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  • 1 Post By Parsifal Corda
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Discussione: Sulla storica sentenza della Corte Suprema americana

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    Predefinito Sulla storica sentenza della Corte Suprema americana

    Quali sono i collegamenti ideologici sottesi a tale pronuncia, quali conseguenze avrà per l'Italia (e Europa)?
    Alcuni contributi a riguardo:
    Nozze gay, primo sì. Negli Usa vince la tecnocrazia
    intervento di M Introvigne;
    Con la maggioranza di un solo giudice – cinque contro quattro – il 26 giugno la Corte Suprema di Washington ha dichiarato che tutti gli Stati degli Stati Uniti sono obbligati a introdurre il «matrimonio» omosessuale. I giuristi americani analizzeranno nei promossi giorni la sentenza e le possibilità di resistenza di qualche Stato, che sembrano limitatissime. Ma fin da ora si possono formulare cinque commenti di carattere generale.Primo. Non era mai capitato nella storia degli Stati Uniti che un presidente scendesse in campo per «consigliare» energicamente ai giudici della Corte Suprema come votare. L’indipendenza delle supreme toghe di Washington è sacra. Il presidente Obama lo ha fatto, esprimendo apertamente le sue preferenze in modo perfino tracotante, così come Hillary Clinton, che si sente già l’erede designata per le prossime elezioni. Questo dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che le lobby LGBT sono così potenti da far svanire come neve al sole qualunque principio e anche qualunque forma di correttezza istituzionale. Tanto i grandi media sono tutti dalla parte del «matrimonio» gay: e nessuno ha criticato il presidente.Secondo. Si legge che cinque giudici hanno cambiato la nozione costituzionale del matrimonio e della famiglia negli Stati Uniti. Per la verità è stato uno solo. Tutti sapevano che quattro giudici progressisti erano a favore del «matrimonio» omosessuale e quattro giudici conservatori contrari. E che tutto dipendeva da un singolo giudice, Anthony Kennedy, un ottantenne – compirà gli ottanta l’anno prossimo – bizzoso e imprevedibile, che ha votato con i progressisti. Un uomo solo ha rovesciato la storia e la Costituzione di un’intera grande nazione. Si tratta di un libero pensatore, di un laicista arrabbiato? Al contrario: Kennedy è un cattolico che si vanta di essere stato un chierichetto modello e che fu nominato giudice della Corte Suprema dal presidente Ronald Reagan, che ne apprezzava le idee conservatrici. In materia di aborto e di droga ha votato con i conservatori. Ma con gli anni è diventato sempre più imprevedibile, e su questioni che riguardano gli omosessuali si è sempre schierato con i progressisti. Per la prima volta nella sua storia, la Corte Suprema aveva una maggioranza di cinque cattolici su nove. A loro onore, quattro giudici cattolici su cinque hanno votato contro il «matrimonio» omosessuale. Il quinto era Kennedy.Chi ha seguito le vicende americane sa che non si può imputare nulla in questa materia ai vescovi cattolici. Si sono sempre pronunciati in modo chiarissimo. E, dopo il passaggio da Papa Benedetto XVI a Papa Francesco, hanno interpretato il messaggio del nuovo Pontefice sull’autonomia dei singoli episcopati intensificando la loro opposizione e passando dai documenti all’intervento diretto nelle aule giudiziarie, insieme ad altre comunità religiose, partecipando a una causa promossa dagli Stati dello Utah e dell’Oklahoma, particolarmente ostili al «matrimonio» omosessuale. Tutto bene, dunque, per i vescovi