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    Predefinito EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari

    L’outing degli scienziati contro Darwin.




    Teorie e dibattiti Lascia un Commento 0 Visite
    Fosse una ipotesi scientifica come le altre, l’evoluzionismo sarebbe finito già da tempo, se non nell’obitorio della scienza, quantomeno nel reparto dei malati gravi, viste le tante discordanze che le conseguenze di questa teoria hanno con l’osservazione empirica. Ma l’evoluzionismo non è più una teoria qualunque, da sottoporre a rischio di falsificazione, come richiesto dall’epistemologo Karl Popper per distinguere ciò che è scienza da ciò che non lo è. Esso è un dogma al quale si può aderire solo mediante atto di fede. Una metafisica, insomma. Proprio come quel “creazionismo” che degli evoluzionisti è il grande nemico. Con la differenza che chi difende l’ipotesi della creazione di solito lo fa con la Bibbia in mano, e non pretende di parlare in nome della scienza.
    La stessa comunità scientifica è tutt’altro che concorde con le ipotesi sviluppate da Charles Darwin nell’Origine delle specie. La novità è che molti di questi scienziati adesso iniziano a rendere pubbliche le loro critiche. Un libro importante uscirà nei prossimi giorni per le Edizioni Cantagalli. Si intitola (e il titolo già dice tutto) Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi, ed è stato curato da Roberto de Mattei, vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Il volume, che Libero ha potuto leggere in anteprima, raccoglie gli interventi tenuti in un convegno a porte chiuse che si è svolto a Roma lo scorso febbraio nella sede del Cnr. Un’occasione che ha visto a confronto biologi, paleontologi, fisici, genetisti, chimici, biologi e filosofi della scienza di livello internazionale.
    La prima cellula La tesi illustrata 150 anni da Darwin e portata avanti dai suoi epigoni è riassumibile in tre assiomi. Primo: «Tutti gli esseri organici che hanno vissuto su questa terra sono derivati da una singola forma primordiale, nella quale la vita è stata per la prima volta infusa» (come scritto dallo stesso Darwin nell’Origine delle specie).
    Secondo: la selezione naturale è stata «il più importante, anche se non esclusivo, strumento di modificazione» attraverso il quale le forme di vita più complesse si sono evolute da quelle più semplici. Terzo, non esiste alcun “progetto”: le mutazioni sono casuali e alcune rendono certi individui più adatti alla sopravvivenza; trasmettendole ai loro eredi, rendono possibile l’evoluzione.
    Un corpus teorico che, secondo i documenti che il Cnr sta per rendere pubblici, fa acqua da tutte le parti. Il fisico tedesco Thomas Seiler mette il darwinismo alla prova della seconda legge della termodinamica, secondo la quale l’entropia, che può essere definita come il caos in natura, non può mai diminuire.
    E «l’ipotetico emergere della vita da processi materiali indiretti, come suggerito dalla teoria evoluzionistica, non è conforme» a questa legge. Ma anche «la successione di piccole variazioni genetiche che portano alla costruzione di un organo completamente nuovo tramite selezione naturale», prevista dal darwinismo, «è una processo da escludere di entropia decrescente».
    Non a caso, nota Seiler, malgrado siano stati descritti più di 1,3 milioni di tipi di animali, «nessun organismo mostra segni di essere in evoluzione verso una complessità maggiore. Come previsto, l’entropia biologica non sta diminuendo». Insomma, la fisica stessa si ribella all’ipotesi darwiniana.
    L’evoluzionismo presuppone inoltre lunghissimi tempi geologici, nei quali – come affermano i suoi sostenitori, «l’impossibile diviene possibile, il possibile probabile e il probabile virtualmente certo». La sequenza degli strati dei fossili marini, ad esempio, secondo i darwinisti confermerebbe processi durati milioni di anni. Ma il paleontologo francese Guy Berthault sostiene che, calcolato con nuovi metodi più attendibili, il periodo di sedimentazione dei fossili si rivela assai più breve di quanto creduto sinora e il tempo degli sconvolgimenti geologici si accorcia drasticamente. Tanto da essere «insufficiente per l’evoluzione delle specie, come risulta concepita dai sostenitori dell’ipotesi evoluzionista».
    Dominique Tassot, che in Francia dirige il Centre d’Etudes et de prospectives sur la Science, invita a non confondere tra «micro-evoluzione» e «macro-evoluzione».
    Nel primo caso rientrano le mutazioni adattative accertate, che riguardano caratteri secondari come il colore, lo spessore della pelliccia di un animale, l’altezza, la forma del becco e così via. Ma «è paradossale», sostiene, «estendere il significato della parola “adattamento” per indicare l’evoluzione di nuovi organi del corpo», come «il passaggio dalle squame alle piume o dalle pinne alle zampe», esempi di macro-evoluzione: fenomeno «che manca di qualsiasi verifica empirica o di base teorica». Charles a scuola Il genetista polacco Maciej Giertych sottolinea che «siamo a conoscenza di molte mutazioni che sono deleterie» e anche «di mutazioni biologicamente neutrali», ma le cosiddette «mutazioni positive», che consentirebbero l’evoluzione delle specie, «sono più un postulato che una osservazione». L’esempio che più di frequente viene fatto, l’adattamento di certe erbacce al diserbante atrazina, «in nessun modo aiuta a sostenere la teoria dell’evoluzione», perché si tratta di un adattamento «positivo soltanto nel senso che protegge funzioni esistenti», ma «non fornisce nuova informazione, per nuove funzioni o organi».
    A conti fatti, secondo Giertych, «l’evoluzione dovrebbe essere presentata nelle scuole come un’ipotesi scientifica in attesa di conferma, come una teoria che ha sia sostenitori che oppositori. Per di più, sia gli argomenti a favore della teoria che quelli contrari dovrebbero essere presentati in modo imparziale».
    La verità, banale e meravigliosa allo stesso tempo, è che, come scrive de Mattei, «dal punto di vista della scienza sperimentale, entrambe le ipotesi sulle origini, sia l’evoluzionista che la creazionista, sono inverificabili. Su questi temi ultimi non è la scienza, ma la filosofia, a doversi pronunciare».

    FONTE: LIBERO – F. Carioti – 3 Novembre 2009

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    Predefinito Re: EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari

    Evoluzionismo - 1. Darwin, chi era costui?




    Charles Robert Darwin (Shrewsbury 1809 – Down 1882)

    Figlio di un’agiata famiglia borghese, studiò per 2 anni medicina ad Edimburgo, poi passò agli studi ecclesiastici al Christ’s College di Cambridge, infine si dedicò alle scienze naturali, conseguendo la laurea nel 1831.

    Nello stesso anno, partì con la spedizione del capitano Fitzroy, sul brigantino Beagle, verso le coste orientali del Sud America, le isole del Pacifico, tra cui Galapagos e Nuova Zelanda, e le coste dell’Australia. Il viaggio durò cinque anni e da esso Darwin riportò una gran mole di documenti e di osservazioni, che raccolse in diverse opere pubblicate al ritorno in patria. Del 1840 è Viaggio di un naturalista intorno al mondo, in cui sono riportare le sue note di viaggio.

