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Discussione: Sull'autenticità della Fede

  1. #1
    Materialismo veritativo
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    Predefinito Sull'autenticità della Fede

    Vi propongo questo articolo per sottolineare un pensiero che ho sempre avuto... fino a quanto e fino a dove può dirsi autenticamente cattolica una comunità? Oggi soprattutto, le chiese, alla domenica mattina, sono tutto fuorché vuote... ma di coloro che le frequentano, quanti agiscono e pensano e pregano e VIVONO da cattolici? E con questo non intendo vivere da santi, anzi tutt'altro, ma vivere con la COSCIENZA di essere radicalmente diversi da tutti coloro che cattolici non sono, e avere coscienza del significato di tale divergenza. Pensare in modo diverso, prima ancora di agire. E quanto cattoliche erano le comunità prima di noi? Quelle rurali, delle cui pratiche di devozione e ritualità magari siamo innamorati, ma che nascondevano anche tante cose per nulla cattoliche...

    Il falso delle "chiese vuote": la presenza c'è, ma lo spirito e la vita dove sono? - Papalepapale

    Per carità, non mi piace fare il criticone a prescindere, lo zelante amaro, anche perché ben pochi crederebbero che io sia poi così zelante. Però mi piace osservare da “esterno”, laicamente i fenomeni religiosi. E delle questioni riesco a vedere e sentire le cose positive e negative: perché anzitutto sono una persona intelligente, e sensibile. Libera anche.

    Guardo questo giovane parroco della Matrice in un paese salentino. A suo modo molto ortodosso, belle prediche e se lo dico io così è: dicono abbia studiato molto da sé, e a Roma, senza limitarsi alle frigide nozioni protestanti che vengono impartite nei lincei “cattolici”. E’ un grande vanitoso, è evidente, onde è lui il vero protagonista sull’altare, in cuor suo così si sente, e si gasa assai: gli piace da morire avere un grande “pubblico” davanti al quale pavoneggiarsi seppure da sacerdote magno. Io queste cose le capisco, anche la gente le ha notate. Per questo, anche per questo un tempo i preti erano messi di spalle e solo all’omelia potevi vederne il volto: per evitare di scambiare il presbiterio per un palcoscenico, per scansare qui pro quo tra Cristo e l’alter Christus: un rimedio alla vanità. Ecco perché andrebbero tutti rigirati di spalle.

    Vedo questo arciprete della Matrice, dunque. Nei giorni convulsi dello stazionamento del corpo di Santa Lucia, calato da Venezia qui in paese, dove c’è il santuario dedicato alla Gran Siracusana: un corpo di quanto, di 90 cm? Quello di una bambina: chissà a chi è appartenuto veramente, secoli fa. Insisto: è un falso, il corpo e la santa, reputo che tutta la storia agiografica di Santa Lucia corrisponda a uno dei tanti tentativi di “conversione” dal pertinace paganesimo dei popoli meridionali, onde i loro idoli, le semidivinità pagane furono cristianizzate mutandone connotati e nomi. Ecco, probabilmente questo è pure il caso e la storia di Lucia. Non ho grande amore per le reliquie, per i corpi santi, provo qualche fastidio per il devozionismo popolaresco con risvolti quasi feticistici: ma riconosco essere tutte queste cose importanti per salvaguardare la necessaria “materialità” del cattolicesimo. Religione quant’altre mai incarnata: un rimedio alla malaria dello spiritualismo.

    Ma il prete, dicevo. E’ tutto esaltato, dice, perché «mai ho visto tanta gente», alle sue messe, tant’è che deve replicarle, fare il bis all’esterno. Come a teatro. E non sta nella pelle: occasione d’oro per esibire tutto se stesso dinanzi a tanto variopinto e cangiante pubblico. Un bravo prete, in fondo. Che come tutti i vanitosi, non sopporta e non accetta critiche.

    Sì tutto bello. E troppo umano.