di oggi. Ci si può chiedere però se un uomo come Kennedy non risenta del clima che predominava nel mondo cattolico degli Stati Uniti negli anni della sua maturazione come giurista e come intellettuale, improntato a un ampio «lassez faire» in campo morale. Peraltro, non si può neppure speculare troppo su quella che, alla fine, è stata la scelta personale di un singolo giudice. Gli auguriamo lunga vita – si ritirasse ora, Obama nominerebbe un giudice peggiore – ma, considerata l’anagrafe, presto risponderà delle sue scelte di fronte a tutt’altro tribunale.Terzo. È comune nel diritto americano che le decisioni della Corte Suprema siano combattute e che cinque giudici votino contro altri quattro. Chi vota contro la maggioranza motiva la sua decisione con una «dissenting opinion» scritta, che è resa pubblica. Di solito, però, le opinioni contrarie sono redatte con grande cortesia. I giudici della Corte Suprema passano gran parte del loro tempo insieme. Alcuni vivono negli appartamenti della Corte, sono vicini e colleghi in alcuni casi da trent’anni. Questa volta i dissidenti hanno scritto parole di fuoco, aprendo una lacerazione nella Corte e nel Paese che impiegherà anni a rimarginarsi. In un’opinione firmata da tutti e quattro gli oppositori, con alla testa il presidente della Corte Suprema, anche lui cattolico, John Roberts, hanno scritto che «si è trattato di un atto di imperio, non di una sentenza fondata sul diritto». Se siete a favore, si legge nel documento, «celebrate la sentenza di oggi. Ma per favore non celebrate la Costituzione, non ha niente a che fare con essa».Ancora più dure le parole dei singoli giudici, che hanno redatto anche opinioni di dissenso individuali. Il giudice Samuel Alito ha scritto che «la decisione di oggi usurpa il diritto costituzionale del popolo di decidere se mantenere e modificare la nozione tradizionale del matrimonio. Tutti gli americani, comunque la pensino sul punto, dovrebbero preoccuparsi delle implicazioni della sentenza e del potere straordinario che conferisce a una maggioranza dei membri della Corte». Il giudice Anthony Scalia ha scritto che la sentenza minaccia la democrazia, sovverte la Costituzione, maltratta il diritto in un modo tale che se l’avesse firmata, scrive, «dovrei nascondere la mia testa in un sacco» e che, più che sul «ragionamento legale», sembra fondarsi su sciocchezze romantiche «del tipo che si leggono nei bigliettini nascosti nei dolci della fortuna cinesi».Al di là del sarcasmo amaro di Scalia, i giudici hanno, per la seconda volta nella storia degli Stati Uniti, cambiato la Costituzione in modo radicale. Lo fecero una prima volta nel 1973 con la sentenza «Roe versus Wade» in cui, introducendo l’aborto, modificarono la nozione costituzionale di diritto alla vita, escludendo i bambini non nati. Nessun Parlamento americano ha mai votato una legge sull’aborto. L’hanno introdotta i giudici, che ora modificano anche le nozioni costituzionali di matrimonio e famiglia. E tutto questo dopo che, in trenta Stati su trentadue dove si erano celebrati referendum, gli elettori americani avevano detto «no» al matrimonio omosessuale. Le schede di quei referendum sono ora carta straccia.Benedetto XVI lo aveva scritto con molta chiarezza nella «Caritas in veritate»: non c’è solo la tecnocrazia degli scienziati. Quando i giudici si affermano detentori di un sapere superiore, in nome del quale «correggono» le decisioni sbagliate di elettori giudicati retrogradi e ignoranti, la democrazia è sostituita dalla tecnocrazia. Anche chi non apprezza altri passaggi dell’enciclica «Laudato si’» di Papa Francesco dovrebbe ringraziare il Pontefice per avere ripreso e rilanciato la dottrina di Benedetto XVI sulla tecnocrazia. Francesco si rende conto che solo nel quadro di questa dottrina è possibile dare un solito fondamento magisteriale alla sua critica delle «colonizzazioni ideologiche» del gender, che altrimenti qualcuno in Europa potrebbe ridurre a esternazioni estemporanee tipiche di una certa mentalità sudamericana. Anzi, l’enciclica «Laudato si’» fonda in modo teologico la critica della tecnocrazia nel pensiero di Romano Guardini, maestro sia di Benedetto XVI sia di Papa Francesco.Quarto. Nel giorno della decisione della Corte Suprema, Papa Francesco ha ricevuto la Conferenza Internazionale Cattolica delle Guide, cui ha detto che «siamo in un mondo in cui si diffondono le ideologie più contrarie al disegno di Dio sulla famiglia e sul matrimonio». Non solo ideologie contrarie ma «le ideologie più contrarie». Le più contrarie nella storia: parole che fanno eco, anche qui, a quelle di Benedetto XVI quando definì la teoria del gender la maggiore sfida per la Chiesa e per la società. Sullo sfondo si sentono rumori molto sospetti. Con una «excusatio non petita» i consiglieri del presidente Obama assicurano che la libertà religiosa non è in pericolo e che le Chiese e comunità religiose non saranno costrette dai giudici a «sposare» persone dello stesso sesso. Lo precisano, perché sanno bene che gli attivisti LGBT, con poca prudenza ma con il pregio della chiarezza, annunciano già che questa è la prossima battaglia: obbligare le Chiese a celebrare «matrimoni» gay.Nel mese di aprile è morto il cardinale Francis George, che fu arcivescovo di Chicago e presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. Ha detto che moriva nel suo letto, ma che il suo successore sarebbe morto in prigione e il suo ulteriore successore su un patibolo. Forse aboliranno la pena di morte, ma la prigione per chi si rifiuta di celebrare matrimoni gay è già stata minacciata ieri dalle voci più estreme, o forse solo più sincere, della lobby LGBT.Quinto. Come in Irlanda, anche negli Stati Uniti la battaglia non è stata persa in un giorno e non c’entra solo il giudice Kennedy. Si è cominciato a perderla quando, Stato dopo Stato, ben prima del «matrimonio» sono state riconosciute forme di unione civile che assomigliavano tanto al regime matrimoniale. Poi sono state ammesse anche le adozioni. «Purché non si chiamino matrimonio»: così qualche «moderato» giustificava la sua non opposizione. Ma, una volta introdotta una forma identica al matrimonio, la strada è tracciata e la sorte è segnata. Un proverbio americano dice che se un animale cammina come un’anatra e starnazza come un’anatra tanto vale chiamarlo anatra.Questa, alla fine, è la lezione per l’Italia. Sentiamo strane voci per cui alcuni parlamentari «cattolici», forse benedetti da qualche ecclesiastico, voterebbero la legge Cirinnà purché con una clausola che precisi in modo solenne che non si tratta di matrimonio ma solo del riconoscimento di una «formazione sociale» diversa. Anche il caso americano dimostra che i nomi contano poco. Posso scrivere sulla bottiglia «champagne» ma se dentro c’è della gazzosa non si trasforma miracolosamente in Dom Perignon. Con qualunque clausola cosmetica a uso degli ingenui, la legge Cirinnà è un’anatra che cammina come il matrimonio e dà i diritti del matrimonio, adozioni comprese. Dopo un po’ la chiameranno anatra, cioè matrimonio. Ma non subito. Prima, perché l’anatra spicchi il volo, chiederanno a qualcuno di fare la figura del pollo.