    La prima edizione de L’origine delle specie attraverso la selezione naturale, l’opera in cui espresse la teoria che prese il nome di darwinismo e poi di evoluzionismo, vide la luce soltanto nel 1859; ad essa fecero seguito diverse revisioni, fino all’ultima e definitiva edizione del 1872.

    Al di là delle biografie ufficiali, di Darwin non si sa molto. Sembra che non fosse ateo, anzi chiude la sua opera maggiore con un inno al Creatore. D’altra parte, nelle sue Note segrete – ritrovate *soltanto nel 1937 – mostra di aver abbracciato idee materialiste e di essere divenuto discepolo di Comte.

    Non è certo neppure che abbia fatto parte di circoli massonici o di società segrete, ma è certo che ne facessero parte diversi suoi amici e collaboratori ed, inoltre, le modalità di diffusione delle sue teorie gettano un’ombra equivoca sulla sua indipendenza intellettuale.

    Infatti, mentre altri scienziati “innovatori”, in possesso di prove ben più evidenti e risultati effettivamente scientifici, dovettero lottare a lungo contro l’ostracismo delle Accademie, Darwin non solo non ebbe oppositori, nonostante l’effetto dirompente che sicuramente produssero le sue idee nell’Inghilterra puritana dell’’800, ma fu atteso e accolto come portatore della verità. La prima tiratura della sua opera – oltre 1500 copie – andò letteralmente a ruba e fu esaurita in pochi giorni.

    Il sospetto che il darwinismo sia stato considerato “utile” da ambienti anticristiani dotati di mezzi e di influenza sul piano culturale ed accademico è quantomeno giustificato, soprattutto se si tiene conte delle origini dalle quali parte e delle teorie che ne sono scaturite successivamente.

    A monte del darwinismo, per ammissione di Darwin stesso, si trova la teoria dell’economista inglese Thomas Robert Malthus (1766-1834), secondo la quale la popolazione cresce ad un ritmo di molto superiore (in progressione geometrica) rispetto ai mezzi di sopravvivenza (che crescono in progressione aritmetica). Questa sarebbe la causa determinante della miseria nella quale versano ampi strati di popolazione, situazione particolarmente evidente al tempo in cui Malthus scriveva, cioè in piena rivoluzione industriale. Guerre, carestie, epidemie sono mezzi efficaci per limitare la natalità ma, precisa Malthus, poiché il fenomeno della sovrappopolazione riguarda specialmente quelle fasce di popolazione già povere, è su queste che si deve agire con tutti i sistemi adatti a scoraggiare la procreazione: una severa pressione morale che imponga il celibato e l’abolizione di ogni aiuto caritativo che sollevi le condizioni di indigenza sociale ed economica. Il neomaltusianesimo arriverà a teorizzare l’uso su vasta scala, più o meno volontario e consapevole, di mezzi anticoncezionali.

    La questione che viene posta immediatamente da questa teoria è chi sia abilitato a procreare e chi sia preposto a prendere decisioni su questa materia.

    La risposta è stata formulata da un’altra teoria, l’eugenetica, elaborata nel
    1885 circa da Francis Galton, cugino di Darwin, la quale enunciava la necessità di impedire, attraverso la sterilizzazione, “la moltiplicazione degli inetti e degli individui socialmente indesiderabili” e di favorire, per contro, la “riproduzione dei meglio dotati per migliorare la razza”. Inutile dire che “i meglio dotati” hanno tutte le caratteristiche delle classi superiori (upper class): bianchi, anglosassoni e protestanti (wasp).

    Il nesso con il darwinismo e con le teorie evoluzionistiche è evidente, come pure il forte legame con posizioni razziste che, in vari momenti storici e in luoghi diversi, sono state la causa di veri e propri genocidi.

    L’eugenetica ebbe una notevole diffusione, non solo in Inghilterra dove fu istituita una cattedra all’Università di Londra, ma in tutto il mondo: ancora oggi, in ben 27 Stati Usa, in Svezia, Svizzera, Danimarca e Canada ci sono leggi che prevedono la sterilizzazione eugenetica.

    Malthusianesimo, darwinismo ed eugenetica hanno eredi e prosecutori sia diretti che indiretti, a volte insospettabili. Tra questi ultimi si distinguono i movimenti abortisti e a favore dell’eutanasia ma, soprattutto, gli ecologisti e naturalisti, i cui fondatori sono stati spesso membri delle varie organizzazioni eugenetiche, come Julian Huxley fondatore del WWF e presidente della Società Eugenetica Britannica, oppure Alessandro Ghigi padre dell’ecologismo italiano, fondatore della Federazione Nazionale Pro Natura, la più antica associazione ambientalista nazionale, e anche vicepresidente della Società Italiana di Genetica ed Eugenetica.

    Un cenno va fatto anche a varie Organizzazioni internazionali che si occupano degli aiuti ai Paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Fondo Monetario Internazionale, OMS, FAO, agenzie ONU sono solite imporre, ai Paesi che ricevono finanziamenti, l’introduzione nelle proprie legislazioni di sistemi di “controllo delle nascite” e anche della legalizzazione dell’aborto. Un esempio recente è fornito dall’intervento dell’UNFPA nei Paesi colpiti dallo tsunami dello scorso 26 dicembre 2004. Il Fondo per la Popolazione, agenzia dell’ONU, in sole ventiquattrore ha stanziato un milione di dollari per “interventi di salute riproduttiva” a favore delle popolazioni colpite, inoltre ha lanciato una raccolta pubblica di fondi, con obiettivo 28 milioni di dollari, per “ristabilire i servizi di salute riproduttiva e l’acquisto di prodotti di salute riproduttiva”. Tutto questo si traduce, stando ai documenti UNFPA, in “kit di salute riproduttiva” che contengono preservativi, contraccettivi orali e iniettabili, ed attrezzature per “l’emergenza ostetrica” comprensive di aspiratori manuali utilizzati nella pratica dell’aborto. Ogni kit copre il “fabbisogno” di 10-15 mila persone per un periodo di tre mesi.

    (fonte: Editoriale Il Giglio)


    Evoluzionismo ? 1:.Darwin, chi era costui? | Fondazione il Giglio
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    Predefinito Re: EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari

    Evoluzionismo - 2. Scienza o ideologia?





    La teoria evoluzionista, espressa da Charles Darwin nell’opera Sull’origine delle specie (prima edizione 1859 – ultima e definitiva 1872), nonostante siano passati 140 anni, è ancora considerata “la teoria” per eccellenza circa la comparsa della vita sulla Terra ed è comunemente ritenuta una teoria “scientifica” a pieno titolo, pienamente accreditata presso tutte le Università e nella Comunità scientifica.

