, in uno stagno gelato della Cappadocia, come rappresentato sulla parete di fondo in un affresco databile all'VIII secolo."





    Sulla puntata di "Voyager" alla quale ho accennato sopra:



    Rai Due Quinta puntata
    “ROMA LUNEDÌ 6 LUGLIO ALLE 21:15
    Roberto Giacobbo conduce una nuova puntata di Voyager - ai confini della conoscenza per presentare le recenti scoperte di Roma, in onda lunedì 6 luglio, in prima serata su Rai Due.
    Porta Maggiore: una delle piazze più trafficate della Capitale: automobili, camion, tram e treni passano ogni giorno intorno agli archi dell’antica costruzione Romana. Ma cosa si nasconde nei suoi immediati sotterranei? Quali segreti sono celati dietro a una piccola porta laterale di piazzale Labicano? Roberto Giacobbo mostrerà per la prima volta la basilica sotterranea di Porta Maggiore.
    Ma non solo: San Pietro, l’uomo, l’apostolo, il Santo. Una linea rossa lega luoghi e storia alla vita del primo Papa della Chiesa cattolica. Ma qual è il carcere che lo ha ospitato? Ed è vero che la sua basilica è stata costruita proprio sopra la sua tomba? E le sue ossa sono mai state ritrovate? Voyager racconterà la storia della caccia alle reliquie dell’uomo che ha contribuito a cambiare la storia del mondo occidentale.
    Roma, una città piena di sorprese e di scoperte quotidiane. I romani sono abituati a dire che basta scavare che salta fuori un “coccio”, un reperto. Ma quello che è stato ritrovato in una casa sull’Aventino è straordinario e nessuno poteva immaginarlo. Cosa si nasconde nel sottosuolo della Città Eterna?
    Questo e molto altro a Voyager – ai confini della conoscenza, lunedì 06 luglio, ore 21.20, RAI DUE.”
    Stasera Voyager-Ai confini della conoscenza ci porta alla scoperta di Roma | Ultime Notizie Flash
    “Roma è o non è la città più bella del mondo? Per chi ancora non ne conoscesse i segreti e le infinite meraviglie, l’appuntamento è su Rai 2 con una nuova puntata di Voyager -Ai confini della conoscenza. Oggi, 6 luglio 2015, il conduttore ci porterà alla scoperta della città eterna, della nostra capitale, di una città che non muore mai. Quali sono i segreti di Roma, cosa si nasconde nei sotterranei di questa città che ha visto interi secoli di storia passare tra le sue bellezze? Vediamo nel dettaglio le anticipazioni e il focus sulla puntata di Voyager che andrà in onda stasera.
    STASERA SU RAI 2 C’E’ VOYAGER CON UNA PUNTATA DEDICATA A ROMA
    Porta Maggiore: una delle piazze più trafficate della Capitale: automobili, camion, tram e treni passano ogni giorno intorno agli archi dell’antica costruzione Romana. Ma cosa si nasconde nei suoi immediati sotterranei? Quali segreti sono celati dietro a una piccola porta laterale di piazzale Labicano? Roberto Giacobbo mostrerà per la prima volta la basilica sotterranea di Porta Maggiore.
    Ma non solo: San Pietro, l’uomo, l’apostolo, il Santo. Una linea rossa lega luoghi e storia alla vita del primo Papa della Chiesa cattolica. Ma qual è il carcere che lo ha ospitato? Ed è vero che la sua basilica è stata costruita proprio sopra la sua tomba? E le sue ossa sono mai state ritrovate? Voyager racconterà la storia della caccia alle reliquie dell’uomo che ha contribuito a cambiare la storia del mondo occidentale.
    Roma, una città piena di sorprese e di scoperte quotidiane. I romani sono abituati a dire che basta scavare che salta fuori un “coccio”, un reperto. Ma quello che è stato ritrovato in una casa sull’Aventino è straordinario e nessuno poteva immaginarlo. Cosa si nasconde nel sottosuolo della Città Eterna?”


    Due altri bei siti su Roma:


    ROMA AETERNA
    http://www.romaeterna.org/
    Home - Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo - Sito Ufficiale
    http://castelsantangelo.beniculturali.it/


    Luca, Sursum Corda!
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    Lightbulb Re: Festa dei SS Pietro e Paolo

    Domenica 12 luglio 2015: Santi e Ricorrenze del giorno...Ben tre Papi esaltati al Sommo Pontificato....



    https://forum.termometropolitico.it/...l#post14544782

    Radio Spada - Tagliente ma puntuale
    https://www.facebook.com/rrradiospada
    https://www.facebook.com/rrradiospad...941506735517:0
    “12 luglio 2015: DOMENICA SETTIMA DOPO LA PENTECOSTE"

    "Il 12 luglio 1730 Papa Clemente XII Corsini viene esaltato al Sommo Pontificato"





    "Il 12 luglio 1691 Papa Innocenzo XII Pignatelli di Spinazzola viene esaltato al Sommo Pontificato"





    "Il 12 luglio 526 San Felice IV viene esaltato al Sommo Pontificato"







    11 luglio 2015: Santa Maria in Sabbato...