    Ultima modifica di Parsifal Corda; 30-06-15 alle 14:35
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    Predefinito Re: Sulla storica sentenza della Corte Suprema americana

    Sulla Nuova Bussola Quotidiana Massimo Introvigne, ad inchiostro di sentenza ancora fresco, ha scritto un puntuale commentoalla sentenza americana che ha liberalizzato su tutto il territorio federale statunitense il matrimonio gay. Intanto cominciamo a memorizzare il nome di quella sentenza: Obergefell v. Hodges, dal nome di James Obergefell, una persona omosessuale di Cincinnati (Ohio). La Corte Suprema ha rafforzato la propria decisione con tre sentenze satelliti: Tanco v. Haslam (Tennessee), DeBoer v. Snyder (Michigan) e Bourke v. Beshear (Kentucky). Il giudice che ha dato la maggioranza ai liberals è stato il cattolico ottuagenario Anthony Kennedy. Credo valga la pena riportare la chiusura dell'opinione da lui stessa scritta per conto della maggioranza della corte:"Nessuna unione è più profonda del matrimonio, perché incarna i più alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. Nel formare una unione matrimoniale, due persone diventano qualcosa di più grande di ciò che erano prima. Come alcuni dei firmatari in questi casi dimostrano, il matrimonio incarna un amore che può resistere anche dopo la morte. Sarebbe fraintendere questi uomini e queste donne dire che essi non rispettano l'idea di matrimonio. La loro richiesta è che essi lo rispettano, lo rispettano così profondamente che essi cercano di raggiungere il suo completamento per se stessi. La loro speranza è di non essere condannati a vivere in solitudine, esclusi da una delle istituzioni più antiche della civiltà. Chiedono pari dignità agli occhi della legge. La Costituzione conferisce loro questo diritto". Indubbiamente un frammento di cui qualsiasi sceneggiatore di Hollywood avrebbe voluto essere l'autore, ma che in un parere legale sulla definizione di matrimonio rivela un buco che qualsiasi osservatore dotato del minimo sindacale di senso critico noterà: "E i figli?". Desaparecidos. Non è qualcosa che sorprende. Se li si può ammazzare prima della nascita con l'aborto, se li si può selezionare con le diagnosi pre-impianto, se li si può ordinare come sul Postal Market, perché mai dovrebbe preoccupare i signori 5 giudici supremi che dei bimbetti conoscano e crescano col padre e la madre? Basterà fare come Elton John, scrivere sui documenti che il suo compagno di vita e di sperma David Furnish è la madre, e il piccolo Zachary avrà una mamma fully regular. Come ho già scritto altrove la maggioranza dei giudici americani ha, senza dirlo, cambiato il nome al matrimonio. Tutti gli americani, e auspicabilmente per la lobby gay tutti gli uomini del pianeta, non dovrebbero annunciare il loro matrimonio, ma il loro "AMORONIO", cioè la pubblica dichiarazione del loro amore finché dura (statisticamente più breve per le coppie omosessuali maschili ed ancora meno duraturo per quelle femminili). Obama, più bravo a twittare che a sgominare i tagliagole dell'ISIS, ha esultato scrivendo #Lovewins. Non posso che dargli ragione: negli USA il LOVAGE soppianta the Marriage, così come a Parigi l'AMOURAGE ha rottamato le Mariage. Anche noi abbiamo un bravo twittatore; nonostante le difficoltà createci da servi muti, e vermilingui, siamo in molti ad essere determinati a mettergli il blocco della tastiera. Ma dovremo prepararci ad una lotta fatta di persecuzione e di resistenza. Le premesse ci sono tutte e sono già lì, scritte nero su bianco dai giudici.La motivazione per dichiarare incostituzionale il divieto al matrimonio gay è stata individuata nella clausola di uguale protezione contenuta nel quattordicesimo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti. Si tratta di un testo ratificato l'8 luglio 1868 volto alla protezione della popolazione di colore: "Né potrà qualsiasi Stato [...] negare a qualsiasi persona sotto la sua giurisdizione l'eguale protezione delle leggi". Sulla base della ridefinizione sentimentale del matrimonio non trovo alcuna motivazione logica a che qualsiasi relazione amorosa consensuale possa