    A differenza di quanto avvenuto in tutti gli altri ambiti di ricerca, nei quali le teorie elaborate soltanto 50 anni fa sono ormai considerate superate oppure sono state inglobate in teorie più ampie, nel caso dell’evoluzionismo, invece, nulla è stato modificato rispetto all’impianto originario, benché essa non sia stata dimostrata né avvalorata dalle ricerche sul campo, anzi, nonostante ogni nuova scoperta paleontologica abbia costretto gli evoluzionisti a modificare le “conclusioni” alla quali erano arrivati in precedenza.

    E nessun elemento sostanziale della teoria è stato modificato neppure di fronte alle innumerevoli “bufale” paleologiche che, dopo essere state presentate in Convegni scientifici immancabilmente come scoperte “dell’anello mancante”, si sono rivelate dei falsi, o peggio delle truffe.

    I principi “scientifici” della teoria

    L’evoluzionismo sostiene che, sin dall’origine della vita sulla Terra, sarebbe in corso un processo continuo di perfezionamento che va dall’inferiore al superiore, dal semplice alcomplesso.

    Tale processo avrebbe determinato la comparsa casuale della vita sul pianeta e l’altrettanto casuale esistenza di un limitatissimo numero di organismi iniziali, i progenitori comuni, che differenziandosi gradualmente e lentamente, nel corso di milioni di anni, avrebbero dato luogo a tutte le specie viventi, animali e vegetali.

    Più due specie divergono tra loro, più precocemente avrebbero iniziato il processo di differenziazione dal progenitore comune, percorrendo rami evolutivi diversi.

    La differenziazione sarebbe avvenuta attraverso una serie di modificazioni casuali, determinate dal “cieco caso”. Tra le infinite modificazioni possibili ed effettivamente avvenute, sarebbero state conservare e tramandate alla discendenza soltanto quelle rivelatesi vantaggiose per l’individuo ai fini dell’adattamento all’ambiente e della sopravvivenza, cioè vincenti nella spietata lotta per la sopravvivenza.

    Secondo gli evoluzionisti, infatti, soltanto a posteriori avverrebbe la verifica del maggiore o minore vantaggio apportato dalle modificazioni intervenute, cioè soltanto dopo che esse si siano prodotte e manifestate in un individuo; la selezione naturale garantirebbe la scelta delle modificazioni vantaggiose, dato che quelle svantaggiose sarebbero sempre mortali per gli individui portatori.

    Oggi sappiamo che qualsiasi modificazione in questione, vantaggiosa o no, deve essere avvenuta a livello genetico.

    E, quindi, riassumendo, dovremmo dire che, secondo gli evoluzionisti: una serie di minimi errori del dna, cumulati nel tempo, avrebbe dato luogo alle macrodifferenziazioni tra diverse specie di animali e vegetali, cosicché, pochi organismi monocellulari primitivi, usciti dal “brodo primordiale”, si sarebbero differenziati nei milioni di specie / classi / famiglie ecc, dal virus all’elefante, al cipresso;gli stadi intermedi di ciascuna specie, semievoluti avrebbero subíto l’effetto della selezione naturale, riproducendo nelle successive generazioni, tra le diverse nuove caratteristiche emerse, solo quelle che si erano rivelate vantaggiose dopo la loro comparsa.

    Dalla “scienza” all’ideologia

    L’impianto teorico evoluzionistico è uscito presto dall’ambito delle scienze naturali e biologiche per estendersi all’analisi socio–culturale. Il termine evoluzione è divenuto sinonimo di progresso.

    Infatti, si è teorizzato che la società e la cultura evolvano anch’esse verso forme più complesse, superiori, attraverso un processo mosso anche in questo caso dalla lotta per la sopravvivenza sociale; ogni stadio successivo sarebbe migliore del precedente per definizione; ogni progresso sarebbe evolutivo e quindi positivo;l’evoluzionesarebbe permanente e continua, e con essa la lotta per l’esistenza che ne è il motore.

    L’evoluzione prossima ventura

    La convinzione che la teoria evoluzionistica sia un dato di fatto certo è tanto radicata che oggi si è passati ad ipotizzare le future linee evolutive delle specie animali e vegetali attualmente esistenti. Ovviamente si tratta di ipotesi di pura fantasia, ma spacciate per “scientifiche” e divulgate anche al grande pubblico sotto forma di “documentari scientifici”, con l’aiuto della computer-grafica che permette di inventare bizzarri animali e di farli muovere in ambienti “naturali” virtuali. Ci sono canali televisivi satellitari specializzati in questo settore, ma anche trasmissioni su reti commerciali, come Solaris (Rete 4), Atlantide (La 7) ecc., che ospitano spesso documentari di questo genere, molto seguiti soprattutto dai bambini a causa della fascia oraria in cui vanno in onda.

    In realtà, l’evoluzionismo è una teoria mai dimostrata e mai avvalorata da prove veramente scientifiche, cioè con risultati certi e ripetibili.

    (fonte: Editoriale Il Segno)
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  4. #4
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    Predefinito Re: EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari

    Evoluzionismo - 3. Una teoria piena di falle






    La teoria evoluzionista:

    non è mai stata dimostrata dalla ricerca sul campo, anzi ogni nuova scoperta fossile ha costretto a modificare le datazioni;

    molte ricerche con pretese scientifiche in realtà partono da assunti evoluzionistici, cioè analizzano i dati raccolti utilizzando criteri dettati dalla stessa teoria che vogliono verificare, come nel caso del metodo di datazione ai radioisotopi;

    nessuna linea evolutiva è mai stata ricostruita completamente, né è stata fornita una spiegazione logica e documentata degli enormi salti temporali che dividono le specie monocellulari da quelle pluricellulari. Infatti, da batteri ed alghe (monocellulari) vissuti per oltre 2 miliardi di anni senza subire significative variazioni, si passa improvvisamente ad organismi composti da milioni o miliardi di cellule, comparsi in un tempo geologicamente breve, 570 milioni di anni fa, con la cosiddetta esplosione del Cambriano. In mezzo non c’è nulla, non sono mai stati ritrovati organismi di due, venti o duecento cellule come sarebbe logico aspettarsi. L’eloquente giustificazione fornita per questo consistente “buco” evolutivo è che «esiste una vasta lacuna negli archi fossili dovuta al semplice fatto che, per qualche motivo, sono molto pochi i fossili conservati per periodi anteriori a 600 milioni di anni» (Richard Dawkins, biologo e zoologo americano, campione accademico dell’evoluzionismo);

    negli ultimi anni, i vari “anelli di congiunzione” che si era creduto di trovare, gli ominidi considerati certamente antenati dell’uomo sono stati declassificati a rami collaterali secondari della cosiddetta linea evolutiva umana, cioè rami secchi non in relazione con l’evoluzione umana e spesso cronologicamente paralleli ad essa;

    la genetica ha smentito buona parte delle ipotesi evoluzionistiche, come l’ipotesi che gli esseri viventi derivino tutti da creature marine primordiali e che specie diverse abbiano progenitori comuni. Infatti, gli evoluzionisti hanno sempre affermato che la prova di tale teoria sarebbe l’omologia rilevabile tra parti morfologiche differenti di specie diverse (come per es. l’ala del pipistrello e la pinna della balena, che avendo strutture pentadattili simili, sarebbero l’esempio della diversificazione evolutiva di specie derivanti da uno stesso antenato).