    “L'11 luglio 1276 Papa Adriano V Fieschi viene esaltato al Sommo Pontificato.”






    “Pio I, papa, santo, di Aquileia, 140-155. Fu sepolto vicino alla tomba di Pietro Apostolo.
    M.R.: 11 luglio - A Roma san Pio primo Papa e Martire, coronato col martirio nella persecuzione di Marco Aurelio Antonino.
    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari]”






    10 luglio 2015...

    "Il 10 luglio 983 muore Papa Benedetto VII dei conti di Tuscolo, Sommo Pontefice.
    10 luglio 2015: Santi Sette fratelli martiri."



    9 luglio 2015…


    “Il 9 luglio 1153 Anastasio IV della Suburra viene esaltato al Sommo Pontificato.
    Il 9 luglio 1935 muore S.E.R. il cardinale Pietro LaFontaine, Patriarca di Venezia.
    IL 9 luglio 1572 a Den Briel (nei Paesi Bassi) 19 tra religiosi e sacerdoti della zona di Gorcum vengono impiccati, dopo il loro rifiuto di abiurare la fede cattolica ed il primato del Papato romano, dai pirati calvinisti dopo un calvario di sevizie e torture durato alcuni giorni. Dei loro cadaveri viene fatto orribile scempio. Beatificati da Papa Clemente X il 14 novembre 1575, canonizzati infallibilmente da Papa Pio IX il 29 giugno 1867. Radio Spada li onora oggi mentre si fa strage e strazio di Santa Romana Chiesa.”


    8 luglio 2015…


    “L'8 luglio 1623 muore Papa Gregorio XV Ludovisi, Sommo Pontefice
    Nel luglio 903 muore Papa Benedetto IV, Sommo Pontefice
    8 luglio 2015: Sant'Elisabetta del Portogallo, Regina e vedova
    Santa Elisabetta nasce in Aragona (Spagna) nel 1271. E' figlia del re di Spagna Pietro III, quindi pronipote di Federico II. A soli 12 anni viene data in sposa a Dionigi, re del Portogallo, da cui ebbe due figli. Non fu tuttavia un'unione felice, ma in essa Elisabetta seppe dare la testimonianza cristiana che la portò alla santità. Svolse opera pacificatrice in famiglia e come onsigliera del marito riuscì a smorzare le tensioni tra Aragona, Portogallo e Spagna. Si occupò anche dei figli illegittimi del marito, che condusse alla conversione e che assistette personalmente quando cadde gravemente malato. Alla morte del marito donò ciò che aveva ai poveri e ai monasteri e diventa Terziaria Francescana. Dopo un pellegrinaggio al santuario di Compostela, in cui depose la propria corona, si ritirò nel convento delle clarisse di Coimbra, da lei stessa fondato. Ne uscì solo per risolvere un conflitto sorto tra il figlio Alfonso IV e il genero. Muore nel 1336 ad Estremoz in Portogallo.”


    7 luglio 2015…


    “Il 7 luglio 1304 muore il Beato Benedetto XI Boccasini, Sommo Pontefice.”
    “7 luglio 2015: Santi Cirillo e Metodio, confessori.
    Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, nati a Tessalonica (attuale Salonicco, Grecia) all’inizio del sec. IX, evangelizzarono i popoli della Pannonia e della Moravia. Crearono l’alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti. Per questa missione apostolica sostennero prove e sofferenze di ogni genere. Papa Adriano II accreditò la loro opera, confermando la lingua slava per il servizio liturgico. Metodio, consacrato vescovo di Sirmio (Jugoslavia) e nominato legato presso gli Slavi, morì a Velehrad (Cecoslovacchia) il 6 aprile 885.”


    https://forum.termometropolitico.it/...l#post14544782



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    Smile Re: Festa dei SS Pietro e Paolo