essere esclusa dal matrimonio: incesto, poligamia, poliandria, poliamore, amore non sessuato e mi fermo qui, ma lasciando immaginare gli ulteriori sviluppi. Ancorare la protezione del matrimonio omosessuale alla stessa clausola che motivò la sentenza Brown v. Board of Education che nel 1954 pose fine alla segregazione razziale nelle scuole e che nel 1967 cancellò il divieto di matrimonio inter-razziale con la sentenza Loving v. Virginia, conferisce una base legale formidabile per l'equiparazione dell'orientamento sessuale alla razza con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di affirmative action (politiche volte a compensare la presunta ingiusta discriminazione di minoranze) e la repressione della discriminazione.Paragonare una caratteristica genetica ed immutabile ad una condizione a genesi sconosciuta, secondo gli studi prevalentemente ambientale (il tasso di concordanza omosessuale tra gemelli monozigoti è dell'ordine di solo il 20-30%) e mutevole (a 10 anni è quasi il 30% la variazione spontanea dell'identità sessuale riferita dalle persone omosessuali), è un'impresa resa possibile solo mediante la leva ideologica di cui evidentemente 150 anni di giurisprudenza costituzionale americana era manchevole. Tuttavia è ineluttabile che l'assicurazione circa il diritto alla libertà di coscienza, di pensiero, di opinione e di religione, è un semplice tranquillante per evitare che le difese immunitarie della popolazione rischino di bloccare ed espellere l'agente letale iniettato da cinque giudici a 320 milioni di americani. Obiettare qualcosa contro le unioni gay sarà recepito dall'ordinamento americano né più né meno come apologia del razzismo e come tale represso.È in questa logica che si inserisce perfettamente il ddl Scalfarotto che parifica omofobia e razzismo distribuendo le stesse pene. Quanti si oppongono al monito di Papa Francesco a non "assoggettarsi ai poteri politici e lasciarsi colonizzare dai pensieri forti di turno o dall’illusoria egemonia del mainstream" e lo fanno con pensieri, parole, opere e omissioni, quanti sono così indaffarati nella impercepita formazione, nell'ascolto del nemico, nel gettare ponti per l'invasione da non trovare il tempo o la voglia di sostenere i fratelli in un pomeriggio di sabato in una piazza di quella città dove la testimonianza della fede ha conosciuto il martirio, quanti sfoggiano telegeniche difese di "sacrosanti diritti", tengano pronto il pennarello per cospargere di omissis le Sacre Scritture. Ne verrà fuori un capolavoro letterario: Il Lovangelo.
    Se ti opponi alle nozze gay, sei "razzista"
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  3. #3
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    Predefinito Re: Sulla storica sentenza della Corte Suprema americana

    I veri razzisti sono proprio loro: i primi fondatori della dottrina gender
    Vorrei fare però un passo in più, e respingere l'accusa di razzismo al mittente. Infatti l'informazione è stata totalmente nascosta e censurata, ma è proprio la teoria del gender che nasce e si sviluppa in ambienti razzisti, e ha perfino a che fare con l'organizzazione razzista per eccellenza negli Stati Uniti, il Ku Klux Klan.In un articolo precedente, dove rispondevo alla «bufala» alla modasecondo cui la teoria del gender non esiste, ne mettevo in luce le due versioni classiche, cui tutti i seguaci successivi della «gender theory» si riferiscono. La prima è quella della filosofa francese Simone de Beauvoir, per cui «donne non si nasce ma si diventa» e ciascuno – ma lei pensava soprattutto alle donne – ha diritto di scegliere il proprio genere, maschile o femminile, indipendentemente dal sesso biologico. Nella seconda versione, teorizzata da Judith Butler, il genere assorbe totalmente il sesso e ciascuno può decidere che cosa vuole essere in una gamma che non prevede più solo due possibilità – uomo o donna – ma tre, cinque, cinquanta o infinite.Si può però tracciare anche un altro itinerario, che dalla de Beauvoir e dalla Butler non va avanti ma va indietro. La teoria del gender non sarebbe nata senza una serie di precursori che ne hanno