    La genetica ha dimostrato l’assurdità di queste affermazioni, poiché in realtà a livello di DNA tra le due strutture non esiste alcuna prossimità e, quindi, esse non sono riconducibili ad un unico gene progenitore.

    Contro l’evoluzionismo

    Gli scienziati che sempre più apertamente si schierano contro l’evoluzionismo appartengono a diverse discipline, il che avvalora le loro affermazioni perché le loro confutazioni partono da punti di vista assolutamente diversi tra loro.

    I matematici

    non riescono a costruire un modello matematico o informatico - ma neppure linguistico - basato sui principi evoluzionistici. L’esempio seguente prende a riferimento la lingua

    inglese, ma dal punto di vista matematico è valido per ogni lingua:

    - le frasi - con o senza senso – che si possono comporre con 100 lettere sono un numero notevole = 26100 (26 elevato alla 100esima potenza);

    - sarebbe a dire, tante frasi da coprire la superficie di un intero pianeta come Plutone, però, tra queste, le frasi di senso compiuto occuperebbero appena la superficie di una monetina da 10 centesimi;

    - se sostituiamo alle lettere gli aminoacidi che servono a costruire le proteine di cui ogni essere vivente è composto – che sono soltanto 20 e le loro sequenze ordinate costituiscono tutte le diverse proteine esistenti - la possibilità di ottenere frasi senza senso, cioè proteine inadatte alla vita, è di 20250 (20 elevato alla 250esima potenza)

    - tutti i secondi trascorsi dal Big Bang fino ad oggi sono meno di 1018 (10 elevato alla 18esima potenza): dunque, non sarebbe bastato il tempo per riuscire a costruire tutte le proteine adatte alla vita di cui sono attualmente composti gli esseri viventi

    - insomma, seguendo le teorie evoluzionistiche, la probabilità matematica che la vita sia nata casualmente dalla materia inerte è pari a 1 possibilità su 1040.000 (10 alla 40.000esima potenza), vale a dire = 0

    I biologi e gli entomologi

    analizzando i dati di ricerche effettuate su specie che si riproducono rapidamente, come il moscerino della frutta, che è studiato da oltre 80 anni. Poiché nasce una nuova generazione ogni 11 giorni, le generazioni fatte sviluppare in laboratorio assommano ad un numero ben più grande delle generazioni di esseri umani che si sono succedute sulla terra dall’origine della vita.

    Ebbene, gli entomologi e i biologi che studiano questi moscerini affermano che «essi si rifiutano categoricamente di mutare; non si è mai assistito alla comparsa non solo di una nuova specie, ma neppure di un singolo nuovo enzima».

    Se questa verifica diretta non bastasse, si è potuto constatare che tutte le mutazioni genetiche indotte dall’esterno, per opera degli scienziati stessi, per quanto minime potessero essere, hanno sempre avuto esiti negativi, rivelandosi distruttive e dando luogo a malformazioni o alla morte.

    Ciò si collega all’obiezione antievoluzionista mossa da

    I genetisti

    i quali hanno scoperto che il DNA, ben lontano dall’accettare mutazioni di alcun genere, possiede dei meccanismi di autoconservazione che riconoscono e rimuovono gli errori casuali che si verificano nelle varie “trascrizioni”. Dunque, il DNA tende a perpetuare se stesso non a mutare, anche grazie all’azione di una serie gerarchizzata di geni, che funzionano in tempi e modi diversi, che riorganizzano le sequenze, se occorre predisponendo anche nuove strutture compensative, atte a conservare l’informazione originaria.

    Inoltre, altre obiezioni che sono alla base della teoria antievoluzionista sono enunciate da fisici e biochimici.

    (fonte: Editoriale Il Giglio)
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  5. #5
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    Predefinito Re: EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari

    Evoluzionismo - 4. L'infallibile Carbonio 14







    Le datazioni fornite dai radioisotopi Carbonio14, Potassio-Argon, Torio230, considerate certe tanto da essere ritenute la “prova” per eccellenza in una quantità di ricerche - compreso lo studio della Sindone -, sono in realtà condizionate e falsificate dalla metodologia utilizzata, come ha dimostrato la dott. Marie Claire van Oosterwyck-Gastuche, mineralogista belga, specializzata in silicati.

    I radioisotopi sono una sorta di orologi geologici, perché dimezzano la propria radioattività in un preciso numero di anni accertato; pertanto, misurando il residuo radioattivo presente nelle rocce si può risalire alla loro età geologica.

    In realtà non è proprio così che avviene, come scoprì la dott. Gastuche effettuando una ricerca sui criteri di datazione, quando le venne chiesto di fornire un parere scientifico sulla frequenza di datazioni aberranti prodotte dai metodi con i radioisotopi.

    Infatti, molto spesso il metodo dei radioisotopi dà datazioni assolutamente divergenti sullo stesso elemento: per esempio, testando resti fossili del proconsul, una scimmia ominide estinta, si può avere al tempo stesso una datazione di 14 milioni, di 42 milioni di anni, oppure di 264 milioni di anni.

    In quale modo, allora, viene stabilito che è corretta la prima datazione e non le altre due?

    La Gastusche trovò la risposta in un manuale del 1965, Physical Geology, scritto dal geologo Arthur Holmes (1890-1963), padre della datazione assoluta con i radioisotopi, il quale si rifaceva alle teorie di Charles Lyell (1797-1875), avvocato inglese, dilettante di geologia, grande amico di Darwin.

    Questi, ateo militante, spese la sua vita per dimostrare che il diluvio universale non c’era mai stato e che la Bibbia diceva il falso. A tal fine, cercò di dimostrare che gli strati geologici si sovrapponevano gli uni agli altri in lente sedimentazioni, senza alcuna linea di discontinuità.

    La sua teoria, chiamata uniformitarismo, si fondava sulla teoria darwiniana, anzi l’una confermava l’altra. Lyell, infatti, affermò che i metodi di classificazione degli strati geologici utilizzati fino a quel momento - che precisavano la sovrapposizione in base al grado cristallino ma non azzardavano alcuna datazione - potevano essere perfezionati e completati mediante la ricerca del fossile caratteristico di ciascuno strato.

    In pratica, in ogni strato geologico sarebbe presente un fossile che lo caratterizza e, grazie alla scala evolutiva sancita da Darwin, la scala fanerozoica, si potrebbe così stabilire la data a cui quello strato geologico risale.

    Quindi, non è la datazione dello strato geologico che permette di datare il fossile ma, al contrario, è il fossile che determina la datazione delle rocce in cui si trova.

    Arthur Holmes utilizzò la stessa metodologia per il metodo dei radioisotopi, prendendo per buona la datazione che si accorda meglio con la scala evolutiva darwiniana e considerando anomale tutte le altre.