    Osservo questi fedeli qui, tanti, davvero tanti, da giorni, di ogni dove, e so bene che è falsa la voce secondo cui le chiese sarebbero vuote. Non è vero, dalla Germania all’Italia, dagli Usa alla Francia le chiese alla domenica sono sempre piene: sono stato a Parigi in pieno agosto, e alla domenica le messe in centro erano piene, nella chiesa dei lefebvriani traboccavano. Ma non bisogna farsi ingannare.

    La presenza c’è. Ma lo spirito e la vita dove sono? Guardo questa miriade di gente che brancola in cerca di non si sa cosa, di qualcosa, di un rito sociale forse, forse dell’ineffabile senza nemmeno saperlo. O forse stanno lì come quella signora pensionata che a Pasqua uscendo da messa candidamente ammise: «Sono stata a messa, anche perché non avevo niente da fare, che c’è da fare qui di diverso la sera?».

    Li osservo e constato che la loro vita procede a prescindere dal pensiero e dai tempi della chiesa. Che tutto sommato, forse, per loro la fede cattolica è quella cosa con la quale o senza la quale tutto resta tale e quale, ormai. Li osservo bene e capisco qual è la nota stonata, il conto che non torna e che guasta questi lusinghieri numeri rendendoli irrilevanti: manca completamente la catechizzazione, il catechismo cattolico è del tutto assente dalle loro teste, alieno dalle loro azioni. Semplicemente non esiste. La pratica di culto c’è ancora ma è svuotata, si scarica sulla prassi il valore che dovrebbero avere i fatti della vita. Ossia manca completamente il raccordo tra vita e fede, e se la condotta di vita incide sulla fede, non succede il contrario: la vita procede la sua marcia sazia e indifferente e la fede se ne va per conto suo. Un raccordo tra fede e vita che solo il catechismo rende possibile. Ma proprio il catechismo manca.

    E’ questa la sfida. La sfida della nuova evangelizzazione che tarda sempre più, quasi giungendo fuori tempo massimo, oltre il 90° minuto qui in Occidente. Sta qui tutta la sfida che l’anacronismo clericale sembra a tutti i costi voler perdere, dando per scontata la vittoria del mondo e del tempo. Anche perché il Vangelo è del tutto inutile, è pura teoria, raccolta di storie magari edificanti ma irrilevanti, un’etica civile come un’altra se sganciato da quel manuale pratico, da quel libretto delle istruzioni che è il Catechismo. Che ci insegna come davvero si mettano in pratica gli insegnamenti evangelici: ci spiega come si sta al mondo da cristiani. Perché la fede è questo: sapere delle cose, credere delle cose, fare delle cose. Il “cosa”, con dovizia di particolari è spiegato, appunto, nel Catechismo. Ma questo dato ci manca.

    Da qui l’incoerenza di fondo fra parole e fatti, tra convincimenti e fede, tra vangelo e vita.

    Non facciamoci incantare dai numeri, piccoli o grandi che siano, quando osserviamo i fenomeni religiosi o apparentemente tali. La fede di un popolo si pesa e non si conta: se su un piatto della bilancia deve esserci il cuore del singolo, sull’altro occorre ci sia il Catechismo. Se si equivalgono, quel che ne deriva sarà poi moltiplicazione di pani e pesci, tolto questo, tutto il resto sono chiacchiere.