    Davvero simpatica questa storia sui SS. Pietro e Paolo trovata oggi su "Radio Spada", ve la riporto perchè è stupenda, da leggere e meditare:


    https://www.facebook.com/rrradiospada?fref=nf
    "Andrea Pormont
    - UN LADRO IN PARADISO
    Un ladro arrivò alla porta del Cielo e cominciò a bussare: «Aprite!». L'apostolo Pietro, che custodisce le chiavi del Paradiso, udì il fracasso e si affacciò alla porta. «Chi è là?». «Io». «E chi sei tu?». «Un ladro. Fammi entrare in Cielo». «Neanche per sogno. Qui non c'è posto per un ladro». «E chi sei tu per impedirmi di entrare?». «Sono l'apostolo Pietro!». «Ti conosco! Tu sei quello che per paura ha rinnegato Gesù prima che il gallo cantasse tre volte. Io so tutto, amico!». Rosso di vergogna, san Pietro si ritirò e corse a cercare san Paolo: «Paolo, vai tu a parlare con quel tale alla porta». San Paolo mise la testa fuori della porta: «Chi è là?». «Sono io, il ladro. Fammi entrare in Paradiso». «Qui non c'è posto per i ladri!». «E chi sei tu che non vuoi farmi entrare?». «Io sono l'apostolo Paolo!». «Ah, Paolo! Tu sei quello che andava da Gerusalemme a Damasco per ammazzare i cristiani. E adesso sei in Paradiso!». San Paolo arrossì, si ritirò confuso e raccontò tutto a san Pietro. «Dobbiamo mandare alla porta l'Evangelista Giovanni» disse Pietro. «Lui non ha mai rinnegato Gesù. Può parlare con il ladro». Giovanni si affacciò alla porta. «Chi è là?». «Sono io, il ladro. Lasciami entrare in Cielo». «Puoi bussare fin che vuoi, ladro. Per i peccatori come te qui non c'è posto!». «E chi sei tu, che non mi lasci entrare?». «Io sono l'Evangelista Giovanni». «Ah, tu sei un Evangelista. Perché mai ingannate gli uomini? Voi avete scritto nel Vangelo: "Bussate e vi sarà aperto. Chiedete ed otterrete". Sono due ore che busso e chiedo, ma nessuno mi fa entrare. Se tu non mi trovi subito un posto in Paradiso, torno immediatamente sulla Terra e racconto a tutti che hai scritto bugie nel Vangelo!». Giovanni si spaventò e fece entrare il ladro in Paradiso. Il Paradiso, in fondo, è questione di misericordia per tutti!
    B. Ferrero"


    https://www.facebook.com/rrradiospada?fref=nf
    “Il 15 luglio 1099 termina l'assedio di Gerusalemme: l'esercito cristiano guidato da Goffredo di Buglione libera il Santo Sepolcro e riscatta la Terra Santa. Nasce il Regno Crociato di Gerusalemme.”
    “Il 15 luglio 1959 muore padre Agostino Gemelli O.F.M., fondatore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano”
    “15 luglio 2015: Sant'Enrico, Imperatore del Sacro Romano Impero e Confessore
    Nacque nel 973. Duca di Baviera, divenne nel 1002 re di Germania e nel 1004 re d'Italia. Nel 1014 fu nominato Imperatore del Sacro Romano Impero. Grazie al suo operato fu definito "il buono", ma in seguito alla sua canonizzazione è oggi iscritto nei libri di storia come Enrico II il Santo. Sposò santa Cunegonda. A lui si deve l'istituzione del principato ecclesiastico di Bamberga in Baviera. Morì nel 1024.”


    Solennità dei Santi Pietro e Paolo apostoli
    Di Colombo da Priverno nel forum Cattolici
    https://forum.termometropolitico.it/...o-e-paolo.html
    30 giugno 2015: Commemorazione di San Paolo - infra l'Ottava di San Giovanni Battista
    Di Guelfo Nero nel forum Tradizione Cattolica
    30 giugno 2011: Ottava del Corpus Domini (con memoria di San Pietro e di San Paolo)
    Di Luca nel forum Tradizione Cattolica
    29 giugno Roma festeggia i santi Pietro e Paolo
    Di orpheus nel forum Fondoscala
    29 giugno - Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo
    Di Colombo da Priverno nel forum Tradizione Cattolica



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    Lightbulb Re: Festa dei SS Pietro e Paolo

    29 giugno 2016: Festa dei Santi Pietro e Paolo...







    Radio Spada




    Santi Pietro e Paolo, apostoli, 29 giugno
    Guéranger, L'anno liturgico - San Pietro e san Paolo, apostoli





    INTER MULTIPLICES UNA VOX
    "Deus, qui hodiérnam diem Apostolórum tuórum Petri et Pauli martyrio consecrásti:
    da Ecclésiae tuae, eórum in ómnibus sequi praecéptum"

    "O Dio, che consacrasti questo giorno col martirio dei tuoi Apostoli Pietro e Paolo,
    concedi alla tua Chiesa di seguire in ogni cosa i loro precetti"