    Questa teoria è ancora ritenuta valida e viene utilizzata regolarmente per tutte le datazioni ai radioisotopi, benché queste diano un elevatissimo numero di dati divergenti. Nel caso del proconsul, si è stabilito che “non può” essere vissuto 264 milioni di anni fa perché in base alla scala fanerozioca in quel periodo “non potevano” esserci vertebrati ma soltanto invertebrati.

    Questo metodo di datazione, tutt’altro che scientifico, è stato alla base di uno scandalo scoppiato nel 1973, quando lo scienziato Richard Leakey ritrovò nei dintorni del lago Turkana molti fossili che fornivano una serie di dati anomali.

    Tra questi, vari utensili di pietra scheggiata e il teschio di una bambina, lo skull 1470, mescolati a fossili di australopitecine.

    La datazione rilevata con i radioisotopi fu di oltre due milioni di anni fa e già questo non si accordava con le scale evolutive, perché non si poteva accettare una “ominizzazione” tanto precoce. Inoltre, la presenza di un teschio non scimmiesco ma umano, con caratteristiche simili a quelle attuali, era assolutamente incompatibile con qualsiasi scala evolutiva.

    Le polemiche furono violente e prolungate, perché i dati scientifici ottenuti dalla ricerca sul campo erano in netto contrasto con tutto quanto dato per certo dalla stessa scienza.

    Alla fine, la questione fu chiusa in un convegno internazionale, nel 1976, nel quale si stabilì che:
    in quel caso, la datazione al carbonio era errata,

    il teschio umano era arrivato lì a seguito di smottamenti e terremoti,
    i resti di australopitecine invece erano del posto e non avevano subito spostamenti,
    quel ritrovamento, come altri simili in altri siti, “aveva un significato evolutivo dubbio”.

    (fonte: Editoriale Il Giglio)
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  6. #6
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    Predefinito Re: EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari

    Evoluzionismo - 5. L'uccellosauro





    Il libro di Maurizio Blondet, L’uccellosauro ed altri animali, riporta i risultati di un ampio dibattito in corso negli USA, grazie a scienziati, ricercatori e accademici di diverse Università americane, che semplicemente si oppongono all’omologazione all’evoluzionismo e confutano sul piano scientifico la teoria darwinista e i suoi derivati.

    Va detto subito che queste ricerche e i convegni internazionali nei quali sono state presentate sono promossi da gruppi di opinione sorti nell’ambito delle Chiese Protestanti, soprattutto Evangeliche. Con un lavoro iniziato già da diversi anni che ha messo in contatto tra loro gli scienziati critici dell’ortodossia accademica - per lo più giovani - incoraggiandoli di fronte all’opinione pubblica e sostenendoli contro gli attacchi delle lobby accademiche evoluzionistiche, infine dando risonanza alle loro teorie scientifiche che collimano con l’interpretazione creazionista.

    Cosicché, ormai da alcuni anni, le teorie antidarwiniste, da noi del tutto sconosciute o bollate dal marchio del fanatismo religioso, negli USA sono ospitate in autorevolissime pubblicazioni scientifiche, come la Boston Review del MIT (Massachussets Institute of Technology).

    Viceversa, le teorie evoluzioniste vanno perdendo rapidamente terreno, mentre da noi sono ancora considerate scienza pura in assoluto.

    L’opera dei gruppi protestanti americani ha conseguito risultati significativi anche sul piano giuridico:

    per esempio, nello Stato dell’Alabama, hanno ottenuto sin dal 1995 che nei testi scolastici di biologia venga scritto a chiare lettere che il darwinismo è una teoria controversa e non un fatto accertato;

    e nello Stato della Georgia, hanno ottenuto, già dal 1996, che si svolgano corsi opzionali di creazionismo nelle scuole.

    La tenace azione condotta da questi gruppi ha ottenuto persino che la Corte Suprema discutesse l’obbligo di insegnare anche il creazionismo accanto all’evoluzionismo, posizione sostenuta dal giudice Antonin Scalia.

    Ovviamente, i gruppi protestanti sono stati violentemente attaccati e tacciati di fondamentalismo, di oscurantismo e di cieca osservanza dell’autorità ecclesiastica. Il bello è che proprio le gerarchie ecclesiastiche di pressoché tutte le confessioni - compresa quella Cattolica - hanno smesso da anni di condannare l’evoluzionismo e lo hanno accettato più o meno ufficialmente, magari con adattamenti che cercano di salvare capra e cavoli.

    Si verifica, dunque, il caso – rileva Blondet – di fondamentalisti conservatori che si dissociano dalle Autorità delle proprie Chiese, perché ritengono che queste siano in errore, dimostrando una notevole libertà di pensiero in nome della Verità, molto più coerente dell’atteggiamento di tanti “rivoluzionari” che non riescono a sganciarsi dalle “verità” proclamate dai loro “intellettuali”.

    In realtà, questo movimento di opinione ha innescato un processo culturale vastissimo, di cui non si possono prevedere gli sviluppi: per il momento, esso ha raggiunto visibilità e credibilità tali che il fronte evoluzionista si sta mobilitando, costituendo addirittura associazioni in difesa della teoria darwiniana.

    Risultato ancora più importante: utilizzando una sentenza della Corte Suprema del 1975, applicata soltanto agli Amish fino a qualche anno fa, oggi ci sono negli USA 2 milioni di ragazzi che non frequentano le scuole, ma studiano attraverso l’homeschooling, l’insegnamento familiare, riconosciuto dallo Stato e verificato mediante periodici esami, nei quali questi studenti ottengono immancabilmente votazioni sempre più alte della media dei loro colleghi che seguono studi regolari.

    È nata una rete di informazione e formazione, accessibile anche e soprattutto su internet, che propone “pacchetti didattici” per tutti quei genitori che vogliano dare ai propri figli un’istruzione non omologata, utilizzando libri scolastici, testi classici della letteratura ed enciclopedie edite prima dell’avvento della politically correctness, e cioè prima che il relativismo etico, lo scientismo ateo e il progressismo politico pervadessero il sistema scolastico e sociale americano.


    Maurizio Blondet, L’uccellosauro ed altri animali. La catastrofe del darwinismo, Effedieffe, Milano 2002, € 10,00

    (fonte: Editoriale Il Giglio)
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    Predefinito Re: EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari

    Evoluzionismo - 6. Invece, la scienza afferma che...







    Le obiezioni dei Fisici

    L’evoluzionismo contrasta con il 2° principio della termodinamica, legge della natura con valore scientifico assoluto e dimostrato. Il secondo principio della termodinamica afferma che “l’entropia tende al massimo” cioè che tutto nell’universo va verso il caos, essendo questo più economico in termini energetici; nulla spontaneamente va verso la complessità, che è più dispendiosa da mantenere.

    La Fisica fornisce varie esemplificazioni di questo principio, la più conosciuta è la seguente: si prenda un vaso in cui siano state stratificate palline bianche e nere in un ordine preciso, formando delle strisce alternate;
    se lo si scuote energicamente, cioè se lo si sottopone all’azione del cieco caso, la struttura precedente non solo scomparirà ma non si riformerà mai più, anche se continueremo a scuotere il vaso per tempi lunghissimi;
    solo l’azione diretta dell’uomo può ripristinare le strisce di palline alternate, cioè soltanto un’azione volontaria e finalizzata, esterna al sistema vaso-palline, che agisca in base ad uno schema predeterminato, può ripristinare l’ordine.

