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  1. #1
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    Arrow Predestinazione semitica e destino Aryo

    Un antico detto nord-europeo afferma che chi non teme la morte è simile agli dèi. Ciò è vero nella proporzione in cui la morte fa parte del destino di ogni vivente. Ma qui non si tratta nè di un cupo 'vivere per la morte' (Heidegger: la morte è ciò che dà un senso alla vita) e tanto meno di una schopenhnueriana rassegnazione. La morte ha da essere assunta come parte del proprio destino.
    06
    Vale la pena di fare un addizionale commento che è pertinente all'atmosfera monoteista dei nostri tempi. Sia osservato che il concetto di predestinazione non solo non è lo stesso di quello di destino ma anzi ne è una grottesca - e sinistra - contraffazione. Questo argomento e altri relazionati sono stati trattati dall'autore con qualche dettaglio nel suo Origine del monoteismo in Europa (Carpe Librum, 2000). Questo era già stato visto da Spengler (12). Egli osservava - con speciale riferimento a Giovanni Calvino - che quando si parlava di predestinazione si provava a incastrare l'idea di destino dentro a uno schema causalistico. Sono di Spengler le proposizioni: "ber Schicksal ist in der Antike und in Indien etwas, das als Ur-Sache iiber deo vorstellbaren Gestaltgótter steht; das magische Schicksal ist aber eine Wirkung des einziqen und gestaltlosen hóchsten Gottes [Nell'Antichità classica e in India il destino era qualcosa che sta, come causa originaria, al di sopra di tutti gli dèi concepibili; il destino magico -predestinazione - è invece un'effetto originato dal dio altissimo e senza volto]" e "Tm englischen Volk entstand etwas, das dort I~ngst als Bibelfetischismus bezeichnet worden ist [Presso gli Inglesi sorse qualcosa che là da molto tempo è detto feticismo biblistn]". Da notarsi che Spengler - forse seguendo Ernest Rénan - aveva immaginato una 'civiltà magica' che secondo lui era il retaggio delle popolazioni desertiche (o 'semitiche') e che egli chiama anche, poco a proposito, civiltà 'araba'. L'invenzione del dio antropomorfo, unico e geloso - quale fu poi ereditato dal cristianesimo - egli la attribuisce a questa fantomatica civiltà, mentre può ritenersi per sicuro - le documentatissime argomentazioni di Alain de Bénoist (13) sembrerebbero avere un carattere definitivo - che essa è dovuta a uno specifico ramo delle genti del deserto: gli ebrei. L'invenzione di questo 'dio' - 'dio' già duramente rampognato da Schopenhauer - ha da vedersi come il risultato di una mentalità completamente carente di ogni concetto e di ogni comprensione per che cosa sia il sacro nel senso superiore della parola. Ed è questo 'dio - ipostasi antropomorfa - che avrebbe creato il mondo, che gli avrebbe dato delle leggi e che ne sorveglierebbe l'andamento con occhio di despota semitico. Essendo egli onnipotente e onnisciente (anche se 'buono' e non solo 'giusto': ma solo verso i suoi eletti; la sua grazia è del tutto gratuita e arbitraria), è totalmente logico che ognuno sia predestinato alla 'salvazione' o alla 'dannazione' eterne, senza che egli ci possa fare assolutamente niente. (Sia fatto l'appunto che questo 'dio', pure onnisciente, sembrerebbe essere tanto immerso nella dimensione temporale quanto le sue 'creature'.) Questo, in fin dei conti, è - nonostante ogni tentativo di cammuffamento - anche il punto di vista ufficialmente cristiano: un onnipotente e onnisciente - anche se 'buono' - dio personale. La logicissima, date le premesse, idea della predestinazione (abbinata al concetto dell'inferno) è normalmente stata vista con apprensione da ogni europeo ben nato ed è stata causa di ogni sorta di turbe mentali e anche di suicidi; mentre per l'ebreo (che non ha idea di alcuna componente non corporea nell'uomo) essa è indifferente. La chiesa cattolica, nel suo quasi bimillenario sforzo - forse lodevole ma certamente inutile - di conciliare l'inconciliabile, cioè una mentalità europea con una teologia ebraica, non potè fare altro, per non scartare l'onniscienza divina salvando quel po' di libertà per gli uomini, che supporre una scissione assoluta fra la volontà e l'onniscienza divine - le facoltà volitiva e cognitiva di 'dio' - dal che ne risulta che 'dio' è un personaggio schizofrenico (si consulti un qualsiasi buon manuale di teologia dogmatica e si traggano le dovute conseguenze). Il protestantesimo, e in particolare modo il calvinismo, invecescelse ( per. es.: Cardinale Massimo Massimi: La Nostra Fede, Libreria Vaticana 1938) una via più logica
    logica quando non si voglia scartare tout-court il feticcio veterotestamentario): quella della resa senza condizioni. E così il calvinista 'sa' che alla fine del cammino c'è il paradiso o l'inferno attribuiti arbitrariamente; ma che durante il suo percorso terreno il successo nella vita mondana e soprattutto negli
    affari costituiscono un eccellente 'indicatore' del favore divino (14).