    Mi ha colpito, ma neppure tanto, che tutti quanti (tranne io) poi vadano a fare in massa la comunione: ci si chiede in base a cosa si sentano ciascuno la coscienza a posto, sino a tal punto. Sino al punto, si presume, di glissare sulla confessione. Del resto non m’aspetto molto da confessioni che durano 30 secondi e dove, mi dicono (e lo ammetto: talora non volendo ho pure origliato), gli stessi fedeli confessano… di andare lì a riferire che tutto sommato peccati non ne tengono. Anche perché “non ho ucciso nessuno”. Il che sarebbe pure vero, se l’omicidio fosse solo sparare a una persona con una pistola: certe volte basta la lingua, un pensiero, una omissione, l’indifferenza. Il catechismo lo dice, ma tutti questi qui che ne sanno?
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    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

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  2. #2
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    Predefinito Re: Sull'autenticità della Fede

    Chapeau , Draigo


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  3. #3
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    Predefinito Re: Sull'autenticità della Fede

    Mi lascia sospettoso il fatto che Anthos abbia apprezzato e nessun altro sia intervenuto
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  4. #4
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    Predefinito Re: Sull'autenticità della Fede

    Beh , si tratta di argute consoderazioni


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  5. #5
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    Predefinito Re: Sull'autenticità della Fede

    Si ma non mi sembrano di taglio modernista... penso siano condivisibili trasversalmente.
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    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  6. #6
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    Predefinito Re: Sull'autenticità della Fede

    Citazione Originariamente Scritto da Draigo Visualizza Messaggio
    Si ma non mi sembrano di taglio modernista... penso siano condivisibili trasversalmente.
    Quello che posso dire è che sovente -forse sbagliando - entro nella Casa del Signore come ci fossi solo io e la mia anima di fronte a Lui e per mezzo del rito.
    Sovente non percepisco quel senso di fratellanza e di comunità con gli altri anche se ogni volta -nonostante tutto e tutti - non posso far altro che abbandonarmi ad un legame di appartenenza che si fonda a prescindere da coloro a cui stringo la mano in segno di pace ed è vivo da molto prima che lo interiorizzassi.
    A differenza dell'autore non mi capita di origliare le confessioni altrui, in accordo con lui mi giudico il primo dei peccatori.
    Ultima modifica di Ucci Do; 11-07-15 alle 16:35
    se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...

  7. #7
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    Predefinito Sull'autenticità della Fede

    Succede che gli aspetti deteriori della modernita' non risparmiano alcuno , nemmeno chi si ritiene immune . Tuttavia abbiamo la consapevolezza di cio' e coltiviamo la speranza di essere salvati . La consapevolezza dei nostri limiti e della necessita' di essere salvati , dalle brutture nostre e altrui , ivi inclusa l'indifferenza per il prossimo cui magari stringiamo la mano durante la Messa , e' un tratto distintivo del cristiano.


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    Ultima modifica di Anthos; 11-07-15 alle 16:55

  8. #8
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    Predefinito Re: Sull'autenticità della Fede