    Da ciò deriva che l’unico modo di superare il 2° principio della termodinamica, e cioè di creare e mantenere strutture complesse, è introdurre nel sistema l’informazione che deve essere conosciuta e posseduta a priori da un agente che non sia parte della struttura stessa.

    Ciò conduce logicamente al concetto di disegno intelligente:
    le informazioni contenute nel DNA non sono mere descrizioni ma sono istruzioni per la costruzione.

    La differenza tra descrizione e istruzione sta nel fatto che la seconda implica e richiede una conoscenza dall’interno, una conoscenza a priori: un conto è descrivere un aereo, enumerando tutte le sue parti senza tralasciarne alcuna, ben altra cosa è scrivere il manuale di istruzioni per la costruzione di un aereo; questo presuppone che chi scrive il manuale conosca dall’interno l’aereo, sapendo a priori a cosa serva e come vada fatto ogni singolo pezzo.

    La teoria evoluzionista, affermando che le mutazioni nel DNA sono casuali e che soltanto a posteriori è possibile stabilirne l’efficacia, afferma di fatto che il manuale di istruzioni possa essere scritto dopo che l’aereo sia stato già costruito ed abbia volato, dimostrando l’efficacia di ogni sua parte.

    Bisogna dunque necessariamente giungere alla conclusione che tutto ciò che esiste, a livello fisico e biologico, è costruito in base ad una informazione pre-esistente, in base ad un disegno intelligente.

    Le ricerche dei biochimici

    Non solo hanno dimostrato la correttezza del concetto di disegno intelligente, ma lo hanno completato e avvalorato con un secondo concetto fondamentale, quello di complessità irriducibile, la cui dimostrazione si deve al biochimico Michael Behe, professore associato nel Dipartimento di Scienze Biologiche della Leighton University.

    I meccanismi biochimici che vengono studiati a livello molecolare non sono altro che delle “macchine composte di molecole” e come tali vanno osservate.

    Prendendo in esame una macchina semplice come la trappola per topi, si osserva che essa è composta da 5 parti (tagliola, molla, berretta, gancio e formaggio): togliendo una qualsiasi di queste parti, la trappola non funziona più, cioè la macchina non può essere resa più semplice di com’è.

    Lo stesso discorso vale per le “macchine molecolari”, e Behe per dimostrarlo ha preso in esame il flagellum, il ciglio degli organismi monocellulari che funziona come una sorta di “motore fuori bordo”.

    Gli evoluzionisti considerano gli organismi monocellulari, come i batteri, le forme di vita più semplici e primitive, trovandosi al gradino più basso della scala evolutiva attuale.

    In realtà non è così: le ricerche dei biochimici dimostrano che non c’è assolutamente niente di “semplice” e che tutt’altro che primitivi, i batteri rappresentano invece un caso di “miniaturizzazione”.

    Lo evidenzia proprio il flagellum che è un meccanismo molto complesso, risultato dell’azione coordinata di ben 50 geni del DNA.

    Semplificando al massimo la descrizione, esso risulta composto da 3 diverse proteine che danno luogo a diverse strutture e funzioni: la tubulina per i microtubuli;

    la nexina, che produce una sorta di adesivo gommoso;
    la dyneina che permette il movimento.

    Le tre proteine hanno una funzione coordinata che soltanto nell’insieme compone il flagellum e ne permette il funzionamento. Esse devono necessariamente essere esistite tutte e tre sin dall’inizio, né possono essersi formate gradualmente per selezione naturale perché, nell’intertempo tra la formazione dell’una e dell’altra, il flagello sarebbe stato inutilizzabile, non avrebbe consentito il movimento e la struttura – o addirittura i batteri stessi - sarebbero stati esposti alla soppressione da parte della selezione naturale stessa, perché inadatti alla vita.

    Il flagellum è un tipico caso di complessità irriducibile.

    Un altro esempio, più facilmente comprensibile perché ci riguarda da vicino, è il meccanismo di coagulazione del sangue.

    Esso prevede una cascata proteica composta da 4 proteine diverse, tutte concorrenti, in un delicato equilibrio, ad ottenere l’effetto coagulante in caso di emorragia. L’intero meccanismo, in realtà, coinvolge una dozzina di proteine che hanno funzione regolatrice, controllando che il coagulo si formi solo dove è necessario, smontandolo quando non è più utile ecc.

    La cascata proteica necessita di tutte e 4 le proteine che la compongono ed è un esempio di complessità irriducibile, perché, se anche soltanto una delle proteine non fosse stata presente sin dall’inizio, negli individui portatori della cascata incompleta il meccanismo della coagulazione non avrebbe funzionato ed essi sarebbero in breve morti per emorragia o per trombosi.

    Diversi scienziati evoluzionisti hanno tentato di confutare questi studi, tra questi il dott. Russel F. Doolittle, membro della National Academy of Sciences, che in polemica con Behe ha cercato di dimostrare l’errore del ragionamento circa la coagulazione, applicando il consueto metodo “scientifico” degli evoluzionisti:

    ha cominciato col dare per certo il principio darwiniano, secondo il quale si possono comporre “alberi genealogici” degli esseri viventi in base alla percentuale di diversificazione delle sequenze di aminoacidi delle proteine che li compongono (maggiore diversità = precoce divergenza delle linee evolutive delle due specie rispetto al progenitore comune);

    ha continuato stabilendo che questo meccanismo di “errore-correzione” casuale, che si verifica continuamente nella duplicazione del DNA, è alla base della cascata proteica della coagulazione, nella quale le 4 diverse proteine sarebbero state prodotte da micromutazioni casuali di un’unica proteina iniziale; la dimostrazione di questo “dato scientifico” starebbe nella inutile complessità del meccanismo di coagulazione: «Nessun Creatore avrebbe progettato un sistema così indiretto e macchinoso» ha affermato Doolittle;

    ha concluso “leggendo in modo elastico” i risultati di una ricerca eseguita da altri scienziati, su due gruppi di topi ai quali era stato sottratto rispettivamente il gene produttore di due delle proteine della cascata proteica. I topi così manipolati sono andati incontro fatalmente ad emorragie o trombosi, ma, secondo Doolittle, accoppiandoli tra loro, la prole sarebbe stata perfettamente sana, il che avrebbe dimostrato che la coagulazione può avvenire anche in assenza di alcune proteine. Le conclusioni a cui erano giunti i ricercatori, invece, erano ben diverse: la prole di quei genitori deficitari era incapace di formare coaguli e le femmine morivano durante le gravidanze.