formulato, molti anni prima, versioni che possiamo chiamare prototipiche, certo non così sofisticate e radicali come quella della Butler. La principale di queste proto-teoriche del gender è l'americana Margaret Sanger (1879-1966). Paragonate con le teorie successive, le idee della Sanger sembrano persino moderate. Ma senza la Sanger non ci sarebbero le teorie del gender successive.Le biografie ufficiali della Sanger ci presentano un'eroina femminista che, mossa a compassione dalle donne che muoiono di parto dopo dieci e più figli oppure ricorrono a pericolosi aborti clandestini, dedica la sua vita alla propaganda degli anticoncezionali, accettando anche la prigione e l'esilio. La sua vera storia è un po' diversa.Non si può capire Margaret Sanger prescindendo dai suoi interessi esoterici. La Sanger parte dalle idee della Società Teosofica. Nel 1936 è invitata a parlare alla sede mondiale di questa Società ad Adyar, in India. Il suo discorso è pubblicato, in due puntate, sull'organo della Società Teosofica, The Theosophist, e spiega esattamente la relazione fra le sue teorie del femminismo e del gender e la sia interpretazione delle dottrine teosofiche.Benché sia oggi molto studiata, particolarmente per l'influenza cruciale che ha avuto sull'arte moderna tramite pittori del calibro di Kandinsky e Mondrian, la Società Teosofica dev'essere forse brevemente presentata ai non specialisti. È stata fondata nel 1875 a New York dal colonnello e avvocato americano Henry Steel Olcott e da una delle più importanti figure della storia dell'esoterismo, la nobildonna russa Helena Petrovna Blavatsky. La sua dottrina centrale è che – con l'aiuto dei Maestri, i quali non sono spiriti ma uomini particolarmente evoluti che vivono per centinaia di anni e risiedono in un centro misterioso fra l'India e il Tibet – l'umanità, che – nel suo stato attuale – è il risultato di un processo cosmico di decadenza descritto con chiari riferimenti gnostici, è chiamata a un processo di evoluzione. Questo si compie attraverso il progressivo emergere sulla Terra di sette razze-radici, ciascuna divisa in sette sotto-razze. Secondo la Blavatsky, si era al suo tempo alla vigilia dell'emergere della sesta sotto-razza della quinta razza-radice, spiritualmente superiore alle precedenti e che si sarebbe manifestata negli Stati Uniti.Chiariamo subito un equivoco, diffuso nella letteratura non specialistica. La teoria delle razze-radici della Blavatsky è aperta a varie interpretazioni, ma la Società Teosofica ha condannato ogni interpretazione di tipo razzista, ritenendo che le diverse «razze» debbano semmai armoniosamente collaborare tra loro. Tuttavia le interpretazioni razziste ci sono state, per quanto la Società Teosofica le abbia denunciate come erronee. In Germania si è sviluppata agli inizi del Novecento una corrente detta «ariosofia» che interpreta la teoria teosofica delle razze sulla base di un primato razzista della razza ariana. Un avido lettore delle pubblicazioni «ariosofiche» in Austria era un ragazzino che si chiamava Adolf Hitler. La stessa Sanger, come si evince dalla lettura dei diari di personalità teosofiche dell'epoca, non fu particolarmente bene accolta ad Adyar, benché la sua conferenza sia stata pubblicata sulla rivista della Società Teosofica. Anche la sua interpretazione della «razza nuova» non corrispondeva infatti a quella della dirigenza teosofica ufficiale.Resta il fatto che, sulla base di speculazioni esoteriche, la Sanger pensava che stesse per emergere una nuova razza superiore alle precedenti, e che stesse per manifestarsi negli Stati Uniti. Che cosa c'entra tutto questo con il gender? Lo spiega la stessa Sanger. Le sue idee di tipo gnostico l’avevano convinta che la differenza sessuale fra uomo e donna è qualcosa di cattivo, così come il modo in cui le donne mettono al mondo i figli. Sono conseguenze di un processo di degenerazione, e non esistevano nell’età dell’oro originaria, quella dell’androgino, cioè di una persona umana in cui coesistevano i caratteri maschili e femminili, e di forme di generazione diverse dal parto. Liberare la donna con gli anticoncezionali dal suo