    •   Alt 

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  2. #2
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    Arrow Rif: Predestinazione semitica e destino Aryo

    (1) Meister Eckehart von Hochheim: prediche Von Einheit im Werke [dell'unione nelle opere] e Gottes Reich ist nahe [il regno di dio è vicino].
    (2) Kurt Hiibner, Wahrheit, o. cit.
    (3) Mircea Eliade, le mythe de l'éternel retour, cit.
    (4) Cfr., in particolare, Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno, cit.
    (5) Walter Heinrich, lJber die traditionelle Methode, Salzburg, 1954.
    (6) Cfr. Jean Haudry, Les indo-européens, Presses Universitaires de France, Paris, 1981. (7) Cfr. Mari ja Gimbutns, o. cit.
    (8) Mircea Eliade, nel suo Le chamanisme et les techniques archàiques de I'extase (tr. it. a cura di Julius Evola, Mediterranee, Roma, 1974), ci informa che nei tempi primordiali tutti possedevano la qualità sciamanica di poter liberamente transitare fra il mondo dei vivi e quello dei morti. Oggidì questa qualità è privilegio di pochissimi, che sono sempre meno.
    (9) In particolare, alla sua Rivolta, o. cit.
    (10) Olimpiodoro, nel suo commento al Fedone, aveva già osservato che si diventa più mantici nell'approssimarsi della morte. Cfr. Victor Magnien, o. cit.
    (11) Cfr., per esempio, Jean Haudry Gli Indoeuropei
    (12) Oswald Spenglèr, Il tramonto dell'Occidente
    (13) Alain de Bénoist, Comment peut-on tre payen, Albin Michel, Paris, 1981.
    (14) Non si entrerà in questa sede nel caso di Giuda Iscariota: secondo la teologia cattolica, nell'economia della redenzione era indispensabile che Gesù Cristo venisse crocefisso; eppure ciò non diminuisce la colpevolezza di Giuda, il traditore. Anche qui si tocca con mano la problematica del destino e della predestinazione.
    Ultima modifica di Jenainsubrica; 20-06-10 alle 15:59

  3. #3
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    Predefinito Rif: Predestinazione semitica e destino Aryo

    Tratto da :

    CRONOS saggio sulla metafisica del Tempo di Silvano Lorenzoni Ed Carpe librum 13€ 85 pagine

    Tel Libreria Primordia per ordinarlo

    http://www.libreriaprimordia.it/
    Ultima modifica di Jenainsubrica; 20-06-10 alle 16:03

  4. #4
    mai, eh...
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    Predefinito Rif: Predestinazione semitica e destino Aryo

    Questo articolo contiene alcune gravi aprossimazioni e impecisioni.

    Intanto l'Ebraismo conosce benissimo il concetto del Ain Soph, del Divino prima della manifestazione.

    Spengler parla di Gestaltgötter, cioè di dei manifesti (la traduzione "concepibili" è oltremodo fuorviante) che, è ovvio, si contrappongono al Divine immanifesto e ineffabile.

    Che poi l'invenzione del Dio antropomorfo sia degli ebrei è una cosa talmente ridicola che non c'è alcun bisogno di confutarla.

    Parlare di predestinazione calvinista senza parlare del concetto di giustificazione e di grazia in ambito protestante non ha alcun senso.

    "I don't make any rules, Nick, I go with the flow."