    Sull'autenticità della Fede cattolica è arduo un confronto oggettivo tra la nostra epoca ed i secoli precedenti; sicuramente oggi ci sembra di vivere in un periodo di gravissima crisi interna della Chiesa ma anche in passato forse era così; l’unica differenza è che almeno fino a qualche decennio fa i vertici della gerarchia ecclesiastica, al di là di eventuali prelati indegni che ci sono in qualche misura sempre stati e di certe infiltrazioni che già serpenteggiavano allora, mantenevano ben salda e chiara la dottrina ed almeno in apparenza il cattolicesimo era molto più sentito e vissuto tra la popolazione in generale e soprattutto tra i fedeli…
    L’articolo riportato da Draigo è interessante e ben scritto, in gran parte condivisibile, anche io ogni tanto leggo PapalePapale che ritengo un buon sito.
    Vengono trattati diversi punti essenziali – l’esibizionismo di certi preti, i residui di paganesimo e di culti della fertilità nella mentalità delle vecchie masse rurali e soprattutto l’incoerenza tra parole e fatti, tra professioni astratte di fede nel vangelo e condotta di vita concreta – ed è significativa la fine dell’articolo in cui giustamente si denuncia il fatto che molti sentendosi immacolati fanno la comunione senza neppure essersi in precedenza confessati, perché pur recandosi a messa ignorano il Catechismo ed i medesimi insegnamenti del Vangelo…
    Le noto anche io le lunghe file di persone che prendono l’ostia, tra l’altro nel nuovo rito spesso in mano senza che i preti abbiano nulla da obiettare mentre in passato ci si doveva inginocchiare e prenderla in bocca senza toccarla!!, sembra che non si rendano conto che ogni giorno senza rendersene conto si commettono un mucchio di peccati, prendono questo sacramento troppo alla leggera…
    Con tutti i miei difetti ed i miei innumerevoli peccati che ho intenzione di confessare in blocco quando li avrò meditati profondamente e troverò il coraggio, almeno io non oso sentirmi a posto con la coscienza ed evito di commettere sacrilegio, sono lungi dall’essere un buon cristiano e me ne rendo conto…Ci dovrebbe sempre essere il fondato timore di non essersi ben confessati, suppongo che nel mio caso ci vorranno tante ore di confessionale…
    Alcuni sicuramente si confesseranno prima, con serio e sincero pentimento, ma forse altri…
    Alla fine sono convinti che essere cristiani significa banalmente volersi bene ed amarsi, in una concezione di fratellanza promiscua e bastarda magari più da hippies in senso new age che cattolico integrale, anche se poi interiormente i tuoi vicini non li sopporti e li vorresti ammazzare…
    Ammetto che a me mi risulta proprio fortemente estraneo ed indigesto questo finto cristianesimo secolarizzato ed alla moda, per cui devi fingere di amare l’astratta umanità lontana e remota mentre in realtà non te ne frega niente neppure dei tuoi familiari e cosiddetti amici…L’umanità astratta dei fautori della bandiera arcobaleno, degli immigrazionisti e degli antirazzisti fautori dell’eguaglianza io la disprezzo proprio, riesco ad amare veramente solo persone a me vicine per sangue ed ideali, non sono abbastanza cristiano perché mi fa ribrezzo il progetto massonico-mondialista che mira a mescolare le razze per ricreare la Torre di Babele?
    Il mio prossimo sono gli invasori terzomondiali, di cui pur comprendo le ragioni e quindi non li criminalizzo dato che è spontaneo desiderare più comode condizioni di vita, e se non li accetti sei un cristiano indegno? Secondo alcuni si…
    Forse hanno pure ragione, ma per quanto mi sforzi…è già difficile andare d’accordo con l’umanità che ti sta più vicino, è arduo pure sopportare se stessi, mi viene spontaneo il pathos della distanza. Preciso che non si tratta di superbia o falsi complessi di superiorità, che pur avevo in passato ma ho più o meno superato, è proprio per respirare. Mi sento spesso a disagio in compagnia, mi pare di essere costretto ad indossare una maschera. Non odio nessuno ed auguro sinceramente a tutti il meglio…Ma una certa distanza preferisco mantenerla…Sono un peccatore e me ne rendo conto, all’abbraccio dell’umanità indistinta e della sua ipocrisia rivoltante di chi pur sorridendoti in pubblico è pronto ad accoltellarti alle spalle, preferisco un po’ di sana solitudine…