    Ben diversamente dai desideri di Doolittle, la ricerca ha dimostrato con prove certe e ripetibili che la cascata proteica della coagulazione è un esempio di complessità irriducibile e che soggetti deficitari anche di una sola proteina non potevano essere intermediari evolutivi, perché meccanismi semifunzionanti non sarebbero stati riconosciuti “vantaggiosi” nella “lotta per la sopravvivenza”; non avrebbero superato “il vaglio severo della selezione naturale” perché la loro utilità si sarebbe rivelata soltanto a posteriori, a processo evolutivo concluso, non durante la comparsa casuale dei singoli componenti del meccanismo.

    I concetti di

    Informazione / disegno intelligente / complessità irriducibile

    portano ad una inevitabile conclusione, espressa con coraggio dal microbiologo Behe: la necessità di un Agente Intelligente che abbia progettato il flagellum, la coagulazione e il resto, conoscendo dall’interno e a priori la costruzione e la funzione di ogni singola parte.

    Ovviamente Behe è stato accusato di voler così introdurre Dio nella natura, cosa per nulla scientifica!

    Behe ha risposto semplicemente che «quando vediamo un apparato complesso e interattivo come una trappola per topi, concludiamo che è stata progettata; non c’è motivo di escludere questa stessa conclusione quando si tratta di apparati molecolari interattivi».

    Possiamo aggiungere che l’unico motivo per escludere questa logica conclusione è un motivo ideologico che volontariamente escluda una parte del ragionamento, privilegiandone un’altra parte e assolutizzandola con un atto di fede cieca.

    L’evoluzionismo infatti è ormai un’ideologia scientifica, che autoreferenzialmente pretende di non dover dimostrare la propria validità, al contrario di tutte le altre teorie, perché assurta al rango di dogma di fede.

    (fonte: Editoriale Il Giglio)
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  8. #8
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    Predefinito Re: EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari


    Per i fan di Darwin tutto si evolve. Tranne la scienza




    di ROBERTO De MATTEI *

    L’ultimo numero della rivista ultralaicista Micromega ha come bersaglio, in copertina e in numerosi articoli, Benedetto XVI e il suo Magistero. Ma uno degli articoli è una violenta requisitoria contro un convegno da me promosso al Consiglio nazionale delle ricerche lo scorso 23 febbraio sull’evoluzionismo. Per l’autore, Telmo Pievani, non solo è inconcepibile che qualcuno critichi l’evoluzionismo, ma è persino «mirabolante» che la critica sia promossa dal vicepresidente del Cnr.

    Ciò che più colpisce non è la prevalenza degli aggettivi sui sostantivi e degli umori sulle ragioni, né le espressioni insultanti tipo «siamo il paese delle trasmissioni paranormali alla Voyager», ma la capacità di parlare di ciò che non si conosce. Pievani tenta per sette pagine di ridicolizzare un convegno internazionale senza peritarsi di leggerne gli atti, recentemente pubblicati da Cantagalli con il titolo

    L’evoluzionismo: tramonto di un’ipotesi. Dopo aver visto su un quotidiano un’ottima recensione di questo volume, è andato fuori dai gangheri e non ha fatto ciò che sarebbe stato ragionevole: acquistare una copia del libro e redigere una risposta argomentata. Avrebbe così scoperto che il libro collaziona non esternazioni fideistiche, bensì critiche di carattere scientifico, alle quali avrebbe così potuto provare a replicare in modo meno approssimativo e manicheo.

    La principale caratteristica dei fanatici dell’evoluzionismo è parlare di ciò che non conoscono, a cominciare dalla stessa teoria dell’evoluzione che, 150 anni dopo l’apparizione dell’Origine della specie di Darwin, continua a essere una sorta di «oggetto scientifico non identificato». Così facendo, però, egli contraddice due volte il metodo scientifico. Prima di tutto perché la scienza non afferma verità ma vi si approssima per prove ed errori: epistemologicamente, qualunque tesi verrà tendenzialmente confutata o almeno corretta. E poi la modalità d’indagine con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza oggettiva e affidabile si basa sull’osservazione della realtà e sulla formulazione di un’ipotesi, verificata sperimentalmente. Ciò che non è il caso dell’evoluzionismo.

    La legge della gravitazione universale di Newton può essere sperimentata ogni giorno. Gli esperimenti di Pasteur sui micro-organismi possono essere ripetuti ogni giorno. Per poter trarre leggi generali da un esperimento, esso deve poter essere realizzato, nelle stesse condizioni, da chiunque, in qualunque tempo e luogo. Quando un’ipotesi scientifica è inverificabile non può assumere la dignità di teoria. Ma quali esperimenti provano ciò che accadde nel passato: la pretesa evoluzione dalla materia alla vita, dal semplice al complesso? Il fatto che la materia complessa sia costituita da elementi più semplici non prova l’esistenza di un passaggio, nel tempo, dai secondi alla prima.

    Per ovviare alla mancanza di una dimostrazione scientifica, l’evoluzionismo pretende di sostituire alla causalità, la casualità. Il «caso» diviene la «spiegazione» dell’inspiegabile. In questa prospettiva Pievani teorizza «che un evento altamente improbabile può realizzarsi in seguito a un’enorme quantità di tentativi nel corso di milioni o di miliardi di anni» (Creazione senza Dio, Einaudi, 2006). Ma il tempo non produce differenza: ciò che è impossibile sotto l’aspetto dei rapporti causa-effetto rimane tale per sempre. Anche le fantasie del caso hanno limiti invalicabili, che nella teoria della probabilità si chiamano «soglie di impossibilità» e rappresentano quei valori di probabilità al di sotto dei quali vi è la certezza che un evento casuale non si è mai verificato, né mai si verificherà. Il fatto che un evento molto improbabile possa teoricamente accadere, non significa che sia accaduto. Né ha valore immaginare lunghissimi tempi in cui «l’impossibile diviene possibile, il possibile probabile e il probabile virtualmente certo. Basta aspettare: il tempo compirà da solo il miracolo» (George Wald, L’origine della vita).
    L’evoluzionismo, insomma, è una fantasiosa «storia» che presuppone a sua volta come verità indiscussa un principio filosofico, l’idea che tutto sia materia in continuo sviluppo. La teoria scientifica non si regge da sola: ha bisogno di quella filosofica per sopravvivere, e viceversa.

    In questi giorni celebriamo i 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, e con esso di tanti miti: il «socialismo scientifico», la «dittatura del proletariato», il «progresso» indefinito della storia. Un solo totem sopravvive ancora: quello dell’evoluzionismo, un dogma che al socialismo di Engels e di Marx è, come noto, strettamente legato. Qual è la ragione per cui una teoria scientifica nata nell’Ottocento, come è quella darwiniana, è sopravvissuta al crollo dei miti ottocenteschi? Perché non possiamo non dirci darwinisti?, come recita un altro curioso titolo diffuso in questi giorni in libreria? La ragione è semplice. Il relativismo contemporaneo, secondo cui non esistono valori assoluti, ma tutto si trasforma, e nulla è stabile e permanente, ha il suo fondamento nella teoria evoluzionista. E oggi siamo passati dalla dittatura del proletariato alla dittatura del relativismo. Un esempio di questo totalitarismo scientista è proprio la pretesa di Pievani di tappare la bocca ai propri avversari, imponendo loro la «verità scientifica» per autorità, prassi di cui, anche nel fascicolo di Micromega, viene accusata la Chiesa.
    Così facendo, Pievani dimostra l’utilità del libro e conferma la ragione per cui esso è nato, cioè evitare che l’evoluzionismo continui a essere imposto come dogma di fede, bollando i critici con epiteti spregiativi e, se necessario, colpendoli con l’epurazione. È questa infatti la nemmeno troppo larvata richiesta nei miei confronti di Pievani, scandalizzato che io ricopra «la carica di vicepresidente del Cnr». Il mondo scientifico nel XX secolo ha già conosciuto regimi in cui si è adottato questo sistema. Ma un pensatore laico e democratico non dovrebbe aborrire simili atteggiamenti?