  5. #5
    Papessa
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    Predefinito Rif: Predestinazione semitica e destino Aryo

    Qui si fa una gran confusione tra quelle che sono le ottiche ordinarie di una religio diretta a tutti, e che deve contemperare al suo interno aspetti di verità con altri di opportunità, e la visione profonda e slegata da criteri addomesticati che è appannaggio della parte più riservata di certi insegnamenti.

    L'antropomorfizzazione del divino è inevitabile ovunque: l'uomo ha la necessità di prefigurarsi un Dio quanto più simile a lui, dotato di attributi e di particolarità motivanti. Parimenti ha la necessità di inventarsi una parvenza di "libertà" dell'uomo, per dare l'idea di possibili scelte dal momento che l'uomo ordinario percepirebbe l'idea adi una predestinazione come annichilente e ciò non è opportuno.

    In realtà occorre andare a vedere come lo studio più approfondito considera tutte queste cose. La divinità non ha caratteri umani, essa non ha qualifiche, tutto ciò che si può pensare di essa è una proiezione della mente. Essa è ineffabile e impercepibile. Questo fa piazza pulita dell'interpretazione letterale delle scritture, prime fra tutte quelle del Nuovo Testamento, per interpretare le quali occorre in realtà un diverso codice.

    Anche il discorso sulla predestinazione è viziato: è chiarissimo che se noi siamo inseriti in un grande meccanismo cosmico del quale nulla sappiamo e nulla comprendiamo, nemmeno possiamo definire le sequenze temporali ed eventuali nelle quali veniamo ad inserirci. Quello che noi chiamiamo predestinazione rivela in realtà una logica consequenziale allorchè la si consideri alla luice di una disamina più consapevole.

    Il problema non sussiste.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  6. #6
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    Predefinito Rif: Predestinazione semitica e destino Aryo

    Argomento interessante ma anche complesso... le nozioni di destino, Fatum, Ananke, Wyrd e tutto ciò che è correlato erano presenti anche nel mondo occidentale. É comunque plausibile l'idea generale che tipi umani differenti abbiano, di fronte alla percezione di questa forza, delle reazioni differenti.
    "C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"



  7. #7
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    Lightbulb Rif: Predestinazione semitica e destino Aryo

    Nella concezione indoeuropea originale (come tramandataci ad es. da Omero), il Fato è la divinità suprema e ordinatrice alla quale tutto e tutti, inclusi gli Dei, devono sottostare.

    Il concetto di "libertà" o di "volontà" era del tutto estraneo ad essa.

    Illuminanti anche certe pagine di Erodoto su questo tema (la storia di Creso, ecc...).
    Ultima modifica di Logomaco; 25-06-10 alle 13:24
    L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio

  8. #8
    Papessa
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    Predefinito Rif: Predestinazione semitica e destino Aryo

    Citazione Originariamente Scritto da Kremator Visualizza Messaggio
    Nella concezione indoeuropea originale (come tramandataci ad es. da Omero), il Fato è la divinità suprema e ordinatrice alla quale tutto e tutti, inclusi gli Dei, devono sottostare.

    Il concetto di "libertà" o di "volontà" era del tutto estraneo ad essa.

    Illuminanti anche certe pagine di Erodoto su questo tema (la storia di Creso, ecc...).
    Per questo lo hai scritto sotto il tuo avatar...vero?

    Si...il Fato è l'unico vero dio dell'uomo inconsapevole. Fino al momento in cui l'Uomo diverrà fato e legge a sè stesso.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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  9. #9
    mai, eh...
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    Predefinito Rif: Predestinazione semitica e destino Aryo

    -Men heap together the mistakes of their lives, and create a monster they call Destiny - (J. O. Hobbes)

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  10. #10
    Idealismo da bere
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    Lightbulb Rif: Predestinazione semitica e destino Aryo

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Per questo lo hai scritto sotto il tuo avatar...vero?
    Già, già.

    Si...il Fato è l'unico vero dio dell'uomo inconsapevole. Fino al momento in cui l'Uomo diverrà fato e legge a sè stesso.
    L'uomo è solo un accidente, niente di più.

    E quando diventa consapevole...lo capisce e si rassegna.
    Ultima modifica di Logomaco; 25-06-10 alle 14:20
    L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio

 

 
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