ruolo di madre è il primo passo per permettere alle donne – e di conseguenza anche agli uomini – di scegliere il proprio genere, chi e che cosa vogliono essere, iniziando il processo di ritorno verso l’androgino originario. Non è ancora la teoria del gender come la conosciamo oggi. Ma è già il suo nucleo fondamentale.La nuova razza in marcia verso il superamento del genere biologico potrà emergere, continuava la Sanger, solo là dove l’umanità è intellettualmente e culturalmente più avanzata. In America, e tra gli americani bianchi di origine nord-europea: anche dei tanti immigrati italiani la Sanger non aveva una buona opinione. «I negri e gli europei del Sud – scriveva – sono intellettualmente inferiori agli Americani nativi»: un’espressione che il movimento «nativista» utilizzava per escludere dal numero dei «veri americani» gli immigrati venuti dall’Italia. In una citazione famosa la Sanger paragonava gli afro-americani a una «erbaccia da estirpare», attraverso una severa politica eugenetica che avrebbe dovuto comprendere la sterilizzazione forzata. Quanto agli aborigeni australiani, li considerava «appena un gradino sopra agli scimpanzé». Certo, i sostenitori della teoria delle razze e dell’eugenetica erano molti. Ma solo la Sanger collegava l’eugenetica al gender: estirpata l’erbaccia, sarebbe potuta finalmente emergere la «razza nuova» in marcia verso l’androginia e capace di superare la schiavitù biologica della differenziazione sessuale.Male accolta nella Società Teosofica, la Sanger trovò terreno fertile per le sue idee nel Ku Klux Klan, l’organizzazione americana nata per perpetuare la discriminazione razziale contro gli afro-americani e nello stesso tempo – lo si dimentica spesso – per propagandare un feroce anti-cattolicesimo sulla base del mito dell’America «bianca, anglosassone e protestante». Molti film ci hanno presentato il Ku Klux Klan come un’organizzazione maschile. Gli storici – a partire dall’opera fondamentale di Kathleen Blee Women of the Klan– hanno fatto notare che nel Ku Klux Klan «storico», quello dell’epoca fra le due guerre mondiali, le donne avevano in realtà un ruolo essenziale.Margaret Sanger collaborò con il Ku Klux Klan, perfezionò le sue idee su razza e gender in dialogo con le donne del Klan e parlò spesso a pubblici entusiasti di attiviste dell’organizzazione razzista incappucciate e plaudenti. Alcune fotografie reperibili in Internet che rappresentano la Sanger che parla al Klan sono dei falsi confezionati con Photoshop. Le riunioni del Klan erano segrete e le fotografie rare. Ma per avere conferma dei legami fra la Sanger e il Klan, conferenze a donne incappucciate comprese, non occorre rivolgersi ai critici suoi e della teoria del gender. Lo racconta lei stessa nella sua autobiografia, minimizzando e giustificando, certo, ma ammettendo la relazione e parlando di «dozzine» di inviti da parte del Ku Klux Klan.Qualcuno potrebbe obiettare citando atteggiamenti molto ostili agli omosessuali da parte del Ku Klux Klan. Altri replicherebbero citando i nomi di un certo numero di dirigenti del Klan e di organizzazioni collegate che erano omosessuali o bisessuali. Ma questo dibattito non porterebbe lontano. Il tema di questo articolo, infatti, è un altro. Ho voluto mostrare come la formulazione archetipica della teoria del gender, quella di Margaret Sanger, nasce da un’interpretazione – deviata e non condivisa dalla stragrande maggioranza dei teosofi – di idee sulle razze della Società Teosofica, e nasce in dialogo con il razzismo americano rappresentato dal Ku Klux Klan. L’idea centrale è che quella dove si può scegliere se essere donna o uomo è una nuova umanità, una «razza nuova» che potrà nascere solo tra le élite illuminate «bianche, anglosassoni e protestanti» e non fra i non bianchi, gli «europei del Sud» e i cattolici, «intellettualmente inferiori» e destinati a essere estirpati come le erbacce. Queste idee razziste sono sparite tra i sostenitori del gender? A guardare il senso di superiorità con cui attaccano manifestazioni come quella di Piazza San Giovanni come «medioevali» mi permetterei di non esserne tanto sicuro.