    Il silenzio e la bellezza delle Chiese, da contemplare quando non sono affollate, mi è di conforto, e soprattutto le messe con la vecchia liturgia…
    Scusate la digressione e torniamo in tema…
    Fino agli anni ’50-’60 (malgrado la nefasta mentalità democristiana) almeno in Italia la gran parte del popolo frequentava la messa domenicale (e si aveva una buona conoscenza della dottrina), adesso invece a farlo è solo una minoranza relativamente esigua.
    Il punto è che non è detto che i cattolici praticanti di allora fossero tutti fior di virtù e fede sincera, anzi magari in maniera molto democristiana parecchi andavano a messa per abitudine e conformismo, e poi se ne fregavano di vivere coerentemente, ora nessuno ti obbliga invece e quindi si presume che ci chi va lo faccia con convinzione interiore…
    Quando ancora c’era la Messa tradizionale in latino e si insegnava la retta dottrina non è che fossero tutti cattolici devoti e sinceri…
    C’era chi aveva la doppia o tripla vita, come adesso, la differenza è che ormai spesso non occorre più neppure fingere, c’è chi lo fa apertamente senza vergognarsene ed è questo che cambia…
    Ad esempio forse in passato si peccava anche di più, di certo ci si ammazzava e ci si rapinava senza tanti complimenti anche per futili motivi, la differenza è che oggi si nega il concetto medesimo di peccato ed è questo la cosa peggiore più che altro…
    Perché c’è differenza tra peccare in “cattiva coscienza” ed il peccare in “buona coscienza” (ritenendosi “al di là del bene e del male”) negando il concetto stesso di “peccato”…
    Se uno è convinto che “bene” e “male” siano astrazioni e superstizioni morali prive di senso, da interpretare o cambiare in base ai propri interessi o capricci individuali, nega il Cristianesimo alla radice, quindi è difficile che si converta e cerchi di cambiare vita…
    Adesso si ignora anche l’essenza della dottrina cattolica, prima la maggioranza ce l’aveva ben chiara almeno.
    Possiamo dire che oggi c’è meno ipocrisia religiosa, chi non è cattolico lo può dire espressamente senza paura del giudizio altrui e non è obbligato a fingere, ma tra i fedeli c’è una enorme ignoranza religiosa.
    Sono convinto anch’io che non abbia molto senso idealizzare oltre misura i nostri nonni, bisnonni, trisavoli ed avi lontani, come se loro fossero perfetti esempi di fede sicura.
    Le masse rurali di sicuro, almeno durante i primi tempi della conversione, esprimevano pratiche di devozione e ritualità che mischiavano cattolicesimo e residui superstiziosi pagani pre-cristiani di matrice soprattutto pre-indoeuropea risalenti ai millenni precedenti, è inutile negare questa realtà.
    Per convertirle pienamente ce ne hanno messo di impegno, i missionari dovevano far leva anche sui loro antichi culti, spiegando loro che in fin dei conti non si trattava di rinnegare l’antico paganesimo.
    Perfino uno come l’Imperatore Costantino per gran parte della sua vita era stato più un cultore del sincretismo solare che un cristiano vero e proprio…
    Dante a medioevo inoltrato si esprimeva con toni apocalittici sulla Chiesa cattolica del suo tempo, criticava Papi e preti in abbondanza, c’erano un mucchio di eretici già allora, ed in fin dei conti a leggere la Divina Commedia la situazione non doveva essere molto diversa…
    I Papi medesimi rinascimentali spesso erano imbevuti di cultura classica greco-romana e sembravano avere qualche tentazione paganeggiante, e la loro stessa condotta di vita privata e pubblica non era proprio impeccabile, cioè se un Nietzsche li esaltava infatti…Per non parlare di molti uomini colti dell’epoca, studiosi di magia ed esoterismo che mischiavano cabalismo e paganesimo.
    La cabala e la gnosi spurie sono perversioni esoteriche di matrice giudaica alla base del neo-paganesimo dell’Italia rinascimentale, nella quale si sono affermate sotto la maschera della rinascita della cultura classica greco-romana.
    “Satana ha sempre cercato di rimpossessarsi di Roma, e con l’Umanesimo e il Rinascimento, risuscita il paganesimo greco-romano e la Càbala ebraica.” - don Curzio Nitoglia.
    Esatto, anche se più che altro si trattava di un neopaganesimo già di fatto agnostico se non proprio ateo e non di una rinascita della vecchia religione.