    * vicepresidente Cnr

    (fonte: Il Giornale.it)
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    Predefinito Re: EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari

    Tutti i dubbi magisteriali sul darwinismo

    di GIULIO MEOTTI

    Fu con un clamoroso articolo sul New York Times che quattro anni fa il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e principe della chiesa cattolica, scagliò una dura critica all’evoluzionismo darwiniano dall’interno del vertice dell’alto clero internazionale, aprendo anche alla teoria del “disegno intelligente”. “L’evoluzione nel senso di una ascendenza comune può essere vera, ma l’evoluzione nel senso neodarwiniano, come processo non pianificato, non guidato, di variazione a caso e selezione naturale, non lo è”, scrisse Schönborn.

    Pochi mesi dopo il cardinale pubblica un secondo saggio in inglese dal titolo “I disegni della scienza” sulla rivista cattolica americana First Things. Nel suo intervento, Schönborn spiegava che la ragione umana è qualcosa di più di una conoscenza scientifica di tipo positivistico. “La teoria moderna dell’evoluzione deve essere liberata dai suoi ceppi ideologici. Per far questo, dobbiamo consentire l’esercizio del criticismo contro gli aspetti riduzionisti del darwinismo”.

    A esprimere dubbi profondi sull’evoluzionismo darwiniano era stato in verità anche Giovanni Paolo II, che i partigiani del neodarwinismo considerano un “Papa evoluzionista” a differenza del suo successore. In un messaggio all’Accademia delle scienze dell’ottobre 1996, Karol Wojtyla aveva infatti dichiarato incompatibili con la dignità dell’uomo le teorie dell’evoluzione che “considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia. Esse sono inoltre incapaci di fondare la dignità della persona”. Benedetto XVI è un noto sostenitore dell’interpretazione critica dell’ideologia darwiniana e del falso clivage creazione/evoluzione. In una lezione del 1969 dal titolo “Fede nella creazione e teoria dell’evoluzione”, l’allora teologo Joseph Ratzinger scriveva che “l’istante dell’umanazione (l’emergere dell’essere umano, ndr) non può essere fissato dalla paleontologia: l’umanazione è l’insorgenza dello spirito, che non si può dissotterrare con la vanga”.

    Anche il paleontologo “ufficiale” del Vaticano, Fiorenzo Facchini, ha scritto che “l’armonia dell’universo considerato nel suo insieme e nel percorso realizzato dall’evoluzione cosmica e biologica rimanda a una causalità superiore, almeno per quanto si riferisce alle leggi che lo regolano. E’ ragionevole pensarlo”. Sempre Facchini ha spiegato che “Darwin vede solo una parte della verità, quella riguardante i meccanismi biologici. Ci sono invece fondamentali domande di significato, circa la natura dell’uomo, cui si può rispondere solo ponendosi su un piano differente, di carattere filosofico e religioso”. Il 18 aprile 2006 Papa Ratzinger spiegava in una lezione che “la nostra scienza, che rende finalmente possibile lavorare con le energie della natura, suppone la struttura affidabile, intelligente della materia, il ‘disegno’ della creazione”. Poteva essere più chiaro di così?

    © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

    Tutti i dubbi magisteriali sul darwinismo
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    Predefinito Re: EVOLUZIONISMO - CRITICA ALL'... - Articoli Vari

    Ma Darwin va d'accordo con la Genesi

    di FIORENZO FACCHINI

    Potrà mai esserci un accordo su Charles Darwin? Temo proprio di no. Ma legare le difficoltà alla dottrina della creazione è un cattivo servizio alla scienza e alla religione. È la riflessione che mi viene da fare in margine alla polemica di questi giorni su un convegno svoltosi nel febbraio di questo anno organizzato dal vicepresidente del Cnr Roberto De Mattei, di cui sono usciti gli atti qualche mese fa e contro cui si è scagliata la rivista « Micromega » . Come ha osservato ieri sul « Corriere » Marco Ferraguti, la vita sulla Terra ha una sua storia.
    Personalmente ritengo che in questa storia gli eventi della natura si intreccino con una volontà del Creatore che opera attraverso le cause seconde (i fattori della natura), senza dover pensare a interventi continui o intermittenti. Dio non fa le cose, ma fa in modo che si facciano, diceva Teilhard de Chardin. La teoria di Darwin, il darwinismo e la teoria della evoluzione non sono la stessa cosa.
    Confonderle non giova a nessuno. La teoria evolutiva non appartiene al genere dei miti, ma è sostenuta da buoni argomenti e in armonia con i dati di varie branche della scienza, come riconobbe Giovanni Paolo II. La spiegazione suggerita da Darwin, che può considerarsi dimostrata a livello microevolutivo, viene messa in discussione da alcuni scienziati se estesa a tutto il processo evolutivo. Avrebbe bisogno di integrazioni, come risulterebbe da ricerche in corso sulla biologia evolutiva e dello sviluppo. Ma queste possibili integrazioni dovrebbero avvenire in sede scientifica, non facendo appello alla creazione. Il darwinismo non è intoccabile, ma se lo si critica occorre farlo con argomenti seri. C’è chi ritiene inconciliabile il darwinismo con la fede cristiana. A questo proposito va ricordato che il darwinismo come teoria evolutiva non obbliga all’ateismo. Sono certe estensioni della visione darwiniana ( come l’esclusione della creazione o di un finalismo o dell’anima nell’uomo) che non sono conciliabili con la visione cristiana. Di per sé il darwinismo non implica una posizione metafisica materialista. Così riconosce Francisco Ayala e con lui quei sostenitori della evoluzione darwiniana che continuano a credere in Dio. La dottrina della creazione ( sarebbe il caso di smettere di parlare di creazionismo, una espressione che nell’attuale circostanza storica finisce per svilire la dottrina della creazione) non ha bisogno di sostenitori che si basino su lacune o insufficienze della teoria evolutiva. L’equivoco di un’alternativa tra evoluzione e creazione tarda a tramontare.
    Ma va anche detto che parlare di creazione in un quadro evoluzionistico non rappresenta un’interferenza, come talvolta viene affermato, ma un allargamento della conoscenze nella ricerca della verità delle cose.

    (fonte: Avvenire)

    Editoriali & altro ...: Ma Darwin va d'accordo con la Genesi
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