    Catechismo Maggiore di San Pio X - Della festa dei ss. Pietro e Paolo - Sodalitium 29 giugno 2016
    "Catechismo Maggiore di San Pio X – Della festa dei ss. Pietro e Paolo
    Catechismo Maggiore di San Pio X
    Delle feste de’ santi Apostoli, e in particolare de’ santi Pietro e Paolo.
    194 D. Chi furono gli Apostoli?
    R. Gli Apostoli furono discepoli di Gesù Cristo da Lui eletti ad essere testimoni della sua predicazione e de’ suoi miracoli, depositari della sua dottrina, investiti della sua autorità, e mandati ad annunziare l’Evangelo a tutte le genti.
    195 D. Quale fu il frutto della predicazione degli Apostoli?
    R. Il frutto della predicazione degli Apostoli fu la distruzione dell’idolatria, e lo stabilimento della religione cristiana.
    196 D. Con quali mezzi hanno gli Apostoli indotto le nazioni ad abbracciare la religione cristiana?
    R. Gli Apostoli hanno indotto le nazioni ad abbracciare la religione cristiana confermando la divinità della dottrina che predicavano colla forza dei miracoli, colla santità della vita, e finalmente colla costanza ne’ patimenti, e col dare per essa la vita medesima.
    197 D. Perché si celebra con maggior solennità la festa de santi Pietro e Paolo?
    R. Si celebra con maggior solennità la festa dei santi Pietro e Paolo, perché essi sono i principi degli Apostoli.
    198 D. Perché i santi Pietro e Paolo si chiamano principi degli Apostoli?
    R. I santi Pietro e Paolo si chiamano principi degli Apostoli, perché S. Pietro é stato specialmente eletto da Gesù Cristo capo degli Apostoli e di tutta la Chiesa, e S. Paolo ha faticato più di tutti nella predicazione del Vangelo e nella conversione dei gentili.
    199 D. Dove ebbe S. Pietro la sua sede?
    R. S. Pietro ebbe prima la sua sede in Antiochia, poi la trasferì e fissò in Roma, capitale allora dell’impero Romano, e in Roma terminò i lunghi e penosi travagli del suo apostolato con un glorioso martirio.
    200 D. Dall’ avere S. Pietro fissato la sua sede in Roma, a dall’aver ivi terminati i suoi giorni che cosa consegue?
    R. Dall’avere S. Pietro fissato in Roma la sua sede consegue che noi dobbiamo riconoscere il Romano Pontefice per vero successore di S. Pietro e capo di tutta la Chiesa, prestargli sincera ubbidienza, e tenere per fede le dottrine da esso definite come Pastore e Maestro di tutti i cristiani.
    201 D. Chi era S. Paolo prima della conversione?
    R. S. Paolo, prima della conversione, era un dotto fariseo e un persecutore del nome di Gesù.
    R. S. Paolo fu chiamato all’apostolato sulla via di Damasco, dove Gesù Cristo glorioso gli apparve e di persecutore della Chiesa ne fece un zelantissimo predicatore del Vangelo.
    203 D. Perché Gesù Cristo ha voluto convertire S. Paolo con un sì grande miracolo?
    R. Gesù Cristo volle convertire S. Paolo con un si grande miracolo per mostrare in lui la potenza e l’efficacia della sua grazia, che può cambiare i cuori più induriti e convertirli a penitenza, e per renderne il testimonio più credibile.
    204 D. Perché i santi Apostoli Pietro e Paolo si festeggiano nel medesimo giorno?
    R. I santi Apostoli Pietro e Paolo si festeggiano nel medesimo giorno, perché ambedue dopo aver santificata Roma con la loro presenza e predicazione vi subirono il martirio e ne divennero i gloriosi protettori.
    205 D. Che cosa dobbiamo noi imparare dai santi Apostoli?
    R. Dai santi Apostoli noi dobbiamo imparare:
    a regolare le azioni della vita colle massime del Vangelo;
    ad istruire con santo zelo e con costanza nella dottrina di Gesù Cristo quelli che ne abbisognano;
    a patir volentieri qualche cosa per amore del suo nome.
    206 D. Che cosa dobbiamo noi fare nelle feste degli Apostoli?
    R. Nelle feste degli Apostoli dobbiamo
    ringraziare il Signore d’averci chiamati alla Fede per mezzo di essi;
    chiedergli la grazia di conservarla illibata per loro intercessione;
    pregarlo a proteggere la Chiesa contro i suoi nemici, e darle de’ pastori che siano degni successori de’ santi Apostoli."











    Carlo Di Pietro - Giornalista e Scrittore
    “Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Amen.

    Eterno Padre, intendo onorare i santi Pietro e Paolo, e Vi rendo grazie per tutte le ineguagliabili grazie che Voi avete loro elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima, per i meriti di questi santi, ed a loro affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, i santi Pietro e Paolo possano essere miei avvocati e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.”











    Luca,
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