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  4. #4
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    Predefinito Re: Sulla storica sentenza della Corte Suprema americana

    Citazione Originariamente Scritto da Parsifal Corda Visualizza Messaggio
    Ho voluto mostrare come la formulazione archetipica della teoria del gender, quella di Margaret Sanger, nasce da un’interpretazione – deviata e non condivisa dalla stragrande maggioranza dei teosofi – di idee sulle razze della Società Teosofica, e nasce in dialogo con il razzismo americano rappresentato dal Ku Klux Klan. L’idea centrale è che quella dove si può scegliere se essere donna o uomo è una nuova umanità, una «razza nuova» che potrà nascere solo tra le élite illuminate «bianche, anglosassoni e protestanti» e non fra i non bianchi, gli «europei del Sud» e i cattolici, «intellettualmente inferiori» e destinati a essere estirpati come le erbacce. Queste idee razziste sono sparite tra i sostenitori del gender? A guardare il senso di superiorità con cui attaccano manifestazioni come quella di Piazza San Giovanni come «medioevali» mi permetterei di non esserne tanto sicuro.

    E' tutta una miscela massonica in cui non deve soprendere che vi siano delle apparenti contraddizioni, perchè è proprio del metodo massonico. Il Solve et Coagula.
    Tra i fondatori del KKK pare ci fosse un certo Albert Pike, capo mondiale di tutte le Loggie.


    Andrea Carancini: Albert Pike, Pontefice della massoneria universale e Dragone del Ku Klux Klan
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    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" Mt 28, 19

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    Predefinito Re: Sulla storica sentenza della Corte Suprema americana

    questo è ciò che ha scritto un giudice "dissidente":
    Matrimonio gay. Il dissenso del giudice Roberts | Tempi.it
    Parla soprattutto del metodo antidemocratico e antilibertario utlizzato (negli Usa) per imporre il matrimonio gay agli stati:

    Tutto questo finisce oggi. Cinque giuristi hanno chiuso il dibattito e convertito la loro visione del matrimonio in materia di legge costituzionale. La sottrazione di questa disputa al popolo getterà per molti una nube sul same-sex marriage, rendendo un mutamento sociale eccezionale molto più duro da accettare.La decisione della maggioranza è un atto di volontà, non una sentenza legale. Il diritto che proclama non ha basi nella Costituzione o nei precedenti di questa Corte. (…) La Corte invalida le leggi sul matrimonio di più della metà degli Stati e dispone la trasformazione di un istituto sociale che ha costituito la base della società umana per millenni, tanto per i boscimani del Kalahari quanto per i cinesi han, i cartaginesi e gli aztechi. Chi crediamo di essere?


    e delle conseguenze che esso avrà per i credenti

    Il Primo Emendamento tuttavia tutela la libertà di “esercitare” la religione. Malauguratamente, la maggioranza non utilizza questa parola.Si sollevano gravi problemi quando le persone di fede esercitano la religione in modi che possono essere percepiti in conflitto con il nuovo diritto al same-sex marriage – quando, per esempio, un college confessionale offre alloggi per studenti sposati solo a coppie di sesso opposto, o quando un’agenzia per le adozioni rifiuta di sistemare i bambini presso coppie sposate dello stesso sesso. Per la verità, il Procuratore generale ha candidamente ammesso che le esenzioni fiscali di cui godono alcuni enti religiosi sarebbero messe in discussione se questi ultimi si opponessero al same-sex marriage. (…) È probabile che simili questioni arriveranno presto davanti a questa Corte.

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  6. #6
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    Predefinito Re: Sulla storica sentenza della Corte Suprema americana

    Intanto la Marcia #lovewins continua, ci saranno nuove modifiche costituzionali?
    Tre lesbiche ed il loro bambino - Notizie Pro Vita
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