    L’Italia rinascimentale machiavellica in effetti era moralmente molto più spregiudicata e nicciana ante-litteram della Germania luterana… Se la Chiesa romana rinascimentale nei suoi vertici fosse stata sana, probabilmente la sovversione luterana con la sua propaganda non avrebbe avuto successo. Invece purtroppo l’autorità era corrotta ed i suoi nemici hanno colto al balzo l’occasione per gridare “Los Von Rom”; all’inizio sembrava che auspicassero una giusta “riforma” in senso morale (come la voleva Savonarola che criticava l’immoralità di Papa Borgia, da fervente, anche se forse un po' troppo esagerato nel rifiuto dell'arte, cattolico), poi invece ne hanno approfittato (spinti dal nazionalismo e da interessi politico-economici, è il caso di certo clero e di certa nobiltà tedesca ed europea centro-settentrionale) per stravolgere completamente la dottrina con il pretesto del Papato indegno.
    L’Italia cattolicissima è un po’ una panzana, considerando con quale facilità ci si ammazzava e pugnalava alle spalle all’epoca…Adesso gli italiani hanno perso la virilità rinascimentale, ma non è che siano migliorati moralmente, sono solo piccoli borghesi più ipocriti che magari desidererebbero farlo ma per paura delle conseguenza penali e giuridiche non hanno le palle per ammazzare…Ma ammazzano vigliaccamente in tanti altri modi…Con le parole, i pensieri e via dicendo e quindi si sentono più buoni e cattolici…Credono anche che basti non uccidere e non rubare in maniera plateale per essere bravi cittadini…Il criminale viene definito “mostro” (come se fosse un non-umano), mentre il corrotto (tranne il politicante, additato come “capro espiatorio”, come se nessuno lo avesse votato ed eletto…) viene scusato…
    Riguardo alle masse ed il paganesimo…
    Il “devozionismo popolaresco con risvolti quasi feticistici” (spesso di matrice femminile, non a caso) è uno degli elementi che ho sempre percepito come estraneo alla mia indole e che tuttora spesso mi infastidisce istintivamente…
    Poi se si pensa al miracolismo di tutte le donne che in ogni luogo dicono di vedere la Madonna e ricevere messaggi da Lei, c’è da restare perplessi…
    Lourdes e Fatima sono miracoli riconosciuti dalla Chiesa Cattolica…
    Ma in tanti altri come si fa a non pensare ad allucinazioni dettate da fervore miracolistico?
    Certo, tutto ciò serve anche “per salvaguardare la necessaria “materialità” del cattolicesimo”…
    Chiaramente però è un gran bene che la Chiesa Cattolica ci vada cauta…
    Conclusione: una comunità per quanto può dirsi ben poco autenticamente cattolica…
    Vivere e pensare coerentemente da cattolici è molto difficile sia a livello individuale che comunitario, se le cose stessero diversamente non ci sarebbe stata l’apostasia di massa degli ultimi decenni, e richiede un continuo impegno sia di pensiero che di vita…
    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 12-07-15 alle 00:12
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    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  9. #9
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    Predefinito Re: Sull'autenticità della Fede

    Se pensiamo a come si e' ' innestata' la religione nella storia dei popoli, in alcuni casi l'innesto e' riuscito, in alcuni casi apparentemente riuscito e in altri no. Lo stesso fatto che per farsi accettare dovesse assumere e far proprie alcune credenze originarie di popoli non evoluti , legittimandole ...


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  10. #10
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    Predefinito Re: Sull'autenticità della Fede

    Nessuna civilità è e sara mai realmente degna del cristianesimo e del cattolicesimo. Poichè non si tratta di una religione "identitaria", cioè associata, in qualche modo, ad una gens di riferimento, a una famiglia, ad una razza o ad una nazione, ne ad un messianesimo storico-politico (Islam o Ebraismo); sebbene sia, sicuramente, una religione che costruisce identità, ad essa non si riduce.
    Questo acuisce ulteriormente quella distanza tra teoria e prassi, ma non solo, anche tra abitudini conformiste e coscienza reale, che contraddistingue tutti gli uomini variamente vicini a tutte le religioni.
    Sembra proprio che la porta sia realmente stretta.
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